Il BookStore Mondadori di Castellammare di Stabia si è confermato ieri sera un importante presidio culturale, ospitando l’incontro con Barbara D’Acierno, un’autrice straordinariamente carismatica.
La presentazione del suo romanzo di formazione “Lupo giù per terra” ha calamitato l’attenzione del pubblico, trasformandosi in una profonda e partecipata riflessione collettiva sulla diversità, sul bullismo e sul faticoso percorso della crescita personale.
A tessere il filo del dialogo con la scrittrice sono state la prof.ssa Carmen Matarazzo, presidente dell’associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, e la giornalista Annamaria Cafaro.
Con domande acute e sensibili, le relatrici hanno spinto l’autrice a svelare la genesi profonda di un’opera potente, capace di unire la memoria storica italiana a un messaggio universale di inclusione.
La trama: la ricerca dell’invisibilità e il riscatto
Il romanzo mette al centro la storia di Francesca, una bambina affetta da irsutismo. Una diversità che spaventa i genitori al punto da spingerli a nasconderla e a coprire tutti gli specchi di casa, privandola della propria immagine.
Quando a otto anni, all’indomani del devastante terremoto dell’Irpinia del 1980, Francesca entra finalmente a scuola, il trauma si traduce nella ricerca ossessiva dell’invisibilità: arriva per prima ed esce per ultima. Ma i compagni la colpiscono con trabocchetti e derisioni, storpiando il gioco del “tutti giù per terra” nel beffardo coro “Lupo giù per terra”.
La rinascita per Francesca arriverà solo con l’età adulta e il trasferimento a Roma per l’Università, trovando nel quartiere Pigneto, un microcosmo di grande accoglienza, aperto e inclusivo, che non stigmatizza la diversità ma la accoglie, permettendo a Francesca di iniziare finalmente a guardarsi senza paura.
Sullo sfondo del faticoso percorso di crescita di Francesca si stagliano i grandi eventi che hanno segnato la fine del secolo scorso: Il trauma collettivo del terremoto in Irpinia, Il respiro globale della caduta del muro di Berlino, fino alla svolta dei diritti civili con il primo storico Pride italiano a Roma nel 1994.
Frammenti di storia condivisa che spingono a chiederci quanto sia cambiata la società italiana: il dialogo ha evidenziato come, nonostante l’evoluzione, si faccia ancora fatica ad accettare e integrare pienamente chi viene percepito come “diverso”.
Le parole dell’autrice e il valore sociale dell’evento
Il momento più alto della serata è coinciso con la viva voce di Barbara D’Acierno, che ha incantato la platea spiegando la scelta stilistica dietro alla protagonista:
“Per raccontare la diversità ho scelto volutamente un personaggio che rimandasse un po’ alle fiabe, perché doveva essere qualcosa di altro, in cui potessero riconoscersi tutte le forme di diversità. Volevo che fosse qualcosa di talmente lontano dalla quotidianità. Tutti siamo diversi e tutti siamo incredibilmente belli e abbiamo il diritto di essere felici.”
La dichiarazione dell’autrice illumina perfettamente la genesi poetica del romanzo: la metafora fiabesca della “diversità assoluta” serve proprio a creare un’identificazione universale per chiunque si sia sentito escluso. Attraverso una narrazione che cattura il lettore sin dalle prime righe, l’autrice affronta con straordinaria delicatezza e intensa partecipazione tematiche universali.
La lettura di alcuni brani significativi del testo da parte della giornalista Annamaria Cafaro ha contribuito a rendere l’atmosfera ancora più intima e carica di emozione, permettendo al pubblico di immergersi direttamente nella sensibilità della scrittura di Barbara D’Acierno.
Ascoltare ad alta voce i passaggi sul dramma degli specchi coperti e sulla dolorosa ricerca dell’invisibilità di Francesca ha dato carne e respiro alle parole della pagina stampata, amplificando l’impatto emotivo della presentazione.
I libri non sono solo oggetti da custodire in uno scaffale, ma ponti capaci di unire le persone. La letteratura si conferma così il più potente strumento di empatia a nostra disposizione: leggere “Lupo giù per terra” di Barbara D’Acierno, edito da Bompiani, significa non solo godere di una bellissima scrittura, ma anche fare un passo fondamentale verso la comprensione dell’altro.
Incontri di questo tipo dimostrano l’importanza vitale della lettura e della sua diffusione.Trasformare la libreria stabiese in un’agorà dove lettori, associazioni e autrice si fondono in un unico dibattito è l’antidoto più potente contro l’isolamento culturale, un modo per abbattere i pregiudizi e ricordare che nessuno dovrebbe mai più essere spinto a terra per la propria unicità.
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