Grande entusiasmo per la commedia “Indovina chi viene a cena”, andata in scena al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia lo scorso 7 marzo nell’ambito della rassegna “La stagione teatrale di Luca”, con protagonisti Cesare Bocci e Vittoria Belvedere.
Durante la tappa al Teatro Supercinema di Castellammare di Stabia, la rappresentazione, inserita nel cartellone della stagione teatrale curata da Luca Nasuto, ha visto una risposta entusiasta della comunità locale.
Il pubblico stabiese ha apprezzato la capacità dei protagonisti di reinterpretare un classico del cinema in chiave moderna, affrontando con leggerezza ma, al tempo stesso, con profondità il tema dell’integrazione e del superamento dei pregiudizi in una società multietnica.
“Indovina chi viene a cena?”, di Whilliam Arthur Rose e adattamento di Mario Scaletta per la regia di Guglielmo Ferro, si basa sull’omonimo film cult del 1967, che affronta con ironia e attualità questo tema attraverso il racconto di un matrimonio misto.
La commedia non si limita a narrare l’incontro tra due famiglie di diverse origini, ma mette a nudo le ipocrisie dei progressisti, rivelando come la tolleranza teorica sia spesso messa alla prova dalla realtà dei fatti. Il messaggio centrale ribadisce che l’amore non guarda al colore della pelle, ma al valore umano delle persone.
L’intesa tra Cesare Bocci e Vittoria Belvedere è uno dei punti di forza della messa in scena. Cesare Bocci ha dato una prova di grande equilibrio nel ruolo di Matt Drayton (interpretato nell’originale da Spencer Tracy), riuscendo a bilanciare il cinismo liberale con l’emozione del discorso finale sull’amore.
Vittoria Belvedere, perfetta nel ruolo di Christina Drayton, ha saputo trasmettere quella determinazione silenziosa e quella modernità femminile necessarie per affrontare i pregiudizi del marito.
Anche il resto del cast, in particolare i giovani che interpretano la coppia di innamorati, ha contribuito a rendere il ritmo della commedia incalzante e mai banale. Nonostante l’eredità pesante del film originale, l’intesa tra gli attori ha permesso di attualizzare un classico, trasformandolo in un racconto dove ogni personaggio è fondamentale.
Federico Lima Roque ha interpretato con grande carisma il ruolo di John Prentice, portando in scena la dignità e la forza del giovane medico che sfida i pregiudizi. Elvira Camarrone nel ruolo di July, ha saputo trasmettere quella freschezza e spontaneità necessarie per rendere credibile un amore così rivoluzionario.
Mario Scaletta, oltre ad aver curato l’adattamento del testo, è stato un Padre Ryan impeccabile, portando quel tocco di ironia e saggezza che funge da “ponte” morale nella storia. Ira Noemi Fronten e Thilina Feminò hanno dato profondità ai coniugi Prentice, rappresentando perfettamente il conflitto generazionale e sociale interno alla comunità afroamericana.
Fatima Romina Ali, nel ruolo di Tillie, ha mantenuto viva la tradizione del personaggio originale, aggiungendo però una verve moderna e molto apprezzata dal pubblico.
L’impatto visivo e sonoro è ciò che completa la magia di questa produzione: il trio creativo scene-costumi-musiche ha fatto un lavoro filologico straordinario per trasportare il pubblico direttamente nel 1967.
La scenografia di Sonia Cortese è riuscita a ricostruire l’eleganza di una casa altoborghese americana degli anni ’60 con una pulizia formale che non risulta datata, ma molto moderna nel design.
I costumi di Graziella Pera non sono solo abiti d’epoca ma, dal rigore dei genitori alla ventata di novità rappresentata dai giovani, definiscono i personaggi con tagli e tessuti che sono un omaggio al film originale e alla moda del tempo.
Le musiche di Massimiliano Pace scandiscono i tempi della commedia brillante, sottolineando con eleganza i momenti di tensione e quelli più leggeri, sempre con quell’atmosfera vintage che avvolge l’intera narrazione.
Nonostante siano passati quasi sessant’anni dal film originale, la commedia mette ancora a nudo la discrepanza profonda tra i nostri ideali teorici (dirsi aperti, tolleranti, liberali) e la realtà emotiva quando certi temi bussano alla porta di casa.
Il successo di questa versione teatrale sta proprio nel mostrare che il pregiudizio non è solo cattiveria, ma spesso paura irrazionale o preoccupazione per le difficoltà che i figli potrebbero incontrare.
Lo spettacolo ci spinge a chiederci: “Siamo davvero pronti a superare la superficialità dell’estetica? Quanto conta ancora il “cosa dirà la gente” nelle nostre scelte familiari? Il nostro è un razzismo mascherato da buone intenzioni?
Come dice il personaggio di Matt Drayton interpretato da Cesare Bocci, alla fine ciò che conta è la capacità di ricordare cosa significa essere innamorati, andando oltre il colore della pelle.
È questo il messaggio di “Indovina chi viene a cena?”, una rappresentazione teatrale di altissimo livello, assolutamente da non perdere!
Una produzione dalla messa in scena davvero memorabile che, bilanciando i tempi comici della commedia brillante con la profondità del dramma sociale, ci ricorda che spesso ridere dei nostri stessi pregiudizi è il primo passo per superarli.






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