Editoriale, il Napoli sbatte contro il Frosinone e dice addio alla grande Europa: è solo 2-2 contro i ciociari al Maradona

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Nel nostro editoriale post Napoli – Frosinone (2-2) esprimiamo il nostro pensiero sull’andamento della gara tra i partenopei e i ciociari.

Un anno fa, il Napoli era riuscito in un’impresa destinata a passare alla storia, del club azzurro e del calcio italiano: coniugare un gioco scintillante a una spaventosa continuità di risultati e rendimento, che hanno significato uno Scudetto strameritato che, più delle migliori individualità, era figlio di un’identità collettiva fortissima e immediatamente riconoscibile. Ad un anno di distanza, l’impresa del Napoli è stata diametralmente opposta: riuscire non soltanto a distruggere gradualmente tutto quanto era stato costruito l’anno prima ma mortificare sé stesso – e i propri tifosi – di settimana in settimana, con prestazioni sconcertanti e umilianti in serie che hanno mancato di rispetto, in primis, al tasso tecnico e organizzativo di una squadra che in Champion’s ci sarebbe dovuta andare con la pipa in bocca.

EDITORIALE: LE PREMESSE DI NAPOLI – FROSINONE

Dopo Monza, avevamo chiesto niente più che dignità e soprattutto non avevamo certo preteso la qualificazione nella grande Europa. Quella, oggettivamente, sembrava già compromessa da qualche settimana. L’invito, fatto al Napoli, era di fare il Napoli – quello serio – nelle ultime uscite stagionali, almeno per togliersi lo sfizio di infastidire la corsa di Atalanta e Roma su tutte, vista la scarsissima probabilità di andare a prendere il Bologna.

Ci sembrava, a dire il vero, ancor meno del minimo che si potesse chiedere quest’anno a questa squadra. E invece nulla. Manco quello. Perché manco giocando solo il campionato da 1 mese, manco potendosi allenare per bene tutta la settimana, manco dandosi fiducia sulle ali dell’entusiasmo per una vittoria roboante in trasferta appena 7 giorni prima questo gruppo di calciatori riesce a darsi un minimo di continuità, in campo e in classifica.

Più che un giornalista, servirebbe uno psicologo per spiegare la malattia interiore da cui è affetto questo gruppo di ragazzi. Che una settimana sembrano ritrovati – facendo ridestare stampa e tifoseria – e quella dopo risprofondano nel baratro di fragilità indecifrabili.

Chi sei davvero, Napoli? Quello dei primi 15 minuti del secondo tempo di Monza o quello della ripresa di oggi contro il Frosinone? Domande che non trovano risposta, nel torrido pomeriggio domenicale in cui gli azzurri fronteggiano gli uomini di Eusebio Di Francesco al Maradona.

Editoriale: IL RACCONTO DEL PRIMO TEMPO TRA NAPOLI E FROSINONE

E dire che gli azzurri partono pure bene, riuscendo spesso a costruire dal basso in modo efficace e trovando combinazioni veloci in mezzo al campo che aprono spazi per occasioni importanti.

E così, se è vero che Matteo Politano la sblocca poco dopo il quarto d’ora con uno splendido mancino a giro dal limite destro dell’area, è pur vero che Osimhen, per esempio, era stato troppo morbido in area qualche minuto prima.

Il goal di Politano sembra il preludio ad un pomeriggio di festa, la sensazione è che il raddoppio possa essere vicino. Forse qualcuno è già con le braccia in cielo quando Osihmen, ancora lui, a tu per tu con Turati arriva a calciare da dentro l’area. L’esito, però, è pessimo: palla fuori e manco lo specchio della porta centrato.

Poi, i primi segnali di cedimento un attimo prima della mezz’ora: dal nulla il Frosinone beneficia di un calcio di rigore ineccepibile, colpa di un goffo Rrahmani che frana su Chedira in area e di una complessiva debole lettura di un’imbucata di Soulè: proprio l’argentino, dal dischetto, sbaglia la conclusione, con Meret che blocca a terra battezzando l’angolo alla sua sinistra.

Zielinski ha due grandi occasioni nell’ultimo quarto di tempo, ma pecca di cattiveria in entrambe: una prima di testa, una seconda di sinistro da dentro l’area.

Nel mezzo, il Frosinone sta crescendo: tenuta a galla dalla poca lucidità del Napoli sotto porta, la banda Di Francesco dà il via a scorribande sempre più convinte, mostrando un calcio offensivo di grande proposta e coraggio, che è stata la peculiarità dei gialloblù per tutta la stagione.

IL SECONDO TEMPO

Il secondo tempo ha inizio col secondo errore grave di Osihmen sotto porta. L’attaccante trovato splendidamente da Anguissa, va con uno scavetto forse troppo sofisticato a tu per tu con Turati, dando il tempo a Romagnoli di salvare sulla linea. L’estremo difensore del Frosinone è super, un attimo dopo, sul colpo di lista di Di Lorenzo indirizzato sul palo lungo.

Il pareggio

Ma proprio quando la gara sembra in gestione, Meret fa un pasticcio col pallone tra i piedi in area piccola, mettendo Cheddira nelle condizioni di fare 1-1 a porta sguarnita.

Il sorpasso azzurro

Ci mette qualche minuto, il Napoli, per riassestarsi dopo la beffa subita. Poi, inizia a macinare opportunità, soprattutto grazie all’estro di Politano e di Kvara, entrato tardivamente in partita. Proprio da sviluppo di corner conquistato dal georgiano, Osihmen trova finalmente la zampata vincente, complice l’assenteismo di una fase difensiva ciociara che è a dir poco sconcertante nella circostanza di specie.

Ristabilita ancora la parità

Sarà ancora Cheddira, all’alba del quarto d’ora finale, a siglare doppietta personale e definitivo 2-2. L’attaccante gialloblù con un’inzuccata scaltra e un movimento semplice beffa Rrahmani e Ostigard in un boccone solo. L’azione parte da una riaggressione ciociara su una prima transizione troppo compassata del Napoli.

La possibile beffa

Nel finale, una grande occasione per parte: Meret riesce con un prodigio di piede a evitare il blitz di Seck e capitan Di Lorenzo, smarcato in area da un movimento in protezione palla di Osihmen, tenta l’assist per Simeone più che la conclusione in porta a due passi da Turati.

Il triplice fischio di Fabbri dà la fine alla contesa e l’inizio alla bordata di fischi.

LE CONSIDERAZIONI POST NAPOLI – FROSINONE ESPRESSE NEL NOSTRO EDITORIALE

Sul San Paolo, splende un sole tanto bello che, più che a metà Aprile, sembra di essere già a Giugno.

Eppure, sul Napoli, cala la notte fonda.

Stavolta no, per recuperare non c’è proprio più tempo.

La stagione è finita, andate in pace.

Chi sia davvero il Napoli resta un dubbio che spetterà al nuovo allenatore fugare.

Perché, più che un giornalista, servirebbe uno psicologo per capirla questa squadra.

Noi, raccontandola, abbiamo provato a carpirne i mali oscuri.

Non ci siamo riusciti.

E, detto in confidenza, ci siamo pure scocciati di provarci.


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