Divertimento e riflessione con la commedia “In fuga con il catetere” messa in scena l’11 e il 12 aprile scorsi nella “Sala Cantico delle Creature” in Via San Nicola, dal Gruppo “Teatro & Arte” delle Parrocchie San Nicola a Mezzapietra e Sant’Eustachio a Privati, nella zona collinare della città.
La commedia, scritta da Eva De Rosa e Massimo Canzano, rappresenta un efficace esempio di come il teatro possa unire il divertimento alla critica sociale. Attraverso il filtro della comicità, lo spettacolo accende i riflettori sulle condizioni di vita degli anziani ospitati nelle case di riposo.
L’opera è ambientata in una casa di cura denominata “Villa Penelope”. I protagonisti sono un gruppo di anziani, ognuno con il proprio bagaglio di fragilità: Gennaro, interpretato da Benito Previtera, Michele, portato in scena da Francesco Paolo Cimmino, e Peppino, interpretato da Lello Guerniero.
Essi trascorrono gli ultimi anni della loro vita lontani dalle famiglie in un luogo dove si considera l’anziano come un “corpo da mantenere in funzione” piuttosto che come una persona con una vita interiore ancora vibrante.
Nelle strutture, spesso la routine è dettata da ritmi clinici (terapie, pasti, igiene) che scandiscono la giornata, lasciando poco spazio a quelle che potremmo definire esigenze spirituali.
Molti anziani soffrono perché si sentono “parcheggiati”, privati della possibilità di contribuire o di avere uno scopo quotidiano. Spesso vengono trattati come pazienti standard, ignorando la loro storia, i loro desideri o le loro passioni.
Proprio per questo, opere come “In fuga con il catetere” sono preziose, perché usano l’ironia per smascherare l’errore di chi pensa che basti un letto pulito e un pasto caldo per rendere degna la vecchiaia.
Gli attori del Gruppo “Teatro & Arte” sono stati molto bravi nel caratterizzare i personaggi, riuscendo a trasformare le loro “manie” potenzialmente tristi (come l’ipocondria, la perdita di memoria o l’ossessione per il passato) in momenti di comicità irresistibile, senza mai mancare di rispetto alla figura dell’anziano.
Anche il ruolo della proprietaria di Villa Penelope è fondamentale, perché fa da contrappunto ai protagonisti e l’interpretazione di Lucia Ferraro è riuscita a rendere perfettamente quel mix di autorità e distacco che spesso caratterizza la gestione di queste strutture.
L’ingresso in scena della bambina, interpretata dalla giovanissima Ilaria Oliva, è stato il momento commovente che ha dato voce alla mancanza che l’anziano sente dei suoi cari.
In un contesto dove le persone delle Terza Età vengono trattate come “corpi da gestire”, la bambina rappresenta il ponte con il mondo esterno e con quella parte di vita che continua a scorrere fuori dalle mura della struttura.
La “fuga” citata nel titolo non è solo un atto fisico, ma simboleggia la ribellione contro la solitudine e la perdita di dignità che caratterizzano queste realtà.
“In fuga con il catetere” invita il pubblico a una riflessione profonda: dietro ogni battuta si nasconde una domanda sulla qualità della vita dei nostri nonni e sul valore che attribuiamo all’esperienza dell’invecchiamento.
Un elogio a tutto il Gruppo “Teatro & Arte”, dal regista Benito Previtera, al supervisore artistico Ferdinando Staiano, alle costumiste e a quanti hanno collaborato con grande bravura alla messa in scena di questa commedia, che affronta con coraggio e lucidità un tema così complesso.






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