EDITORIALE Il Napoli si suicida a Cagliari sulla sirena: 1-1 beffa di Luvumbo al 96esimo, la squadra si assuma le sue responsabilità

La nostra analisi al termine di Cagliari - Napoli terminata con l'ennesimo pareggio degli azzurri che subiscono il gol beffa al 96' con Luvumbo

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Nel nostro editoriale post Cagliari – Napoli (1-1) esprimiamo il nostro pensiero sull’andamento della gara tra i partenopei e i sardi.

Amaro è forse l’aggettivo che meglio potrebbe sintetizzare il pomeriggio domenicale del Napoli all’Unipol Domus di Cagliari, che poi è lo stesso che meglio si adatta a definire tutto l’annus horribilis della compagine azzurra, a dispetto di quella che era stata la straripante bellezza della stagione precedente.

Il Napoli 2023/2024 è questo: timido, impacciato e opaco. Poi, quando gli capita l’episodio che potrebbe fungere da scintilla, illude tutti dando l’impressione di poter svoltare da un momento all’altro, salvo incorrere in una serie di  grossolane leggerezze successive che vanificano tutto il tentativo di rimonta fatto fino a un attimo prima.

Solo errore di Juan Jesus o c’è dell’altro?

Intendiamoci: l’errore di Juan Jesus – che di fatto toglie 2 punti al Napoli quando neppure il Cagliari ci sperava più – è una roba che a certi livelli non si dovrebbe vedere mai, soprattutto da gente con tanti anni di esperienza alle spalle nel grande calcio come il brasiliano.

Questo è un fatto e nessuno vuole provare ( inutilmente) a contestarlo.

Ma gettare la croce unicamente sull’ex Inter e Roma – che pure ha le sue colpe oggettivamente gravissime – significherebbe spostarsi dal problema principale o comunque non metterlo a fuoco in maniera netta.

Le considerazioni sulla squadra

Il punto è che questa squadra ha totalmente smarrito sé stessa e se questa responsabilità poteva essere senz’altro condivisa con l’inadeguatezza al compito di Rudi Garcia prima e Walter Mazzarri poi, ora con Ciccio Calzona in panca è saltato il banco. E soprattutto è finito il tempo per nascondersi. Perché l’attuale CT della Slovacchia – e questo non per intuizione di chi scrive ma per espresse conferme dei calciatori a telecamere accese – ha restituito agli interpreti sia la fiducia e il miglior spirito, sia – soprattutto – la veste tattica cucita alla perfezione per le caratteristiche della squadra: quel tanto chiacchierato 4-3-3 che non è solo una sciocca ripetizione di numeretti, ma un sistema di gioco ben identitario che prevede il ripristino di concetti e modi di stare in campo a cui il Napoli aveva rinunciato con le due guide tecniche precedenti a Calzona.

Terzo tecnico stagionale, gli alibi sono finiti!

Per farla ancor più semplice: se arriva un tecnico preparato e moderno, che ti parla con franchezza dal primo secondo, che ti fa stare in campo nel modo a te più gradito, che conosce già parecchi elementi della rosa per averci lavorato insieme due anni fa, che restituisce entusiasmo all’ambiente, che sarebbe pure il terzo allenatore in una stagione, tu gruppo squadra, ora che scuse hai?

Editoriale: Il racconto di Cagliari – Napoli

Perché il primo tempo del Napoli all’Unipol Domus, giusto per fare un esempio concreto, è uno scempio senza logica. Il Cagliari ci mette cuore, grinta e attenzione: applica un pressing forsennato sul primo possesso del Napoli che di fatto scherma ogni tentativo di costruzione dal basso e mortifica il gioco degli azzurri dalla sua stessa fonte. Il Napoli, di contro, assiste al furore agonistico dei sardi restando inerme, senza battere ciglio: non una contromossa, non un’opposizione convinta, non uno spirito di ribellione al risultato e alle trappole degli avversari.

E così, nel primo tempo, l’unico tiro in porta degli azzurri è una giocata estemporanea di un buonissimo Raspadori, peraltro tra i pochi a salvarsi. Il resto, solo tanta sofferenza: perché il Cagliari fiuta che il pomeriggio potrebbe essere propizio ed attacca sempre con tanti uomini, sfruttando la rapidità degli esterni e iniziando a scodellare una serie di cross insidiosi nell’area di Meret. Uno di questi, velenosissimo, parte proprio dal piede educato dell’ex Gianluca Gaetano: Rrahmani la butta in porta da solo, ma complice l’ostruzione decisiva di Lapadula – che era in offside – la rete viene annullata.

Il secondo tempo

Ti aspetti che l’episodio scuota il Napoli, invece il piano partita resta il medesimo: gli azzurri palleggiano a ritmo da partitina in famiglia, le linee compatte del Cagliari non fanno molta fatica ad ostruire ogni possibile corridoio pericoloso e il tempo scivola via così, con una tristezza inesorabile a farla da padrona.

E nulla sembra cambiare, peraltro, neppure nella ripresa, che segue lo stesso leitmotiv fino al 65esimo, quando Jack Raspadori, con sana cazzimma, scippa un gran pallone ad Augello e serve un cioccolatino per Osihmen: a porta vuota, Victor, non perdona Scuffet e sigla di testa l’1-0 azzurro.

Il Cagliari prova a ribellarsi allo schiaffo, ma di pericoli concreti a Meret non riesce mai a crearne.

Così, nel finale di gara, il Napoli gestisce il ritmo della partita senza troppe difficoltà, ma commette un’enorme ingenuità di base: non aggredisce la contesa, non azzanna il risultato e si condanna, così, a restare in bilico fino alla fine.

Politano prima e Simeone poi potrebbero scrivere la parola fine e indirizzare i 3 punti in palio sotto le pendici del Vesuvio, ma peccano entrambi di irragionevole egoismo, fin quando Dossena non trova le forze di rovesciare l’ultimo pallone verso l’area di Meret e a Luvumbo dev’essere sembrato il 25 Dicembre per il regalo posticipato che Juan Jesus gli serve nell’area piccola.

E’ finita.

Editoriale Cagliari – Napoli: La sensazione post partita

Ciò che più rattrista è che, al triplice fischio finale di Pairetto, si abbia la netta sensazione che a morire non sia solo Cagliari-Napoli, ma pure le ultime residue mezze speranze di agganciare il treno Champion’s.

In un annus horribilis come questo, le colpe non sono mai da una parte sola.

Certo, se una squadra che l’anno prima aveva stradominato il campionato totalizza l’anno dopo 37 punti in 25 partite – con già 3 cambi in panchina – significa che pure le sue colpe iniziano ad essere significative.

O di sicuro, sono finiti gli alibi.

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