(Adnkronos) –
Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, si è aperto il caso del Veneto. Ancora una volta le leggi regionali sul suicidio medicalmente assistito finiscono sotto la scure del governo, con la decisione di palazzo Chigi (arrivata giovedì al Cdm) di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge veneta sul fine vita. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare il ricorso alla Corte Costituzionale, il governo si è diviso perché il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini non ha partecipato alla votazione né alla discussione, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui esponente del Carroccio, ha espresso la sua contrarietà.
Da tempo sul fine vita va in scena una battaglia tra poteri combattuta sullo sfondo dell’assenza di una normativa nazionale. A sette anni di distanza dalla storica sentenza della Consulta, la 242/2019, che sancì che non è punibile chi aiuta a morire una persona affetta da patologia irreversibile, fatte salve alcune condizioni, e nonostante le ripetute sollecitazioni della Consulta a legiferare, in Parlamento ancora è tutto fermo. Al momento lo stallo è in Senato dove, nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità, sono fermi due testi: il ddl Bazoli per l’opposizione e quello Zanettin (Fi)-Zullo (Fdi) per la maggioranza.
Le differenze principali tra i due provvedimenti riguardano le condizioni per accedere alla richiesta, più ristrette nella proposta del centrodestra rispetto a quelle indicate dalla sentenza della Corte, i comitati che devono dare l’assenso e il ruolo del Servizio sanitario nazionale, con il centrosinistra che punto all’accesso gratuito con la sanità pubblica e il centrodestra che vuole che tutto si svolga fuori dal Ssn. Da giugno, dopo la richiesta di sospensiva di Fratelli d’Italia ufficialmente chiesta per “trovare una mediazione”, tutto è ritornato nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità e sembra destinato a un binario morto.
Forza Italia difende la scelta del governo ed è fiduciosa che lo stallo può essere superato. Il senatore azzurro Pierantonio Zanettin dice all’Adnkronos: ”Mi pare che tutti siano ormai convinti che non va bene che ci siano leggi a macchia di leopardo nelle Regioni ma occorra una legge nazionale. Dal 19 di gennaio l’Aula del Senato è programmata per il ddl sul fine vita. C’è ancora tempo e se le forze politiche ne hanno volontà, si può proseguire nelle Commissioni deputate, ovvero Giustizia e Affari sociali”. Stefania Craxi, presidente dei senatori forzisti, non ha dubbi: “Serve arrivare con urgenza a una legge nazionale capace di evitare frammentazioni normative, assicurare certezza giuridica e offrire risposte serie, equilibrate e rispettose della dignità della persona. Il Parlamento ha il dovere di assumersi fino in fondo questa responsabilità e non rimanere ostaggio delle posizioni più settarie. Forza Italia ha sempre sostenuto la necessità di affrontare questa materia con senso di responsabilità, senza fughe ideologiche né scorciatoie”.
Sulla stessa linea Maurizio Lupi, leader di Noi moderati: ”Bene ha fatto il governo a impugnare la legge sul fine vita della Regione Veneto. Su una questione così decisiva che coinvolge il senso che diamo alla vita e quindi anche al vivere sociale – pur essendo io personalmente contrario a qualsiasi legge che sancisca in qualche modo il diritto al suicidio assistito e all’eutanasia (bisogna chiamare le cose con il loro nome) – è bene che il Parlamento intervenga con una legge nazionale per arginare il proliferare di leggi regionali che creano solo disorientamento”. Va all’attacco della maggioranza Avs per bocca del capogruppo alla Camera, Luana Zanella, che non ha digerito l’impugnazione della legge veneta da parte dell’esecutivo: ”Il fine vita é il solco lungo cui scorre una spaccatura profonda nella destra: l’impugnazione della legge regionale del Veneto é qualcosa in più, un isterismo allergico a temi sensibili e ormai ineludibili. E’ evidente che il Parlamento, con questa maggioranza, non potrà fare nulla di buono per il paese, in generale come abbiamo visto, dai temi drammatici dell’economia a quelli del fine vita. Famiglie e persone gravemente malate sono costrette ad assistere a questo spettacolo indecente, questo fa molto male”.
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