(Adnkronos) – “Non è una notizia che ci cade dal cielo. Speriamo di andare in aula il prima possibile per risolvere tutto”. Così Andrea Sempio ai microfoni di ‘Quarto Grado’ dopo la richiesta della Procura di Pavia di rinvio a giudizio per l’omicidio di Chiara Poggi. “Paura no, tensione sì – ha detto al programma condotto da Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero in prima serata su Retequattro – perché il momento è quello che è.
Secondo la Procura sarebbe stato lui a uccidere Chiara. Il rifiuto sessuale da parte sua sarebbe simile anche un po’ ai rifiuti di cui parli in certi soliloqui e in certi video. Alla domanda: “Trovi un link tra le due cose?”, Sempio ha risposto: “No e credo neanche la Procura, perché quello che è stato fatto uscire ultimamente non è stato neanche citato nella loro informativa finale”. Alla richiesta di dire qualcosa a Marco Poggi o alla famiglia Poggi, Sempio ha risposto: “Speriamo di essere vicini alla fine di tutto questo, sia per noi sia per loro. Credo che finalmente potremo dimostrarlo”.
Nel frattempo la difesa di Sempio, con gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno smentito “categoricamente” l’esistenza di un buono postale del valore di 85mila euro riconducibile a sé e ai suoi genitori di cui ha scritto Il Giornale, articolo poi rilanciato online: “Una gravissima fake news, la cui diffusione, avvenuta senza alcuna concreta verifica e poi amplificata dai media, ha prodotto e continua a produrre effetti pregiudizievoli nei confronti di Andrea Sempio. Il diritto di cronaca presuppone il controllo dell’attendibilità della fonte informativa e l’accertamento della verità del fatto pubblicato”.
La notizia “non trova alcun riscontro nella realtà” e Sempio “si riserva ogni utile e possibile iniziativa, in ogni sede competente, nei confronti di coloro che risulteranno responsabili dell’ideazione e della diffusione della notizia”. Nell’interesse di “una corretta e trasparente informazione”, la difesa “invita l’avvocato Stefano Rossi o l’Associazione Italia di Roma a chiarire pubblicamente i termini dell’accaduto che li vede coinvolti”. In particolare, “si chiede di specificare le circostanze nelle quali il suo nome è stato associato alla vicenda e al presunto incarico. Si invitano le testate e gli organi di informazione che hanno diffuso la notizia a dare adeguato e tempestivo risalto alla presente smentita. Si chiede inoltre di astenersi da ulteriori diffusioni di contenuti non verificati”.
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