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Di Lothar e di governo
Opinioni

Di Lothar e di governo (Massimo Gramellini)

Gli italiani nauseati e impauriti hanno scoperto il cranio rassicurante di Minniti. Stava lì da sempre, ma pochi se ne erano accorti. Sarà stato a causa degli occhiali neri da agente segreto bulgaro. O della sua ostinata e monotona serietà, che per chiunque si sia occupato di politica in questi anni da saltimbanchi rappresentava un limite, mentre oggi sembra diventata un merito. Si è ritrovato ministro a sessant’anni, ma due colpi di fortuna lo hanno ricompensato per l’attesa. Il primo è che ha preso il posto di Alfano. Il secondo la profezia di D’Alema, di cui era stato il Lothar ai tempi in cui l’altro si credeva Mandrake: «Farà perdere almeno cinque punti al Pd». Che magari li perderà. Però nonostante lui, che ha fatto breccia nella pancia benpensante del Paese. Minniti non assomiglia alle popstar del suo partito né a quelle dell’opposizione. Non si atteggia a bullo sui social, non comunica per slogan, non sfila sui tappeti rossi facendo ciao con la manina. Soprattutto non insulta. Se la polizia fa uno sgombero infelice, non perde tempo a difenderla o a criticarla: cambia il sistema degli sgomberi. Mentre gli altri brandiscono l’ondata migratoria come arma elettorale, lui si sforza di gestirla. Trasmette la sensazione, insolita per un politico italiano, di sapere quello che dice e persino quello che fa. Non cerca di piacere e proprio per questo finisce per essere stimato anche da coloro a cui non piace. Sta realizzando l’impresa accarezzata invano da Renzi: sedurre la destra rimanendo a sinistra. Ma Renzi era troppo democristiano e indisciplinato per riuscirci. Serviva un comunista di ferro come lui.

/corrieredellasera

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