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Reina, il papà: “Il Napoli è un altro Atletico Madrid, stessa identità popolare!”

Lo dichiara a La Repubblica

Miguel Reina, papa del portiere del Napoli, ha parlato del Napoli, ma anche dell’Atletico Madrid: “Simeone promuove i valori dei miei tempi: umiltà, costanza, impegno. Io sono la smentita al detto che dell’Atlético si nasce. Io lo sono diventato. Da bambino tifavo Barcellona, il mio idolo era Ramallets, e quando mi sono infilato la sua maglia mi pareva un sogno. Ma quando ho conosciuto l’Atlético, non ci sono stati altri colori. Ora, seguendo mio figlio Pepe, vedo che il Napoli è un altro Atlético. Stessa identità popolare. Il calcio è prima sentimento. Pepe al Bayern? Uno scherzo fatto dal calcio alla mia famiglia”.

Alla Rai finiscono le scorte di trucco: tutti in onda “come mamma li ha fatti”

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La denuncia del sindacato autonomo Snater: “Forniture di prodotti cosmetici bloccate da tre mesi”. La RAI : “Il problema esiste ma troveremo una soluzione per affrontare l’emergenza”

ROMA – Le truccatrici della Rai, maghe della cosmesi e capaci di veri miracoli estetici, sono in allarme: negli studi di Roma le scorte di trucco sono ormai agli sgoccioli. È questione di pochi giorni e sarà tutto finito: niente più fondotinta, ciprie, mascara, ombretti e tutti gli altri strumenti del make up indispensabili a nascondere le imperfezioni e rendere più gradevoli i volti del piccolo schermo.

“Gli ordini sono fermi da tre mesi – denuncia Piero Pellegrino, segretario nazionale del sindacato autonomo Snater – e se non si trova subito una soluzione il risultato sarà che ospiti di fama mondiale, giornalisti e politici di turno andranno in onda senza un velo di cerone, proprio come mamma li ha fatti. Chi invece ci rimetterà davvero la faccia saranno i professionisti del trucco Rai”.

All’origine del blocco delle forniture, secondo lo Snater, ci sarebbe una diatriba tra la base e il vertice della struttura che gestisce il settore ‘trucco e parrucco’. “L’ufficio trucco ha chiesto determinati tipi di prodotti che rappresentano il top della categoria – spiega ancora Pellegrino – mentre la dirigenza ha cercato di risparmiare, acquistando materiali di qualità inferiore che si sono dimostrati inadatti alle esigenze televisive. E alla fine si è bloccato tutto: gli ordini partono, ma poi mano mano che arrivano in alto si fermano. Siamo arrivati al punto che pur di continuare a svolgere in maniera dignitosa il loro lavoro le colleghe e i colleghi truccatori comprano i cosmetici di tasca propria. Ma non devono farlo, anche perché usando trucchi non forniti ufficialmente dall’azienda si espongono a rischi”.

Da parte sua la Rai ammette l’empasse: “Il problema esiste – affermano dall’ufficio stampa – ma paradossalmente il blocco è dovuto alle nuove norme sulla trasparenza degli appalti sulle forniture, che hanno complicato e rallentato le procedure. Tamponeremo nell’immediato con una soluzione di emergenza che permetterà alle produzioni televisive di completare la stagione e arrivare all’estate. Poi la questione sarà affrontata in maniera più organica e strutturata”.

Il problema è oggettivo e molto serio anche per quei varietà campioni di ascolti come I migliori anni (che riparte venerdì 29 aprile) o Tale e quale show, in cui lavorano professionisti specializzati in trucco di scena e cinematografico. Senza il giusto make up sarebbe stato impossibile trasformare Fiordaliso in Aretha Franklin o Valerio Scanu in Conchita Wurst.

Alla Rai finiscono le scorte di trucco: tutti in onda “come mamma li ha fatti” MONICA RUBINO

Non i conti ma la creatività è qui la stanchezza di Apple

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L’iPhone non squilla più come una volta Dopo tredici anni di crescita ininterrotta Apple fa registrare un calo del 13 per cento nei ricavi. È una battuta d’arresto, non una crisi: l’azienda fattura comunque 50,5 miliardi di dollari nel solo primo trimestre del 2016 e resta pur sempre la prima società al mondo per capitalizzazione, seguita da Alphabet, la holding di Google, e da Microsoft. Ma il segno meno è indice di una sofferenza. Erano stati gli stessi vertici della società ad anticiparlo a gennaio, mettendo sull’avviso il mercato.

Nel settore dei telefoni il trimestre si confronta con un periodo che aveva visto il boom dell’iPhone 6. Oltre alla congiuntura, però, c’è una stanchezza strutturale. Da una parte in Occidente la concorrenza negli smartphone di fascia alta è sempre più forte – vedi alla voce Samsung e Huawei – dall’altra crescono nuovi marchi, come Xiaomi, che in Cina stanno conquistando fette di mercato di rilievo facendo leva sul prezzo. Non è un caso che qui le vendite Apple calino del 26%. Costruire un cellulare a Shenzhen, nella fabbrica del mondo, costa ormai meno di 20 dollari. È anche per questo che l’azienda ha deciso di lanciare un apparecchio a prezzo più basso, l’Se, che ha esordito a fine marzo.

Nel primo trimestre dello scorso anno la società guidata da Tim Cook, 55 anni, aveva venduto oltre 61 milioni di telefoni, 12 milioni di tablet iPad e 4,5 milioni di computer Mac. Su tutte e tre le linee di prodotto quest’anno troviamo un segno meno. Per gli iPad si tratta addirittura dell’ottavo trimestre di fila di diminuzione: il mercato è saturo, i dispositivi invecchiano lentamente, i tassi di sostituzione dunque restano bassi. Quel che è peggio, secondo gli analisti il calo è destinato a continuare anche nel trimestre in corso, e dovremo attendere in autunno la presentazione dell’iPhone 7, il vero salvadanaio di casa – da solo porta a casa i due terzi dei ricavi di famiglia – per assistere a un’inversione di tendenza.

Ma, al di là del ricambio dei prodotti esistenti, l’azienda che negli ultimi anni ha ridisegnato molte delle nostre abitudini, inventando gesti che prima non esistevano (pensiamo a come è diventato normale interagire con gli schermitouch, che fino a dieci anni fa per il grande pubblico non esistevano), si trova a un bivio importante della propria storia. Tutti i prodotti di cui abbiamo scritto, infatti, sono stati pensati quando ancora al comando c’era il fondatore Steve Jobs, morto nel 2011. Non che non ci siano nuovi dispositivi, l’Apple Tv e l’orologio Watch su tutti, ma nessuno dei due per il momento mostra la stessa dirompente capacità di crescita e la vitalità necessarie a creare mercati e bisogni che prima non sapevamo di avere.

La mela resta un frutto prezioso: servizi e software legati ai prodotti continuano a macinare denaro, dalla musica su iTunes alle applicazioni scaricate dal suo negozio digitale. Un flusso di ricavi sufficiente a renderla la società più profittevole, con una cassa che alla fine del 2015 ammontava a 216 miliardi di dollari.

Tanto per capirsi, una cifra sufficiente a risanare il 10 per cento del debito pubblico italiano. Ma secondo alcuni Apple ha perso almeno in parte la straordinaria forza innovativa che è stata alla base del suo successo. Qualche giorno fa il miliardario cinese quarantenne Ja Yueting ha dichiarato a Cnbc che i suoi prodotti «sono obsoleti». Un giudizio ingeneroso. Ma occorrerà tutta l’immaginazione di Joni Ive, il 49enne alla testa del design della società, nominato comandante dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta per i suoi meriti creativi, per stupirci ancora.

@massimo_russo

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Leicester, meglio una volta nella vita. Il piacere è inarrivabile

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Una è nascere, un’altra morire In mezzo, parecchie altre cose ti succedono una volta sola nella vita. Il viaggio avventuroso, la notte d’amore che non avevi nemmeno osato immaginare, l’occasione presa per i capelli o persa per un pelo. Emozioni uniche, della cui irripetibilità sei consapevole nel momento stesso in cui le provi. Noi del Leicester sappiamo fin troppo bene che la nostra squadra adottiva non vincerà mai più il campionato inglese. Sotto sotto lo speriamo persino, altrimenti l’eccezionalità di quanto sta per accadere perderebbe un po’ del suo fulgore. Soltanto i potenti non si annoiano mai di esserlo (e per questo lo sono, però che noia).

Leicester in occasione della vittoria sullo SwanseaLa storia di provincia che ha incendiato la curiosità del mondo intero è un attentato alla logica e un inno alla speranza. Una banda di scarti e di incompresi che l’anno prima ha rischiato la retrocessione viene affidata a un allenatore non più di primo pelo, Ranieri, considerato da sempre un magnifico perdente. I difensori centrali hanno la mobilità di un armadio e nei piedi la sensibilità dei ferri da stiro. Il centravanti per un certo periodo ha giocato col braccialetto elettronico alla caviglia, essendo in libertà vigilata per i postumi di una rissa da bar. I giocatori di maggior talento sono un francese del Mali e un algerino che nessuna delle Big si è degnata di ingaggiare.

Partita dopo partita, la banda diventa squadra e il sogno prende forma. Sembra uno scherzo a cui non crede ancora nessuno. Poi le corazzate di Londra e Manchester cominciano a sbandare e il Leicester si rivela a se stesso e agli altri con un gioco semplice e redditizio, uno spirito di gruppo unico e una concatenazione di coincidenze favorevoli che solo dei prosaici chiamerebbero botte di c.

L’incredibile diventa possibile, quindi probabile e infine inesorabile. Ah, che sensazione unica di pienezza regala il sentirsi spinti dal vento dell’inesorabile. Ogni partita è un calvario con inglobata la resurrezione e alla fine piangono sempre tutti: giovani e vecchi, in campo e sugli spalti. Piangono per gratitudine o perché faticano ancora a credere che la storia si sia capovolta, che la trama di un film sia diventata cronaca, che ciascun uomo abbia un Leicester potenziale nel suo destino. Invece può succedere, tanto è vero che succede. Ogni tanto. Diciamo, una volta nella vita.

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LEGGERE ANCHE: Vincere sempre come la Juve. La garanzia che il mondo c’è MAURIZIO ASSALTO

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Vincere sempre come la Juve. La garanzia che il mondo c’è MAURIZIO ASSALTO

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Era inevitabile Respinti con perdite i gufi, esaurite le batterie anche dei più accaniti detrattori, di fronte alla forza fattuale del quinto scudetto consecutivo della Juve gli «anti» non potevano non rispolverare l’argomento: «ma che gusto ci provate a vincere sempre?». Con un retropensiero trasparente: vincere di rado vuol dire godere meno sovente, ma farlo, quando accade, con maggiore intensità.

Juventus, conquista del quinto scudetto consecutivo

Ebbene, vorrei spiegare perché non è così, e che il godimento di uno juventino, ancorché qualitativamente differente, può non essere quantitativamente meno intenso di quello di qualunque vincitore occasionale. Meno appariscente, magari, per la forza dell’abitudine, ma più intimamente assaporato nelle sue implicazioni vitali.

Fateci caso: vincere «fa stare bene» – Antonio Conte dixit, il demiurgo del capolavoro portato a compimento da Massimiliano Allegri -, quando si vince non si sentono più dolori fisici e morali. E se perdere è un po’ come morire – ancora Conte -, vincere è invece un atto di affermazione esistenziale che temporaneamente sottrae al flusso del divenire e tende a fissare l’attimo nella sfera dell’eterno. Vinco ergo sum. Per questo la ripetizione è necessaria. Altro che noia.

Chi gode una tantum propende per l’eccezione, per l’elettrizzante imprevisto che interrompe momentaneamente (ma in verità soltanto per riconfermarla) la monotonia della regolarità. Chi gode – vuole godere – sempre è invece proprio questo tipo di monotonia che ricerca: amor fati, eterno ritorno dell’uguale, in termini nietzscheani. Anche se qui Nietzsche non c’entra. C’entra piuttosto il bisogno di certezze, di orizzonti riconoscibili, di riferimenti saldi, in definitiva di quell’ordine regolare che solo è in grado di imbrigliare la caoticità del reale inevitabilmente teso alla catastrofe finale dell’individuo.

La regola che si riconferma è il sole che sorge ogni giorno, la garanzia che il mondo c’è, tutto è a posto e la vita può continuare sulla Terra. Se il sole oltrepassasse i limiti che gli sono assegnati, dice Eraclito, le Erinni, ministre di Dike, accorrerebbero a scovarlo. La Juve ha vinto ancora, dunque il (nostro) mondo può continuare a essere.

LEGGI ANCHE – Leicester, meglio una volta nella vita. Il piacere è inarrivabile (M. Gramellini)

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Ischia, inizia il Bitetto 2.0

BITETTO 1

Dopo sei sconfitte consecutive il tecnico Antonio Porta è pronto a dire addio alla panchina gialloblu. La società dopo la sesta sconfitta consecutiva in quel di Matera per 4-1, ha deciso di effettuare l’ennesimo cambio in panchina, con appena due giornate al termine del campionato, escludendo i play-out. Una stagione quelle dell’ Ischia caratterizzata da una  programmazione sbagliata e con tanti errori e cambiamenti in campo,ma anche in panchina. Una squadra quella si è vista contro il Matera, che ancora una volta ha mostrato tante difficoltà in campo e senza un’identità di gioco. L’Ischia è chiamata a dare una svolta, sopratutto in vista dei play-out di fine maggio,dove c’è mantenere una categoria conquistata con tanti sacrifici. C’è bisogno di una svolta: via Porta, con il ritorno in panchina di Dino Bitetto. Il tecnico pugliese è stato protagonista di un inizio di stagione eccezionale,con risultati importanti conquistando 14 punti in nove gare, con grandi prestazioni in campo,prima di passare purtroppo ad un periodo buio caratterizzato tra squalifiche ed infortuni,prima di dire addio a fine gennaio. Sembrava difficile che l’ex trainer del Melfi potesse accettare,perchè ritornare a guidare una squadra completamente rivoluzionata dopo il mercato di gennaio con un morale completamente a pezzi e con diversi giocatori importanti ceduti tra i quali: Calamai,Izzillo,Mancino,Patti e Fall, ed essere rimpiazzati con i vari Vandam,Rubino,Acampora e cosi via…di certo non esclude di trovarsi in una situazione ricca di insidie. Spetterà a lui ora, dare una giusta identità di gioco e con la speranza di ritrovare la condizione fisica-atletica in vista degli spareggi. Bitetto è stato contatto telefonicamente in mattinata,dal presidente Rapullino,il quale ha accettato l’incarico di allenare nuovamente la squadra gialloblu con una nuova proposta economica. Nella giornata di domani sarà a Napoli,dove incontrerà la società per la firma. Manca ancora il comunicato ufficiale ma è ormai certo il ritorno di Leonardo Bitetto sulla panchina gialloblu. L’Ischia riparte da Bitetto 2.0. con un solo ed unico obiettivo: conquistare la salvezza.

Simone Vicidomini

Camera: Giunta approva regolamentazione lobby

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LOBBY – Istituito il registro, sarà sul sito di Montecitorio. Per ottenere il tesserino niente condanne. Dovranno muoversi in spazi appositi

ROMA – La Giunta per il Regolamento della Camera ha approvato la regolamentazione della “attività di rappresentanza di interessi”, cioè delle lobby, svolta all’interno delle sedi della Camera. Viene istituito, tra l’altro un Registro di tutti i soggetti che svolgono questa attività, che sarà pubblicato sul sito internet della Camera. Inoltre i lobbisti dovranno presentare una Relazione annuale con l’attività svolta, anch’essa pubblicata sul sito della Camera.

Si tratta di un protocollo sperimentale ma nel quale sono previste sanzioni, dalla sospensione del tesserino del lobbista al suo ritiro definitivo qualora vengano violate le disposizioni contenute nel testo. Per ottenere il tesserino, non si deve aver subito una condanna in via definitiva per una determinata tipologia di reati, tra i quali quelli contro la Pubblica amministrazione. I lobbisti non potranno però muoversi liberamente nel Palazzo, ma saranno individuati degli spazi appositi. Infine, ogni anno dovranno stilare una relazione dell’attività svolta. Dal testo del regolamento, che è stato predisposto dal capogruppo del Misto, Pino Pisicchio, poi sottoposto ad alcune modifiche, è sparita la richiesta di rendicontazione delle spese sostenute.

Soddisfatta la presidente Boldrini. “Con la regolamentazione dell’attività di lobbying votata oggi dalla Giunta per il Regolamento della Camera facciamo un altro importante passo avanti nel percorso di trasparenza che sta caratterizzando questa legislatura. D’ora in poi ci sarà la dovuta chiarezza sulle attività di rappresentanza di interessi che dentro Montecitorio vengono svolte nei confronti dei deputati. Un registro – accessibile ai cittadini sul sito della Camera – permetterà di conoscere coloro che esercitano questi interventi e per conto di chi”.  “E’ prevista – continua Boldrini –  una gradualità delle sanzioni, dalla sospensione dell’accesso alla Camera per alcuni giorni alla cancellazione dal registro, che sarà l’Ufficio di Presidenza a stabilire. Ne guadagnerà la credibilità delle istituzioni e di tanti deputati e deputate che fanno politica in maniera onesta, pulita e impegnata. Il provvedimento odierno va ad aggiungersi ad un’altra rilevante misura, il Codice di condotta per i deputati già varato, anch’esso con l’obiettivo di far emergere e rimuovere ogni potenziale conflitto di interessi”.

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Sconcerti: “Il Napoli finirà secondo, nessun dubbio”

A Radio Marte nel corso della trasmissione Marte Sport Live è intervenuto Mario Sconcerti, noto giornalista di Sky. Queste le sue dichiarazioni:
“Il secondo posto non è assolutamente in discussione, il Napoli ha un vantaggio di due punti che a tre gare dal termine sono comunque tanti.. Gli azzurri dovranno affrontare due partite in casa mentre la Roma avrà due gare in trasferta. La squadra di Sarri ha perso lo scudetto quest’ anno semplicemente per un motivo: la Juventus si è dimostrata più forte”.

Il valore del 25 aprile (Celso Vassalini)

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Conversazione tra Celso Vassalini e Vivicentro.it:

Celebrazioni dunque ieri, in tutta Italia per la festa della liberazione. Alla manifestazione a Roma non ha partecipato la Brigata Ebraica, in polemica con la presenza dei centri sociali e associazioni filo-Palestinesi considerati anti-israeliane. Momenti di tensione si sono verificati a Milano al passaggio della Brigata Ebraica all’interno del corteo del 25 aprile in piazza San Babila, abituale luogo di ritrovo di associazione per la liberazione della Palestina. Al grido di “fascisti” e “fuori i sionisti dal corteo” il corteo è faticosamente passato tra reciproci insulti. Un centinaio di manifestanti appartenenti ad aree antisioniste e a movimenti per la liberazione della Palestina hanno aspramente manifestato prima contro il gruppo che si trovava sotto le bandiere della Brigata Ebraica e poi contro il passaggio dello spezzone del Partito Democratico. Al grido di “sionisti” e di “venduti” da una parte e dall’altra e di “studiate la storia” e canzoni partigiane intonate a gran voce, i più facinorosi si sono confrontati anche con qualche momento di forte tensione ma senza nessun contatto, al momento, per il muro operato da un folto schieramento di donne e uomini lavoratori delle forze dell’ordine.
Nel momento in cui si compie questo rito di celebrazione, che è comprensibile perché in Italia, ma anche allora nasce dalla liberazione, nel momento in cui si compie c’è qualcuno da una parte che vuole spostare i tempi, tutto il ventennio berlusconiano e leghista c’è stato dentro la destra qualcuno che ci spiegava che no, che si trattava di due parti buone dell’Italia, che avevano una visione diversa della storia ma entrambi volevano fare il bene del proprio Paese. E naturalmente un anti-fascista non poteva che opporsi a questa lezione perché una delle due parti rappresentava il peggior male e non soltanto politico ma anche culturale che abbia colpito l’Europa negli ultimi secoli. Poi improvvisamente compare da una presunta sinistra, certo totalmente priva di orientamento e di radici, compare una sinistra che ci vuole dire che dobbiamo nel giorno della resistenza “la resistenza italiana va dedicata alla resistenza Palestinese”. Che vuol dire a tutti i popoli che combattono per la propria libertà. Benissimo io per esempio la dedicherei al Tibet e ai monaci tibetani che si immolano per non vedere il loro Paese letteralmente depredato e occupato dalla Cina. Lo dedicherei a tutte le minoranze malesi che vengono ricacciate nella giungla e costrette a vivere nella giungla perché la maggioranza malese non vuole saperne di condividere le proprie risorse con le minoranze. Le condividerei come molti di noi abbiamo in tanti imparato dal Partito Radicale, o la vastissima minoranza islamica cinese che viene oppressa perseguitata sistematicamente in Cina. C’è una lista dell’orrore, un elenco dei primi 50 Paesi al mondo dove i cristiani vengono oppressi, uccisi, cacciati. Allora se si fa un discorso del celebrare la Resistenza vuole dire celebrare tutte le resistenze potrebbe avere logicamente avere un senso. No, questi mi vengono con le bandiere di un gruppo che al quel tempo era nazista. Quindi il disorientamento è così forte che richiede un’opposizione e una protesta. Perché se si cambia un pezzo della storia, si cambiano tutti gli altri tempi. Allora se non era vero che le persone da salvare erano tutte coloro che venivano perseguitati dai politici agli ebrei e, quindi le persecuzioni politiche, le persecuzioni raziali. Se non è vero che il dramma tremendo che ha vissuto l’Europa è stata la dittatura feroce sanguinosa del fascismo e del nazismo. Se non è vero, di quella dittatura feroce sanguinosa facevano parte gli alleati arabi e tutti erano schierati dalla parte del nazismo, allora non sono vere tutte le cose precedono la resistenza e non sono vere tutte le cose che seguono la Resistenza. Cioè la conseguenza fondamentale che è resistenza e libertà, resistenza e democrazia, resistenza e liberazione…

Celso Vassalini

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Contro lo spreco del latte: 10 milioni di euro per donarlo agli indigenti

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Iniziativa del Ministero dell’Agricoltura e del Tavolo indigenti: prevede l’acquisto del latte fresco potenzialmente sprecato con la fine del sistema delle quote, per trasformarlo in Uht e destinarlo agli enti caritativi

MILANO – A poche settimane dall’ok della Camera alla legge anti-sprechi, che si pone l’obiettivo di distribuire le eccedenze dei supermercati agli indigenti, il Ministero dell’Agricoltura lancia un programma dedicato al latte: prevede l’acquisto del latte crudo – che andrebbe potenzialmente sprecato a seguito della fine del sistema delle quote – per trasformarlo in latte a lunga conservazione (Uht) e quindi metterlo nella disponibilità degli enti caritativi. Una prima tranche di acquisti verrà effettuata nelle prossime giornate con una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro (di fondi pubblici) e con un quantitativo di circa 60 mila quintali. Ma l’obiettivo è salire a 300mila quintali, mettendo sul piatto 10 milioni.

La decisione di avviare il programma è arrivata dal Tavolo permanente di coordinamento del Fondo nazionale indigenti. Durante l’incontro è stata condivisa con i partecipanti, tra i quali rappresentanti delle istituzioni interessate come il Ministero del Lavoro, degli enti caritativi, dell’industria, della grande distribuzione e della ristorazione, la proposta del ministro Maurizio Martina e del vice Andrea Olivero di “sperimentare per la prima volta un modello di intervento che sarà rafforzato con uno stanziamento che raggiungerà complessivamente i 10 milioni di euro per un equivalente di 300 mila quintali di latte”. L’operazione garantirà agli enti caritativi la disponibilità del latte, che rappresenta uno dei prodotti più distribuiti nei programmi di assistenza alimentare.

“Con le azioni stabilite oggi – ha sottolineato il ministro Maurizio Martina – viene confermata ancora una volta l’operatività del nostro Tavolo indigenti come vero e proprio laboratorio di costruzione di buone pratiche contro lo spreco alimentare e a favore degli indigenti. Abbiamo un modello unico in Europa e anche la decisione di oggi lo dimostra. Il settore lattiero sta vivendo ore molte complicate e per questo è necessario un intervento mirato a impedire che il latte venga sprecato o buttato”. “Il recupero degli sprechi alimentari – ha commentato Olivero – e la loro destinazione al sostegno agli indigenti è una nostra priorità. Davanti alle immagini del latte sversato nei liquami perché non aveva acquirenti non potevamo rimanere fermi. Abbiamo fatto una proposta innovativa che è stata accolta con favore e che può diventare una pratica da ripetere. Salvare il cibo e assistere chi ne ha bisogno è un nostro dovere prima di tutto etico. Il nostro impegno in questo senso sarà sempre massimo”.

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Venerato: “Dopo una stagione come questa il terzo posto è inammissibile”

A Radio Crc nel corso della trasmissione “Si Gonfia la Rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Ciro Venerato, giornalista di Rai Sport:
“Il Napoli non ha ancora raggiunto la maturità della grande squadra. Anche il silenzio stampa è ingiustificabile se si considera il fatto che ci troviamo nell’ era di internet e della comunicazione veloce. Per il fuorigioco sbandierato a Callejon vanno fatti i complimenti a De Liberatore, ma mi auguro che possa essere infallibile anche le altre volte. Dopo una stagione condotta a questi livelli è inammissibile arrivare terzi. Guai a sottovalutare la trasferta di Torino: i granata non faranno sconti considerando i rapporti non proprio felici tra il presidente Cairo e De Laurentiis per le vicende di mercato legate a Maksimovic ed El Kaddouri; lo stesso ventura farebbe volentieri un dispetto al presidente azzurro per il suo esonero quando era sulla panchina del Napoli”.

Riflessioni “corsare” sulla Festa della Liberazione (Lucio Garofalo)

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In occasione della ricorrenza festiva della Liberazione, come ogni anno si ripropongono stancamente le consuete commemorazioni ufficiali, simili a liturgie rituali e puramente verbali, ereditate dalla retorica resistenziale. Ormai il calendario delle festività di regime ha istituzionalizzato ed assorbito il valore originario del 25 Aprile e della Resistenza antifascista. Eppure, oggi più di ieri, i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione del 1948, sorta dalla Resistenza partigiana, sono aggrediti e minacciati seriamente, per non dire abrogati da una sedicente “riforma costituzionale” che reca, tra gli altri, le firme di Maria Elena Boschi e Denis Verdini. Giusto per menzionarne un paio. Nel ventennio mussoliniano il Paese si spaccò con violenza tra fascisti ed antifascisti. Nel ventennio berlusconiano ha preso il sopravvento una nuova, netta scissione tra berlusconiani ed antiberlusconiani. Oggi, sono diventati tutti (o quasi) renziani, da destra a manca, a celebrare e consacrare, nei fatti, la coalizione delle “larghe intese” ed il “partito della Nazione”. Un esecutivo incostituzionale, guidato da un premier abusivo, mai eletto dal popolo, ha ratificato una serie di provvedimenti antidemocratici che manco i peggiori governi di Berlusconi erano riusciti a varare. Fino all’ultimo atto di matrice “piduista”, che mette addirittura in discussione la Carta Costituzionale. Oggi, tra il fascismo e la democrazia borghese sembra non esserci più alcuna differenza sostanziale, se non nelle forme più esteriori e formali, quindi solo all’apparenza ed in minima parte. Ormai l’essenza del fascismo si conserva e si riproduce addirittura meglio nella “riforma” della “Repubblica democratica”. Mi limito soltanto a ricordare che il fascismo, uscito sconfitto sul terreno militare dalla guerra civile e dallo scontro con le Brigate partigiane, in seguito riuscì a vincere politicamente grazie anzitutto a Togliatti e a quanti sostennero la cessazione delle ostilità interne e propugnarono l’obiettivo di una riconciliazione nazionale tra le classi sociali nel nome di un interesse patriottico supremo. In tale riunificazione interclassista consiste, sin dalle sue origini, l’essenza autentica del fascismo. Essenza assimilata nel “partito della Nazione” di Matteo Renzi. È sempre più palese che la Resistenza deve farsi una lotta di segno anticapitalista, una Resistenza contro la guerra senza quartiere e senza pietà che il capitale finanziario internazionale conduce contro i lavoratori e l’intera umanità. Il fascismo, quello storico, non si è imposto per la volontà malvagia di un partito politico o addirittura per l’avidità o la follia di un unico personaggio, Benito Mussolini. Il fascismo mussoliniano si affermò grazie all’aperto sostegno politico e finanziario dei padroni. Si levò per contrastare le rivolte proletarie contro la miseria crescente e lo sfruttamento. All’inizio degli anni Venti, i lavoratori diedero vita ad un imponente movimento di classe con vaste proteste, mobilitazioni di massa ed occupazioni delle fabbriche. In un clima assai teso, ai padroni serviva un regime terroristico. Le persecuzioni dei comunisti, la repressione del movimento operaio e delle agitazioni proletarie, il mantenimento di un livello disumano di sfruttamento, furono i risultati conseguiti dal fascismo di Mussolini. Oggi quel tipo di fascismo, incarnato in un regime nazionale di stampo poliziesco, apertamente dittatoriale, non è più necessario, né utile al potere neoliberista, che si avvale di un nuovo genere di totalitarismo, quello dei media e dei network televisivi, assai più persuasivo e pervasivo di ogni autoritarismo politico e militare. Nel mondo odierno, il movimento operaio è scomparso dalla scena della storia, ma ciò non significa che siano stati risolti i problemi del lavoro e la questione operaia. L’odierno proletariato è una classe estremamente dispersa e frammentata, ma è uno status diffuso in una società polarizzata tra “proletari e tagliatori di cedole”.

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Rimandi esistenziali nell’arte di Silvana Lunetta a Brescia, Galleria ab/arte; dal 7 al 14 maggio

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Un evento unico per la presentazione di un’ampia monografia  sull’opera  di  Silvana Lunetta  – con un testo critico di Andrea Barretta – e una sua mostra per un dialogo tra editoria e arte, capace di assumere la duplice occasione in uno spazio dove farne emergere la storia creativa alternando lavori inediti, mai esposti, ad altri del suo percorso artistico improntato alla ricerca fin dagli esordi negli anni Settanta.

Rimandi esistenziali nell’arte di Silvana Lunetta, invito

Le opere di Lunetta segnano l’utopia di un ritorno a un’arte impegnata nella realtà sociale, valore che si esaurisce se non è in grado di compromettersi e raccontare quell’idealismo di credere che l’arte possa servire a cambiarla per costruire un mondo in rapporto all’uomo e la sua terra, qui intesa come luogo universale. E lo fa con il rigore della materia, applicando sulle tele strati spessi e rugosi di colore, colpi di spatola mescolati ad altri materiali, come carte, stoffe, sabbie, foglie o pezzi di juta, quasi a cercare il senso del vivere, disincantata dall’espressionismo astratto che non sia ricerca di fisicità, di spazio-tempo nelle pieghe materiche e pittoriche, come realtà indipendente essa stessa.

L’autenticità di Silvana Lunetta è tutta qui, nel dare forma all’informe, nella lotta con la materia viva e pulsante, nella furiosa legittimazione del connubio tra meditazione e speranza di riscatto e il coinvolgimento totale di corpo e spirito smembrati da slanci espressivi che tentano di dare un senso alla vita, a situazioni di confronto lacerate da rassegnazioni nichiliste, di visioni misticheggianti caratterizzate da bordi sfrangiati e vibranti in un diverso stato di immaterialità. La sua è una denuncia gestuale che rimanda alle forme mutuate dalla natura, nel suo vissuto che è poesia attraverso l’organizzazione di uno spazio sulla tela, come interazione negli anfratti del pensiero, come quando prendiamo un pugno di terra e la sentiamo fluire tra le dita o la conserviamo come memoria di un luogo: gioia e felicità, amarezza e nostalgia, perché la terra è madre, da essa veniamo e ad essa torneremo.

Brescia, Galleria ab/arte; dal 7 al 14 maggio (e su appuntamento fino al 28 maggio): Rimandi esistenziali nell’arte di Silvana Lunetta

“ E se prima Parigi e poi New York hanno prodotto una evoluzione dell’arte moderna, oggi la nostra artista nissena è specchio di un villaggio globale che, dopo l’esperienza informale e quella dell’espressionismo astratto, caratterizza un cantico all’indefinito, percepisce l’astrattismo delle idee di una società ormai da emendare, ne esplora le caratteristiche visive e tattili, rifiuta ogni concetto di forma …”

A cura di Andrea Barretta

Galleria ab/arte, Brescia, Vicolo San Nicola 6 – Inaugurazione 7 maggio 2016 ore 18 

 

Il Punto 26 aprile

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Il Punto 26 aprile –  Analisi, approfondimento e commento di Cronaca, Poitica ed Economia della settimana a cura degli esperti de lavoce.info

Dopo fiumi di parole, ecco finalmente un’analisi statistica del voto al referendum no-triv. Domanda: si è votato sulla sostanza dei quesiti o per dare un sì/no al governo? Risposta (dai dati comunali): la maggioranza di chi è andato ai seggi ha voluto bocciare Renzi. Un sondaggetto da 400 milioni di euro.
In crescita gli immatricolati alle 11 università telematiche. Spesso studenti usciti dalle superiori con voti bassi o quarantenni. Che pagano rette salate per un corpo docente non tra i più brillanti. Un decreto avvantaggia questi atenei così come sono, invece di farli competere alla pari con quelli tradizionali.
Forse è la volta buona per una seria valutazione dei progetti delle opere pubbliche. Riconsiderando anche scelte già fatte. È una novità dell’allegato Infrastrutture al Def 2016. Sfuggono però al calcolo costi-benefici i grandi lavori ferroviari e quelli programmati per la mobilità sostenibile.
Anche se tutti lo fanno, è troppo presto per valutare l’impatto dell’eventuale Brexit su Italia ed Europa. Di sicuro si può dire che le interdipendenze (import-export, investimenti e interessi multinazionali, mobilità studentesca) non mancano e sono cresciute nel tempo.

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  • No-triv o no-Renzi? Le risposte del referendum
    26.04.16
    Massimo Bordignon e Francesco Sobbrio
    Il referendum “no-triv” è stato un costoso sondaggio elettorale. La decisione di recarsi alle urne è dipesa poco dal merito del quesito e molto dalla posizione politica degli elettori. Il Movimento 5 Stelle si conferma il principale avversario politico di Renzi. Il Pd bersaniano e quello renziano.

 

  • Per le lauree online un sostegno di troppo
    26.04.16
    Maria De Paola e Tullio Jappelli
    In Italia operano undici università telematiche, piccole e con tasse di iscrizione elevate. Ora un decreto ha ridotto i requisiti di accreditamento e di conseguenza i costi: un sostegno ingiustificato. Mentre la concorrenza su un piano di parità potrebbe spingerle a offrire un servizio migliore.
  • In arrivo la valutazione delle opere pubbliche
    26.04.16
    Marco Ponti
    L’allegato Infrastrutture al Def dichiara per la prima volta la volontà di valutare tutte le opere in modo omogeneo. E anche di procedere a una revisione di scelte già fatte in funzione di mutate condizioni di mercato. Un grande potenziale innovativo che potrebbe essere limitato da pre-giudizi.
  • Se sarà Brexit, un prezzo da pagare anche per l’Italia
    26.04.16
    Andrea GoldsteinIl nostro paese e il Regno Unito hanno stretti rapporti economici. E le conseguenze per l’Italia e gli italiani di una eventuale Brexit potrebbero non essere irrisorie, anche se è difficile quantificarle in questo momento. Effetti dell’abbandono delle quattro libertà fondamentali comunitarie.

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AUDIO – Maradona a Vivicentro? No, è Squitieri con le sue ‘Mille Voci’

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Diego Armando Maradona ha parlato nel post partita della gara persa dal Napoli ieri contro la Roma che ha creato non proprio pochi problemi per la corsa secondo posto e la qualificazione alla prossima Champions League. Noi abbiamo ricevuto e lo ringraziamo per questo, l’imitazione di Antonio Raoul Squitieri del Pibe de Oro grazie alle sue ‘Mille Voci’.

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Marino: “Sarri ha fatto tanto, ma l’esperienza non si compra”

A Radio Kiss Kiss Napoli è intervenuto Pierpaolo Marino

 “Conservare il risultato non è nel DNA di questo Napoli: è una squadra che se non gioca libera di offendere perde punti. La squadra è fatta di equilibri, interpreta quella che è la filosofia dell’allenatore e Sarri non ha mai badato a non prenderle. E’ sempre stato più concentrato sul darle. Tuttavia, per me il Napoli non rischia di perdere il terzo posto. Col calendario che ha e con la partita che ha giocato con la Roma, secondo me non rischia nulla. Atalanta e Torino sono demotivate, col Frosinone ci sarà qualche pericolo. Il gap non è enorme con la Juve. Manca ancora un po’ di personalità, manca un po’ di esperienza per Sarri e qualche giocatore che possa rendere in maniera competitiva. Ci sono riserve che talvolta possono risolverti la partita, vedi Zaza nella gara contro il Napoli. Sarri ha fatto già un miracolo al suo secondo anno in serie A. E’ abituato a fare molto con poco, a lavorare in provincia. La strategia della provincia è diversa rispetto a quella di una squadra che deve vincere. L’esperienza però non si compra al supermercato. Per questo poi vincono Allegri e compagni. E’ ovvio che bisognerà chiedere alla società una strategia di mercato all’altezza. Quando arrivano i primi infortuni, c’è bisogno di sostituti validi. In questo, ha vinto la Juventus”.

Pellegrini: “Il Napoli è in credito con la fortuna, a Roma meritavamo di vincere”

A Radio Crc nel corso di “Si Gonfia la Rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Alessandro Pellegrini, procuratore di Sarri

“Vagheggi non poteva dire che Allan era senza benzina. Non voglio neppure commentare la partita con la Roma, il calcio è fatto di episodi. Udine è una parentesi che proverei a cancellare, a Milano l’arbitro ha permesso all’Inter di giocare nel miglior modo possibile. Il Napoli non deve vincere grazie agli errori arbitrali, ma questi non ci favoriscono mai e non sono d’accordo con Spalletti quando dice che ieri la partita doveva finire in pareggio perché per le occasioni create dal Napoli sono state tante. Contro Atalanta, Torino e Frosinone il Napoli deve assolutamente vincere. Un professore deve far crescere medici bravi, ma se poi invece di salvare l’umanità questi fanno del male non ci può fare niente, questo per dire che se si creano 6 palle gol contro la Roma, almeno uno deve entrare. Noi non abbiamo la fortuna della Roma perché quel tiro di Nainggolan poteva passare solo lì per fare gol, si parla di un centimetro, lo stesso che a Torino beffò Reina. 

Siamo in credito con la fortuna e mi auguro che nelle restanti partite si facciano le stesse prestazioni come quella con la Roma e che queste occasioni da gol si concretizzano. 

Jorginho? In realtà non è l’unico a dettare i tempi, il secondo palleggiatore è Albiol. Ieri, con Pjanic su Jorginho, giocavamo su Albiol e il pressing la Roma l’ha pagato perché nella ripresa eravamo più freschi. Siamo padroni del nostro destino e vincendole tutte e tre chiuderemo il campionato al secondo posto. 

Se l’allenatore ha deciso di togliere Allan avrà avuto le sue ragioni, poi se non può dire la motivazione in virtù del silenzio stampa è un altro discorso. Potrebbe essere stata una scelta tattica, poi che sia stato Totti a far scatenare un’azione o un altro calciatore non cambia, Nainggolan non doveva essere messo nella condizione di calciare, ma non possiamo pensare che squadre come Roma e Juve non facciano un tiro in porta, ma poi vincono la partita. Non voglio pensare alla malafede degli arbitri, a noi mandano sempre quelli più preparati e credo che se nel dubbio non si sbandiera, questo concetto deve valere per tutti, non significa piangere, ma constatare. 

La Juve è forte soprattutto mentalmente, molte partite l’ha vinte col carattere e il Napoli non lo sa fare. 

Abbiamo visto una reazione del Napoli in termini di personalità e anche ieri ha giocato con personalità facendo la propria partita. Non ero all’Olimpico, ma ad ogni occasione mancata Spalletti si faceva il segno della croce, gli sono venuti i crampi, poi l’ha vinta lui, ma non butto via niente, se non quei 10 secondi. Movimenti sbagliati ci possono stare nell’arco di una partita, ma non sono abituato a buttare via il bambino dal balcone, dobbiamo crescerlo insieme. 

Futuro? Sarri sta lavorando per preparare in maniera attenta la prossima partita che è quella più importante. In questo momento le distrazioni non servono perché solo facendo tre vittorie si potrà dire di aver fatto un grande campionato. Poi, per il resto c’è sempre tempo. 

Nessuno vuole imbavagliare la stampa, ma l’assenza di comunicazione da parte di Sarri consente a tutti di parlare. Mi avrebbe fatto piacere che ci avessero permesso di parlare dopo la partita con la Roma, ma Sarri è un dipendente e si attiene”.

Insigne, l’agente: “Questo Napoli doveva arrivare in Europa League”

Le sue parole

Antonio Ottaiano, agente di Lorenzo Insigne, ha parlato a Marte Sport Live: “Questo periodo di risultati non troppo positivi fuori casa sono forse dovuti al fatto che il Napoli ha sentito troppo la pressione. Qesta squadra era nata per arrivare in Europa League. Roberto? Sta facendo il suo percorso, sta dimostrando di meritare progetti importanti. Bisogna valutare bene le scelte. Sarri è un attento, segue e conosce sicuramente Roberto”.

Lippi: “Per il Napoli un’occasione persa…”

Marcello Lippi ha parlato durante Radio Gol su Kiss Kiss Napoli

“Lo scudetto della Juventus è meritato e nessuno può metterlo in dubbio. Soltanto il Napoli è riuscito in quel rendimento fino ad un certo punto. Non aspettiamoci in futuro un’altra partenza così disastrosa da parte della Juve, hanno tutti perso un’occasione. Alla Juve i calciatori si sono guardati negli occhi e si sono detti sempre che potevano farcela ed alla fine è stato così.

Champions? La classifica rispecchia i reali valori. Anche la Roma ha fatto qualcosa di importante con Spalletti, ci si dovrebbe chiedere cosa sarebbe successo se Spalletti fosse arrivato due mesi prima.

Totti? Entra e succede sempre qualcosa perché la sua semplice presenza genera un’alchimia particolare tra il campo e lo stadio intero che coinvolge tutti”.

Italia, salute: cala per la prima volta l’aspettativa di vita.

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 Italia fra ultimi paesi in Ue in spesa per prevenzione
I dati del Rapporto Osserva Salute 2015 sul benessere e sulla qualità dell’assistenza medica nelle diverse Regioni. Rivela che siamo in coda negli investimenti per prevenire le malattie, che oltre la metà dei cittadini è in sovrappeso, che aumentano gli astemi e calano (di poco) i fumatori e soprattutto cresce il divario fra il nord e il sud nella speranza di vita

CINQUECENTONOVANTA pagine, frutto del lavoro di 180 ricercatori. Alla sua tredicesima edizione, il rapporto Osservasalute 2015 è certamente la più grande raccolta e analisi di dati sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell’assistenza nelle nostre regioni. Dove la devoluzione ha di fatto delineato sanità diverse, se non per regione almeno per macro-aree del paese. Che Italia viene fuori dal maxi-rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane? Un ritratto di un paese sempre più vecchio, oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni, con anziani e grandi vecchi in crescita, e un boom di ultracentenari, triplicati dai 5650 casi del 2002 ai diciannovemila del 2015.

INTERATTIVO La mappa Regione per Regione

Aspettativa di vita. Il dato in controtendenza – però – è quello dell’aspettativa di vita, che non aumenta più. Nel 2015 la speranza di vita alla nascita era di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne (dati Istat più recenti). Nel 2014 però era più alta: 80,3 per gli uomini e 85 per le donne. Diminuzione non rilevante, certo, ma è un’inversione di tendenza, ed è la prima volta. Oltre a questo dato, che non fa ben sperare, c’è poi la questione delle campagne di prevenzione e degli screening, che non si riescono a fare per mancanza di soldi e che alla salute della popolazione sono ovviamente correlati. L’Italia destina alla prevenzione il 4,1 per cento della spesa sanitaria totale, percentuale che ci piazza tra gli ultimi posti d’Europa. E anche i Lea, i livelli essenziali di assistenza, con le prestazioni che dovrebbero essere garantite a tutti i cittadini, non sono applicabili dovunque, a maggior ragione nelle regioni ancora alle prese con i piani di rientro dal deficit.

Ultimi della classe. “Siamo la Cenerentola del mondo – ammette scoratoWalter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane nonché presidente dell’Istituto superiore di sanità – l’ultimo paese a investire in prevenzione, a cominciare dalle vaccinazioni. E poi ci sono gli screening oncologici, mai partiti o che funzionano a macchia di leopardo, soprattutto per le donne. Ed è preoccupante che per la prima volta l’aspettativa di vita stia diminuendo. Oggi i cittadini di Campania e Sicilia hanno un’aspettativa di quattro anni in meno di vita rispetto a chi vive nelle Marche o in Trentino. Abbiamo perso in 15 anni i vantaggi acquisiti in quaranta. E se è vero che l’Italia ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, questo vale però solo per una minoranza di italiani”.

LEGGI Il rapporto Osserva Salute 2014

I tumori. Che di vantaggi ne abbiamo perso tanti lo dimostra anche il dato sui tumori. “Abbiamo un aumento di incidenza dei tumori prevenibili – commenta Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane – soprattutto mammella e polmone per le donne e colon retto per gli uomini. Ma quello che più colpisce del rapporto è il consolidamento delle diseguaglianze: abbiamo divari territoriali sempre più consistenti e le regioni del Sud, che hanno i finanziamenti pro capite più bassi per la spesa sanitaria, sono quelle che invece stanno peggio, in termini di mortalità e di speranza di vita, e dovrebbero avere più stanziamenti”.

I dati. Esaminiamo alcuni elementi analizzati dallo studio, che è estremamente complesso e dettagliato, e che si potrà consultare sul sito di Osserva Salute, cominciando dalla spesa sanitaria pubblica pro capite, che resta stabile ma molto più bassa che in altri paesi. Nel 2014 l’Italia ha speso 1817 euro a testa, in linea con l’anno prima. Il fatto che non continui a scendere è positivo, anche perché questo valore ci piazza già tra i Paesi che spendono meno, quelli dell’Europa dell’est: il Canada ha infatti speso il 100 per cento in più, la Germania il 68 e la Finlandia il 35.

Le Regioni. La spesa pro capite più alta è in Molise (2226 euro), la più bassa in Campania (1689). Diminuisce anche il disavanzo sanitario nazionale, passando da 1,744 miliardo di euro del 2013 agli 864 milioni del 2014. Ottima notizia per le casse dello Stato ma – segnala il rapporto – l’equilibrio è ancora fragile perché questo risultato è stato raggiunto bloccando o riducendo volumi e prezzi dei fattori produttivi e contenendo i consumi sanitari, contenimento che difficilmente potrà essere mantenuto. Già così, una buona fetta di cittadini è costretta a ricorrere alle proprie tasche per assicurarsi visite ed esami. Ma veniamo al dettaglio dello studio, cominciando dal capitolo vaccini, uno dei più delicati.

Vaccini. Altro capitolo critico è quello delle vaccinazioni, in particolare l’antinfluenzale per gli over 65, scesa dal 2003 al 2015 dal 63,4 al 49 per cento. “Un meno 22,7 per cento che preoccupa – continua Solipaca – proprio perché gli anziani sono una delle fasce più a rischio complicanze. E perché la copertura raggiunta – il 49 per cento – è ben lontana sia dal 75 per cento, considerato il minimo dal piano nazionale prevenzione vaccinale, in accordo con l’Oms, sia dal 95 per cento, giudicato invece livello ottimale. E ci chiediamo quante di quelle 54.000 morti in più del 2015 siano legato proprio alle complicanze dell’influenza tra gli anziani”.

Vaccinazioni in età pediatrica. Nel 2013 l’obiettivo minimo per le vaccinazioni obbligatorie, stabilito dal Piano nazionale vaccini, 95 per cento entro i due anni di età, era stato raggiunto. Poi, negli anni successivi un leggero calo (ma sempre sopra il 94 per cento). Andamento simile per le vaccinazioni raccomandate, come Pertosse (-1,1%) e anti-Hib, l’Haemoplus Influenzae di tipo B (-0,6%). Variazioni maggiori per le coperture di morbillo, parotite, rosolia (-4 per cento) e meningococco C coniugato (-2,5%). Cresciute invece le coperture di anti-varicella (+10,3%) e Pneumococco coniugato (0,6%). La copertura anti-morbillo-parotite-rosolia non ha raggiunto ancora il 95% ottimale. “Ci sconcerta che uno strumento come quello dei vaccini sia così osteggiato – ragiona Ricciardi – e siamo certi che ci saranno casi di malattie e morti, come purtroppo è già accaduto per il morbillo e la pertosse. Il caso di difterite in Spagna, dopo quasi 30 anni, in un bambino non vaccinato, deve far riflettere. Le malattie che pensavamo scomparse o ridotte ai minimi termini continuano a circolare”.

Fumo. Nel 2014 i fumatori italiani erano poco più di dieci milioni, il 19,5 per cento della popolazione italiana sopra i 14 anni: poco meno di 6 milioni e 200 mila uomini e poco più di 4 milioni di donne. La tendenza è in continua discesa: nel 2010 fumava il 22,8%; nel 2011 il 22,3%; nel 2012 il 21,9%, nel 2013 il 20,9 per cento. Il numero medio di sigarette fumate diminuisce, anche se il dato del 2014 – 12,1 sigarette fumate – è uguale a quello dell’anno precedente. I fumatori più accaniti sono gli over 50. La prevalenza è più alta nei Comuni più grandi e in alcune regioni come la Campania (22,1 per cento). La regione dove si fuma meno è la Calabria (16,2 per cento).

Alcol. I consumi sono in leggera crescita. Stabile la percentuale di chi non beve sopra gli 11 anni: 34,9% nel 2013 a fronte del 35,6% nel 2014. Quasi invariata anche la prevalenza dei consumatori a rischio: nel 2014 22,7 per cento per gli uomini e 8,2 per le donne, nel 2013 erano rispettivamente del 23,4% e 8,8%.

Sport. Aumentano gli italiani sportivi. Nel 2001 erano il 19,1 per cento, nel 2001 il 23 per cento, nel 2014 la percentuale è invariata. Negli ultimi due anni aumenta però il numero di chi, pur non praticando un’attività sportiva organizzata, svolge comunque un’attività fisica, come passeggiate per almeno 2 chilometri, bicicletta, nuoto: nel 2014 era il 28,2% della popolazione, l’anno prima il 27,9. Le regioni del Nord sono più sportive, la palma della regione con meno sportivi va alla Campania (17,9%).

Alimentazione. Nella patria della dieta mediterranea continuano a crescere i numeri del sovrappeso e dell’obesità. Nel periodo 2001-2014 le persone in sovrappeso sono passate dal 33,9 al 36,2 per cento, gli obesi dall’8,5 al 10,2 per cento. Questo vuol dire che – tra sovrappeso e obesità – nel 2014 ben il 46,4 per cento della popolazione non manteneva il suo peso forma. Quasi la metà. Numeri importanti, che vedono sempre la spaccatura tra il Nord, mediamente più magro, e il Sud che lievita. Anche se i dati dimostrano che l’eccesso di peso comincia a diventare un problema anche al nord. E cresce comunque con l’aumentare dell’età. Bambini e ragazzi 8-9 anni con sovrappeso e obesità sono il 30,7 per cento nel 2014. Un dato in lieve calo rispetto agli anni precedenti (era 35,2%). Più i genitori sono istruiti e meno i figli sono grassi, mentre nelle famiglie con un genitore obeso la prevalenza di bambini in sovrappeso è ovviamente maggiore. Del resto Osservasalute, che registra i comportamenti alimentari, rivela che siamo ben lontani dalle 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, e le percentuali scendono (dal 2005 al 2014 passa dal 5,3 al 4,9 % della popolazione).

Antidepressivi. Continua il trend in crescita. Forse – precisa il rapporto – anche per l’arrivo di nuovi farmaci utilizzati anche per il controllo di disturbi psichiatrici non strettamente depressivi, come i diturbi d’ansia, la riduzione della stigmatizzazione della depressione e l’aumento di attenzione del medico di medicina generale. I consumi sono pari a 39,30 DDD (dosi definite giornaliere) su mille abitanti al giorno nel 2014. I consumi più alti in Toscana (59,50), i più bassi in Basilicata (30,30).

Suicidi.In leggero aumento, passando dai 7,23 casi su centomila del biennio 2008-2009 ai 7,99 del biennio 2011-12. Nel 78,4 per cento dei casi il suicida è uomo, e la tendenza aumenta con l’età. Percentuali più alte al nord.

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