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Edisonweb: il futuro della mobilità urbana parte da Catania

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                                                        Edisonweb: il futuro della mobilità

Edisonweb: dal 18 aprile a Ragusa, con la sponsorship tecnica di Mercedes-Benz Vans, il primo test pilota di 3 settimane, che permetterà ai fisici/informatici catanesi di arrivare fino a Berlino

Non è da tutti venire selezionati da Frontiercities, il programma di accelerazione UE, per un algoritmo in grado di risolvere la congestione dei trasporti urbani, il team catanese di fisici e informatici Edisonweb ci è riuscito. E la cosa è seria, al punto che, dal 18 aprile a Ragusa, con la sponsorship tecnica di Mercedes-Benz Vans, si svolgerà il primo test pilota, della durata di 3 settimane, all’interno di un evento che permetterà a fisici e informatici catanesi di arrivare fino a Berlino.

Ma vediamo nello specifico di che si tratta. In poche parole, possiamo dire che la parola d’ordine è una: futuro. Sì, perché il programma di accelerazione finanziato dall’Unione Europea si chiama, non a caso, Fiware/Frontiercities e serve a trovare nuove soluzioni – assolutamente smart, e quindi futuristiche – ai problemi di congestione del traffico urbano, al dramma delle emissioni, alla tragedia della difficoltà di parcheggio, nonché allo stress che viviamo quotidianamente nell’odissea del muoverci in città. Il futuro, per fortuna, ora è a portata di mano, e tutto grazie alla tecnologia delle migliori menti europee.

Certo, aggiudicarsi il premio non è stato facile. Seicento i candidati, tra piccole e medie imprese e start up, ma solo 28 i “prescelti”, tra cui il “nostro” team catanese di fisici e informatici, Edisonweb, selezionato, appunto, per un rivoluzionario algoritmo di intelligenza artificiale, in grado di creare un nuovo modello di trasporto pubblico ottimale in termini di flessibilità, proprio perché in grado di prevedere le esigenze di trasporto dei cittadini a seconda di alcune variabili prevedibili statisticamente.

“Il nostro modello – spiega il fisico Riccardo D’Angelo, CEO del team – è nato declinando in chiave avveniristica e tecnologicamente avanzata, l’archetipo cubano del “taxi particular”. Un taxi collettivo che, muovendosi sulle arterie principali delle città, è disponibile a servire più persone contemporaneamente. A questo modello di riferimento abbiamo applicato una tecnologia, denominata Mvmant. Un acronimo inglese derivato da “Movement”, ovvero movimento, in questo caso riferito a una forma di trasporto pubblico 2.0, e “Ant”, in inglese “formica”, l’animale che, secondo gli etologi, dimostra più intelligenza e organizzazione d’insieme nella gestione dei propri tragitti di spostamento. Mvmant, infatti, oltre a fornire un servizio di trasporto condiviso, darà la possibilità, tramite smartphone, di prenotare il proprio posto nel veicolo, di stimare i tempi di attesa e di pagare direttamente dal cellulare. In sintesi parliamo di un servizio di ridesharing perfettamente integrato nel trasporto pubblico che potrà, non solo ottimizzare l’occupazione a bordo, ma anche offrire un servizio direttamente proporzionale alla stima della domanda prevista per ogni giorno dell’anno. Il calcolo predittivo, sarà possibile attraverso l’applicazione e valutazione statistica di una serie di variabili: giorno della settimana, stagione, condizioni metereologiche, eventi in corso, periodi di lavoro/scuola e vacanze. Insomma tutti i parametri che possono essere utilizzati per sapere se in un determinato giorno, o periodo, ci sono esigenze e percorsi soggetti ad una maggior richiesta di trasporto pubblico”.

vivicentro/isole  / larepubblica / Edisonweb: il futuro della mobilità urbana parte da Catania di SARA FICOCELLI

Il Napoli superò il Catania grazie a Cannavaro: era il 28 marzo

Il giorno 28 marzo il Napoli ha giocato dodici partite, nove in serie A e tre in serie B, ottenendo nove vittorie e due pareggi, con una sola sconfitta.

Ricordiamo l’1-0 al Catania nella dodicesima di ritorno della serie A-2009/10

Questa è la formazione schierata da Walter Mazzarri:

De Sanctis, Grava, Cannavaro, Campagnaro, Maggio, Gargano, Pazienza (88′ Bogliacino), Zuniga (56′ Rinaudo), Hamsik (74′ Cigarini), Quagliarella, Lavezzi

I gol: 51′ P. Cannavaro

Dopo trenta giornate il Napoli era sesto in classifica a 18 punti dalla capolista Inter. Gli azzurri hanno concluso il torneo al sesto posto. Il gol vincente sul Catania porta la firma di Paolo Cannavaro che con 278 presenze è il sesto azzurro di sempre. Ha segnato 9 gol, otto in campionato ed uno in coppa Italia.

Dalla porta all’attacco: tutti i nomi per il Napoli

I dettagli…

Il mercato, oggi, è colui che ruba la scena. Pasqua e pasquetta hanno fermato il campionato e, in attesa degli ultimi 8 match, si guarda al futuro. Da tenere d’occhio le situazioni Higuain e clausola, i rinnovi di Koulibaly, Mertens, Callejon, Albiol, Insigne, ma anche le vicende relative a Gabbiadini, piace alla Lazio, e Valdifiori. Cristiano Giuntoli ha già realizzato la lista dei prossimi colpi da fare in estate. Tra i pali ci sarà ancora Reina, ma il suo vice non sarà brasiliano tra Gabriel e Rafael, ma napoletano con Luigi Sepe. Sono, invece, tre i nomi che a Castel Volturno stanno monitorando per la difesa: il primo è Caceres, gli altri nomi sono Maksimovic, Mammana e Ramiro Funes Mori. Per il centrocampo continuano a piacere Klaassen e Vecino, oltre a De Roon (già opzionato) e Ionita del Verona. In attacco, in attesa di vederci chiaro sul futuro di Higuain, si seguono Lapadula del Pescara, Raicevic del Vicenza e Rashica del Vitesse.

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Centocelle , voragine tra due palazzine: evacuate 14 famiglie

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Centocelle, voragine tra due palazzine profonda quasi 20 metri e larga 3 nel vialetto che collega due palazzine popolari alla periferia di Roma.

Centocelle – Paura nel quartiere dove, in serata, a causa della rottura di una tubazione, si è aperta una grossa voragine profonda circa 20 metri

La voragine si è aperta nel vialetto che collega due palazzine popolari in via di Centocelle 3. All’origine, una perdita in una tubazione Acea come si apprende dai Vigili del fuoco che, intervenuti con tre squadre e constatata la situazione di pericolo, hanno evacuato 14 famiglie che abitano nei due stabili.

Secondo un primo sopralluogo congiunto di pompieri e personale dell’Acea – spiega il Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Roma -, l’apertura della voragine in via Centocelle , sarebbe stata causata dalla rottura di una tubazione.

Sul posto sono intervenuti anche Polizia municipale e Protezione civile, che hanno assistito le famiglie fatte evacuare e trasferite, anche con l’aiuto dei volontari della Protezione Civile, in strutture alberghiere della città.

Cronaca Centro Italia / Centocelle , voragine tra due palazzine: evacuate 14 famiglie.

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La voragine, profonda quasi 20 metri e larga 3 nel vialetto che collega due palazzine popolari alla periferia di Roma. Probabilmente per il guasto di una tubatura

SPECIALE COMICON 2016: su ViViCentro articoli, foto e video

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Anche quest’anno ViViCentro vi racconterà il Comicon, Salone Internazionale del Fumetto che si terrà a Napoli alla Mostra d’Oltremare dal 22 aprile al 25 aprile 2016.

Comicon
Comicon

Il tema di questa XVIII edizione è “Fumetto & Media: gli audiovisivi”. Anche quest’anno sono previsti tanti ospiti ed è già attestata una grande partecipazione da parte degli appassionati, tanto è vero che è stato già registrato il sold out per gli abbonamenti validi per le quattro giornate della manifestazione. Restano però ancora in vendita i tagliandi per accedere alle singole giornate, disponibili sia presso le rivendite autorizzate GO2 sia presso le biglietterie della Mostra d’Oltremare durante i quattro giorni del Festival. Su ViViCentro troverete tanti articoli, foto e video live, realizzati dai nostri inviati a Napoli. Seguiteci per vivere la magica atmosfera del Comicon 2016!

Antonio Gargiulo

Udinese-Napoli, biglietti per il settore ospiti in vendita

I dettagli sui biglietti

La prevendita per la gara Udinese – Napoli del 3 aprile 2016 delle ore 12.30 è iniziata venerdì 18 marzo 2016 alle 16:30

Nel match day sarà possibile acquistare i tagliandi d’ingresso con tariffe maggiorate di 5,00 €.

TARIFFE

– Tribuna Centrale Nord/Sud: 55,00 €  – Ridotto* e Invalidi al 70% 45,00 € – Under 14 40,00€

– Tribuna Laterale Nord/Sud: 40,00 €  – Ridotto* e Invalidi al 70% 35,00 € – Under 14 30,00€

– Tribuna Distinti Special: (settori I2 – J2 – K2): 45,00 €  – Ridotto* e Invalidi al 70% 40,00 € – Under 14 35,00 €

– Tribuna Distinti: 45,00 € – Ridotto* e Invalidi al 70% 40,00 € – Under 14 35,00 €

– Curva Nord: 35,00 €

– Curva Sud: 35,00 €

– Settore Ospiti: 35,00 €
– Executive: 180,00 € – Under 14 80,00€
– Vip Club: 230,00 €- Under 14  80,00 €

– Tribunetta Disabili: 10,00 € (disabile) – 10,00 € (accompagnatore)

– Tribuna Laterale Sud – Settore “O”: 15,00 € (disabile) – 15,00 € (accompagnatore)

– Tribuna Distinti Disabili: 20,00: € (disabile) – 20,00 € (accompagnatore)

– Curva Sud Disabili: 15,00 € (disabile) – 15,00 € (accompagnatore)

Per informazioni sull’acquisto dei biglietti per i disabili cliccare qui.

*Donne e over 65

**I biglietti per il Settore Ospiti sono in vendita anche sul canale ON LINE e possono essere acquistati solo dai titolari di tessera del tifoso presso le rivendite LISTICKET (per l’elenco consultare il sito www.listicket.com). I residenti in Campania potranno entrare alla stadio solo se in possesso di qualsiasi tessera del tifoso.

Per maggiori informazioni chiama lo 333-85.93.900 (Assistenza Tifosi)

ON LINE SU: www.listicket.com

Colpo alla caviglia per Hysaj, sta rientrando a Napoli

Problemi per l’albanese

Non arrivano buone notizie per Elseid Hysaj che, durante la partita contro l’Austria, ha subito un brutto colpo alla caviglia. Come riferisce Sport Ekspres, Hysaj è stato testardo nel voler finire la partita contro gli austriaci aggravando maggiormente le sue condizioni. L’infortunio sembrerebbe piuttosto serio tanto che Hysaj non giocherà contro il Lussemburgo e già in queste ore sta ritornando a Napoli.

Hamsik: “Ora voglio vincere lo Scudetto col Napoli”

Una giornata speciale

Marek Hamsik è stato premiato come migliore calciatore slovacco: “Non mi accontento, voglio vincere nuovamente questo premio, è bello far divertire anche i tifosi. Il calcio mi diverte e sto facendo bene sia in Nazionale che col Napoli. Il 2015 è stato un momento storico per il calcio slovacco perché andremo all’Europeo, vogliamo fare bene in Francia. Papà ha una stanza speciale per le maglie e trofei e ci darà anche il più questo.

Ora voglio vincere lo Scudetto col Napoli, per ora è il calcio più bello che abbia mai giocato e me lo sto godendo insieme ai miei compagni. Che cosa dobbiamo fare per ottenere il titolo a Napoli? Vincere tutte le partite, perché non penso che la Juventus possa perdere molti punti. Abbiamo bisogno di guardare a noi stessi e ottenere più punti. Real Madrid? Sono voci che non mi interessano, nessuno mi ha chiamato. Ho un contratto con il Napoli e penso solo a fare bene qui”.

Ischia, triangolare internazionale al “Mazzella”: vince il Real Forio

Triangolare internazionale al "Mazzella Ischia"
Triangolare internazionale al “Mazzella Ischia”

Il Real Forio si aggiudica il triangolare con Mondo Sport ed Enskede IK di Stoccolma. Nella prima gara gli svedesi hanno battuto il Casamicciola del presidente Mattera 2 a 0 (Sagredo e Lithner). Mondo Sport sconfitto anche dal Real Forio per 4 a 0 (Cantelli, Massimo De Luise, De Felice, Boria). Nell’ultima partita i biancoverdi hanno battuto l’Enskede 2 a 0 grazie alle reti di Guarracino e Saurino G. Una bella mattinata di sport e di intregazione culturale oltre che sportiva con la società svedese (2500 iscritti nel settore giovanile, la prima squadra milita in Prima Divisione, una sorta di serie B/Lega Pro italiana). Presente il vicesindaco del comune di Forio Gianni Matarese insieme all’assessore allo sport Giuseppe Di Maio; per il comune di Ischia il vicesindaco Enzo Ferrandino con il delegato allo sport Ottorino Mattera. Dal Real Forio sinceri auguri di buona Pasqua ai tifosi foriani e a tutti gli appassionati!

#LaRiscopertaDeiFatti- Napoli, ma lo scudetto? La squadra è pronta, l’ambiente no

#LaRiscopertaDeiFatti: ciò che si vede, che non si vede o che non vogliono far vedere. La sostanza, per citare il noto giornalista, e scrittore, Travaglio è questa: I fatti separati dalle opinioni. Perché, fondamentalmente, senza fatti si può dimostrare tutto e il contrario di tutto mentre con i fatti no. L’intenzione sarebbe quella, essere quanto più sistematici possibili. Se è fatto giusto, chapeau, mentre se è fatto sbagliato, guai. E ci perdoni ancora Travaglio se utilizzeremo la sua idea per parlare di calcio, ma al popolino piace così.

Il fatto è che con queste foto il calcio pare riconciliarsi. Che Bonucci abbracci Insigne può sembrare scontato, ma non lo è. Sono cose da uomini. In nazionale si è insieme, da settimana prossima di nuovo l’uno contro l’altro nel massimo rispetto possibile.

Il fatto è questo: dire che la Juve ha già vinto il campionato è da perdenti. Mancano otto giornate, 24 punti in palio. Mettere le mani avanti, già da adesso, è sintomo di insicurezza.

Il fatto è che l’idea del Flash mob è una genialata. Ma non nei termini in cui si sta promuovendo e nel modo in cui si sta interpretando. A maggio si scenderà in piazza per sostenere i colori azzurri, per dire grazie ai ragazzi di una stagione straordinaria, perché “comunque vada, campioni d’Italia”, non perché la Juventus è sporca, non per gli errori arbitrali. Non per un’espulsione mancata o un rigore non dato.

Il fatto è che s’è speso più tempo a fare polemica che a godersi quanto di bello è stato fatto in questi mesi.

Il fatto è che con un Higuain così non si dovrebbe avere timore di nulla. Lo scudetto è lì, che si può toccare. Deprimersi perché vittime di un -eventuale- complotto è controproducente.

Il fatto è uno: bisogna crescere. La squadra sembra averlo fatto il salto di qualità, l’ambiente ancora no.

 

Se la politica scopre la sobrietà FEDERICO GEREMICCA *

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FEDERICO GEREMICCA

FEDERICO GEREMICCA – Alla fine di una settimana terribile, volata via tra bus che si schiantano, kamikaze che esplodono e blitz a ripetizione, quel che resta è uno stato d’animo che mescola assieme angoscia, necessità di reagire e disappunto.

L’angoscia è figlia di una impalpabile ma evidente certezza: non c’è più stazione, aeroporto o piazza d’Europa nella quale ci si possa sentir davvero sicuri. La necessità di reagire è imposta dalle cronache di questi giorni, che reclamano una battaglia di civiltà e di intelligence ormai non più rinviabile. Il disappunto, infine, riguarda certe faccende nostrane, di fronte alle quali è difficile sfuggire ad una sensazione: che la politica italiana – o almeno certa politica – dia il meglio di se quando tace.

La sordina che i fatti di Catalogna e di Bruxelles hanno inevitabilmente imposto alla solita girandola di polemiche italiane, ha infatti prodotto un’immagine di sobrietà alla quale non eravamo più abituati. Per una volta – forse finalmente consapevoli che anche le strumentalizzazioni devono avere un limite – perfino le forze cosiddette antisistema si sono adeguate a una regola elementare anche in politica: quella del rispetto e del silenzio.

Non era scontato che fosse così, anche perché in passato non è sempre stato così. Le esplosioni di Bruxelles, stavolta, non sono state l’occasione per strillare comunque contro il governo e le sue presunte inefficienze; la litania immigrazione uguale terrorismo è stata recitata a bassa voce, e solo da qualcuno dichiaratamente fuori dal coro; e alle forze antisistema è stata risparmiata, per una volta, l’accusa tradizionale: è il vostro xenofobismo a determinare radicalizzazione e terrorismo.

Sì è potuto provare a ragionare di quanto accaduto e delle cose da fare, con un tasso di strumentalismo e demagogia inferiore al solito. È come se la cittadella politica, stavolta, avesse consapevolmente scelto la via della sobrietà: osservando, quasi incredula, il tourbillon di accuse, risse e dimissioni nel quale – intanto – sprofondava un Belgio scosso e ferito.

Potremmo sbagliare: però non scommetteremmo un euro sul fatto che un tale clima possa durare ancora a lungo. Il legittimo sospetto, insomma, è che la politica italiana abbia messo, per così dire, la sua polvere sotto il tappeto: ma che sia prontissima, esaurito il cordoglio, a ricominciare precisamente da dove aveva lasciato. E quel che aveva lasciato in sospeso, sono due «chiarimenti» non più rinviabili: il cui esito potrebbe proiettare novità non banali sull’intero sistema politico del Paese.

Il primo era l’annunciatissima Direzione del Partito democratico nella quale – per dirla alla Renzi – si sarebbero dovuti «fare i conti» su faccende assai scottanti: il rapporto con Verdini, l’asse strategico del Pd, il caso-astensione sul referendum di metà aprile, il doppio incarico del segretario-presidente e via elencando.

Il secondo «chiarimento» atteso, era forse ancor più importante: e riguarda il futuro del centrodestra italiano che, a partire dalla frantumazione dell’alleanza a Roma, potrebbe uscire dalle ormai vicine elezioni di giugno completamente trasformato: trasformato nella sua natura (da moderata a radicale) e rinnovato nella leadership.

È evidente che entrambi i passaggi – delicati e nient’affatto scontati – sono stati soltanto rinviati, e che né il Pd né il centrodestra potranno sottrarvisi. Difficile dire se in questa settimana di «chiuso per lutto» le parti in lotta abbiano discretamente trattato alla ricerca di una soluzione. Lo si potrà rapidamente scoprire alla ripresa delle ostilità.

Per ora, ci si può limitare a segnalare l’unica novità forse maturata all’ombra dei lutti cittadini e delle stragi belghe: la scelta del nuovo candidato-sindaco Cinque Stelle a Milano al posto della giubilata Bedori. Poche righe sui giornali e polemiche vicino allo zero. Come in verità sarebbe normale – e dunque auspicabile – anche in assenza delle bombe del Califfo e di lutti dolorosissimi.

*lastampa / Se la politica scopre la sobrietà FEDERICO GEREMICCA

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Don Rosa sarà ospite di Napoli Comicon

Comunicato Stampa Comicon Napoliwww.comicon.it

Atteso da anni, torna a incontrare il suo pubblico italiano il più importante cartoonist Disney americano vivente, Don Rosa, considerato il miglior allievo di Carl Barks, il creatore di Zio Paperone, Amelia, Gastone, Rockerduck, Cuordipietra Famedoro, Edi, le Giovani Marmotte, la Banda Bassotti, il vicino Jones e una miriade di altri personaggi.

Don Rosa
Don Rosa – By Arthurdewolf (Own work) [CC0], via Wikimedia Commons

Universalmente noto per aver ricostruito l’Albero Genealogico della dinastia dei Paperi disneyani, autore di tante storie scientificamente basate sulla tradizione impostata da Barks, Don Rosa è apprezzato soprattutto per la sua opera fumettistica più complessa, la Saga di Paperon de’ Paperoni (The Life and Times of $crooge McDuck). Vi racconta, in dodici dettagliatissimi capitoli, la vita e le opere del Papero più ricco del mondo, mostrandone le origini scozzesi, i genitori e i parenti, sino all’approdo negli USA (nello stato del Calisota) dove la sua famiglia si intreccia con quella dei Paperi americani discendenti dal fondatore di Paperopoli, Cornelius Coot. In particolare, incontriamo il figlio di Nonna Papera, che dopo aver sposato una delle due sorelle di Paperone dà alla luce Paolino Paperino e sua sorella Della, poi madre di Qui, Quo e Qua.

A questi dodici capitoli se ne aggiungono altri di approfondimento, realizzati in seguito, dove tra le altre cose si raccontano le gesta di Buffalo Bill, l’incontro con il presidente degli States Theodore Roosevelt e la storia d’amore del giovane Paperone con la ballerina di cafè chantant Doretta Doremì, ai tempi della corsa all’oro nel Klondike.

Nell’ambito di una serata disneyana dedicata a Don, presso la Mostra di Oltremare (al Teatro Mediterraneo), l’artista statunitense incontrerà i suoi fans, con video e contributi rari e inediti, e con la partecipazione di fumettisti e addetti ai lavori di tutto il mondo.

Canale di Sicilia : sono 730 i migranti tratti in salvo oggi

Canale di Sicilia

Sono complessivamente 730 i migranti tratti in salvo nella giornata di oggi, nel Canale di Sicilia, nel corso di 6 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

In particolare, Nave Diciotti CP941 della Guardia Costiera ha soccorso 5 gommoni, portando in salvo 627 migranti (528 uomini, 95 donne e 4 bambini), con l’intervento di Nave Aliseo della Marina Militare italiana, inserita nel dispositivo Mare Sicuro.

Su un sesto gommone è intervenuta Nave Dattilo CP940 della Guardia Costiera, salvando 103 migranti (80 uomini e 23 donne); alle operazioni ha preso parte Nave Grecale della Marina Militare italiana.

Tutti i migranti tratti in salvo nelle predette operazioni di soccorso saranno trasferiti a bordo della nave Siem Pilot, inserita nel dispositivo Triton di Frontex, che approderà a Pozzallo nella giornata di domani.

/ Canale di Sicilia : sono 730 i migranti tratti in salvo oggi

Ischia, lutto Pistola il cordoglio della società per il giovane calciatore Mario

ischia-isolaverde-COMUNICATI

Presidente, Amministratore, Dirigenti, Collaboratori, Tecnici e Calciatori della S.S. Ischia Isolaverde, si uniscono al dolore del Calciatore Mario Pistola per la perdita del caro Nonno LUIGI.
Sportivo di vecchia data, per anni dirigente del Barano Calcio, che ha lasciato un ricordo indelebile nella Comunità baranese.

A Mario e a tutta la famiglia le più sentite condoglianze da parte della redazione di Vivicentro.

Voyager 2 , il destino interstellare della sonda che sfiorò Urano e Nettuno

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Voyager 2

Trent’anni fa la sonda Nasa Voyager 2 sorvolò da vicino il settimo pianeta. E oggi è ancora in viaggio

FINO al 20 agosto 1977 era sulla Terra, a Cape Canaveral. Meno di un decennio dopo, il 24 gennaio 1986, oltre trent’anni fa, sorvolava Urano, regalandoci le prime foto del pianeta azzurro. E oggi, anche se è arrivata alla soglia degli anta, la sonda Voyager 2 è tutt’altro che appagata. Superati i confini del Sistema solare, continua a viaggiare imperturbata verso lo spazio interstellare, portando con sé il glorioso Voyager Golden Record, una placca di metallo su cui sono incise le principali informazioni relative alla specie umana e alla vita sulla Terra. Una sorta di “capsula” del tempo destinata a eventuali intelligenze extraterrestri che dovessero incrociarne la rotta.

Come la sua gemella Voyager 1, anche Voyager 2 è stata lanciata con l’obiettivo di esplorare il cosiddetto Sistema solare esterno (Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone e relativi satelliti). E ha compiuto egregiamente il suo lavoro: a due anni dal decollo, nel luglio 1979, ha visitato Giove, fotografando il gigante gassoso e integrando le immagini e le informazioni provenienti da Voyager 1. Dopo altri due anni ha sfiorato anche Saturno, il narciso del Sistema solare, regalandoci immagini mozzafiato dell’anello roccioso che lo adorna. Nel gennaio del 1986, finalmente, Voyager 2 ha centrato l’obiettivo principale della missione, il sorvolo di Urano, settimo pianeta del Sistema solare. Si è trattato di un incontro breve ma estremamente significativo: la sonda è transitata a circa 80mila chilometri dal pianeta (tanto per fare un confronto, si pensi che la Terra dista dalla Luna circa 300mila chilometri), scattando fotografie del pianeta e dei suoi satelliti e inviando dati alla Terra per circa cinque ore e mezza consecutive.

larepubblica / Voyager 2 , il destino interstellare della sonda che sfiorò Urano e Nettuno di SANDRO IANNACCONE

Il campionato è fermo? Tiriamo un pò le somme in casa Napoli

Domenica di Pasqua ed impegni delle Nazionali, la serie A si ferma per un turno. Il campionato riprenderà il prossimo week-end e vedrà il Napoli impegnato in trasferta alla “Dacia arena” di Udine contro i bianconeri dell’ Udinese. Ennesimo ostacolo nella corsa per lo scudetto, ostacolo da arginare per restare nella scia dell’ altra compagine bianconera, la Juventus, staccata sempre di tre lunghezze.
La sosta ci permette di tirare un pò le somme e di tracciare una serie di numeri e curiosità, singoli e non, legati al Napoli fino alla 30esima giornata di campionato.
In primis non possiamo non citare la stagione stratosferica di Gonzalo Higuain che ha raggiunto quota 31 gol, 29 in campionato e 2 in Europa League. Bomber indiscusso, il pipita guida la classifica dei marcatori con ben 15 reti di vantaggio sullo juventino Dybala e il milanista Bacca .
Non solo gol, gli azzurri vantano anche il miglior assist-man: a guidare la speciale classifica degli assist vincenti è Lorenzo Insigne con 8.
Restando nell’ ambito dei singoli troviamo un altro speciale record legato all’ estremo difensore: se un campione come Gianluigi Buffon vanta il record di imbattibilità con 974 minuti( superato il record precedente di 929 che apparteneva a Seba Rossi), Reina può, dal canto suo, consolarsi come il portiere che ha subito il numero minore di conclusioni nello specchio: 68 fino a questo momento, con una media di 2,3 a gara.
Spostandoci sul collettivo notiamo che il Napoli detiene il miglior attacco del campionato insieme alla Roma con 62 gol all’attivo, e la seconda miglior difesa, con 24 gol subiti, alle spalle della Juventus che ha incassato solo 16 reti.
Ma il dato statistico più importante è legato sicuramente alla classifica: rispetto alla scorsa stagione gli azzurri hanno totalizzato 67 punti, 17 in più; nessuna squadra ha fatto meglio.

Il Comicon diventa maggiorenne: diciottesima edizione e tanto entusiasmo

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Comicon

Manca ormai meno di un mese alla 18esima ecomicon 2016dizione del Comicon – Salone internazionale del fumetto, che si terrà dal 22 al 25 aprile a Napoli nella consueta sede della Mostra d’Oltremare. Si annuncia un’edizione imperdibile, per una Fiera che punta praticamente alla perfezione, migliorandosi di anno in anno. Sono tanti gli ospiti illustri già annunciati sul sito ufficiale della manifestazione, così come saranno numerose le anteprime e le edizioni esclusive presentate.

La corsa al biglietto di ingresso è già iniziata e gli abbonamenti sono ormai già esauriti, mentre rimangono in vendita i tagliandi per le singole giornate della Fiera.

Antonio Gargiulo

Molenbeek Bruxelles: criminali di quartiere divenuti jihadisti

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Molenbeek , l’arresto di Salah Abdeslam (reuters)

Dalla gang di Molenbeek agli studenti di Schaerbeek. Furti, violenze e spaccio: così nelle strade si “formarono” i terroristi della cellula di Abaaoud. Radicalizzati da quattro “cattivi maestri”

BRUXELLES – La chiamano la cellula terroristica di Abaaoud, adesso. Ma fino a tre anni fa gli uomini che hanno lordato Parigi e Bruxelles con il sangue di 161 innocenti, erano semplici criminali di quartiere. Divisi in tre bande. C’era il gruppo di Molenbeek, ovviamente. I padroni, i più numerosi. Qualche chilometro verso est sul croissant pauvre, la cintura povera della capitale belga, c’era la Leaken dei fratelli Bakraoui, ladruncoli di macchine col vizio di maneggiare le armi. Un po’ più in là, a Schaerbeek, vivevano gli “studiosi”. L’universitario Lachraaoui, l’artificiere. E il giornalista freelance Faycal Cheffou, l’attentatore col cappello. Della religione non fregava niente a nessuno.

IN UN CHILOMETRO QUADRATO
Torniamo al 2013, dunque. Quando i terroristi che hanno sconvolto l’Europa non avevano ancora aderito al fanatismo del Califfato, né alla barbarie della guerra in Siria.

Quelli di Molenbeek vivono dentro un chilometro quadrato. Scandiscono le giornate tra rapine, canne, birra e ragazze. Non hanno tempo per la moschea, né per la preghiera. Abdelhamid Abaaoud è il terzo figlio di Omar, commerciante benestante che ha un bel negozio di tessuti a rue du Prado, una traversa della piazza del municipio.

L’appartamento dei fratelli Salah e Brahim Abdeslam è all’angolo della stessa piazza, sopra una gioielleria. Alle spalle del caseggiato c’è rue Evariste Pierron, dove vive il belga con origini marocchine Chakib Akrouh, che parteciperà al commando delle Terrasses di Parigi. Si fanno duecento passi e si arriva al 3 di rue Ransfort: in questo dignitoso salone di coiffeur ha investito i suoi risparmi Mohamed Abrini, oggi latitante per aver accompagnato in Francia Salah il giorno prima della mattanza del venerdì 13 novembre.

Nella stessa via risiede un altro “arnese” che nel giro di due anni farà parlare di sé: Ayoub El Khazzani, l’uomo che nell’agosto scorso ha ferito tre passeggeri sparando con un fucile d’assalto sul treno Thalys tra Amsterdam e Parigi. In quel chilometro quadrato di Molenbeek, ci sono tutti. “Erano una banda – ricorda Albert R., uno dei vicini di casa degli Abdeslam – con un capo indiscusso: Abaaoud, il ricco. Qualcuno era un più violento degli altri, ma tutti amavano la bella vita”. Che ha un costo, e per Salah il salario per il lavoro da meccanico non basta. Così si arrangia spacciando. Ha già conosciuto il carcere: nel 2010 è finito dentro con Abaaoud per rapina a mano armata.

I FRATELLI DI LAEKEN
Nella gang di Molenbeek, nel 2014, bazzica anche un “forestiero”. Ibrahim Bakraoui è di Laeken, e gli altri lo conoscono di fama. “È il matto che ha sparato alla polizia”.

L’episodio risale al gennaio 2010. Ibrahim viene beccato mentre tenta di rapinare uno sportello Western Union vicino alla casa dei suoi genitori in rue Wauthier. Per fuggire spara e ferisce un agente, ma in cantina gli trovano due kalashnikov. Nove anni di carcere: questa è la condanna, ma esce di prigione dopo quattro con la condizionale. Referenze sufficienti, a Molenbeek, per ottenere da Omar, il padre di Abdelhamid Abaaoud, un impiego part time al magazzino di tessuti.

Ibrahim ci lavora per qualche mese e trascina nella “batteria” di Molenbeek il fratello minore Khalid, che il carcere non l’ha ancora assaggiato nonostante la grande passione per guidare le macchine degli altri: da quando ha 15 anni ruba auto, spesso solo per il gusto di farle filare a tutta velocità lungo gli otto chilometri di asfalto del petit ring che circonda il centro storico. Si è guadagnato un soprannome: “Lamborghini”.

Il 22 marzo 2016 i fratelli Bakraoui si faranno esplodere con due valige imbottite di Tatp: uno all’aeroporto di Zaventem, l’altro alla fermata della metro di Maelbeek.

GLI “ISTRUITI” DI SCHAERBEEK
A Schaerbeek Najim Laachraoui, futuro artificiere della cellula, ha lasciato gli studi nel 2010, a 19 anni. Frequentava il Politecnico all’Université libre del Belgio, ma si perdeva nei tornei di frisbee nei weekend. “È sempre stato un bravo studente, Najim”. Così lo ricorda la direttrice dell’Istituto cattolico superiore della Santa Famiglia di Helmet.

Il ragazzo, per il suo futuro, ha però in mente qualcos’altro. Secondo alcuni, è diventato un attivista filopalestinese. Quel che è certo è che tra il 2012 e il 2013 frequenta i fratelli Othman e Mohamed Ahsynnai, oggi sotto processo per reclutamento di foreign fighter. E conosce l’imam radicale Mohamed Benjiba, che sarà espulso dal Belgio. Sono questi i “cattivi maestri” degli studenti di Schaerbeek, esattamente come lo è, a Molenbeek, Khalid Zarkani, amico di Abaaoud e in contatto diretto con l’Is.

Laachraoui conosce Faycal Cheffou, personaggio noto in quel di Schaerbeek non foss’altro perché suo fratello Karim, di professione rapinatore, è stato ucciso lì dalla polizia durante un arresto. Nella sua abitazione nascondeva un kalashnikov. Lo stesso Faycal è stato coinvolto in una storia di omicidio, avvenuto a casa sua mentre era assente.

Al giudice ha dovuto spiegare perché in cantina avesse uniformi della polizia, cappucci, manganelli, frutto dei suoi furtarelli. Un piccolo criminale, a quel tempo. Come gli altri gangster della periferia di Bruxelles trasformati in jihadisti.

larepubblica / Bruxelles, criminali di quartiere divenuti jihadisti dal nostro inviato FABIO TONACCI

Gabriel: “Higuain spettacolare, non mi pento di essere venuto qui”

E’ intervenuto, ai microfoni di Sky Sport, il portiere azzurro Gabriel: “Auguri di buona Pasqua a tutti, che sia una domenica di gioia. Higuain? In allenamento ci proviamo a fermarlo, è spettacolare. E’ fortissimo, uno dei più forti con cui ho giocato ed anche una persona spettacolare, un ragazzo buono e divertente. Lui ha una fame incredibile, quella dei grandi attaccanti che dopo tre gol non sono soddisfatti e vogliono farne un altro. Un altro anno dietro Reina a Napoli? Quando ho deciso di andare a Napoli ho valutato tante cose, non era semplice, venivo da un anno spettacolare a Carpi con la promozione. Quando ho scelto Napoli ho deciso per imparare, sono soddisfatto di quello che ho vissuto con Sarri che ha uno stile che non avevo mai incontrato, poi mi sono allenato con preparatori dei portieri bravissimi e Reina è spettacolare ed ha vinto tutto. Non mi pento della scelta anche se ho giocato meno di quello che mi aspettavo. Per la prossima stagione valuterò il meglio per me.”

EUGENIO SCALFARI: Un ministro dell’Interno europeo per battere il terrorismo

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EUGENIO SCALFARI

EUGENIO SCALFARI – IL DIBATTITO in corso sul terrorismo orribile dell’Is tocca un’infinità di argomenti: il nostro modo di comportarci per vincere la paura, il tema dei rifugiati e dei migranti, le moschee da chiudere o da aprire, l’integrazione dei musulmani o la loro cacciata, la guerra guerreggiata in Siria, in Iraq e in Libia. Insomma una selva di problemi che si intrecciano l’uno con l’altro creando una sorta di labirinto pieno di contraddizioni difficilissime da risolvere senza però affrontare il punto-chiave perché non viene formulata la vera domanda che dovremmo porci.

La domanda è questa: perché i terroristi manovrati ed istruiti dal Califfato si uccidono per uccidere gli altri, innocenti e incolpevoli?

Nella storia del mondo moderno non esistono altri esempi del genere, salvo i kamikaze giapponesi che, alla guida di aerei carichi di bombe, si lanciavano contro le navi da battaglia americane nell’ultima guerra mondiale.

Anche loro si uccidevano per uccidere il nemico, ma una differenza c’è rispetto ai kamikaze dei terroristi dell’Is: i piloti giapponesi combattevano una guerra e si uccidevano per uccidere il nemico, quel nemico. I terroristi dell’Is uccidono un nemico creato da loro, persone di qualunque razza, qualunque religione (o nessuna), qualunque nazionalità, qualunque età, bambini compresi, qualunque luogo purché affollato: uno stadio sportivo, un teatro, un bar, un aeroporto, una stazione, una metropolitana. Sono quindi molto diversi dai kamikaze giapponesi.

Qualcuno li ha paragonati ai nazisti, ma è un esempio sbagliato: i nazisti uccidevano gli ebrei, gli zingari, i diversi dalla loro razza ariana e comunque non uccidevano se stessi.

Altri portano come analogo esempio quei soldati che in una guerra vengono incaricati di missioni che li porteranno alla morte, ma anche questo è sbagliato: quei soldati hanno un x per cento molto elevato di lasciarci la pelle ma una possibilità di salvarsi comunque esiste, anche se si trattasse dell’1 per cento. Il rischio è altissimo ma non sono loro ad uccidersi.

Per concludere su questo punto: i kamikaze dell’Is sono un caso unico al mondo e agiscono dovunque, dal Medio all’Estremo Oriente, in Africa, in  America e soprattutto in Europa. Però l’Europa e il Medio Oriente sono i loro principali teatri d’operazione.

Questo è il quadro da decifrare e in questo quadro stanno i nostri comportamenti per annientare l’Is e le sue cellule impazzite.

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Quanti sono i kamikaze e le loro cellule universalmente diffuse ? E qual è la centrale di comando che le guida?

La centrale di comando era fino a un paio di mesi fa unica: il territorio dominato dall’Is, assurto ormai a livello di uno Stato, con le sue gerarchie: un Capo, la sua squadra di collaboratori, le sue milizie combattenti come un vero e proprio esercito, i suoi organi di informazione e di efficace propaganda, i suoi reparti che istruiscono i kamikaze e li convincono a diventare tali.

Il territorio è triconfinario: confina con la Siria, con l’Iraq, con la Turchia ed anche con il Kurdistan. Ma negli  ultimi tempi ha creato comandi dislocati e in parte autonomi. Uno di essi opera nel Sinai, un altro in Cirenaica.

Su questo terreno è in corso una guerra vera e propria con alterne vicende, salvo in Libia, dove questa guerra non c’è.

Le cellule sono sparse ovunque; la loro consistenza numerica può sembrare assai scarsa rispetto all’estensione del territorio sul quale operano, ma è molto elevata se paragonata ai compiti ad essa affidati: il personale delle cellule è valutato intorno a 20-30 mila persone, ma i possibili kamikaze sono più o meno la metà: 10-15 mila. Sono pochi? No, per quel che debbono fare è un numero molto elevato. In Francia e in Belgio sono stati impiegati una sessantina di terroristi; i kamikaze erano una ventina, ma quelli che hanno operato anche meno, creando tuttavia danni materiali molto elevati e danni psicologici e politici elevatissimi.

Somigliano al terrorismo delle Brigate rosse o di altre analoghe organizzazioni che operarono negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso? Assolutamente no. Nessuno di quei terroristi fece mai il kamikaze e comunque operavano avendo in mente un programma politico, l’aspirazione religiosa non c’entrava in nessun modo.

E noi, noi europei e noi italiani, che cosa possiamo e dobbiamo fare?

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Convincerli a desistere dal fare i boia a prezzo della loro vita? Tentar non nuoce, dice il proverbio, ma in gran parte sarà tempo sprecato.

Dedicarci a mantener neutrali o meglio ancora a schierare contro l’Is e le sue cellule operative i musulmani residenti in Europa? Questo sì, è un compito incombente e non può significare altro che un processo di integrazione con tutto ciò che comporta in termini di occupazione professionale. Non vale soltanto per i musulmani ma anche per le periferie cittadine, le banlieue trasformate in ghetti, dove con la rabbia, la protesta, la violenza predispongono alcuni alla  seduzione del Califfato.

Infine c’è l’obiettivo principale da realizzare: costruire l’unità, la vera e propria unificazione dell’Europa. Economica e insieme politica. Creare una nuova architettura e al tempo stesso risvegliare un sentimento europeista che negli ultimi anni si è molto indebolito o addirittura del tutto scomparso, sostituito da un sentimento opposto, antieuropeista, antidemocratico, antimigranti, nazionalista vecchia maniera.

Ho scritto più e più volte su questo obiettivo da perseguire risollevando la vecchia bandiera di Altiero Spinelli, di De Gasperi, di Adenauer e di Schuman; ma oggi essa è diventata una necessità. Per rispondere politicamente ai boia  del Califfato e all’Europa come nemico, l’unificazione politica del nostro continente è il solo modo di reagire, avendo una piena coscienza che l’architettura dell’Europa confederata, così com’è, non è in grado di sostenere lo scontro.

Fino a qualche settimana fa personalmente ritenevo che un ministro delle Finanze unico, installato nell’eurozona, fosse il primo passo da compiere per avviare una politica di crescita sociale ed economica  con le conseguenze politiche che quest’innovazione avrebbe comportato.

Gli ultimi avvenimenti non indeboliscono affatto quell’obiettivo che Mario Draghi da tempo chiede e che ha per ora parzialmente sostituito con la politica economico-monetaria adottata dalla Bce. Ma ora occorre affiancare all’obiettivo economico-monetario un altro che mi permetto di indicare alla politica europeista: la creazione di un ministro dell’Interno unico per tutta l’Unione europea ed anche un ministro della Difesa e degli Esteri.

Quello dell’Interno è il primo e il più necessario: significa una sorta di polizia federale (l’Fbi) con competenze sull’unificazione dei Servizi segreti, l’abolizione dell’autonomia nazionale per quanto riguarda i confini interni, il ripristino immediato del patto di Schengen.

So che su questa strada ci sono già da tempo il presidente Sergio Mattarella, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini. Sono certo che sarebbe favorevole anche Mario Draghi  sebbene si tratti di un’innovazione che non riguarda direttamente le sue competenze. E penso che lo sia anche Matteo Renzi, sulla cui politica europea desidero spendere qualche parola.

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Matteo Renzi ha scritto qualche settimana fa un documento del quale in queste pagine si è ampiamente parlato, nel quale si descrive dettagliatamente il rafforzamento necessario dell’Unione europea, con un’ipotesi di federazione e, tanto per cominciare, con la creazione di un ministro delle Finanze unico nell’eurozona. Il documento è di nove cartelle, divise in vari settori che concludono appunto col ministro  delle Finanze europeo. È stato inviato a tutte le Autorità europee, nessuna esclusa e, per illustrarlo anche alla parte politica che Renzi guida nella sua funzione di segretario del Pd, ha convocato a Parigi il Partito socialista europeo cui ha illustrato il documento in questione.

Non è stato, quest’impegnativo documento, un segno di continuità; Renzi era stato per quasi due anni il fautore di una autonomia nazionale piuttosto spinta e la sua dialettica sia verso la Commissione europea, sia verso la potenza egemone della Germania, era stata l’accentuazione dell’autonomia dei governi nazionali.

Ad un certo punto, probabilmente dopo una più attenta considerazione dei fatti, la sua politica europea ha cambiato profondamente direzione ed è quella che abbiamo descritto. Non credo che dipenda da quanto sostiene il nostro giornale, ma ho preso atto con legittima soddisfazione che ora le nostre posizioni coincidono e voglio sperare che coincideranno anche ora sulla proposta di un ministro dell’Interno unico e di un’unica polizia federale.

Apro metaforicamente una parentesi per dire che questa concordanza non piace affatto al mio comico d’elezione, Maurizio Crozza. Mi dispiace molto, ma pazienza, non manco mai alle sue trasmissioni e così continuerò a fare ogni venerdì sera anche se ora ripete troppo spesso vecchi sketch già visti. Chiusa parentesi.

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Concludo. Accettare (sotto ricatto) che la Turchia di Erdogan entri nell’Unione europea sarebbe un fatto di inaudita gravità. Una dittatura sanguinaria,  con una storia di secoli alle spalle, che hanno visto quella nazione in guerra contro l’Europa, è un fatto inaccettabile.

Le armate turche nel Cinquecento si lanciarono alla conquista dell’Europa incominciando dalla Grecia e poi dai Balcani, dall’Ungheria e dall’Austria ed arrivarono addirittura a Vienna. Lì ci fu una battaglia campale, dove l’Europa era difesa da una coalizione piuttosto male armata, con un solo esercito valido, composto da truppe polacche e guidato dal re di Polonia.

Per fortuna i turchi furono sconfitti e arretrarono ma la loro presenza nell’Europa balcanica e in tutto il Maghreb africano durò ancora per secoli, sempre e comunque contro l’Europa.

Capisco che col tempo i Paesi cambiano, ma la Turchia di Erdogan è purtroppo la peggior Turchia e con l’Europa ha poco anzi nulla da spartire.

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Ricordando  venerdì santo l’insegnamento di Gesù, papa Francesco ha ancora una volta ripetuto che c’è, per i credenti di tutto il mondo e di tutte le religioni, un unico Dio che ha creato tutto e crea in permanenza. Tutte le persone umane sono state da lui create e tutti dunque debbono essere tra di loro fratelli.

Ha anche nominato le varie religioni: i cristiani, gli ebrei, i musulmani, Buddha, le divinità induiste, quelle cinesi e giapponesi. Il Dio è sempre unico anche se i suoi nomi sono diversi, diverse le Scritture, le dottrine e la catechesi. Diversi, ma affratellati.

Questa è la grande lezione di Francesco, interprete di un Dio che dispensa la misericordia come il suo dono principale, anzi unico, a tutta l’umanità senza distinzione alcuna.

Questa voce insegna il bene e come tale tutti sono chiamati ad ascoltarla.

Grazie Francesco, le tue parole sono essenziali per uscire dal labirinto in cui versa il mondo.

*larepubblica / Un ministro dell’Interno europeo per battere il terrorismo di  EUGENIO SCALFARI