Napoli, dopo il caffè nasce il “giocattolo sospeso”

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La sospensione conduce sempre a un atto di fede. In tutti i casi, che si parli di levitazione o della perdita di una funzione. Nella gerarchia semantica si colloca tra quelle parole capaci di offrire una vasta gamma di accezioni solo in apparenza distanti tra loro, che abbracciano differenti contesti dell’umanità.

Eppure i suoi significati sono legati da un unico leitmotiv: l’attesa. Del ripristino, o del prosieguo, dopo la sorpresa nel vedere qualcosa librarsi nell’aria. Il piacere dell’aspettativa è anche il nutrimento di un’abitudine solidale incubata nei sobborghi di Napoli: la donazione di un caffè, negli anni diventato appunto «sospeso», in attesa di chi ne abbia bisogno. Ai tempi d’oggi il caffè o la pizza sospesi resistono. E a Napoli c’è anche il giocattolo sospeso, organizzato dal Comune, alla sua terza edizione (negli anni scorsi donati oltre duemila giocattoli). Ma esportare la tradizione è forse il naturale destino di questa terra che si trova a faticare continuamente per trovare un posto legittimo al tavolo dell’Occidente, pur rimanendo Oriente. Così, oggi quel semplice gesto del caffè pagato per il prossimo (ma anche del giocattolo) è volato via, in espansione nelle diverse località del mondo.

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