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Grassi, l’agente: “Andrà in prestito, ritornare nel Napoli sarebbe un salto nel buio”

Grassi, l’agente: “Andrà in prestito, ritornare nel Napoli sarebbe un salto nel buio”

Ai microfoni di Radio Marte, è intervenuto l’agente di Grassi, Mario Giuffedi, il quale ha dichiarato: “Andrà a giocare in prestito. Farlo rientrare adesso sarebbe un salto nel buio perché il centrocampo del Napoli è molto completo. Vedremo poi se alla fine dell’anno sarà migliorato e sarà pronto per il Napoli. Chievo? E’ una delle squadre interessate”.

Il Napoli è arrivato a Dimaro: oggi alle 18 il primo allenamento in Trentino

Il Napoli è arrivato a Dimaro: oggi alle 18 il primo allenamento in Trentino

Il Napoli è arrivato a Dimaro Folgarida. La comitiva azzurra ha raggiunto la Val di Sole poco dopo le 13.30 ed è stata accolta dall’abbraccio caloroso dei numerosissimi tifosi. A ricevere il gruppo c’erano anche il Sindaco di Dimaro ed i vertici dell’APT Trentino. La squadra poi, come ogni anno, si è trasferita allo “Sport Hotel Rosatti”. Nel pomeriggio, alle 18.00, ci sarà il primo allenamento. Il gruppo sarà in Trentino fino al 25 luglio.

Questi i convocati per il ritiro: Albiol, Allan, Callejon, Chiriches, Contini, Diawara, Leandrinho, Jorginho, Ghoulam, Giaccherini, Hamsik, Hysaj, Insigne, Koulibaly, Maggio, Maksimovic, Mertens, Milik, Ounas, Pavoletti, Rafael, Reina, Rog, Sepe, Strinic, Tonelli, Zapata, Zielinski.

Fonte: SSC Napoli

Zapata, il futuro è granata: Cairo accetta la richesta onerosa degli azzurri

Zapata, il futuro è granata: Cairo accetta la richesta onerosa degli azzurri

Zapata si allontana dal Napoli: secondo quanto rivela Ciro Venerato, giornalista Rai, ai microfoni di Radio Crc, infatti, il giocatore sarebbe molto vicino al Torino, con Cairo che avrebbe accettato la proposta degli azzurri che si aggirava intorno ai 17 milioni di euro.

Napoli, Berardi nei piani per il futuro: gli azzurri in contatto con l’agente dell’attaccante

Napoli, Berardi nei piani per il futuro: gli azzurri in contatto con l’agente dell’attaccante

Il Napoli punta Berardi per il 2018: secondo quanto rivela Ciro Venerato, giornalista Rai, ai microfoni di Radio Crc, ieri ci sarebbe stato un incontro tra gli azzurri e l’agente del giocatore, che sarebbe interessato al progetto partenopeo. L’anno prossimo, infatti, il calciatore potrebbe trovare spazio se Callejon dovesse andar via. Nel frattempo, su di lui ci sarebbe la Roma, che avrebbe bussato alla porta del Sassuolo per averlo subito.

Juve Stabia, l’entourage di Berardi annuncia il trasferimento ufficiale

Juve Stabia, l’entourage di Berardi annuncia il trasferimento ufficiale

Vi abbiamo parlato in anteprima del possibile arrivo di Filippo Berardi alla Juve Stabia (CLICCA QUI).  A darne l’annuncio ufficiale, prima del club stabiese è il suo entourage che scrive sui social: “Filippo Berardi è pronto al debutto tra i professionisti e si trasferisce in prestito dal Torino alla Juve Stabia. In bocca al lupo al talentino di San Marino: è giunto il momento che la penisola faccia la conoscenza del suo sinistro fatato”.

 

Inaugurazione dei nuovi reparti al San Leonardo. De Luca: “Orgoglioso del primato regionale di Castellammare”

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Una nuova area operatoria e una nuova ala del reparto di Ostetricia e Ginecologia sono state inaugurate oggi all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Presenti al taglio del nastro il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il primo cittadino stabiese Antonio Pannullo, e il vice sindaco Andrea Di Martino.

Ad accoglierli e fare da cicerone, è stato il primario di ginecologia ed ostetricia Eutalia Esposito. La dottoressa, nel mostrare ai presenti le nuove sale e attrezzature, ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra: “La struttura è stata migliorata ed ampliata grazie all’impegno e alla professionalità di tutti, dai medici agli infermieri, dagli operatori sanitari agli addetti alle pulizie”.

Ha anche mostrato, visibilmente commossa, il quadro in ceramica affisso al corridoio del reparto che spiega in tre parole la filosofia che anima i sanitari del San Leonardo: “Noi siamo presenti”.

Il presidente della Regione Campania si è detto orgoglioso dei risultati raggiunti dal nosocomio stabiese e ha aggiunto: “Abbiamo un primato regionale, ovvero il reparto che fa il più alto numero di parti, ciò non può che fare onore alla Regione. Ci sono altri investimenti previsti, anche per il pronto soccorso che è uno dei punti fondamentali per migliorare il servizio sanitario”. A quanti continuano a lamentarsi dei disservizi consiglia di imparare a non essere sempre insoddisfatti perché in Campania “c’è una situazione migliore di Milano o di Torino”. Si è complimentato con il direttore amministrativo, la dottoressa Costantini, la quale ha specificato che, dopo 20 anni, i lavori di ristrutturazione sono stati fondamentali. E grazie ad altri 5 milioni investiti nella struttura stabiese, sarà possibile avere un’area per le operazioni chirurgiche.

Anche il sindaco Antonio Pannullo si è detto soddisfatto di questi miglioramenti e del primato che l’ospedale stabiese ha su scala regionale, ma ha specificato che questo non rappresenta un punto di arrivo ma uno sprone al miglioramento che può avvenire grazie al lavoro quotidiano e costante di tutti: “I numeri dicono che siamo i primi in Campania, ma si può migliorare. Stanno attivando funzioni per assicurare il sussidio anche al pronto soccorso, che può essere considerata una zona di frontiera. Si può costruire qualcosa di sodo lavorando giorno per giorno, nella quotidianità. Un ringraziamento va alla dirigenza dell’Asl e alla Regione Campania per il sostegno”.

 

Roma teme i Paesi dell’Est contrari a un’intesa a Tallinn

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Roma lavora per far cambiare rotta all’Unione europea nel vertice in programma per domani, che Marco Zatterin definisce “la battaglia di Tallinn”.

Mossa italiana: rivedere Triton per far cambiare rotta all’Europa

I timori del governo: i Paesi dell’Est contrari a un’intesa a Tallinn

ROMA – L’allarme era arrivato per via diplomatica nel cuore della notte di lunedì: attenzione, Vienna vuole «sigillare» le frontiere. Alle prime luci del martedì, ieri mattina, Paolo Gentiloni e Marco Minniti hanno avuto la conferma: l’Austria si prepara «a difendere il confine del Brennero» con le forze armate. Al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno – che si sono immediatamente consultati – non è servito molto tempo per decrittare il senso del messaggio: da Vienna e dall’Europa orientale soffia un vento ostile che rischia di vanificare l’imminente vertice di Tallinn, chiamato (negli auspici dell’Italia) a segnare una prima svolta nella politica europea sull’immigrazione.

A caldo e nelle chiacchiere informali tra di loro Gentiloni e Minniti si sono ritrovati nel bollare come «inaccettabile» la mossa di Vienna. E hanno convenuto che nelle ore successive sarebbe stato il ministro dell’Interno ad uscire allo scoperto, cosa che Minniti ha fatto con una nota ufficiale, segnata da lessico molto tagliente, soprattutto quando giudica quella del governo austriaco come «una iniziativa ingiustificata e senza precedenti che se non immediatamente corretta comporterà inevitabili ripercussioni». Ma nel colloquio mattutino premier e ministro dell’Interno si sono interrogati anche su una questione decisiva: perché l’Austria si muove proprio ora, visto che al Brennero non sono segnalate emergenze? E ancora: in Austria si vota in autunno, ma quanta Berlino c’è nell’attivismo di Vienna?

Per tutta la giornata di ieri Gentiloni e Minniti hanno preparato la «battaglia di Tallinn», il vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue in programma per domani: in queste ore i due stanno cercando di capire se e quanto l’Italia riuscirà a forzare l’inizio di assedio che si è manifestato ieri, per l’ effetto congiunto di almeno tre eventi: il rifiuto di Francia e Spagna ad aprire i propri porti per accogliere almeno una parte dei migranti che premono dal Nord Africa; l’annuncio di Vienna; il plateale disinteresse palesato dai parlamentari europei che ieri mattina si sono presentati in poche decine alla discussione sugli immigrati. Ogni volta che si affrontano vertici su questioni così delicate – si ragiona alla Farnesina – c’è un margine di «imprevedibilità» nel comportamento dei singoli Paesi che è destinato a riproporsi anche a Tallinn. Una imprevedibilità accresciuta – facevano notare fonti governative – anche dall’ennesimo venir meno di qualsiasi solidarietà verso l’Italia da parte di governi guidati da personalità che fanno riferimento al Pse, come Austria e Malta.

Ma dall’Europa non arrivano soltanto notizie negative. Paolo Gentiloni si è voluto complimentare con Jean-Claude Juncker per la clamorosa arringa da lui pronunciata all’Europarlamento. Ed ha apprezzato il documento della Commissione che va incontro a diverse sollecitazioni italiane. Certo, il governo si prepara ad una battaglia europea difficile, ma senza mai perdere di vista il fronte interno, che proprio ieri si è surriscaldato. Due settimane fa Gentiloni e Minniti avevano deciso di allentare la pressione sull’Italia, facendo leva sulla Francia di Macron. Il presidente del Consiglio, vestendo i panni del «poliziotto buono», si è fatto carico della tessitura diplomatica, il ministro dell’Interno si è occupato della trattativa. La minaccia di chiudere i porti italiani, oltre a consensi in partiti di opposizione, ha però alzato la soglia di aspettative che ora rischiano di produrre un effetto-boomerang. Come dimostra il riaccendersi del fuoco polemico di tutte le opposizioni. Ieri sera si è appreso che il Viminale ha chiesto un «incontro urgente» al direttore del Frontex per rivedere la missione Triton per i l soccorso nel Mediterraneo. In sostanza, il ministero dell’Interno punta – come già chiesto nei giorni scorsi dal ministro Minniti – a far sì che anche gli altri Paesi europei si facciano carico dei migranti salvati.

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La lite del Brennero sui migranti

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L’Austria annuncia di schierare i blindati al confine del Brennero per bloccare il transito dei migranti e innesca un caso diplomatico, con il governo italiano che replica convocando l’ambasciatore.

L’Austria pronta a schierare l’esercito al Brennero per bloccare i migranti provenienti dall’Italia

Il ministro della Difesa vuole inviare 750 soldati, la Farnesina convoca l’ambasciatore. Anche la Svizzera ha annunciato una stretta alle frontiere con Piemonte e Lombardia

L’Austria torna a minacciare di chiudere il passo del Brennero ai migranti provenienti dall’Italia. Il ministro della Difesa austriaco, Hans Peter Doskozil, ha dichiarato che Vienna è pronta ad attivare controlli rafforzati alla frontiera con l’invio di 750 soldati «se non rallenta il flusso di migranti dall’Italia». Il contingente militare sarà composto da 450 militari di stanza in Tirolo e 300 della Carinzia. Le forze militari, secondo il ministro, «possono essere operative entro 72 ore in caso di allarme lanciato dai servizi competenti». Favorevole al rafforzamento si è detto il governatore del Tirolo, Guenther Platter.

L’annuncio austriaco ha provocato dure reazioni in Italia. La Farnesina ha convocato l’ambasciatore austriaco a Roma, René Pollitzer. La deputata Pd Marina Berlinghieri ha chiesto che la Commissione europea faccia sentire subito la sua voce: «Si metta immediatamente in moto per avviare sanzioni e procedure di infrazione come avvenuto contro Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca due settimane fa». Berlinghieri fa notare che l’Austria non solo non ha proceduto ai ricollocamenti, ma ora minaccia di blindare le frontiere «violando qualsiasi solidarietà e qualsiasi regola europea».

Non è la prima volta che l’Austria minaccia di sigillare i propri confini, anche se fin’ora gli annunci erano stati più di facciata che di sostanza. L’Austria, tuttavia, è in piena campagna elettorale visto che il 15 ottobre si terranno elezioni anticipate a causa della rottura della grande coalizione tra popolari e socialdemocratici. Il giovane leader dell’Ovp, il 30enne Sebastian Kurz, ha svoltato a destra puntando sulla linea dura contro i migranti e la rinegoziazione degli accordi con l’Ue per tentare di togliere voti all’estrema destra del Partito della Libertà (Fpoe) che era stato di Haider. «I preparativi per i controlli alla frontiera con l’Italia non sono solo giusti ma anche necessari – ha dichiarato Kurz, che è ministro degli Esteri – Noi ci prepariamo e difenderemo il nostro confine del Brennero se ciò sarà necessario».

L’Austria ha già inviato quattro carri armati in Tirolo pronti a essere posizionati al confine con il Brennero. Il direttore della polizia tirolese, Helmut Tomac, ha riferito che nell’ultimo periodo sono aumentati i tentativi di ingresso di migranti dal passo del Brennero, 43 solo nella notte tra domenica e lunedì.

Ma a smentire ministro e capo della polizia è lo stesso governatore altoatesino Arno Kompatscher: «Sostanzialmente non c’è nulla di nuovo. C’è da considerare che Vienna si prepara alle elezioni e le disposizioni sul Brennero vanno lette in parte come un messaggio interno, direi di tipo elettorale. Non vedo al momento alcuna emergenza. Ci sono pochissimi profughi, abbiamo vissuto altri tempi emergenziali, al momento quello che dicono mi sembra esagerato».

Nel frattempo anche la Svizzera annuncia una stretta alle frontiere. I cantoni hanno annunciato un rafforzamento dei contingenti di stanza al confine con Piemonte e Lombardia con l’invio di numerosi agenti di polizia che sosterranno i colleghi in Ticino, Grigioni e Vallese. Nel 2016 le autorità elvetiche avevano messo a punto un piano contro i migranti che prevedeva l’impiego dell’esercito alle frontiere. L’utilizzo di militari, però, è previsto solo in caso di emergenza.

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lastampa/L’Austria pronta a schierare l’esercito al Brennero per bloccare i migranti provenienti dall’Italia RAPHAËL ZANOTTI

Ilaria Alpi: la procura di Roma chiede l’archiviazione

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Chi ha ucciso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin? Secondo i pm è impossibile risalire  ai responsabili e al movente che ha portato alla morte la giornalista del Tg3 e il suo collega il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, in Somalia. Ancora nessuna verità sul commando di sette persone che, a colpi di kalashnikov, uccise i due giornalisti impegnati a seguire la missione Onu “Restore Hope”. Archiviazione quindi; e ora a decidere sarà il gip.

LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

A firmare la richiesta di archiviazione, previo visto del procuratore Giuseppe Pignatone, è stato il pm Elisabetta Ceniccola, magistrato che assunse la titolarità degli accertamenti dopo che il gip Emanuele Cersosimo, nel dicembre 2007, respinse un’analoga richiesta di archiviazione sul duplice omicidio disponendo ulteriori accertamenti.

Nel ponderoso documento firmato dal pm Ceniccola emergono le risposte ai quesiti posti all’epoca dal gip Cersosimo e le indicazioni agli elementi che impediscono di accertare il movente e l’autore del duplice omicidio. Anche la sentenza della Corte d’Appello di Perugia, che il 19 ottobre scorso assolse l’unico condannato, il somalo Hashi Omar Hassan, rientra nel documento firmato.

La parte di inchiesta dedicata ai presunti depistaggi nasce proprio a partire dalla sentenza di Perugia. Infatti il testimone, rivelatosi poi falso, Ahmed Ali Rage rivelò qualche anno dopo di non essere mai stato sul luogo dell’omicidio e di aver accusato ingiustamente Hassan perchè “gli italiani avevano fretta d chiudere il caso”. In cambio della sua testimonianza, precisò il somalo, ottenne la possibilità di lasciare il suo paese, dove all’epoca la situazione sociale era tesissima. Tuttavia dagli accertamenti successivi non è emerso nessun elemento tale da rappresentare un depistaggio.

LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA

Il legale della famiglia Alpi, Domenico D’Amati, commenta con stupore la decisione della Procura: ” Non è vero che non ci sono i moventi e le prove dei depistaggi, ce ne sono in abbondanza, non si vogliono leggere”.

Luciana Alpi, madre di Ilaria è ormai stremata. Dopo 23 anni di battaglie, umiliazioni e muri costruiti attorno alla verità si è arresa, ma continuerà con tenacia a vigilare contro ogni altro tentativo di occultamento.

Cosenza, Fontana: “Juve Stabia? Si è persa un po’ la realtà e non ho chiuso la stagione, peccato”

Cosenza, Fontana: “Juve Stabia? Si è persa un po’ la realtà e non ho chiuso la stagione, peccato”

Si è presentato Gaetano Fontana, nuovo tecnico del Cosenza. Questo quanto riportato da cosenzachannel.it: “A Nocera ho vissuto due anni e mezzo terribili con la mia famiglia. Poi ho avuto la fortuna di conoscere il presidente della Juve Stabia, Manniello, che ha visto in me qualcosa di buono, ma poi si è persa un po’ la realtà e non ho chiuso la stagione. Era un progetto che nasceva e doveva affermarsi. Pensavo di meritare la possibilità di giocare i playoff ma non è stato possibile“.

Lasicki può tornare in Polonia: è richiesto dal Wisla Plock

Lasicki può tornare in Polonia: è richiesto dal Wisla Plock

Potrebbe ritornare in patria per giocare con maggior continuità Igor Lasicki. Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport sul difensore ci sarebbe il forte interesse del Wisla Plock.

Non è da escludere una partenza in prestito di Pavoletti

Non è da escludere una partenza in prestito di Pavoletti

Come riporta Il Mattino, Leonardo Pavoletti potrebbe lasciare Napoli in prestito: “Pavoletti resterà inizialmente come terza punta, il Napoli lo ha acquistato a gennaio scorso dal Genoa per 15 milioni ed è difficile trovare in questa fase un’offerta dallo stesso peso economico. Ecco perché si potrebbe prospettare maggiormente un trasferimento in prestito”.

Ferlaino: “L’idea Maradona nacque da una mancata amichevole tra noi e il Barcellona”

Le sue parole

Corrado Ferlaino ha parlato al Corriere dello Sport:

Quando tutto iniziò, fu (quasi) per caso… 
“In maniera strana, insolita ed anche casuale: il Barcellona voleva organizzare un’amichevole – mi sembra di fine stagione – e interpellò Pierpaolo Marino, all’epoca all’Avellino, che rifiutò e però li dirottò verso di noi, telefonando ad Antonio Juliano, all’epoca direttore generale del club”. 

Si comincia da una partita e si finisce con la trattativa di quel secolo.
“Noi eravamo interessati, eventualmente, a sfidarli dopo il ritiro, nell’avvio della stagione successiva, in quelle che vengono definite amichevoli di lusso. Ipotesi impraticabile. Ma rimanemmo stupiti da un particolare: avrebbero eventualmente giocato senza Maradona, condizione per noi, invece, imprescindibile”.

C’era il trucco. 
“Ci dissero che Diego stava male. Ci informammo e scoprimmo che ormai la rottura era insanabile e che Maradona voleva semplicemente andar via. Da Napoli, partirono Antonio Juliano e Dino Celentano, presero in affitto un appartamento, incontrarono quel fuoriclasse e gli raccontarono la città, gli spiegarono ch’era la più bella del mondo e che era quella adatta al suo genio e al suo carattere”. 

Ci vollero due mesi circa… 
“Più o meno sì, con strappi continui. Pensavano non avessimo i soldi. E, onestamente, proprio così tanti, come quelli che sarebbero poi serviti, non ce ne erano”. 

E quando sembrava finita… 
“Comincia una storia che sembra estrapolata da un film ed invece è tutto vero”. 

La riviva. 
“Ultimo giorno del mercato, sono a Milano, non abbiamo più speranze. Mi chiamano Juliano e Celentano dalla Spagna. Il Barcellona ha deciso: vende”. 

Voi giocaste su più tavoli. 
“Andammo a trattare con il Real Madrid per Hugo Sanchez, a cui in realtà non volevamo arrivare. Però ci sembrava un modo per stuzzicare il Barça, per mettergli pressione. E andò più o meno così, perché sospettarono che, avessimo preso Sanchez, non avrebbero più potuto darci Diego. Era lui che volevamo, nessun altro. A Madrid avrebbero volentieri fregato la concorrenza, e la chiacchierata proseguì. Fino a quando però non arrivò quella telefonata, con la riapertura”. 

Cittadinanza a Maradona, Il Mattino: “Prenderà 180 mila euro dagli sponsor”

Cittadinanza a Maradona, Il Mattino: “Prenderà 180 mila euro dagli sponsor”

Molte sono le polemiche nate su Diego Armando Maradona per l’attribuzione della cittadinanza onoraria: “Sono napoletano da quando ho messo la maglia numero 10”. Il Mattino fa sapere che il Pibe de Oro ha percepito comunque 180 mila euro dagli sponsor. Questi accordi commerciali sono finalizzato a compensi per gli agenti. Ma non tutti gli sponsor potranno avere i banner pubblicitari visibili nell’evento. Gran parte hanno avuto da contratto solo l’onore di cenare con il Pibe de Oro.

Il Napoli vuole Berardi, si lavora anche al futuro

Il Napoli vuole Berardi, si lavora anche al futuro

La Gazzetta dello Sport scrive sull’interessamento del Napoli per Domenico Berardi del Sassuolo: “Il lavoro di Cristiano Giuntoli non si sta limitando soltanto alla nuova stagione, ma sta andando oltre, in prospettiva. Va inteso in questo senso l’incontro che il direttore sportivo del Napoli ha avuto, ieri pomeriggio, con il manager di Domenico Berardi, l’attaccante del Sassuolo, che piace tantissimo a Maurizio Sarri. Le parti hanno discusso sulla possibilità che un’eventuale operazione si potrà fare soltanto al termine della prossima stagione, perché il club romagnolo, almeno per quest’anno, non intende privarsi del suo migliore talento. Nel frattempo, Giuntoli ha sondato l’entourage del giocatore per capire se ci fossero margini per un’intesa seppur futura. Di certo, Berardi non si metterebbe di traverso nel caso gli venisse prospettata l’ipotesi Napoli, ma la questione viene inquadrata nell’ambito di qualche affare da fare in futuro”.

De Laurentiis sblocca le trattative per Berenguer e Mario Rui: in arrivo la fumata bianca

De Laurentiis sblocca le trattative per Berenguer e Mario Rui: in arrivo la fumata bianca

Come riporta la Gazzetta dello Sport: “Si lavora sulle strategie e, a momenti, dovrebbero chiudersi due trattative che il ds del Napoli Giuntoli sta portando avanti da diverse settimane. Quella più imminente riguarda Mario Rui. La Roma non vuole modificare la propria richiesta di 12 milioni, mentre il Napoli si è fermato a 11 più eventuale bonus. Nella trattativa, probabilmente, interverrà direttamente Aurelio De Laurentiis che, contrariamente a quanto era stato anticipato dal club stesso, stamattina non partirà con la squadra per Dimaro, ma resterà a Roma per provare a sistemare sia l’operazione Mario Rui, sia quella di Berenguer: con l’Osasuna si sta trattando sulla base di 6 milioni più bonus mentre il club spagnolo chiede i 9 previsti dalla clausola rescissoria, il Napoli dovrebbe spuntarla”.

Eccellenza-Real Forio: ecco il nuovo organigramma societario

L’ASD Real  Forio 2014 comunica di aver stilato ufficialmente il nuovo organigramma societario per la stagione 2017/2018. Sono state inserite diverse nuove cariche, tra cui quella di Direttore Generale che farà capo a Nicola Mora e quella di Segretario assegnata a Vincenzo Mattera. Si comunica, inoltre, che nei prossimi giorni ci saranno incontri decisivi per la nomina del nuovo allenatore che sarà annunciato a breve. Di seguito il nuovo organigramma societario.

 

PRESIDENTE: Luigi Schiano

VICE PRESIDENTE: Luigi Esposito e Giuseppe Di Maio

DIRETTORE GENERALE: Nicola Mora

DIRETTORE SPORTIVO: Vito Manna

SEGRETARIO: Vincenzo Mattera

TEAM MANAGER: Antonio Perrotta

DIRIGENTI: Giuseppe Di Maio (Veliero), Carmine Di Maio (Oriali), Vito Calise, Antonio Mendella (Ditta Murziello)

DIRIGENTE SETTORE GIOVANILE: Luigi Esposito

SEGRETARIO SETTORE GIOVANILE: Massimo Allegretti

RESPONSABILE AREA MARKETING E COMUNICAZIONI: Vincenzo Agnese

Pyongyang lancia un altro missile intercontinentale: Trump chiama Pechino

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Nelle stesse ore in cui Vladimir Putin chiama Xi Jinping a Washington, Trump ha tuonato chiedendo a Pechino una forte reazione al test missilistico della Corea del Nord. Pyongyang ha infatti lanciato con successo un missile intercontinentale che potrebbe colpire l’Alaska.

La Nord Corea minaccia gli Usa: Trump pronto all’azione militare

Lanciato il primo missile intercontinentale: potrebbe colpire l’Alaska. La Casa Bianca valuta l’invio di truppe. Convocato vertice d’emergenza

NEW YORK – La festa del 4 luglio si è trasformata in un incubo per Donald Trump, costretto a convocare un vertice di emergenza alla Casa Bianca, per valutare le risposte al lancio del primo missile intercontinentale della Corea del Nord. Sul tavolo della «Situation room» c’erano i nuovi piani presentati dal Pentagono per colpire Pyongyang, che potrebbero diventare l’unica strada percorribile, se durante il G20 di Amburgo in programma venerdì e sabato il presidente non riuscirà a convincere Cina e Russia che è venuto il momento di fermare Kim.

Il missile Hwasong 14 lanciato ieri dalla Corea del Nord ha volato per 931 chilometri, ma prima di cadere nel mare davanti al Giappone ha raggiunto la quota di 2800 chilometri. Questo, secondo i calcoli dell’intelligence americana, consente a Pyongyang di definirlo un Icbm, perché se fosse andato in linea retta avrebbe superato il raggio di 5500 chilometri che qualifica i vettori intercontinentali. Così Kim Jong-un ha cambiato completamente la situazione, perché ha dimostrato di poter colpire l’Alaska. Forse non è in grado di montare le venti testate nucleari che possiede sopra i Hwasong 14, e magari la loro gittata non garantisce ancora di raggiungere il territorio americano, ma di questo passo è solo una questione di tempo prima che ci riesca. Trump quindi deve reagire, ma le sue opzioni sono molto limitate. Ieri ha risposto via Twitter: «La Corea del Nord ha appena lanciato un altro missile. Ma questo tipo, Kim, non ha niente di meglio da fare nella vita? Difficile credere che la Corea del Sud e il Giappone accetteranno questa roba ancora a lungo. Forse la Cina userà la mano pesante con Pyongyang e metterà fine a tanta follia una volta per tutte!».

Il primo problema è che Kim, in effetti, non ha molto di meglio da fare. Ha visto la morte di Gheddafi, dopo la sua rinuncia alle armi di distruzione di massa, e considera il programma nucleare come la sua assicurazione per la sopravvivenza. Perciò ha già condotto 83 test missilistici, 11 durante l’amministrazione Trump, contro i 16 di suo padre e i 15 del nonno. Se avesse voluto negoziare la fine della corsa atomica, Pyongyang avrebbe potuto farlo già con Clinton e Bush, ma quegli accordi sono falliti perché secondo il regime non garantivano il suo futuro. Quanto alla Cina, dopo il vertice di Mar a Lago il capo della Casa Bianca si era convinto di aver trovato l’intesa con Xi, che potrebbe mettere in ginocchio Kim chiudendo i rubinetti delle forniture petrolifere. Pechino però non ha dato seguito alle sue promesse, perché in fondo la Corea del Nord le fa comodo così: non abbastanza forte da attaccare per prima, ma abbastanza minacciosa da compromettere i piani di Washington per la sicurezza regionale. Nei giorni scorsi Trump ha aumentato la pressione su Xi, inviando navi da guerra nel Mar cinese meridionale, fornendo armi per 1,4 miliardi di dollari a Taiwan, imponendo sanzioni alle banche della Repubblica popolare che aiutano ancora Pyongyang, e minacciando una guerra commerciale sull’acciaio. Ad Amburgo il capo della Casa Bianca farà ancora un tentativo di convincere il collega di Pechino ad agire, aggiungendo un avvertimento. Dopo il test di un missile capace di raggiungere l’Alaska, gli Usa non possono restare fermi: o ci aiutate a fermare Kim, oppure agiremo da soli.

La proposta circolata da cinesi e russi prevede la fine delle esercitazioni Usa con la Corea del Sud e il blocco del sistema di difesa missilistica Thaad, in cambio del congelamento del programma nucleare di Pyongyang, ma Washington non è disposta a fare questa concessione e non è neppure sicura che basti. Anche le opzioni militari, però, sono limitate. Il riarmo nordcoreano ormai è troppo avanzato, per pensare di fermarlo con un’operazione chirurgica come in Siria, e Kim potrebbe reagire bombardando Seul o marciando verso Sud. Sarebbe la seconda guerra totale nella penisola, con conseguenze imprevedibili.

Al momento la Casa Bianca sta considerando una «risposta misurata», che potrebbe comprendere l’invio di altre truppe, aerei, e navi nella regione. Il Pentagono poi ha attivato tutte le sue difese missilistiche, anche per dare garanzie agli alleati, a cui ha offerto di installare il sistema Thaad. Sul piano diplomatico, poi, gli Usa sono pronti a nuove sanzioni, bilaterali e in sede Onu. Tutto ora dipenderà dalla risposta di Xi a Trump.

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lastampa/La Nord Corea minaccia gli Usa: Trump pronto all’azione militare PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A NEW YORK

Prove di alleanza Cina-Russia in vista del G20 di Amburgo

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Il presidente della Cina, Xi Jinping, ha scelto di volare a Mosca prima di dirigersi ad Amburgo per il G20 che si apre venerdì. L’incontro con Vladimir Putin evidenzia le convergenze tra Cina e Russia con un evidente messaggio a Donald Trump sulla Nordcorea a pochi giorni dal primo faccia a faccia tra il presidente americano e quello russo.

Putin e Xi tentano la strada diplomatica per fermare le provocazioni di Kim

L’intesa di Mosca e Pechino in vista del G20 di Amburgo

Vladimir Putin chiama Xi Jinping «caro amico», il leader cinese risponde «la mia relazione più stretta è con voi», e l’intesa viene suggellata dal conferimento all’ospite da Pechino della maggiore onorificenza russa, l’ordine di Sant’Andrea. Alla vigilia del G20, il passaggio di Xi al Cremlino sulla strada per Amburgo vuole essere il segnale, se non di un’intesa, almeno di una verifica, prima del vertice, e soprattutto prima dell’incontro tra Putin e Donald Trump, che il 7 luglio finalmente si vedranno faccia a faccia. Il formato del colloquio è ancora da definire, ma gli argomenti sono già noti: in cima all’agenda ci sono Siria e Corea del Nord. E proprio alla strategia nei confronti di Pyongyang è stato dedicato l’incontro «informale» tra Xi e Putin, dopo che il presidente americano ha esortato Pechino a reagire «pesantemente» al test del missile balistico nordcoreano. A Mosca la situazione viene vista in toni molto più pacati, e il ministero della Difesa russo ieri ha assicurato che «il missile non rappresentava una minaccia per la Russia». Riguardo alla Corea del Nord, Xi e Putin hanno convenuto che i due Paesi devono «mantenere la cooperazione strategica, reagire alla situazione nei dovuti modi e contribuire alla soluzione negoziale pacifica», è il riassunto fornito dai media ufficiali cinesi.

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Pyongyang lancia un altro missile intercontinentale: Trump chiama Pechino

Il problema risiede tutto nei «dovuti modi», sui quali la sintonia potrebbe essere meno forte di quanto sembri. La crisi coreana potrebbe diventare un altro terreno sul quale la Russia sfida gli Stati Uniti, e per farlo ha bisogno del consenso almeno tacito di Pechino, principale sponsor anche economico del regime di Pyongyang. I due leader ieri hanno ribadito la loro opposizione al sistema di difesa antiaerea Thaad che Washington progetta di portare nella penisola coreana, e che «violerebbe l’equilibrio strategico», secondo Xi e Putin. La road map proposta dalla Russia per risolvere il problema nucleare nordcoreano è stata concordata con Pechino, e i responsabili della politica estera di Mosca hanno già reagito negativamente alle pressioni di Washington al regime di Kim, con l’invio di portaerei americane e le minacce di andare avanti anche senza il consenso della Cina. Gli interessi di russi e cinesi nell’impedire un’offensiva Usa contro Pyongyang coincidono, ma le tattiche potrebbero essere molto diverse: mentre per Putin un’altra sfida con gli Usa, dopo la Siria, potrebbe essere utile per la campagna elettorale del 2018, la diplomazia cinese evita scontri diretti e meno che mai è interessata a una contrapposizione frontale con Washington, suo partner economico principale.

Il rapporto con l’America di Trump era il non detto dei colloqui tra Putin e Xi, che ha fatto un’allusione ai «complessi cambiamenti della situazione internazionale, che aprono sia nuove sfide che nuove opportunità». In attesa di affrontarle ad Amburgo, dove entrambi i leader incontreranno Donald Trump, russi e cinesi hanno dato sfoggio del loro «rapporto speciale». La prima visita di Xi come presidente, nel 2013, è stata in Russia, «scelte che non si dimenticano», ha ricordato ieri Putin, che da allora ha incontrato il collega cinese ben 22 volte. Ogni vertice viene accompagnato da decine di accordi economici, e quello di ieri non ha fatto eccezione, con contratti per 10 miliardi di dollari nei campi più svariati. L’interscambio tra i due Paesi, dopo la crisi russa del 2014, e il rallentamento dell’economia cinese, sembra essersi ripreso, con un aumento del 37% nei primi quattro mesi del 2017. Ma il Cremlino ha voluto dare risalto soprattutto all’aspetto simbolico della partnership, alla luce anche dei progetti di integrare l’Unione euroasiatica che Putin sta costruendo sulle ceneri dell’ex Urss nella «Nuova via della seta» sponsorizzata da Pechino.

Molti progetti miliardari degli ultimi anni però sono rimasti sulla carta, e pochi giorni fa Pechino ha sospeso i negoziati sulla seconda linea del gasdotto «Forza della Siberia», che dovrebbe iniziare a pompare gas verso la Cina nel 2019: non vuole per ora altro metano russo, mentre ha iniziato ad acquistare gas liquido dagli Stati Uniti, e Xi Jinping ha discusso con Trump un ampio programma di scambio energetico. Che in prospettiva potrebbe includere anche il petrolio: «Vogliamo diversificare le forniture e guardiamo agli Usa», ha dichiarato qualche giorno fa a Bloomberg Tv Wang Yilin, il presidente del colosso cinese Cnpc.

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vivicentro/Prove di alleanza Cina-Russia
lastampa/Putin e Xi tentano la strada diplomatica per fermare le provocazioni di Kim ANNA ZAFESOVA

Maradona: “La 10 ad Insigne si può, ma ad una condizione. Io qui per soldi? Ditemi chi l’ha detto”

Le sue parole

Diego Armando Maradona ha parlato durante la conferenza stampa dell’Hotel Villa D’Angelo di presentazione all’evento che ci sarà domani e che consentirà di consegnare la cittadinanza onoraria: “Grazie a tutti quanti, oggi sono cittadino di Napoli. L’hanno voluto, però io a quelli che non credono in questo, io la cittadinanza di Napoli cel’avevo dal primo giorno che ho messo la 10 del Napoli! Io non potevo mancare a questa festa, perchè credo di aver corso dietro la palla molto perchè gli azzurri siano grandi come oggi. Ai miei compagni dico grazie perchè senza di loro oggi non ero qui, non avrei vinto quel che abbiamo vinto. Dopo aver ringraziato tutti quelli che hanno fatto il possibile per questo, ringrazio ancora mia madre che mi sta dando, sono molto triste ma ho sempre tempo di un sorriso perchè lo vuole lei. Questa cittadinanza è per lei, mio padre e per tutti i napoletani. Purtroppo non ho più visto il San Paolo pieno, voglio ringraziare chi ha fatto il possibile per organizzare quest’evento, perchè per quel che succede ne mondo fare un evento del genere serve tranquillità. Io sono tranquillo perchè sono a Napoli, domani per me sarà un giorno indimenticabile. Non lo dimenticherò mai più. Però voglio ritornare a questo: se qualcuno ha detto che io sono venuto qua per tanti soldi, no. Io la cittadinanza di Napoli me la sono guadagnata in campo, ok? Io sono tranquillo perchè a Napoli io posso dare quello che mi chiede senza problemi.

Partita per celebrare i trent’anni dallo scudetto? Si, mi piaceva l’idea: sempre mi piace giocare a calcio! Possiamo farla anche qui fuori. Però sai, a volte la gente cambia, uno dice di sì, l’altro di no. Interessi diversi, non si è potuta fare perchè questa partita diventava un’affare. E questo è bruttissimo, perchè la gente va a vedere Bruscolotti, Giordano, Carnevale, me e gli altri. Mi è dispiaciuto molto, ma tutti sappiamo che tutto ciò che ha vinto il Napoli lo abbiamo vinto tutti insieme”.

Numero 10 a Insigne? Se fa più gol di me, che se la metta! Scudetto l’anno prossimo? Magari, hanno l’esperienza giusta per non perdere punti che non vanno persi. Perchè ci sono punti che il Napoli ha perso quando non doveva, altrimenti eravamo campioni noi quest’anno. Credo sia il momento giusto per Sarri, Reina, Insigne, Mertens e agli altri. Possono dimostrare che il Napoli senza quegli squadroni che avevamo gli anni miei può vincere lo scudetto”.

Se ho preso i 230mila euro per venire a Napoli? Io giuro su mia madre che a me nessuno mi è venuto a parlare di soldi, nessuno. Quando mi hanno parlato della cittadinanza, ho subito detto: “Va benissimo, la facciamo!”. Ma perchè si deve andare in un posto a chieder soldi sempre? Perchè, perchè viviamo in una società malata. Non esiste che chiedo soldi per questo riconoscimento. Io ho preso i miei soldi quando giocavo a calcio, adesso non gioco più e prendo quel che mi paga Dubai.

Se ho sentito De Laurentiis dopo Madrid? Sì, io sono aperto a parlare con il presidente. Lo credevo peggio tatticamente. Ho visto la partita con lui e non è negato, eh! Sa quello che sta guardando. Io vengo a ricevere questa cittadinanza e niente più. Non facciamo polemiche con Napoli, De Laurentiis.

Chi è meglio tatticamente fra De Laurentiis e Ferlaino? De Laurentiis. 

Record che mi gioco con Hamsik? Mi auguro ne faccia 4 e non due, il record è lì per essere battuto. Se Marek fa due gol in più, che ne faccia venti se aiuta a vincere il Napoli! Non c’è problema, gli manderò le mie felicitazioni.

Anno prossimo al San Paolo? Posso venire sempre, adesso posso venire sempre (ride, ndr).