I CC del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 7 arresti ai domiciliari tra Messina e Letoianni
I CC del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 7 arresti ai domiciliari tra Messina e Letoianni

Arrestato comandante e capo dei vigili più altri 5 tra colleghi, familiari e imprenditori

I CC del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito 7 arresti ai domiciliari tra Messina e Letoianni (ME) per associazione a delinquere. Altri quattro sono indagati

IL PROVVEDIMENTOD DI CUSTODIA CAUTELARE E IL SEQUESTRO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare di arresti domiciliari emessa dal G.I.P. nei confronti di 7 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica e contro il patrimonio.

È stato disposto anche il sequestro di una società a responsabilità limitata che si occupa della sistemazione delle strade dopo gli incidenti.

L’INDAGINE

L’indagine, coordinata dalla Procura guidata da Maurizio de Lucia e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Taormina, ha colpito un’associazione a delinquere che agiva nella fascia jonica della provincia di Messina attraverso un sistema di corruzioni tra pubblici ufficiali (personale della polizia municipale del Comune di Letojanni e della Polizia Metropolitana di Messina) e imprenditori.

L’organizzazione criminale gestiva in modo illecito il servizio della messa in sicurezza della viabilità a seguito di incidenti. A guadagnarci erano il titolare della società sequestrata, che aveva acquisito il monopolio nel settore, ma anche due dei pubblici ufficiali che avrebbero ottenuto grossi guadagni.

Fondamentale per l’inchiesta è stata la collaborazione di una gola profonda interna all’amministrazione pubblica che ha raccontato come funzionava il sistema per la rimessa in efficienza delle strade comunali.

L’attività investigativa è stata avviata in seguito alle anomalie accertate dai Carabinieri della Stazione di Mongiuffi Melia (ME) nelle procedure di ripristino delle condizioni della strada dopo un incidente in cui un mezzo aveva avuto una perdita di gasolio.

A destare il sospetto dei militari dell’Arma è stato l’intervento, «irrituale» di una pattuglia della polizia municipale del comune di Letojanni, non competente per territorio.

Partendo da questa anomalia, i militari dell’Arma, attraverso acquisizioni documentali e grazie ad un’importante azione di coordinamento delle Stazioni presenti sul territorio, si sono resi conto che nella maggior parte dei sinistri con versamento di liquidi o detriti sul manto stradale, che si verificavano sulle strade del comune di Letojanni, di alcuni comuni limitrofi e sulle arterie provinciali, la ditta individuata per la rimessa in efficienza della carreggiata era la S.O.S. Strade S.R.L..

Altro dato che ha destato l’attenzione degli investigatori è emerso dall’acquisizione delle schede d’intervento della società, dalla cui analisi si è potuto constatare che nella stragrande maggioranza dei sinistri gestiti dalla S.O.S. Strade, a intervenire, come esponenti delle forze dell’ordine, erano sempre due vigili della polizia municipale di Letojanni.

Proprio in forza di questo vincolo di cointeressenza tra le società, i pubblici ufficiali, compiendo anche atti contrari al loro ufficio, si adoperavano per affidare in modo diretto alla S.O.S. Strade i lavori di pulizia della carreggiata, consentendogli di fatto di avere il sostanziale monopolio nel servizio di ripristino stradale e di bonifica sul territorio di Letojanni.

Questo meccanismo permetteva in sostanza ai pubblici ufficiali, attraverso la società schermo creata ad hoc (la ELTA Service), di ottenere tanti più introiti quanti più erano i sinistri per i quali interveniva la S.O.S. Strade: ad un maggiore numero di interventi su strada, corrispondeva un maggiore numero di pratiche di liquidazione da gestire e di conseguenza un maggiore incasso per la società delegata al recupero crediti.

GLI ARRESTATI AI DOMICILIARI

Ai domiciliari sono finiti il comandante della polizia metropolitana di Messina, Antonio Triolo; il suo collega comandante della polizia municipale di Letojanni, Alessandro Molteni; l’ispettore Santo Triglia, anche lui in servizio a Letojanni. Domiciliari pure per la figlia di Molteni, Elisa, e per la moglie di Triglia, Gaetana Cardile; per gli imprenditori Antonino Navarria, amministratore della “Sos strade srl”, la società favorita per i lavori di ripristino nel Messinese, e per Andrea Lo Conti, titolare della “La car”, ditta satellite della “Sos strade”, a cui sarebbe stato assegnato illegittimamente dal comandante Moltemi il servizio di rimozione auto.

PIÙ NEI DETTAGLI

Il GIP di Messina Maria Militello, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, ha disposto anche il sequestro del complesso aziendale della “Sos strade” dell’imprenditore Antonino Navarria. La società è accusata di avere avuto il monopolio del settore. In cambio, il comandante Triolo avrebbe avuto da Navarria “svariate utilità”, accusa la Procura: una macchinetta del caffè, un telefonino e mobili per l’ufficio. Dalle intercettazioni è emerso che il comandante della polizia metropolitana di Messina avrebbe incassato anche una promessa di assunzione per la figlia.

La figlia e la moglie del comandante e dell’ispettore di Letojanni sono finite ai domiciliari perché socie della “El.ta.”, che si occupava del recupero dei crediti assicurativi per conto della “Sos strade”. Gli investigatori hanno scoperto che la “El.ta:” aveva sede nella residenza del comandante Moltemi.

Sono state eseguite quattro perquisizioni nei confronti di alcuni indagati a piede libero. Tra loro figura l’amministratore di fatto di una società della provincia di Cosenza che avrebbe versato un assegno di oltre 2.000 euro per un convegno organizzato dalla “Elta”: secondo la ricostruzione dell’accusa, obiettivo della sponsorizzazione sarebbe stato quello di “indurre gli esponenti della polizia locale di Letojanni a rendersi disponibili alla conclusione di accordi illeciti per la fornitura di autovelox”.

DUE DEGLI INDAGATI IN STATO DI LIBERTÀ

Indagati in stato di libertà anche un dipendente dell’Ufficio tecnico del Comune di Santa Teresa di Riva, Antonello Cosentino e il figlio Filippo, in quanto il primo avrebbe rivelato al titolare della società indagata delle notizie riservate sulla gara in corso per la stipula della convenzione di ripristino e bonifica stradale a Santa Teresa, in cambio dell’assunzione (in nero) del figlio per circa un anno.

LE FORZE DELL’ORDINE IMPEGNATE E IL WHISTLEBLOWER

L’operazione, condotta alle prime luci dell’alba della mattinata, ha impegnato oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, impiegati anche nelle province di Catania e Cosenza.

I Carabinieri hanno evidenziato come: Fondamentale tale per avere una chiave di lettura unitaria delle irregolarità riscontrate, è stata l’applicazione nello sviluppo dell’indagine da parte degli inquirenti della normativa nazionale anticorruzione prevista dal Testo Unico del Pubblico Impiego nell’ambito del processo penale) che prevede e tutela il whistleblower, cioè colui che segnala anche confidenzialmente, un fatto reato, che ha permesso di acquisire in modo riservato, nella fase istruttoria, le dichiarazioni rese da un pubblico dipendente circa il funzionamento del lucroso sistema per la rimessa in efficienza delle strade comunali.

La normativa nazionale in materia di whistleblowing, infatti, prevede non solo che il pubblico dipendente che, nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, denuncia all’autorità giudiziaria condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro, non possa essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione, ma stabilisce anche che l’identità del segnalante possa non essere rilevata fino alla conclusione delle indagini.

Proprio l’attuazione della specifica disciplina di settore ha permesso, quindi, di acquisire le dichiarazioni rese in modo genuino dalla fonte per confermare le prime evidenze probatorie raccolte dai militari dell’Arma e avviare accertamenti mirati e più approfonditi.

Adduso Sebastiano

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