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Il Mezzogiorno di SuperMatteo

Il Mezzogiorno d'Italia
                                             Il Mezzogiorno o Meridione d’Italia *

Supermatteo è tornato e protegge con il suo mantello la ancora fragile candidatura di Valeria Valente. Due volte a Napoli in quattro giorni: mai visto un Renzi così concentrato sul Sud. Trasuda adrenalina meridionale. Il Vesuvio ormai gli è familiare e dopo l’annuncio sulla nuova Bagnoli, alle elezioni comunali si apre una partita diversa, che potrebbe mutare pronostici e sondaggi, per quel che valgono. Mercoledì il presidente del Consiglio si è occupato della bonifica dell’ex area industriale, partecipando alla “cabina di regia” in prefettura.

Oggi a Pietrarsa, assieme al ministro Dario Franceschini, il capo del governo si dedica al turismo, la principale risorsa di cui dispone il Mezzogiorno. È la riconversione, lenta ma necessaria, dall’industria pesante, spazzata via dalla competizione globale, all’arte, alla cultura, al paesaggio, alla ricerca, alle imprese “leggere” dell’innovazione e del digitale, innestate nel già robusto tessuto delle piccole e medie aziende e dell’agricoltura.

L’assiduità di Renzi colpisce ma non sorprende. Non è storia di oggi. Da almeno un anno, per rispondere a chi lo accusa di guidare un governo sbilanciato sul centro-nord, il presidente del Consiglio ha lanciato l’offensiva Mezzogiorno. Sul palco della Leopolda non è salito il giovane sindaco di Ercolano, simbolo di una terra in bilico tra criminalità e desiderio di rinascita? Nulla è casuale nella regia mediatica renziana. Tra qualche tempo tornerà da queste parti per la rimozione dei primi carichi di “ecoballe” di rifiuti.

Il capo del governo sa che, se non si irrobustisce lo sviluppo nelle regioni più povere del Sud, l’Italia stessa non crescerà oltre una certa soglia. Dunque la battaglia di Renzi nel Mezzogiorno è cruciale e non si fermerà, almeno fino alle prossime elezioni politiche. Ora ci sono le tappe intermedie, anch’esse centrali nei disegni del leader. Ovvero le elezioni amministrative di giugno.

In questa strategia, la riconquista del Comune di Napoli non è affatto secondaria. Il Pd di Renzi considera già persa la sfida? Ha sacrificato la città più importante del meridione agli accordi tra le correnti del partito? Può darsi, ma i fatti sembrano andare in direzione esattamente contraria. Il premier è interessato a Napoli al punto da sembrare lui stesso il candidato sindaco, in contrapposizione a Luigi de Magistris. Il quale, consapevole del disegno, punta sull’anti-renzismo radicale e lo cavalca fino a commettere l’errore, di oscurare le questioni concrete e quotidiane della vita cittadina.

Sul risanamento dell’ex Italsider il premier ha “scavalcato a sinistra” il sindaco, gli ha spuntato le armi con una svolta ultra-ambientalista («Toglieremo la colmata») che ha sorpreso perfino il primo cittadino. Non a caso, nella raffica quotidiana di accuse e insulti a Renzi, de Magistris ha infilato il timido riconoscimento che, se questo è il piano per Bagnoli, allora con il presidente del Consiglio si può perfino dialogare. Ma non è lo stesso sindaco che, appena una settimana fa, aveva denunciato le nuove “mani sulla città”? Quello che prima infiammava la piazza e poi invitava a “protestare con tenerezza”? Al de Magistris “zapatista” il presidente del Consiglio ha contrapposto il piano per Bagnoli di Vezio De Lucia, incentrato sul grande parco urbano. Meno cemento, più verde.

Bisognerà verificare, ovvio, che tenga fede alla promessa. Che ci siano le risorse e che le scelte fatte sappiano generare ricchezza in tempi certi. Che vengano chiariti tutti gli aspetti, a cominciare da quelli, ancora vaghi, sull’area “industriale- servizi”, che passa da 165 mila a ben 506 mila metri cubi. Nulla è scontato, quindi. Tuttavia è la prima volta che un presidente del Consiglio si impegna così, in prima persona, per Bagnoli e per Napoli, mettendo a rischio la propria credibilità.

Dentro uno scenario che guarda con necessitato interesse al Sud, Renzi si comporta come se facesse la campagna elettorale accanto a Valeria Valente, anzi al posto suo. Combatte per se stesso quasi sostituendosi a lei. Le dissoda il terreno. Le indica la strada, nella consapevolezza che il germoglio piantato nel terreno politico con una candidatura tardiva può diventare una pianta robusta, ma anche appassire se la Valente non saprà dimostrarsi all’altezza. Renzi scandisce perfino cronologicamente le tappe fino alle amministrative di giugno: la “cabina di regia” per Bagnoli si riunirà da metà aprile a metà maggio, poco prima del voto. È come se il segretario del Pd volesse farsi perdonare il “peccato originale” di una classe dirigente democratica inesistente sul piano locale.

Così torna SuperMatteo, che è certo un vantaggio per la Valente, ma può anche attestarne la debolezza politica, se la candidata non riuscirà a proporre un suo profilo robusto e autonomo. Antonio Bassolino fa trapelare ogni giorno sdegno per le contestate primarie del centrosinistra? Ecco Renzi offrirgli, incontrandolo, un riconoscimento impensabile per lo stesso Bassolino fino all’estate scorsa, quando maturò in lui il proposito di tornare in campo.

Tutto questo attenuerà l’ostilità di Bassolino verso gli ex figliocci Valente e Andrea Cozzolino? Lo spingerà ad impegnarsi? Presto per dirlo, intanto Bassolino ha abbandonato ogni proposito di rottura. Basterà per spodestare de Magistris? Renzi ha riaperto i giochi a Napoli, ma l’esito elettorale non è scontato. Di certo le sue sortite ridanno fiato alla Valente e perfino a Gianni Lettieri, candidato del centrodestra di fede renziana. Ma al premier e al nuovo sindaco, chiunque sarà, la città chiede in primo luogo che Bagnoli risollevi Napoli come l’Expo ha trascinato Milano.

vivicentro.it-sud-opinione / larepubblica /  Il Mezzogiorno di SuperMatteo di OTTAVIO RAGONE

*  Il Mezzogiorno o Meridione d’Italia è una macro-regione economica comprendente l’Italia Meridionale e quella insulare.

Storicamente corrisponde con buona approssimazione alle regioni comprese nell’ex Regno delle Due Sicilie (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia) più la Sardegna, ed includendo nella definizione storica anche una parte del Basso Lazio ed il Circondario di Cittaducale.

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