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Cartina Italia nel 1494: autonomie rafforzate
Autonomie rafforzate?
Editoriali Politica

Autonomie rafforzate SI, NO, NI: e ora anche NAPOLI (forse) si sveglia!

Come già segnalato in mattinata, il Consiglio dei ministri ha preso atto di tre bozze sulla legge di autonomia rafforzata a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagnama ma non ha ancora deciso nulla visti i timori espressi dai grillini che temono il “rischio di creare cittadini di serie A e serie B”.

Autonomie rafforzate SI, NO, NI: e anche NAPOLI (forse) si sveglia

In merito alle Autonomie rafforzate, i pentastellati hanno espresso, chiaramente, le proprie perplessità per il “rischio di creare cittadini di serie A e serie B” suscitando il disappunto di Salvini che ora pretende (sai che novità) un vertice con Di Maio e Conte.

Ai timori dei pentastellati sulle Autonomie rafforzate si era subito aggiunta, già da ieri, la critica dei governatori del PD del Sud Italia, per i quali Maurizio Martina, candidato alla segreteria del Pd, ha dichiarato:

“Noi diciamo no a qualsiasi ipotesi di secessione mascherata. Un buon federalismo deve servire a unire i territori e a liberarne le responsabilità, e ciò che riceve il cittadino deve essere uguale e a un costo comparabile su tutto il territorio nazionale”. “Il Parlamento deve poter discutere bene i testi nel merito, senza fretta e senza scorciatoie”

Aula Consiglio dei Ministri

Perplessità sull’autonomia rafforzata a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna

Gli unici ad essere (cautamente) soddisfatti sono stati, chiaramente, i governatori leghisti del nord che, a ruota, hanno dichiarato:
  • LOMBARDIA, Attilio Fontana: “Il lavoro, svolto con professionalità e grande impegno da tutte le parti chiamate in causa, ha prodotto un nuovo e importante risultato”.
  • VENETO, Luca Zaia: “Oggi, giorno di San Valentino, si chiude la fase tecnica, una fase laboriosa, assolutamente impegnativa che ha visto le delegazioni confrontarsi su tutto. Adesso c’è un testo; contiene ancora alcune criticità per quanto riguarda l’ambiente, la sanità, le infrastrutture e la cultura ma è un testo che ora passa in mano alla politica”.
  • EMILIA-ROMAGNA, il dem Stefano Bonaccini: “Adesso bisogna essere pronti per l’ultimo miglio”. “È certamente positivo che, dopo il passaggio di dicembre, oggi ce ne sia un altro in Consiglio dei ministri, con le comunicazioni relative a una bozza di intesa. Dunque, un passo avanti, ma non certo quello conclusivo”.
Ma, mentre il ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, che ha presentato la sua relazione sulle bozze di intese con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, ribadisce che:

“Ci sono delle richieste da parte di alcune Regioni che riguardano in particolare alcuni tipi di infrastrutture, in materia ambientale valutazioni di impatto ambientale, ci sono delle richieste riguardanti il fondo unico dello spettacolo e una che riguarda le sovrintendenze”,

oggi anche il SUD comincia a rialzare la testa, e la prima richiesta viene avanzata dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che, soprattutto sotto alcuni aspetti, si era già dichiarato pronto a guidare la rivolta del Sud e che oggi, pur se nelle scorse ore aveva attaccato l’ipotesi di autonomia differenziata per Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, rompe gli indugi e dichiara:

“formalizziamo con una lettera la richiesta di autonomia differenziata anche per la Campania; ma non sulla scuola!”

Nel frattempo, proprio sull’autonomia e sulla scuola, è arrivata una presa di posizione dura delle maggiori sigle sindacali del mondo della scuola in dissenso alla richiesta di ulteriori forme di autonomia in materia di istruzione avanzata proprio da queste tre regioni. Si tratta di un’ipotesi, dicono, che pregiudica la tenuta unitaria del sistema Nazionale.

E questo è.

Che sia il primo passo per il ritorno al “Regno di Napoli” prima, “Delle due Sicile” dopo e, alla fine, ai Comuni che sono l’unica cosa certa, e reale, delle nostre origini tanto da essere nel nostro DNA?

Si vedrà! Intanto è sempre più giustificato rivolgere il pensiero a Baglioni e alla sua:

e continuare a dirsi:

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