Il ventesimo secolo ci ha aperto la strada ad un progresso così spaventosamente veloce che neanche ci siamo resi conto di quanto nel frattempo ci siamo costruiti con le nostre stesse mani la forza più potente e capace di metterci in pericolo, come il nucleare .
Un’era , quella nucleare, che ha avuto inizio meno di un secolo fa e che ha visto l’umanità vivere uno degli eventi più disastr0si di cui si abbia memoria.
Ed è proprio la memoria e l’avere coscienza che la nostra casa, il pianeta Terra e’ l’unica che abbiamo e va trattata con rispetto, per evitare di restare orfani del nostro futuro prima ancora di poterlo vivere.
Un saggio che ci fa un promemoria deciso e assertivo sulla nostra epoca citando l’immortale Einstein e nello stesso tempo aprendoci la mente su quanto di più bello abbiamo, il nostro tempo e la nostra vita da vivere il più possibile al meglio e in pace.
Recensione: Valeria Gallo “Frammenti di un caleidoscopio”
Recensione: Giuliano Pasini “Il silenzio che resta”
Recensione: Luigi Laffranchi “XXXVII”