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Il valore della Resistenza partigiana, la necessità di non dimenticare

Il valore della Resistenza partigiana, la necessità di non dimenticare: questi i temi del dibattito “La storia della Resistenza – verso il 25 aprile

Castellammare di Stabia – Il dibattito, organizzato lo scorso 21 aprile dai giovani di Stabia antifascista e antirazzista, presso la sede di “Radio Asharam” di Castellammare di Stabia, ha commemorato la lotta di liberazione dall’oppressione nazi-fascista combattuta sul territorio stabiese dalla resistenza partigiana.

Se tanto si sa dell’azione partigiana coordinata dai comitati di Liberazione Nazionale nell’Italia centro-settentrionale, solo pochi sono a conoscenza dei tragici eventi che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943 e del tributo di sangue delle popolazioni meridionali.

Quasi misconosciuta, ad esempio,  è l’azione dei partigiani di Castellammare di Stabia, all’epoca importante centro industriale del Meridione,  e l’eroismo di militari e civili, che dal 9 settembre tentarono di opporsi con tutte le loro forze alla barbarie nazi-fascista, pagando uno scotto altissimo.

Tanti furono gli atti eroici dei suoi cittadini, a seguito dei quali il 25 gennaio del 2005 è stata conferita alla città, dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la medaglia d’oro al merito civile, per le deportazioni e le feroci rappresaglie subite dai nazisti, che causarono la morte di numerosi stabiesi.

Qui le truppe tedesche, in ritirata verso il nord, applicarono la strategia della “terra bruciata”, con la distruzione dei Cantieri navali e di tutte la altre industrie, in difesa delle quali perirono coraggiosi militari e civili.

Il Capitano di corvetta Domenico Baffigo, fu fucilato con alri quattro militari nel vano tentativo di salvare dalla furia tedesca i Cantieri navali e alcune navi ancorate nel porto. Il carabiniere Alberto di Maio e il carpentiere Oscar de Maria morirono tentando di difendere i Cantieri metallurgici.

Altri coraggiosi della resistenza partigiana persero la vita nelle azioni di guerriglia urbana dell’11 settembre, come il giovanissimo meccanico Agostino Circiello e l’operario dei Cantieri navali Santolo Contaldo.

La ferocia nazista si accanì poi contro civili inermi.

In località Pozzano furono fucilati otto Stabiesi: tre di loro per atti di sabotaggio, cinque per rappresaglia. Tra questi ultimi un bambino di appena otto anni, Umberto Palatucci.

In quel “settembre nero”  trentadue furono le vittime accertate, diciannove i feriti e oltre duemila i deportati tra il 21 e il 28 settembre, molti dei quali non fecero più ritorno a casa. Solo 627 di loro, rientrati   alla fine della guerra, fecero richiesta al Comune per ottenere i benefici pensionistici dopo la prigionia. Ma i dati sul reale numero di vittime sono ancora parziali.

Dalla ricerca, effettuata dai giovani relatori Alessandro De Marco e Francesco Matarese, emerge anche un altro aspetto significativo: il ruolo delle donne stabiesi nella lotta  di liberazione dall’oppressione nazi-fascista.

Furono proprio le donne che, stanche della dominazione nazista e della guerra, organizzarono un corteo di protesta nel giugno del ’43, represso con la violenza.

Furono le mogli, le madri , le sorelle degli operai stabiesi che, sfilando in corteo accanto ai loro cari l’1 settembre del ’43, chiesero a gran voce la pace, ma anche questa manifestazione fu duramente repressa con cariche e lacrimogeni. Alla fine si contarono decine di feriti e 80 arresti.

Furono sempre le stesse ad organizzare, diciassette giorni dopo, un tumulto popolare, liberando gli uomini rinchiusi nel carcere mandamentale stabiese di Salita San Giacomo, salvandoli dalla deportazione nei campi di concentramento.

Tante di loro supportarono la lotta della resistenza partigiana, gettando mobili dalle finestre per fermare l’avanzata tedesca, nascondendo i fuggitivi, fornendo loro cibo e vestiti per la fuga verso Agerola, dove si rifugiarono, dandosi alla macchia.

Alcune di loro, a rischio della vita, diventarono staffette partigiane, portando a piedi  da Castellammare, attraverso i sentieri montani tra Privati ed Agerola, messaggi e generi di conforto, fino alla ritirata delle truppe naziste.

Tra le sfortunate vittime delle stragi  a Castellammare in quel “settembre nero” risultano tre donne: Carmela Arpaia, di anni 48, Anna Foresta di anni 22, Anna Ierace di anni 21.

Il loro sacrificio, come quello degli altri eroici partigiani stabiesi, non deve mai essere dimenticato, ma diventare un esempio per tutti coloro che ricercano pace, giustizia e democrazia.

LE VITTIME DELLE STRAGI NAZISTE A CASTELLAMMARE NEL SETTEMBRE 1943

Civili: Aprea Gaetano, anni 31;  Arpaia Carmela, anni 48;  Autiero Luciano,  Circiello Agostino, anni 18; Contaldo Santolo, anni 43;  Curcio Vincenzo, anni 34;  D’Amora Gerardo,  De Maria Oscar, anni18; De Simone Vincenzo, anni 24;  Di Somma Luigi, anni 35;  Foresta Anna, anni 22;  Franchino Francesco, anni 22;  Franco Giovanni B,. anni 53;  Giannullo Antonio,  Ierace Anna, anni 21;  Iovine Giuseppe, anni 55;  Longobardi Pietro, anni 25;  Lupacchini Raffaele, anni 29;  Manzella Michele, anni 46;  Palatucci Umberto, anni 8;  Persona non identificata A;   Persona non identificata B;  Renzo Giuseppe, anni 59;  Santaniello Luigi, anni 21;  Saturnino Agostino,  Spinetti Dario, anni 38.

Militari: Baffigo Domenico, Maggiore del Genio Navale, anni 31; Bottino Francesco, Tenente del G.N. anni 27;  Di Maio Alberto, Carabiniere, anni 25;  Molino Ugo, Tenente, anni 23;  Olivieri Giuseppe, Colonnello; Ripamonti Mario, Capitano.

A cura di Adelaide Cesarano

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