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50 tra ragazze (sudamericane, italiane e africane), e transessuali
(foto d'archivio)
Cronaca Sicilia

Prostituzione: arresti ad Agrigento e Messina (in Germania)

Ad Agrigento tre case d’appuntamento con prostitute e transessuali. A Messina arrestata (in Germania) nigeriana per prostituzione minorile.

Prostituzione: arresti ad Agrigento e Messina. Un intero nucleo familiare, padre, madre e figlio sono stati arrestati ad Agrigento dalla Squadra Mobile poiché avevano trasformato le loro tre case vacanze in case d’appuntamento con prostitute e transessuali. A Messina dopo un anno, arrestata per prostituzione minorile in Germania 31enne nigeriana referente dell’organizzazione criminale in un centro di accoglienza di Messina.

La Squadra Mobile della Questura di Agrigento ha per mesi e mesi sviluppato un’articolata attività investigativa. Un’inchiesta che ha permesso d’accertare che in quelle tre abitazioni di via Saponara, nel centro storico di Agrigento, c’era quel via vai perché quel “notevole flusso di persone” vi si recava per consumare prestazioni sessuali.

L’attività investigativa è stata coordinata dal Sostituto procuratore Elenia Manno e dal Procuratore capo Luigi Patronaggio. Sicché ieri pomeriggio, la Squadra Mobile, coordinata dal Vicequestore aggiunto Giovanni Minardi, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Agrigento: Alessandra Vella, a carico di tre persone: marito, moglie e figlio. I tre indagati sono stati accusati, da investigatori e inquirenti, dell’ipotesi di reato di concorso in favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L’Operazione è stata definita “Bed & Babies”. I tre indagati sono Emanuele Pace di 67 anni, la moglie Pierina Micciché di 63 anni e il loro figlio Visilij Pace di 30 anni.

Sono stati documentati, e riprese, quasi 50 tra ragazze (sudamericane, italiane e africane), e transessuali, giunte nelle tre abitazioni, per prostituirsi, con periodi di una settimana o al massimo quindici giorni.

«Abbiamo rilevato che quelle case dovevano essere delle case-vacanza per turisti e invece, in via esclusiva, venivano affittate a delle donne che esercitano l’attività di meretricio» ha dichiarato il dirigente della Squadra Mobile: il vice questore aggiunto Giovanni Minardi “Gli elementi probatori a carico dei congiunti Pace sono costituiti da attività di monitoraggio, perquisizioni, sequestri e acquisizioni documentali, riscontri sui siti di incontri ‘hot’ della provincia di Agrigento”.

Nel corso dell’indagine, numerosi clienti di diverse età e professioni sono stati sentiti dalla Squadra Mobile, davanti alla quale hanno confermato il motivo della loro presenza in via Saponara. All’operazione hanno partecipato una ventina di agenti della Squadra Mobile, della sezione Volanti, della polizia Scientifica e dell’ufficio Immigrazione.

A Messina era ricercata una 31enne nigeriana, Monica Onaifoghe, sfuggita all’arresto da parte dei militari del comando provinciale della città il 25 gennaio dello scorso anno nell’operazione ‘Balance’ (dal nome del meccanismo di compensazione ovverosia i proventi della prostituzione per ripagare il viaggio dalla Nigeria all’Italia), nei confronti di cinque persone – quattro nigeriani ed un italiano – accusate di aver fatto arrivare con i barconi in Europa minorenni nigeriane con la promessa di un lavoro per poi costringerle a prostituirsi. Dopo averle assoggettate a riti tribali animisti di magia nera, come il “Juju”, alle ragazzine veniva promesso un lavoro dignitoso in Europa.

Dovevano riferire alle autorità italiane di essere 17enni, in modo da sfruttare il canale riservato ai minori e poi, al compimento dei 18 anni, potersi sottrarre ai controlli. Ottenuti i documenti, venivano costrette a prostituirsi per ripagare i costi del viaggio.

Il “Juju” è un rito atavico con amuleti e incantesimi, stregoneria, oggetti formati spesso da ossa animali e ritenuti dotati di poteri magici, praticato soprattutto tra gli Yoruba, nel sud ovest della Nigeria, in cui si eseguono riti animisti le vittime vengono sottoposte “ad un giuramento di obbedienza”, sono “schiave delle credenze” e “controllate dagli spiriti” per far sì che “seguano qualsiasi istruzione venga data, sennò la loro vita potrebbe essere a rischio”. Durante la cerimonia “viene chiesto generalmente di denudarsi, con lo scopo di farle sentire ancora più vulnerabili. Chi celebra il rito prende un contenitore in cui vi è della fuliggine, poi fa degli incantesimi ed invoca uno spirito, allineato con il semidio Eshu, con cui la vittima sarà costretta a stipulare un contratto. Il celebrante poi ferisce la vittima con un rasoio fino a farle uscire sangue, su cui viene gettata la cenere contenente lo spirito che così entra nel corpo. Poi il celebrante prende alcuni ciuffi di capelli e peli del corpo, li mette dentro un vaso, che viene sigillato e messo dentro un santuario”. A questo punto la vittima fa il giuramento, “ripetendo ciò che dice il celebrante”, cioè che darà “tutti i soldi alla ‘madàm’ o al trafficante”, che “obbedirà a tutto”, che “non proverà mai a scappare”. Se non rispetterà il giuramento, il semidio Eshu “manderà degli spiriti a punirla con il rischio che venga uccisa”. Ciò che viene subito ucciso è un pollo, “al quale viene asportato il cuore, che la ragazza viene costretta ad ingerire prima di rivestirsi e lasciare il santuario”.

Dell’operazione “Balance” ci eravamo occupati nell’articolo “30 Gennaio 2019 I Carabinieri di Messina hanno sgominato un’associazione dedita alla tratta di essere umani”. L’inchiesta era stata condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina, col coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia ed era stata avviata proprio sulla base dei comportamenti sospetti della donna, all’epoca ospite di un centro di accoglienza per minori non accompagnati di Messina, che risultò operare per conto di una più vasta organizzazione criminale transnazionale con base in Nigeria che si occupava di reclutare giovani ragazze minorenni da trasferire in Europa passando dalla città libica di Sabratha ed avvalendosi dell’apporto di un gruppo criminale libico. Secondo quanto accertato gli indagati dal 2015 al 2017 avesse gestito il trasferimento di almeno 15 minori stranieri non accompagnate dalla Nigeria attraverso Messina in vari Paesi dell’Unione Europea.

Alcuni dei nigeriani si occupavano anche di traffico internazionale di eroina, tramite corrieri che trasportavano droga in corpo in ovuli termosaldati, ingeriti alla partenza e consegnati a connazionali nel Casertano. Nel maggio 2017, infatti, su richiesta del Nucleo investigativo di Messina, i Carabinieri di Firenze arrestarono uno degli indagati, Monday Imarhaghe, che era sbarcato all’aeroporto di Firenze, proveniente da Dusseldorf, con dentro il corpo 110 ovuli contenenti 1 chilo e 200 grammi di eroina. Imarhaghe, che è il marito di Ihama, era già ai domiciliari per quell’episodio. A casa dei due, sono stati trovati anche 47 grammi di cocaina, 180 grammi di sostanza da taglio e duemila euro in contanti.

Con ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, oltre a Monica Onaifoghe, gli altri destinatari di provvedimenti restrittivi erano stati, a vario titolo, i nigeriani Rita Ihama, 38enne e Monday Imarhaghe, 32enne, promotori e organizzatori dell’associazione, nonché il 71enne messinese Giovanni Buscemi e il 20enne nigeriano Precious Ovbokhan Igbinomwanhia. Il gruppo criminale si era avvalso anche dell’apporto del 71enne messinese Giovanni Buscemi, referente dell’associazione vigili del fuoco volontari di protezione civile, che forniva notizie utili per rintracciare le minori gestite dal sodalizio criminale una volta sbarcate in Italia e partecipava all’avviamento alla prostituzione di quelle che venivano ospitate nei centri di accoglienza messinesi. Buscemi, però, è stato spiegato in conferenza stampa, operava singolarmente, non con l’associazione, che non c’entra nulla, e non è mai stato vigile del fuoco.

Adesso i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, attraverso canali di cooperazione internazionale, l’hanno trovata in un centro di accoglienza per richiedenti asilo a Braunschweig, nella regione della Bassa Sassonia, zona centronord della Germania. È stata estradata e portata in Italia al carcere di Roma Rebibbia, a disposizione del Giudice. Alla donna è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata a favorire l’ingresso e la permanenza clandestina di minori nigeriani nel territorio italiano, sfruttamento della prostituzione minorile, riduzione in schiavitù e tratta di persone.

Adduso Sebastiano

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