Brescia: La Tempesta di Shakespeare al teatro Arcobaleno

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Al teatro Arcobaleno di Brescia: La Tempesta di Scakespeare ha colto una calorosa accoglienza dal pubblico

Alquanto convincente la rivisitazione del capolavoro shakespeariano “La Tempesta” portata in scena dagli attori di CENTOPERCENTO Teatro di Brescia.

La trama dell’opera è abbastanza lineare: Prospero è il deposto duca di Milano e si trova esiliato – insieme alla figlia Miranda – in un’isola sperduta del Mediterraneo. Quivi egli dimora da parecchi lustri ormai. Vive coltivando il sapere, la conoscenza del mondo e sviluppando poteri magici che lo rendono capace di piegare ai suoi voleri le forze della natura e la volontà altrui, spiriti o uomini in carne ed ossa che siano. Un giorno si dà il caso che, nel mare vicino alla isola, transiti una nave che trasporta i suoi parenti. Proprio quelli che lo avevano spodestato da Milano. Egli prontamente, ricorrendo alla sua magia inoffensiva, scatena una tempesta che fa naufragare la nave sulle sponde della sua isola ed i naufragi si ritrovano artatamente dispersi tutti in spiagge differenti. Egli avrà modo, così, di incontrarli separatamente e di farli riflettere sul male che hanno commesso nei suoi confronti. Intanto la giovane figlia Miranda incontra uno dei naufraghi: il giovane figlio del Re di Napoli. Naturalmente i due si innamorano perdutamente. E la vicenda corre verso il lieto fine: Miranda va a Napoli da regina ed il padre Prospero ritorna, da principe, nel suo ducato di Milano.

La trama è abbastanza lineare e apparentemente banale nella sua scontata conclusione a lieto fine che sfocia in una riconciliazione generale. Tuttavia è alquanto carica di significati allegorici, simbolici, etici che suscitano suggestioni di pensiero, sentimenti, e riflessioni che non possono essere estranei all’esperienza biografica di ognuno di noi.

È l’utopia che tutti vorremmo si verificasse: creare un’isola (che non c’è!) dove poter comporre pacificamente tutti i conflitti ed i dissidi della nostra vita e poterci rappacificare con i nostri avversari o con i nostri nemici, addirittura.

Ma le premesse iniziali della vicenda potevano battere verso il tragico: un potente ha perso il  potere e vuole riconquistarlo. I presupposti per la guerra, la violenza, la vendetta, con spargimento di lacrime e sangue, ci sono tutti. Sono i classici ingredienti per comporre una immane carneficina che non sarà più in grado di distinguere tra colpevoli (pochi) ed innocenti (la stragrande maggioranza!).

Lo spodestato Prospero, però, oltre che uomo di potere, è anche uomo di libri e di cultura. La sua profonda sapienza gli consente di utilizzare le arti magiche. Ma egli non è un dozzinale mago cattivo. Tutt’altro. Egli pratica una magia buona, etica. Infatti, senza torcere un capello a nessuno, senza causare danno alcuno riesce a rimediare ad una grave ingiustizia. A ristabilire l’ordine sovvertito, senza spargere una stilla di sangue. Con le sue innocue arti magiche sarà in grado di recuperare i suoi diritti e quelli della figlia, facendola diventa addirittura regina.

Il giovane regista Ettore Oldi ne ha saputo ricavare un allestimento pacato e divertente. Ma anche convincente sul piano artistico in generale.

Lo spettacolo inizia mostrando una scena semibuia, affollata da un grappolo di personaggi che si muovono in modo chiassoso, scomposto e caotico. È il mondo spaventato e spaventevole di un gruppo di naufragi intrappolati dentro una nave in balia della forza dell’uragano e dei cavalloni marini. Gli sventurati gridano, piangono, sbraitano in modo terribile come chi è terrorizzato da una morte imminente ed ineludibile.

L’attore Pietro ha dato vita ad un Prospero-mago leggiadro, severo quanto basta per farsi ubbidire. Ma nel complesso tenero, gentile e quasi compassionevole delle umane debolezze. Egli è consapevole di possedere il potere di volgere e comporre tutto in lieto fine. Pertanto può permettersi uno sguardo benevolo verso tutti i comprimari. Che invece appaiono ora spaventati, ora disorientati. Ed infine increduli di tanta generosa compostezza. Dovuta ala pre-veggenza del suo essere mago ed alla saggezza del suo essere un sapiente. La sua prosodia (a parte qualche involontaria “papera” divertente) è stata sempre all’altezza, pur nel suo tono pacato, sereno. Senza mai cadere nella tentazione dell’enfasi declamatoria che la classicità del testo avrebbe potuto suscitare.

L’attrice Giulia ha impersonato un Caliban, molto somigliante ad un gobbo Rigoletto, deforme e selvaggio, ottuso e riottoso. Non è un bruto ma un selvaggio che non conosce neanche il linguaggio delle parole. Icastica la sua performance.

Divertente ed efficace la resa scenica che Pablo e Simone hanno dato dei due marinai ubriaconi, ambedue capaci di trovare il lato scanzonato e spensierato in ogni circostanza della vita. Compresa quella di un naufragio. Il dio Bacco opera di simili miracoli!

Michele e Bianca, i due attori giovani, sono stati i garbati interpreti del delicato idillio tra Bianca e Ferdinando.

Brave e meritevoli le attrici che hanno incarnato i personaggi istituzionali della vicenda. La regia – in questo caso –  si è avvalsa di una licenza artistica ed ha modificato i nomi ed il sesso di alcuni di questi illustri protagonisti.

Il fratello di Prospero – Antonio che ha usurpato il Ducato di Milano – diventa la sorella Agata ed è interpretato egregiamente da Pierangela.  Alonzo Re di Napoli – diventa l’esangue regina Olimpia  – ed è interpretato da Paola. Suo fratello Sebastian diventa Bastiana ed è interpretato da Giovanna. Gonzalo – il vecchio onorato consigliere – diventa Gagliarda ed è interpretato efficacemente da Donata.

Scenografia minimale, quasi assente: uno spazio vuoto. Eppure esuberante per i riverberi di immaginazione che riusciva a creare nello spettatore.

Le luci accompagnano, esaltano e drammatizzano lo svolgersi della trama. Riuscendo a creare spazi e suggestioni sceniche efficacissime.

Scelte musicali ora drammatiche ora elegiache, tali da suscitare immancabili risonanze interiori in sala.

Costumi vivaci ma raffinati. Frutto di ricerca collettiva ma di sicuro impatto estetico e coloristico.

Sala gremita di un pubblico attento che ha sicuramente percepito la magia suggestiva dell’utopia che il sempre attuale Shakespeare sembra suggerirci: il mondo può trovare (o ritrovare!) un suo ordine senza la bestialità della violenza. Usando con accortezza la sapienza della conoscenza. Egli scriveva queste riflessioni nell’anno di grazia 1611!

Noi vogliamo (e dobbiamo) crederci che, prima o poi, ci arriveremo ad essere meno violenti e più razionali e ragionevoli.

I lunghi, scroscianti applausi finali hanno testimoniato, e come suggellato, una esperienza teatrale che ha gratificato  occhi ed orecchie, solleticato il cuore e toccato l’animo della maggior parte degli spettatori.

Rappresentazione di sabato 25 maggio.

La Tempesta di Shakespeare, Teatro Arcobaleno, Brescia

di Carmelo TOSCANO

 


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