Amelia Ciarnella: Il mare

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Il mare, di Amelia Ciarnella è uno dei racconti della maestra in pensione che collabora con il nostro giornale.

I miei ricordi d’infanzia

Ho sognato un mare in tempesta che secondo una diceria popolare pare porti male.
Ma non ho mai creduto a queste storie.
Credo invece siano degli stati d’animo alquanto “turbolenti” che a volte si vengono a creare in seguito ad eventi sgradevoli che infastidiscono parecchio.
Poi, appena sei a letto, ti riaffiorano nel cervello e ti fanno sognare cose che non vorresti.
A me il mare piace moltissimo.
Con le sue infinite e mutevoli sfumature colorate, insieme ai suoi tramonti tutti diversi, secondo le variazioni del tempo.
Rimarresti ad ammirarli per ore!
Ricordo che da ragazza, durante le vacanze estive, andavo ogni giorno al mare con mio padre che aveva l’abitudine di andarci molto presto.
Alle sette del mattino eravamo già sulla spiaggia a prendere il sole.
A quell’ora i raggi solari si potevano godere appieno senza pericolo di nessuna insolazione, mentre nelle ore di mezzo, molto più calde, sebbene i raggi solari di allora non fossero pericolosi come quelli di oggi, ci si doveva guardare lo stesso.
Perciò nell’ora di pranzo si tornava sempre a casa per riposare.
Il mare di mattina, in linea di massima, è quasi sempre calmo come una tavola, l’acqua è limpidissima e lascia vedere chiaramente il fondo marino e tutto quello che contiene: come granchi, conchiglie, ricci e ogni tipo di animaletto acquatico che, se non ti fanno impressione e sei un ottimo nuotatore, non guardi per niente, entri tranquillo, vai avanti, ti tuffi, nuoti, ti rinfreschi e quando esci dall’acqua dopo aver nuotato una buona mezz’ora, ti senti rinvigorito, felice e soddisfatto.
Però io non sono mai stata una grande nuotatrice e mi sono sempre limitata a poche bracciate senza mai allontanarmi molto dalla riva.
In particolare se sola.
Mi faceva una certa impressione vedere quel brulichio di pesci e conchiglie che si muovevano sul fondo marino e temendo di metterci un piede sopra, qualche granchio sentendosi schiacciare, si fosse attaccato al mio piede pizzicandomi, preferivo rimanere sulla superficie dell’acqua, facendomi cullare dalle onde, imitando “il morto a galla”, impegnandomi in piccole nuotate, in attesa del gruppo della mia comitiva che arrivava puntuale intorno alle nove.

Il mare e le sue tragedie

Il mare per mille motivi incanta tutti e fa pensare tante cose belle, ma fa anche paura, poiché nasconde molte tragedie, ripetutesi in ogni tempo e rimaste ancora “un rebus”: come il triangolo delle bermude che ha inghiottito diverse navi e aerei, ma tutto è rimasto un mistero poiché nulla è tornato a galla.
Finito tutto nel profondo degli abissi.
Molti anni fa vidi anche un documentario in televisione sul triangolo delle Bermuda che trattava proprio delle misteriose scomparse di numerose navi e aerei inghiottiti dal mare, facendone vedere anche una lunga lista, però mai niente era risalito sulla superficie dell’acqua, come se il mare non avesse inghiottito nulla.
Stranamente nessuno ne ha più parlato.
Forse perché non era neanche da prendere in considerazione l’idea di fare delle ricerche, data l’enorme profondità dell’oceano in quel punto, impossibile da raggiungere.
Ho letto che, forse, a causare quelle tragedie, sia stata la presenza di gas metano.
Oppure le solite attività extraterrestri.
Per cui tutto è rimasto ancora un mistero da scoprire e risolvere.

L’Andrea Doria e il Titanic

Quello che invece un mistero non è stato, fu l’affondamento dell’Andrea Doria e del Titanic che hanno fatto epoca entrambi, anche se in periodi diversi e cause diverse.
Infatti l’Andrea Doria è stato speronato dalla nave svedese Stokholm in una notte di nebbia nel 1956; mentre il Titanic è affondato dopo essersi scontrato con un iceberg nel 1912.
I due transatlantici erano entrambi famosi: l’Andrea Doria per essere la nave più lussuosa e bella del mondo, costruita dopo la seconda guerra mondiale nei cantieri navali di Genova e a causarne l’affondamento, come già detto, fu l’impatto con la nave svedese Stockholm, che la speronò di notte procurandole uno squarcio enorme da dove entrarono tonnellate d’acqua, che non diedero scampo a 46 passeggeri che dormivano nelle loro cabine e a cinque della nave svedese.
Però l’affondamento completo dell’Andrea Doria è avvenuto lentamente dopo 11 ore, pertanto si è avuto il tempo di poter mettere in salvo tutti i passeggeri, tranne quei 46, morti al momento dell’impatto con la nave svedese e cinque della stessa.
Il Titanic invece che si scontrò con un iceberg nella notte del 14 aprile alle 23,40, non ebbe scampo, poiché nel giro di 2 ore e 40 minuti affondò, spezzandosi in due, trascinando con sé la maggior parte dei passeggeri che finirono in fondo al mare insieme al Titanic: vale a dire 1495 vittime. (Su 2200 passeggeri se ne salvarono solamente 705).
Ho letto che il Titanic era considerato un transatlantico sicurissimo e inaffondabile, tanto che non lo avevano fornito a sufficienza né di giubbotti di salvataggio, né di scialuppe.
Cose che avrebbero creato ansia e preoccupazione nell’animo dei ricchi passeggeri.
Molti dei quali già informati su ogni notizia.
Perciò chi saliva sul Titanic era convinto di trascorrere una vacanza sicura, serena e rilassante mai fatta prima.
In quella nave doveva sempre prevalere il fascino del lusso, dell’eleganza, della gioia e della spensieratezza.
Vi salirono infatti i personaggi più importanti e ricchi di quel tempo, insieme ad attori famosi, registi, scrittori e gente facoltosa di ogni categoria.
Tutti certi di trascorrere una vacanza unica, ognuno secondo i propri intendimenti!
Ma in due ore e quaranta minuti il Titanic ritenuto da tutti inaffondabile, si spezzò in due tronconi, precipitando nel profondo degli abissi marini, trascinando con sé la maggior parte dei ricchi e increduli vacanzieri!

I miei ricordi sulla nave Vulcania

Queste due tragedie mi hanno fatto ricordare il mio rientro in Italia da Addis Abeba, insieme alla mia famiglia, dove eravamo andati per motivi di lavoro di mio padre.
Poi con l’inizio della seconda guerra mondiale, ci rimpatriarono imbarcandoci sulla Vulcania, gemella della Saturnia, che salparono insieme, per riportarci in Italia.
Entrambe le navi avevano fissato, bene in vista sull’albero maestro, una enorme croce
rossa, per indicare a tutti che su quelle due navi vi erano soltanto vecchi, donne e bambini. Con tutto ciò ci fermarono lo stesso di notte, facendoci entrare in un porto, dicendoci di andare tutti nei dormitori, spegnere le luci e rimanere in silenzio fino a nuovo ordine, senza darci ulteriori spiegazioni.
Ovviamente potevano stare in silenzio e zitti i grandi, ma tutti i bambini piangevano perché avevano paura del buio; mentre i grandi non sapendo il perché di quella sosta forzata, ebbero lo stesso terrore di finire in fondo al mare, come fu per i passeggeri del Titanic e dell’Andrea Doria.
Soprattutto perché nessuno sapeva cosa stava succedendo.
Ricordo che si sentivano le bombe che cadevano, la nave che dondolava, scricchiolava e sussultava secondo la distanza dalle esplosioni delle bombe e fu una notte di terrore, non diversa da quella sperimentata dai passeggeri dell’Andrea Doria e del Titanic che affondarono.
Ma la Vulcania non affondò e dopo un paio di giorni lasciò il porto e noi, fortunatamente, riuscimmo a rientrare in Italia sani e salvi.
(Si seppe in seguito che quella fermata non prevista di notte fu dovuta ad una battaglia navale nel Mediterraneo. Eravamo in guerra).

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