SSC Napoli, il dott. Canonico: “C’è la prevenzione dietro ai pochi infortuni in rosa”

La redazione di Sportmagazinenews ha incontrato in esclusiva il dott. Raffaele Canonico. Specializzato in medicina dello sport, fisiologia dell’atleta, doping, il dott. Canonico è anche nutrizionista e fa parte dello staff medico della SSCNapoli, insieme ai dott. Alfonso De Nicola ed Enrico D’Andrea. Nella nostra intervista, il dott. Raffaele Canonico, ha parlato di come si è evoluto il rapporto medico-atleta in questi anni, ma anche dell’alimentazione corretta per un giocatore, e per finire non usa mezzi termini per chi fa uso di sostanze dopanti. Queste le sue dichiarazioni.

Lei è presente nello staff medico della SSCNapoli da oltre 10 anni: come si è evoluto nel tempo il rapporto tra medico e calciatore e la stessa medicina dello sport nell’essere da supporto alla performance agonistica ? “La medicina dello sport è e viene spesso identificata con il rilascio del certificato medico di idoneità allo sport agonistico, in realtà è una specializzazione che negli anni si è evoluta fino a spaziare a 360 gradi dalla fisiologia, alla cardiologia, dalla traumatologia alla riabilitazione, dalla alimentazione alla valutazione funzionale. E questo è successo anche nell’arco degli ultimi dieci anni all’interno della squadra dove si è cominciato con due medici e due fisioterapisti fino ad arrivare ai giorni nostri con tre medici e cinque fisioterapisti, ognuno dei quali con delle proprie caratteristiche e delle sotto-specializzazioni”

Ci può spiegare dal punto di vista alimentare la giornata tipo di un atleta ? “L’importante è fornire il corretto apporto di nutrienti all’atleta sia dal punto di vista calorico che da quello relativo alla qualità del cibo (per esempio cibi biologici) e al metodo di cottura degli stessi. Cercare sempre di fare 5-6 pasti nell’arco della giornata, pasti comunque correlati alla tipologia, al numero ed agli orari degli allenamenti stessi. Importante è anche il recupero delle energie soprattutto negli atleti top (sia di sport individuali che di sport di squadra) perché la prevenzione delle problematiche a carico dei tessuti molli (muscoli, tendini) nasce anche da lì”

Il periodo natalizio e di fine anno è sempre stato particolare per un atleta. Come deve comportarsi il professionista a tavola in questi giorni di feste ? “Diciamo che un piccolo sgarro è consentito, l’importante è che che non diventi la regola e soprattutto conviene sempre fare anche un minimo di allenamento. Probabilmente la cosa più importante è quella di cercare di non abusare con alcolici e super alcolici che potrebbero affaticare parecchio soprattutto il fegato, organo tanto importante durante l’attività fisica almeno quanto i muscoli”

Lo staff medico del Calcio Napoli ha sposato il progetto del Passaporto Ematico. Ci spiega di cosa si tratta ? “Il passaporto ematico è un’idea del dott. Davide Polito dell’Associazione Sportiva Fioravante Polito. In pratica abbiamo sposato l’idea della prevenzione tanto cara all’associazione. Il nostro staff medico ha solo messo in pratica quello che l’associazione vuole far diventare legge nazionale. Esami ematici e cardiaci per i nostri tesserati e per tutti gli sportivi italiani più volte all’anno, solo così potranno essere prevenute malattie ed episodi spiacevoli che purtroppo abbiamo visto in questi anni su vari campi italiani. Morosini, Bovolenta ed altri atleti sono morti in campo e noi, così come l’associazione Fioravante Polito, vogliamo che episodi del genere non succedano più”

Cosa pensa del doping e come può essere debellato questo problema nello sport ? “Doping è barare! Fenomeno molto diffuso non solo a livello professionistico ma anche e soprattutto a livello di categorie più basse e nel mondo master. Forse gli sport più colpiti sono quelli individuali perché spesso viene portato il proprio corpo al limite e/o oltre e quindi non si può fare a meno di queste sostanze. Spesso si arriva addirittura alla dipendenza, infatti una volta terminata l’attività agonistica il passaggio alla dipendenza da sostanze d’abuso spesso è quasi una cosa naturale. Debellarlo è difficile o quasi impossibile finché ci saranno persone di tutte le categorie (atleti, allenatori, medici, fisioterapisti ecc.) che lavorano nello sport che hanno come unico scopo la vittoria a tutti i costi spesso legata anche a grossi interessi. In tal senso il passaporto ematico può e deve essere un deterrente per il doping. Bisognerebbe lavorare soprattutto sui giovani insegnando la cultura del rispetto dell’avversario e l’importanza di una sconfitta”

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