Un colloquio spontaneo, ma ricco di spunti di riflessione sulle tappe fondamentali della sua crescita professionale e personale. Rispondendo ai quesiti di otto giovani tifosi per i canali media ufficiali della Federcalcio danese (DBU), Rasmus Højlund ha tracciato un bilancio del suo percorso sportivo, soffermandosi sulle tappe chiave della carriera e su cosa significhi competere ai massimi livelli.
Dalle origini al palcoscenico internazionale
Nel riavvolgere il nastro dei ricordi, l’attaccante ha voluto rendere omaggio ai club che ne hanno formato la personalità e la tecnica. Partendo dall’Hørsholm — società d’origine dove è stato guidato dal padre in veste di allenatore — fino al passaggio al Brøndby e al successivo esordio nel professionismo con il Copenhagen:
«Devo molto all’Hørsholm per l’ambiente sano in cui sono cresciuto e per lo stimolo costante di mio padre. Il percorso è poi proseguito nel settore giovanile del Brøndby, prima di approdare al Copenhagen, club che mi ha offerto l’opportunità di debuttare tra i professionisti».
A livello di Selezione maggiore, Højlund ha ricordato l’emozione per la tripletta decisiva contro la Finlandia nelle qualificazioni europee e la sfida a eliminazione diretta disputata contro la Germania, definendo «surreale» l’impatto iniziale di condividere lo spogliatoio con figure di riferimento come Christian Eriksen.
Il legame con Napoli e l’adattamento al calcio italiano
Sollecitato sul panorama dei club europei e sugli impianti più suggestivi solcati in carriera, il centravanti non ha esitato nell’indicare la compagine azzurra come la propria preferita, citando lo Stadio Diego Armando Maradona e l’Old Trafford di Manchester tra i luoghi di maggior impatto visivo ed emotivo.
Analizzando le dinamiche quotidiane e il confronto tra le metodologie di lavoro del club e quelle della Nazionale, Højlund ha evidenziato le complessità e le peculiarità del contesto partenopeo:
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La barriera linguistica: La necessità di comunicare costantemente in italiano durante le sessioni d’allenamento per assimilare a pieno i dettami tattici.
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Le condizioni climatiche: L’impatto con le temperature elevate del centro-sud Italia, marcatamente differenti rispetto ai contesti nord-europei.
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La disciplina tattica: Le differenze nell’impostazione del lavoro sul campo richieste dallo staff tecnico di club rispetto a quello della selezione nazionale.
Modelli di riferimento e ambizioni future
In merito ai propri modelli d’ispirazione, la punta danese ha ribadito l’ammirazione verso Cristiano Ronaldo, definito l’avversario più probante affrontato in carriera e un esempio imprescindibile per mentalità e continuità di rendimento. Tra i cimeli di maggior valore collezionati sul campo, ha menzionato le maglie scambiate con lo stesso fuoriclasse portoghese e con due colonne del centrocampo internazionale come Toni Kroos e Luka Modrić.
In chiusura, con un velo di semplicità, alla domanda su quale professione avrebbe intrapreso al di fuori del terreno di gioco, Højlund ha risposto: «Probabilmente il muratore, seguendo l’esempio di mio padre». Un pragmatismo che si riflette anche negli obiettivi di carriera con la propria Nazionale, dove punta a conquistare un titolo continentale o mondiale per iscrivere il proprio nome nella storia della Danimarca.
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