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Vittorio Giummo: “Tira una brutta aria in casa Catanzaro “

L’intervento del collega Vittorio Giummo di Radio Catanzaro in diretta e in esclusiva al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione radiofonica di ViviRadioWeb, “Il Pungiglione Stabiese”, abbiamo avuto in collegamento Vittorio Giummo, collega di Radio Catanzaro; con lui si è parlato del match di domenica sera tra Juve Stabia e Catanzaro.

Ciao Vittorio, partiamo subito dalle condizioni generali in casa Catanzaro. Quest’anno sembra la continuazione, ancora più nera, degli ultimi campionati. Questo Catanzaro non riesce proprio a fare nulla di buono, sembra che davvero ogni anno bisogna soffrire per poter disputare un campionato all’altezza del blasone della squadra: Lo stato attuale del Catanzaro purtroppo si trascina già da qualche anno. Probabilmente la società capeggiata dal Presidente Cosentino non è fortunata anche nelle scelte inerenti le persone che compongono lo staff tecnico, che hanno il compito di allestire il mercato. Nulla da dire dal punto di vista umano, però dal punto di vista tecnico professionale il Presidente Cosentino ancora non ha avuto la fortuna di trovare la combinazione vincente. Sotto questo punto di vista, anche quest’anno il campionato del Catanzaro è molto travagliato, l’estate scorsa si è avuto l’esonero di Erra durante il ritiro precampionato, poi c’è stata una settimana con il vice allenatore Spader, è arrivato poi Mario Somma e successivamente Zavettieri prima del ritorno di Erra. Il Catanzaro sta vivendo una situazione davvero di grande crisi, c’è uno spogliatoio che probabilmente non è compatto. La conferma è arrivata anche dalle dichiarazioni profuse al termine della partita con il Monopoli da parte del difensore Prestia, in cui ha ribadito che i tifosi hanno ragione nel lamentarsi di queste prestazioni del Catanzaro. È una situazione molto difficile, gli ultras sono contro questa società, c’è stato anche l’episodio spiacevolissimo di Melfi della scorsa settimana, laddove al termine della partita, sono stati raggiunti e picchiati due calciatori del Catanzaro:  sicuramente non tira buon vento qui a Catanzaro.

Il Catanzaro come ha operato nel mercato di gennaio, e che ci puoi dire del rinforzo Gomez. In questo momento come sta giocando il calciatore? Il mercato di gennaio secondo te ha indebolito o ha dato qualcosa di più a questo Catanzaro che soprattutto in casa non è riuscito a vincere contro Melfi e Monopoli? Adesso inizia davvero a farsi dura anche alla luce di questi risultati strani che provengono da altri campi: Sì esatto, in questo periodo si possono notare risultati davvero molto strani da altri campi che si stanno verificando e purtroppo ci fanno capire che non c’è trasparenza in questo campionato di Lega Pro. Per quanto riguarda Gomez, finora non sta giocando bene, ha disatteso le speranze dei tifosi del Catanzaro. Non vogliamo puntare le colpe sul calciatore, probabilmente è anche un problema di schemi gioco, di movimenti, probabilmente questo giocatore che aveva fatto bene ad Agrigento con la maglia dell’Akragas segnando anche sei reti, arrivando qui a Catanzaro ha trovato una situazione poco propizia per le sue caratteristiche tecniche e anche per le caratteristiche caratteriali. Ripeto è una fase di profonda crisi, un Catanzaro che non riesce a vincere contro avversari modesti come Melfi e Monopoli. A questo punto c’è da chiedersi allora con chi dovrebbe vincere? Adesso la formazione giallorossa sarà attesa da tre partite proibitive. Domenica contro la Juve Stabia a Castellammare, poi doppietta in casa contro Catania e Foggia. Il Catanzaro corre un grande rischio, visto che l’ultima in classifica é distante appena 5 punti.

Dicevamo una stagione tribolata soprattutto visto i continui cambi in panchina. Con l’ultimo ritorno di Erra, anche questo è un segnale che la società ormai non sa più cosa fare: Sì tanta confusione. Ci vorrebbe davvero tantissimo tempo per capire al 100% i mali che affliggono il Catanzaro. Per adesso c’è questa categoria da conservare, altrimenti bisogna sperare in qualche ripescaggio durante l’estate. Bisogna pensare alla partita contro la compagine stabiese. Per quanto riguarda la Juve Stabia, penso che sia stato difficile per un allenatore nel giro di 3-4 giorni incidere sugli schemi tecnici di una squadra. Probabilmente il discorso dell’era Fontana era arrivato al capolinea, perché forse l’allenatore non riusciva più a trasmettere le attenzioni, gli stimoli e la necessaria grinta e determinazione ad un organico come quello stabiese composto da calciatori di primissima qualità. Ho sempre considerato la Juve Stabia come una formazione comunque decisa a puntare alla promozione diretta. C’è stata questa fase di sconfitte che ha fatto perdere contatto per la primissima poltrona, dal punto di vista tecnico però non ha nulla da invidiare alla capolista Foggia. È una squadra che ha praticato un buon calcio, ha calciatori di categoria superiore, basta vedere Cutolo che è un attaccante di grande esperienza con tanti gol in serie B. Qui in Calabria lo ricordiamo quando ha vestito la maglia del Crotone, hanno Kanoutè, e soprattutto una panchina composta da tanti calciatori di primissima fascia. Qui a Catanzaro conosciamo bene il tecnico Fontana, una persona preparata, però ho sempre avuto l’impressione che si trattasse di un allenatore che quando andava a commentare la partita, prima doveva convincere se stesso e poi doveva convincere la squadra e quindi i giornalisti a seguire. Adesso sicuramente con l’arrivo di questo tecnico, che sicuramente è giovane e di qualità, la squadra può aver ritrovato quella serenità in campo, c’è da dire che non sempre un allenatore bravo riesce a trasmettere sicurezza all’interno di uno spogliatoio.

Ritornando a parlare del Catanzaro ci puoi abbozzare una probabile formazione in base allo stato attuale, considerando i vari infortunati e se ci saranno squalificati: Non ci sarà Zanini per infortunio, ne avrà ancora per qualche settimana. Non si sono squalificati, rientrerà il centrocampista Tchoutou, sarà indisponibile Icardi, il quale è uscito con tanto di polemiche al momento della sostituzione, e domenica probabilmente siederà in panchina per punizione. Per quanto riguarda la formazione, ci potrebbe essere la novità Mancosu dall’inizio sulla fascia destra, Ransbeeck sulla mediana, ci dovrebbe essere Basrak a sinistra forse in mezzo dall’inizio insieme a Giovinco che in questo momento insieme ai difensori Sirri e Prestia, rappresentano l’aspetto positivo di questo Catanzaro, un calciatore che davvero fa reparto da solo, non fisico ma molto rapido e bravo sui calci piazzati. Domenica si é procurato il rigore del momentaneo vantaggio, in questo momento é capocannoniere e soprattutto l’elemento più importante della formazione giallorossa. Oggettivamente domenica la vedo dura al Menti, perché affronterà una formazione che attualmente ha 52 punti con un tasso tecnico superiore, e soprattutto ha delle alternative superiori al Catanzaro non sarà facile.

In chiusura una considerazione su mister Zavettieri. Per quanto riguarda la parentesi dell’anno scorso qui a Castellammare, in cui fece il suo dovere, fu preso in un momento particolare, con la squadra che non aveva ambizioni di promozione, riuscì a chiudere un campionato tranquillo e di assestamento. Alla fine ha ottenuto quello che voleva, senza lode e senza infamia. Nel caso del Catanzaro che ricordi si hanno sull’operato di mister Zavettieri? Sempre difficile giudicare l’opera di un allenatore quando viene chiamato ad intervenire durante il campionato a lavorare con una rosa non scelta da lui. Quindi è difficile trarre delle conclusioni, per quello che abbiamo visto a livello di atteggiamento della sua gestione, sicuramente è un allenatore difensivistico, anche nei momenti in cui il Catanzaro passava in vantaggio, arretrava il baricentro in maniera paurosa, tant’è che permetteva alle squadre di guadagnare molti metri sulla trequarti, e soprattutto se un avversario era più forte dal punto di vista tecnico, il gol prima o poi lo prendevi. Non ha lasciato grandi tracce. Probabilmente un allenatore che forse è più portato a lavorare con i ragazzi, vedi le sue esperienze che ha avuto in passato con il settore giovanile dell’Udinese. Al momento non lo vedo come un allenatore vincente, o comunque come un allenatore in grado di prendere per mano una squadra che abbia ambizioni di alta classifica.

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Sepe e Rafael via, Giuntoli guarda in serie B per migliorare la porta azzurra

Sepe e Rafael via, Giuntoli guarda in serie B per migliorare la porta azzurra

Il Napoli è alla ricerca di un portiere in vista degli  addii ormai certi di Sepe e Rafael la prossima estate. La Gazzetta dello Sport scrive: Giuntoli ha visto tanta B e studiato da vicino sia Cragno che Meret (rispettivamente di proprietà di Cagliari e Udinese) ma serve qualcosa di più pronto. Una sorta di usato sicuro, possibilmente già con esperienza in Serie A e cosciente del ruolo che lo aspetta perché Reina rimarrà titolare”. 

RAI- Ghoulam via, il Napoli alla ricerca di un terzino: tutti i nomi sul taccuino di Giuntoli

RAI- Rebus esterni: Mertens e Insigne confermati, ma si valutano anche altri profili

Ai microfoni di Radio Crc, è intervenuto Ciro Venerato, esperto di mercato, il quale ha dichiarato: “Sul terzino sinistro si è entrati nell’ordine di idee di perdere Ghoulam, anche se dopo il caso Albiol lascerai sempre una porta aperta. Grimaldo piace tanto, ma la prima offerta al Benfica è stata rifiutata. Ha una clausola ma il valore è sui 40 mln. Ora ha un problema di pubalgia e si attende il suo ritorno in campo. Gaspar del Guiaras non è ancora pronto. Piace Mendy del Monaco, ma è improponibile per la Champions: la richiesta è 40 mln. Barreca del Torino è una via d’uscita se in Europa non si dovesse concludere niente.”

RAI- Rebus esterni: Mertens e Insigne confermati, ma si valutano anche altri profili

RAI- Rebus esterni: Mertens e Insigne confermati, ma si valutano anche altri profili

Ai microfoni di Radio Crc, è intervenuto Venerato, giornalista Rai, il quale ha dichiarato: “Esterno offensivo cercasi. Si prenderà, a prescindere dai rinnovi di Mertens e Insigne, un altro giovane esterno. Secondo il club i due calciatori resteranno. In questi giorni, l’area tecnica azzurra ha proposto a Sarri alcune idee: il risultato è che è stato bocciato Muriel perché non ritenuto adatto agli schemi. Questa notizia fa capire che il prossimo anno il tecnico resterà. Il Papu Gomez piace, ma considerato troppo vecchio. Su Keita ci sono problemi di natura comportamentale, anche se piace tanto. Il calciatore chiede 2,5-3 mln, troppo alto. Si segue da un anno il calciatore del Vitesse, Rashica: ha il gradimento di tutti, ma è extracomunitario. Il nome nuovo è del Villarreal e corrisponde a quello di Samu Castillejo, resta da capire il proprio club quanto chiede. Il Napoli lo prenderebbe subito, piace a tutti, Sarri compreso.”

Bonus Di Gravidanza (Lo Piano – Saint Red)

La Legge di Bilancio 2017, prevede importanti novità per chi e’ in attesa di un figlio, infatti dal 1 Gennaio “sarebbe” dovuto entrare in vigore il cosiddetto Bonus mamme domani, altrimenti conosciuto come premio alla nascita, Bonus gravidanza o premio per chi adotta un minore.

Ma in cosa consiste nei dettagli  il ”bonus mamme domani 2017”, e cosa bisogna fare per richiederlo? al momento non sono ancora stati forniti dettagli su come inoltrare la richiesta (bisogna infatti attendere i decreti attuativi e la circolare INPS).

Molto probabilmente – come nel caso del bonus bebè e del voucher asilo nido, la domanda dovrà essere inoltrata all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale tramite modalità telematica, accedendo all’area riservata sul sito INPS con il codice PIN personale o grazie al supporto di un CAF o intermediario abilitato.

Il premio alla nascita rappresenta una misura volta a sostenere il reddito delle donne in gravidanza che si trovano ad affrontare spese notevoli sia dal punto di vista medico sia per quanto riguarda l’acquisto di articoli per l’infanzia.

Il bonus – si legge nel testo della Legge di Bilancio approvata a Dicembre dal Parlamento ‘dovrebbe essere’ corrisposto dall’INPS in unica soluzione, su domanda della futura madre, al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione.

Davanti a questo Decreto Legge tutte le donne ricche o povere che siano, sono messe sullo stesso piano assistenziale, per la transitiva anche una parlamentare, una contessina, o discendente da un reale casato, potrebbero ricevere tale somma.

In Italia, complice una crisi economica senza fine, le nascite in questi ultimi anni sono notevolmente diminuite, estinte le famiglie patriarcali di un tempo, al massimo una coppia mette in “cantiere” uno o due figli.

Con queste 800 euro i grandi pensatori politici sperano che si possano incrementare le nascite? sembra di essere ritornati all’epoca fascista, quando lo Stato faceva da madre, padre e grande fratello.

Lo Piano – Saint Red
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Torino, il caso della coppia gay: ”Niente figli, niente affitto”

Due uomini sono una famiglia? Secondo Simone Schinocca, 39 anni, torinese, sì: “Io e il mio compagno viviamo insieme da otto anni”. Gigliola Galli, una signora altrettanto torinese che di anno ne ha qualcuno in più non è d’accordo: “Quando parlo di famiglia parlo di qualcuno con dei figli, qualcuno che voglia essere stanziale”. Fatto sta che Gigliola ha rifiutato di dare il suo appartamento in affitto a Simone. Inutile aggiungere che è scoppiato un caso.

Torino, niente casa alla coppia gay: “Voglio solo famiglie con bambini”

L’inquilino mancato: “Viviamo insieme da 8 anni, a cosa servono allora le unioni civili?”. La proprietaria: “Non è discriminazione ma sono meno stanziali”. E scoppia la polemica

TORINO – Alla fine la questione ruota tutta attorno al concetto di famiglia. Il signor Simone Schinocca, 39 anni, ha la sua: «Lo siamo io e il mio compagno, con cui vivo da anni.

«Se non possiamo essere considerati una famiglia – continua – mi domando per quale ragione si continui a parlare di unioni civili». La signora Gigliola Galli, che di anni ne ha molti di più, ha un concetto differente: «Se parlo di famiglia penso a qualcuno con dei figli che voglia essere stanziale. Non una coppia, di che tipo sia non mi interessa, ma una famiglia con bimbi».

Ecco bisogna partire da qui, da questa interpretazione differente, per spiegare una storia dai confini non così netti, ma che sta facendo discutere e indignare il web. E occorre partire da via Cibrario, strada che inizia dal centro di Torino e arriva quasi in periferia. Con case eleganti e storiche. Del tutto identiche a quella che c’è all’imbocco di una traversa e che Simone Schinocca (e il suo compagno) volevano affittare.

Si erano rivolti ad un’agenzia che c’è lì a due passi «dall’appartamento negato». Hanno individuato l’appartamento e iniziato a fantasticare. La richiesta era di 680 euro al mese. Simone e Michele, come si fa in questi casi, hanno rilanciato a 650. È legittimo. «Ma dopo qualche giorno quelli dell’immobiliare ci hanno chiamati dicendo che la proposta era stata rifiutata. Che i padroni di casa cercavano una famiglia. Ma anche noi lo siamo, abbiamo detto. Viviamo nella casa attuale da 8 anni. Non vogliamo traslocare e poi andare via subito». Niente da fare. E Simone, scocciato, ha scritto su Facebook un lungo post nel quale parla di discriminazione: «Che non è un concetto astratto. È qui… è ora… È ovunque dietro l’angolo». Rifiutati perché gay? Possibile?

Alle cinque del pomeriggio del giorno in cui il caso divampa, la signora Gigliola Galli prende coraggio e parla senza nascondersi: «Io non voglio discriminare nessuno. E se ho detto no a quelle persone l’ho fatto esercitando ilmio diritto di padrone di casa». Per lei, Simone, è poco più che un bambino. Ha l’età più o meno della figlia, e sa che il web moltiplica ed espande ogni parola. E per questo adesso spiega: «Io volevo una famiglia con bambini. Non una coppia. Perché se la coppia si rompe, e magari se ne va quello più forte economicamente, mi ritrovo nei guai. Cioè con inquilini che magari non pagano più. È già accaduto. Non vorrei replicare».

A parlare qui, in questa casa molto borghese e molto torinese, di omofobia, di discriminazione, si ottiene soltanto una reazione stizzita: «Perché non è così. E chi lo dice mente. E chi mente va incontro a conseguenze». E allora perché ha detto no? «Perché anche dal punto di vista della solidità economica le garanzie che mi hanno dato non le ho giudicate soddisfacenti. Avrò pure il diritto di scegliere, no? Che reato ho fatto per finire sulla graticola in questo modo, e alla mia età?»

Ecco i due concetti di famiglia: tradizionale e con figli e quella nata dalle unioni civili. E la discriminazione? Il titolare dell’agenzia immobiliare che si è occupato di gestire l’affitto dell’alloggio, il geometra Cesare Mosso, mette mille paletti prima di dire: «Non avevamo vincoli se non quello della famiglia. I gay rifiutati per discriminazione? Ma va là, queste sono tutte balle». E allora si torna alla parola famiglia. Che forse in questo caso andrebbe spiegata con o senza figli. Perché altrimenti si parla di coppia.

E mentre tutti gli attori di questa vicenda dicono la loro, arriva un tweet della sindaca Chiara Appendino: «Come ogni volta in cui una persona viene discriminata per qualsiasi motivo, oggi una parte della nostra comunità è stata sconfitta». E gli fa eco Alessandro Battaglia del Torino Pride che, dal suo punto di osservazione privilegiato, dice: «Torino non è una città chiusa».

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vivicentro/Torino, il caso della coppia gay: ”Niente figli, niente affitto”
lastampa/Torino, niente casa alla coppia gay: “Voglio solo famiglie con bambini” FABRIZIO ASSANDRI, LODOVICO POLETTO

Hamsik: “Il calcio e la mia famiglia: vi rivelo chi dei tre miei figli mi somiglia!”

Le sue parole

Il capitano del Napoli, Marek Hamsik ha rilasciato un’intervista a Sport24.sk:

Prima di Natale, è nato il tuo terzo figlio: la piccola Melissa. Come si fa a gestire?

“La parte più difficile è per mia moglie perché lei è ancora piccola. Io sono poco a casa per gli obblighi di calcio. Cerco di aiutarla. Io gioco con i bambini e mi dedico a loro”.

Quale dei bambini ti somiglia di più?

“Credo Christian. Il figlio più giovane è vivace, inventa sempre qualcosa. Mi diverto con loro. Una volta sono buoni, altre volte non obbediscono, ma il mio amore per loro è sempre lo stesso”.

Dopo due ragazzi ti aspettavi una figlia?

“Dalla mia esperienza posso dire che è vero quello che dicono. Le ragazze sono più calme e il sonno è più facile. Alimentazione? Non ho alcun problema per questo”.

Come hanno preso l’arrivo della sorella i bambini?

“Sono felici. Ora hanno trovato il coraggio di prendera per mano”.

Tua moglie è aiutata dalla baby sitter?

“Veramente gestisce tutto da sola, anche se abbiamo una domestica da cinque anni solo nelle esigenze particolari”.

Riesci a riposare?

“Dormiamo insieme nella camera da letto. Abbiamo piccoli posti letto, ma riusciamo a dormire bene”.

Sono ubbidienti?

“Ascoltano soprattutto me (ride,ndr). Io sono colui che li punisce quando non ascoltano”.

E’ meglio fare il papà o il calcio?

“Questo lo dovete chiedere a mia moglie. Penso di essere probabilmente un calciatore migliore da quando sono papà”.

Jihad a Londra: la vita spezzata di Aysha

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Alessandra Rizzo racconta Aysha e le vittime del jihadista mentre Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto il 52enne britannico Khalid, autore dell’assalto di Westminister,  che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti. Intanto, scrive Marco Bresolin, Londra  riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid.

Andava a prendere i figli, a scuola non è mai arrivata. La vita spezzata di Aysha

Con lei morti l’agente eroe, un turista Usa e un 75enne

LONDRA – Un’insegnante di origine spagnola che stava andando a prendere le figlie a scuola. Un turista americano in vacanza con la moglie per festeggiare i venticinque anni di matrimonio. Un agente di polizia con quindici anni di servizio sulle spalle. Le loro vite sono state spezzate nel giro di pochi minuti, nel primo pomeriggio di una giornata primaverile londinese: i primi due travolti sul Westminster Bridge dall’auto dell’attentatore, il terzo pugnalato a morte appena fuori dal Parlamento. Nell’attacco di mercoledì sono rimaste coinvolte circa quaranta persone provenienti da undici Paesi. Ieri in serata è morta una delle persone ricoverate in gravi condizioni, un 75enne. I feriti totali sono 29, di cui 6 gravi. Tra loro anche un’italiana, una turista romana colpita dal paraurti dell’auto, portata in ospedale e operata. Dovrebbe essere dimessa nel giro di tre o quattro giorni.

Aysha Frade, l’insegnante di 43 anni, era appena uscita dal college dove lavorava, a pochi passi da Westminster, e stava andando dalle figlie di otto e undici anni, un tragitto familiare per la donna, che aveva passaporto britannico ma parte della famiglia ancora in Galizia, nella Spagna nord-occidentale. «Ci mancherà moltissimo, era amata da tutti», ha detto Rachel Borland, il capo del Dld College London. Nella cittadina di Betanzos, dove era nata sua madre e dove le sorelle ancora abitano, parenti e amici sono rimasti sconvolti. Il consigliere comunale Andres Hermida ha detto alla Bbc che la comunità era sprofondata in «un dolore immenso».

Il turista americano, Kurt Cochran, aveva 54 anni ed era originario dello Utah, dove gestiva uno studio di registrazione. Lui e la moglie Melissa sarebbero dovuti tornare negli Stati Uniti ieri dopo una vacanza in Europa. Sono stati entrambi colpiti dall’auto di Khalid Masood: lui è morto in ospedale, lei è rimasta gravemente ferita. Il presidente Trump gli ha reso omaggio su Twitter, definendolo «un grande americano».

E tributi commossi sono arrivati da tutto il regno a Keith Palmer, l’agente di polizia colpito da Masood. «Era un vero eroe, le sue azioni non saranno dimenticate», ha detto Theresa May. I colleghi gli hanno reso omaggio con un minuto di silenzio di fronte a Scotland Yard alle 9 e 33 in punto, perché 933 era il suo numero identificativo di agente. Palmer, 48 anni, una figlia di cinque, lavorava al servizio di sorveglianza del Parlamento solo dall’aprile scorso. Molti deputati hanno chiesto di ricordarlo con una targa all’interno di Westminster, e i colleghi hanno organizzato una colletta online per la famiglia che nel giro di poche ore ha raccolto decine di migliaia di sterline. Il tributo più sentito è arrivato dal deputato James Cleverly, che lo aveva conosciuto nell’esercito. «Era un uomo coraggioso, un vero servitore dello Stato», ha detto ai Comuni, trattenendo a stento le lacrime.

Feriti tra gli altri anche tre studenti francesi in gita, un gruppo di sudcoreani, una donna romena finita nel Tamigi e immediatamente soccorsa, due cittadini greci. La donna italiana ferita ha perso conoscenza per una decina di minuti, secondo quanto raccontato da lei stessa all’ambasciatore Pasquale Terracciano che l’ha visitata in ospedale. Il compagno che era con lei invece è stato solo sfiorato. La donna è stata operata per ridurre una frattura alla gamba e ha riportato anche una lesione a due vertebre cervicali e un trauma alla testa, senza conseguenze gravi.

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lastampa/Andava a prendere i figli, a scuola non è mai arrivata. La vita spezzata di Aysha ALESSANDRA RIZZO

Europeo Under 21, il Napoli nega alla federazione polacca Milik e Zielinski

Europeo Under 21, il Napoli nega alla federazione polacca Milik e Zielinski

Si appresta ad essere un vero e proprio braccio di ferro quello tra Polonia e Napoli. La federazione polacca vorrebbe Arek Milik e Piotr Zielinski in Under 21 per disputare l’Europeo. Gli azzurri, come riporta Il Corriere dello Sport, hanno già deciso di non mandare i due calciatori in nazionale perchè in pratica sono due anni che non si fermano mai. Milik e Zielinski sono reduci da un Europeo con la nazionale maggiore e poi da un campionato con il Napoli, mandarli all’Europeo Under 21 significherebbe non dargli il riposo necessario in vista della prossima stagione.

Lotito abbassa le pretese per Keita, il Napoli prova a chiudere

Lotito abbassa le pretese per Keita, il Napoli prova a chiudere

Il Napoli accende i riflettori su Keita. Secondo quanto racconta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, Lotito sarebbe disposto a chiedere non più 30, ma 25 milioni per cedere il classe 1995 con contratto in scadenza nel giugno 2018. Difficilmente il patron laziale cambierà pretese nonostante abbia il calciatore praticamente a scadenza contrattuale. Keita piace da matti a De Laurentiis, Sarri e Giuntoli. Il giornale parla del cartellino di Duvan Zapata nell’affare Keita, ma la Lazio ha fatto sapere al Napoli che vorrebbe solo cash e nessuna contropartita.

Napoli su Belotti: offerti 50mln più Pavoletti

Napoli su Belotti: offerti 50mln più Pavoletti

Una bomba di mercato quella lanciata da Tuttosport che scrive di un Napoli pronto a prendere Belotti dal Torino: “E in Italia (ma si sapeva) si è fatto sotto il Napoli. Anche in questo caso De Laurentiis ha messo sul piatto 50 milioni. In più si è detto disponibile a inserire nel discorso qualche giocatore. Si sarebbe fatto il nome di Pavoletti. Anche in questo caso i granata hanno risposto no. L’intenzione di massima è quella di tenere l’attaccante. La ha detto il presidente Cairo e ribadito il direttore sportivo Gianluca Petrachi. Tenere Belotti significherebbe, finalmente, mostrare i muscoli da parte di una società che sino ad oggi ha sempre venduto i suoi gioielli: Cerci, Immobile, Darmian, Ogbonna, Glik, Maksimovic e Bruno Peres. Forse è davvero arrivato il momento di svoltare e di consegnare ai tifosi un Toro competitivo impreziosito dai gol del capocannoniere del campionato. La gente chiede troppo?”

Il Napoli sta cercando di convincere Kovacic a lasciare Madrid

Il Napoli sta cercando di convincere il giocatore a lasciare Madrid

Come riferisce Il Corriere dello Sport, il Napoli sta provando a convincere Mateo Kovacic a cambiare aria. Gli argomenti messi sul tavolo da parte degli azzurri per entrare nella testa del centrocampista serbo sono due. Il primo è il ritorno alla base di Marcos Llorente la prossima estate a Madrid. Un acquisto che chiuderebbe ancora di più Kovacic a centrocampo. L’altro motivo su quale il Napoli fa leva è di natura tattica; Zidane in pratica non ha mai dato fiducia a Kovacic relegato in panchina ed utilizzato sempre pochi minuti per far rifiatare Modric o Kroos.

Londra riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata

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Il Regno Unito reagisce stringendosi a Theresa May (“Non abbiamo paura”) e Londra, scrive Marco Bresolin, riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid. Alessandra Rizzo racconta le vittime del jihadista. mentre Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto il 52enne britannico Khalid, autore dell’assalto di Westminister,  che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti.

Londra sfida il terrore con la normalità: no alla paura

Theresa May in Parlamento: non ci faremo intimorire

LONDRA – A metà mattina il London Eye è ancora chiuso. Sul ponte di Westminister sono al lavoro gli uomini della Scientifica. Il lungofiume che passa sotto la grande ruota panoramica è sbarrato dal nastro bianco-blu della Polizia. Decine di studenti in gita scolastica sono già lì che aspettano. «Pazientate ancora un po’ – li tranquillizza un addetto della Millennium Wheel – a breve tornerà tutto alla normalità». Un paio d’ore e la ruota incomincia a girare.

Il giorno dopo l’attacco terroristico con auto-ariete e coltello andato in scena proprio sotto il Big Ben (tre morti e una quarantina di feriti), Londra è «business as usual». Normale amministrazione, si va avanti come se nulla fosse. Un gruppetto di adolescenti si stacca dalla fila per il London Eye e si siede in cerchio attorno a un musicista di strada con il cappello bianco. Insieme cantano «Let It Be». Lascia che sia.

La seduta del Parlamento interrotta mercoledì pomeriggio riprende, come previsto. In Aula c’è anche Tobias Ellwood, il sottosegretario agli Esteri che nel cortile di Westminster aveva tentato inutilmente di rianimare l’agente Keith Palmer. Il conservatore James Cleverly si commuove ricordando il poliziotto che ha perso la vita mentre cercava di fermare il killer. Theresa May ha l’aria del capo di governo in perfetta sintonia con il Paese. «La miglior riposta al terrorismo è la normalità – dice alla Camera dei Comuni -. Non abbiamo paura e non ci facciamo intimorire». Lo slogan «We are not afraid» spunta ovunque. Scritto con i pennarelli sulle lavagne informative nelle fermate della metropolitana. Disegnato con gessetti colorati sul pavimento di Trafalgar Square. Condiviso come immagine sui social network.

Poco dopo l’una del pomeriggio se ne vanno le nuvole. Le cabine trasparenti del London Eye iniziano a girare e riflettono i primi raggi di sole. Il ponte di Westminster riapre. Arrivano i fotografi, qualcuno fa jogging, spuntano i bus rossi a due piani. Ai semafori i pedoni britannici si distinguono dai turisti stranieri perché continuano a passare col rosso, altro che timore delle auto-ariete. Gli altri restano fermi e girano la testa prima a sinistra e poi a destra, per cercare di capire da che lato arrivino le auto. Rimane off-limits solo la zona davanti all’ingresso del Parlamento. Unico segno di discontinuità insieme con le bandiere a mezz’asta e qualche poliziotto in più del solito agli incroci. Ma non c’è quel clima di pesantezza che si respira ancora oggi in una città come Bruxelles, dove l’immagine dei militari armati fino ai denti che passeggiano lentamente dà l’impressione che il pericolo sia sempre dietro l’angolo. No, qui l’atmosfera non è quella del post-attentato. Sembra quasi che ci sia stato «solo» un brutto incidente stradale. È il coraggio della normalità che prende il sopravvento. O forse solo la forza della rassegnazione.

Alla National Gallery c’è la fila per entrare a vedere la mostra di Michelangelo & Sebastiano, un capannello si forma davanti agli «Ambasciatori» di Hans Holbein il Giovane. C’è più stupore qui che sotto il Big Ben. Al St James’s Park le coppiette camminano mano nella mano e i bambini giocano con le anatre. Louis e Marie vengono da Rennes, in Francia. «La notte del Bataclan, anche per noi che non siamo parigini, è stato un vero choc. È vero che stiamo parlando di un attacco di un’altra entità, ma dopo Parigi e Bruxelles ormai c’è una sorta di assuefazione. Ci siamo quasi abituati». Un editoriale sul «Telegraph» lancia il dibattito agli altri giornali e all’intera società: «Mentre piangiamo i nostri morti e auguriamo una pronta guarigione ai feriti, dobbiamo negare ai terroristi la reazione sproporzionata che cercano».

Nel tardo pomeriggio Trafalgar Square inizia a riempirsi per la manifestazione convocata dal sindaco Sadiq Khan. Il London Eye fa gli ultimi giri, il musicista col cappello bianco è ancora lì. Gli studenti che lo circondano sono cambiati, la canzone è sempre la stessa. «And when the broken-hearted people / Living in the world agree / There will be an answer / Let it be».

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lastampa/Londra sfida il terrore con la normalità: no alla paura MARCO BRESOLIN – INVIATO A LONDRA

Jihad a Londra: caccia ai Jihadisti di Birmingham vicini a Khalid

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Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto il 52enne britannico Khalid, autore dell’assalto di Westminister,  che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti. Il Regno Unito reagisce stringendosi a Theresa May (“Non abbiamo paura”) e Londra, scrive Marco Bresolin, riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid. Alessandra Rizzo racconta le vittime del jihadista.

Caccia alla cellula di Birmingham. Raffica di arresti: “Pronti a colpire”

Identificato l’attentatore di Westminster: è un 52enne britannico di origini pachistane. Viveva nella capitale del jihad britannico ed era stato già stato segnalato agli 007

BIRMINGHAM – «Sì, quell’uomo ha noleggiato la Hyundai presso la nostra società» conferma il manager della Enterprise di Solihull, distretto automobilistico a Sud di Birmingham. L’uomo di cui parla è Khalid Masood, il 52enne britannico di nascita e pachistano di origini.

È stato lui che mercoledì, prima di essere ucciso dalla polizia, ha seminato il panico nel cuore della città. Non ci dice se sia venuto proprio qui, nell’anonimo quartiere in cui sono stati arrestati i suoi presunti contatti, o se invece abbia bussato a uno dei due uffici di downtown. Ma con un investimento minimo si è messo al volante della 4×4 puntando al massimo danno: «Un modello del genere costa circa 40 sterline al giorno».

L’attentatore di Westminster ha più di un legame con Birmingham, tristemente nota come la capitale dello jihadismo made in Uk, la città da un milione di abitanti e 250 mila musulmani che ha visto 39 condanne per terrorismo in pochi anni e la partenza di almeno un quinto dei foreign fighters britannici. Scotland Yard si limita a riferire che Masood viveva nel West Midlands, la regione di Birmingham, ma oltre che a Londra, nell’ambito della maxi retata in cui sono state arrestate 8 persone in sei diversi indirizzi con l’accusa di preparare un attentato, gli agenti sono venuti a bussare qui, Hagley road, trafficata arteria di Edgbaston, la zona mista non distante dal centro in cui abita la premio Nobel Malala, brulicano attività a luci rosse e piccole comunità di pachistani, bengalesi e iraniani si dividono pochi metri di marciapiede aprendovi ristoranti o supermarket dalla vita breve.

«Li ho visti l’altra notte, la polizia urlava e loro tenevano le braccia ammanettate sopra la testa, saranno stati cinque, dei tipi asiatici con la pelle un po’ più scura della mia che sono di Teheran, c’era anche una donna velata con loro» racconta Ravi Sidighi, titolare di Hagley, l’alimentari a fianco del portoncino presidiato dai bobbies. Le finestre al secondo piano hanno le tapparelle abbassate. «L’appartamento è stato vuoto per molto tempo, almeno fino tre o quattro mesi fa» dice un ragazzo che come ogni giorno, come decine di altri dallo sguardo vacuo pari al suo, bighellona in zona. Nessuno ci ha fatto caso: Hagley road è una specie di non-luogo in cui è facile passare inosservati, la maggior parte dei negozi è sfitta, la chiesa battista del Redentore raccoglie le anime perse per le strade con i cartelli «Alcol restricted area». L’epicentro della radicalizzazione è altrove, Balsall Heath, Sparkhill, Coventry road, dove in vent’anni sono spariti i pub e si sono moltiplicate le librerie halal che diffondono l’islam deobandi, quello nemico dell’integrazione. Quando nel 2014 Birmingham lanciò l’offensiva contro l’indottrinamento e piazzò 200 telecamere nei quartieri abitati dai musulmani Hagley road fu risparmiata, forse perché «periferica», marginale, come l’intelligence considerava Masood, noto al Mi5 sin dal 1983 per precedenti penali come aggressione e possesso di armi, ma mai accusato di terrorismo.

«Sono sempre loro, i fottuti nativi, la gente diffida di noi immigrati ma la minaccia viene da loro» borbotta il nigeriano Michael, arrivato sei anni fa. Non ricorda le facce dei suoi vicini, magari se li vedesse per strada sì, ma a fare un identikit no. Non sarebbe in grado neppure l’universitaria francese Mariam, residente da settembre al numero 161, spalla a spalla con gli arrestati: «Ci si saluta a malapena comprando la pizza». Il proprietario dell’appartamento ora sigillato e del sottostante ristorante «Shiraz, a taste of Persia», Hajj Makhawand, ripete di aver affittato alla cieca attraverso l’agenzia Initial Property che a sua volta ci congeda con un no comment. Col calar della sera però diverse persone si avvicinano ai giornalisti per rivelare (verità inverificabile) che forse sì, anche l’attentatore era della zona, che l’avevano visto, sempre vestito di nero.

Gli esperti s’interrogano da tempo sul fenomeno Birmingham, vittima della crisi della manifattura e del ’900 ma non più di altri luoghi analoghi come Manchester. Se l’intelligence britannica parla di 3000 «attenzionati» nel paese, il direttore dell’associazione locale «Radical Thinking» Khasam Amar conta tra i suoi concittadini almeno 400 giovani «a rischio».

«Il terreno è fertile all’estremismo per ragioni economiche, etniche e sociali che esplodono anche in virtù della forte tendenza alla autosegregazione, gran parte dell’Islam locale è arrivato decenni fa dal Pakistan e le sue forti connotazioni rurali non si sono mai adeguate al paesaggio urbano» nota Chris Allen, sociologo dell’università di Birmingham. Il 62% dei musulmani è concentrato in sette zone tra le più depresse del paese, il 41% vive di sussidi, la disoccupazione già a quota 15% raddoppia intorno alle circa 120 moschee cittadine, dove si parla soprattutto urdu.

Poi c’è Mamood, assoldato a posteriori dall’Isis con un comunicato online, ma fuori tempo massimo per un terrorista. Jahan Mahmoud, storico e ricercatore sociale con forti radici nella comunità musulmana ha passato le ultime ore a indagare silenzi e reticenze: «Nessuno pare saper molto di lui o del suo network. Alla sua età nessun programma di deradicalizzazione lo prenderebbe in considerazione, uno di 52 anni è ritenuto uno non a rischio, un periferico».

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vivicentro/Jihad a Londra: caccia ai Jihadisti di Birmingham vicini a Khalid
lastampa/Caccia alla cellula di Birmingham. Raffica di arresti: “Pronti a colpire” FRANCESCA PACI – INVIATA BIRMINGHAM

Jihad a Londra: la controffensiva dell’Isis

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L’autore dell’assalto di Westminister, dice Scotland Yard, si chiamava Khalid Massood, 52enne britannico che la propaganda di Isis – rivendicando l’attacco – ha definito “un soldato del Califfato”. Viveva a Birmingham, dove ora si concentrano le indagini: ieri, otto arresti. Francesca Paci, de La Stampa, ci accompagna nel quartiere in cui ha vissuto Khalid. Il Regno Unito reagisce stringendosi a Theresa May (“Non abbiamo paura”) e Londra, scrive Marco Bresolin, riprende il suo ritmo normale nel giro di mezza giornata. Solo a sera si trova in Trafalgar Square per una veglia. Il bilancio è di 5 morti, incluso Khalid. Alessandra Rizzo racconta le vittime del jihadista.

La controffensiva dell’Isis: “Ha colpito un nostro soldato”

La reazione per le perdite sul campo sia Mosul sia a Raqqa, ma i terroristi fanno proseliti in Europa attraverso la propaganda

BEIRUT – Un soldato del Califfato. La stessa formula usata dopo gli attacchi a Nizza, a Berlino, negli Stati Uniti. L’Isis ha aspettato 24 ore prima di «mettere il timbro» sull’attentato di Londra. Con un comunicato diffuso dall’agenzia Aamaq che ricalca quelli della scia di sangue dell’ultimo anno. «L’assalitore di ieri di fronte al Parlamento britannico a Londra era un soldato dello Stato Islamico che ha agito in risposta agli appelli a colpire i cittadini delle nazioni della Coalizione».

«Soldato», «jundi», quasi un codice che permette di capire la portata dei legami fra la casa madre e il terrorista. Lo stesso usato per Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, il tunisino della strage sulla Promenade des Anglais del 14 luglio 2016. O per Anis Amri, l’autore dell’attacco al mercatino di Natale di Berlino, o ancora Abdul Razak Ali Artan, il rifugiato somalo che ha cercato il massacro in Ohio. Solo che Khalid Masood, era un uomo di mezza età, 52 anni, forse un convertito, con una lunga carriera criminale alle spalle più che un curriculum da jihadista.

Quando l’Isis usa la parola «soldato» mette il suo seguace un livello sotto i «mujaheddin», o i «credenti» che hanno combattuto nel Califfato e sono tornati a seminare il terrore in Occidente. «Credenti» e «mujaheddin» erano gli autori delle stragi di Parigi. Con i «soldati» l’Isis si è procurato reclute più a basso costo e meno controllabili ma è sceso in qualità. Ora l’età dell’attentatore di Westminster, e anche quella dell’uomo arrestato ad Anversa, segnalano un ulteriore scadimento.

L’unico precedente con un «soldato di mezza età» è quello dell’attacco in caffè di Sydney condotto dal cinquantenne Mohammad Hassan Manteghi. L’Isis preferisce di gran lunga i millennials, anche se non si fa problemi nel reclutare avanzi di galera. Un poster in inglese mostra un militante all’interno di una prigione, con il kalashnikov sulle spalle e la scritta «A volte le persone con il peggior passato promettono il miglior futuro». In quasi tutti gli ultimi attacchi i terroristi hanno precedenti per crimini comuni.

La velocità nell’adattamento della propaganda mostra al contrario un punto di forza dello Stato islamico. La sua macchina mediatica non è stata spezzata, anche se Raqqa e Mosul sono sotto assedio. Un altro poster in Rete, rilasciato poche dopo l’attacco, mostra Westminster, la Hyundai ferma contro la cancellata, e poi il volto «martirizzato» di Masood e la scritta «Fate la vostra jihad». I jihadisti però si sono dovuti adeguare. Facebook e Twitter, che hanno cancellato centinaia di migliaia di account, sono ora poco frequentati. Telegram, che ha cominciato da poco l’opera di pulizia, è preferito.

Il cambio di canale ha costretto anche ad adeguare lo stile. Come nota l’analista francese Romain Caillet, non si rivolgono più a un «pubblico di massa, ma a un circolo di iniziati, di jihadisti convinti». Un bacino più ristretto per il reclutamento ma che serve a tenere alto il morale. Già nella notte i sostenitori dello Stato islamico avevano festeggiato e legato la strage alla guerra in Siria e Iraq. Uccidere innocenti, è la tesi, è una risposta ai presunti «massacri» della Coalizione. E su Telegram gli islamisti avevano riportato dichiarazioni del portavoce Abu Hassan al-Muhajir, che invitava tutti i credenti a passare all’azione nei Paesi occidentali «per distogliere i loro cannoni dai fratelli musulmani, attaccateli nelle strade, case, centri commerciali».

La stessa linea del predecessore Mohammed al-Adnani e il suo «colpiteli con tutto quello che avete, investiteli con le vostre auto». E dietro i lupi solitari si scopre sempre un burattinaio. Come Junaid Hussain, in contatto con i terroristi di Garland, Texas, e di San Bernardino, California. O come Rachid Kassim, dietro quasi tutti i micro attacchi in Francia. Tutti e due sono stati eliminati da raid, a Mosul. Ma la battaglia non è finita.

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vivicentro/Jihad a Londra: caccia alla cellula di Birmingham
lastampa/La controffensiva dell’Isis: “Ha colpito un nostro soldato” GIORDANO STABILE – INVIATO A BEIRUT

Juve Stabia-Catanzaro arbitra Andrea Capone di Palermo

Due i precedenti dell’arbitro siciliano con la Juve Stabia, entrambi disputati al Menti e terminati per uno pari

Per la dodicesima giornata di ritorno del campionato di Lega Pro girone C che si disputerà domenica 26 alle ore 18 e 30 al “Romeo Menti” di Castellammare è stato designato Andrea CAPONE della sezione di Palermo a dirigere la gara tra tra Juve Stabia e Catanzaro.

Andrea CaponeCapone, nato a Palermo il 27 settembre 1984, è al suo terzo anno in Lega Pro, due sono i precedenti con le vespe:

2014 / 2015 – Campionato Nazionale Lega Pro girone ‘ C ‘

– 22 marzo 2015 – 12° giornata di ritorno: JUVE STABIA – ISCHIA 1 1 le reti una per tempo, vantaggio stabiese con Francesco BOMBAGI e pari degli isolani nella ripresa con Bulevardi.

2015 / 2016 – Campionato Nazionale Lega Pro girone ‘ C ‘

– 21 novembre 2015 – 12° giornata d’andata: JUVE STABIA – FIDELIS ANDRIA 1 – 1 vantaggio stabiese nel primo tempo con Pietro ARCIDIACONO, pari dei baresi nella ripresa con Grandolfo.

L’assistente numero uno sarà Tiziano NOTARANGELO della sezione di Cassino;

l’assistente numero due: Tiziana TRASCIATTI della sezione di Foligno.

Giovanni MATRONE

Modugno: “Clima disteso a Castelvolturno, Sarri al campo con la moglie”

Modugno: “Clima disteso a Castelvolturno, Sarri al campo con la moglie”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, è intervenuto Francesco Modugno, giornalista Sky, il quale ha dichiarato: “Gli azzurri in questo momento stanno giocando a basket, una tiratissima partitina cinque contro cinque. Si lavora fisicamente e crea buonumore, fa gruppo: Sarri vuole lavorare in maniera più rilassata, più serena, in vista c’è la Juve che caricherà l’ambiente di stress. Ieri il mister si è presentato con la moglie nel centro sportivo, quasi un inedito, ed è giusto che si viva questa settimana con grande serenità”. 

Avv.Chiacchio: “La Juventus potrebbe essere condannata, ma no punti di penalizzazione”

Avv.Chiacchio: “La Juventus potrebbe essere condannata, ma no punti di penalizzazione”

“Non conosco nel dettaglio i fatti che riguardano la Juventus, li ho letti sul giornale, come tutti. Posso solo dire che, nel caso, potrebbero esserci ripercussioni sportive per la società. Escludo, però, possano esserci punti di penalizzazione. Non si sono mai verificate sanzioni simili in casi del genere. La società bianconera, invece, potrebbe essere condannata ad un’ammenda pesante, oltre che all’inibizione del dirigente ritenuto responsabile. Certamente siamo rimasti tutti sorpresi da questa vicenda. Spero che il Napoli continuerà a giocare così, la vera fortuna è stata l’intuizione di Mertens prima punta. Non voglio neppure pensare né alla sua cessione né a quella di Insigne”, ha dichiarato l’avvocato Eduardo Chiacchio, esperto di diritto sportivo, ai microfoni di Radio Punto Zero.

A cura di Patrizia Esposito

Infortunio Pepe Reina, la Gazzetta: “Reina farà di tutto per esserci con la Juventus”

Le condizioni fisiche di Pepe Reina preoccupano il Napoli. La Gazzette dello Sport rivela: “Il polpaccio di Reina è ancora indurito ed affaticato, ragion per cui il portiere nei prossimi giorni seguirà una tabella di lavoro personalizzata per poi sottoporsi mercoledì prossimo a nuovi controlli. Fino ad allora è giusto essere prudenti anche se ovviamente, vista anche l’importanza del doppio confronto con la Juve, Reina farà di tutto per essere in campo. Del resto, fin qui Sarri non ha mai praticamente rinunciato a lui. Soltanto contro lo Spezia in Coppa Italia . ha giocato Rafael al posto di Pepe. “

Napoli, al via i casting per i terzini: Conti, Gaspar e Michel sul taccuino di Giuntoli

Napoli, al via i casting per i terzini: Conti, Gaspar e Michel sul taccuino di Giuntoli

Il Napoli è alla ricerca di un terzino sinistro da aggiungere alla rosa per migliorare un pacchetto arretrato che nella prossima stagione potrebbe perdere Ghoulam. Gianluca Di Marzio, attraverso il suo sito ufficiale, rivela: “Il Napoli sta già seguendo e valutando alcuni profili interessanti: il primo è Bruno Gaspar, esterno destro del Vitoria Guimaraes, classe ’93 portoghese proveniente dal vivaio del Benfica, che quest’anno sta facendo una grande stagione: per lui già 10 assist. Ad osservarlo, recentemente, anche altri club italiani: Milan, Atalanta e Chievo. Il Napoli dal canto suo non ha ancora avuto contatti con agenti o club, ma ha richiesto informazioni. Un altro nome che invece è stato proposto e che è seguito è Michel, brasiliano classe ’90 del Las Palmas. Michel ha avuto un grande inizio di stagione, anche se adesso è fermo ai box per un problema al tendine d’Achille. Restando in Italia invece, tra le prime scelte c’è sempre Andrea Conti dell’Atalanta. L’impressione è che la lista di “candidati” sia comunque ampia perché è probabile che il Napoli dovrà fare a meno un paio di innesti, soprattutto in caso di partenza di Ghoulam e con la posizione di Strinic da valutare”