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Governo, accordo
Editoriali Politica

Governo, accordo fatto? Ma proprio per niente: mai dire gatto se ….

Siamo ormai al 10 Maggio, 67 giorni da quel fatal 4 Marzo eppure sembra che si sia tornati allo spoglio ed all’euforia del momento: tutto fatto! L’accordo c’è, si lascia intendere (e quindi il Governo)! Ma quando, ma come, ma quale! A ben voler vedere e valutare situazione e dichiarazioni, siamo ancora e sempre al farneticare e far di speranze certezze.

Si fa presto a dire: ci siamo! L’alleanza M5s-Lega è cosa fatta per cui il Governo è già alle porte. Ma così non è; ed il trattare il tutto come se fosse una pratica già ben messa insieme e disbrigabile in pochi minuti è puro azzardo ed ennesimo riprova di ignavia politica ed atto di felloneria contro lo Stato (ergo: contro di noi)

Che il duo Salvini-Di Maio si “parlasse” è cosa da sempre detta, scritta e risaputa. Ma è risaputo anche che il tutto era un “pour parler”, così tanto per parlare ma mai per ascoltare e realmente dialogare fermi, ciascuno, sul proprio dire.
Ed anche adesso non è che ci sia questo gran cambiamento: si sono parlati, hanno riparlato di alleanza Lega-CinqueStelle ma?

E qui di ma ce ne sono tantissimi. Tanti ma che, sostanzialmente, restano ancora quelli maturati subito dopo il 4 Marzo e che, sia pur ormai marciti dal tempo, restano ancora lì ad ingombrare il tavolo e, ormai, anche ad appestarlo con il puzzo che emanano.

Anzitutto: chi sarà il Premier? Addirittura: a chi andrà la carica? A se stesso o comunque alla Lega, come pensa Salvini o, specularmente, a se stesso o comunque ai pentastellati, come pensa Di Maio? Su questo punto piovono i NI ma nessun SI chiaro e netto. Solo un lungo elenco di dichiarazioni, distinguo, punteggiature, tratteggi e via di questo passo ma nessun chiaro, netto, secco e preciso: OK, il premier sarà X. E nemmeno un: OK, il premier sarà di Y. NULLA. Solo chiacchiere ne più ne meno come nel dopo 4 Marzo e, da allora, sempre immutate per 67 giorni.

Altro macigno finora insuperabile era il caimano che, addentata la Lega, non intendeva mollarla (ne secondo noi intende farlo senza aver certezza che si facciano facciata pubblica di un governo Berlusconi, o meglio: Fininvest).

ORA SEMBRA che l’ex cav abbia maturato (in realtà sta ancora modellando) l’idea di dare disposizioni affinché Forza Italia, pur continuando a non votare la fiducia, non si opponga alla nascita di un governo M5S_Lega mantenendo così Forza Italia all’opposizione di un eventuale governo Lega-M5s

La strada, comunque, è ancora tutta in salita, e nella sua nota Berlusconi non ne fa mistero. Sceglie di restare fuori, di non metterci la faccia. Niente appoggio esterno, quindi – ma, così glissando, mette in salvo l’alleanza con il Carroccio e, soprattutto, si porrebbe al vero comando facendosi “governo ombra” perché, e sarebbe sciocco illudersi che così non sia, l’astensione – di sicuro – non sarebbe a saldo zero. In pratica, prima di dare il suo nullaosta non belligerante, Berlusconi vorrà avere una serie di garanzie sui chi potrebbe essere il premier e chi ricoprirebbe il ruolo di ministro in settori strategici per gli interessi delle aziende di famiglia come l’Economia, il Lavoro, gli Interni e lo Sviluppo economico (secondo alcune fonti azzurre anche la Giustizia), così come la guida di commissioni ‘chiave’.

Un po’ un ritorno all’era Craxi, insomma, e per questo la cosa – di fatto – non sarebbe sgradita all’ex cav che potrebbe così tornare nell’ombra, come ai bei tempi che furono, pur mantenendo saldo il timone della nave Italia sulla rotta tracciata da lui, e quindi Fininvest.

Ecco il nodo cruciale del tutto: i suoi affari! Gli affari di famiglia, le uniche cose che gli sono sempre realmente interessate e che, all’epoca della caduta di Craxi, lo costrinsero a fare la sua discesa in campo per “operare” in prima persona; e di tutto questo gli stessi Salvini e Di Maio sono consapevoli per cui ben sanno che nulla può essere già dato per scontato ma, ad ora, glissano anche loro, fanno finta di niente e hanno chiesto un ‘supplemento di indagine’ al Colle. Altre 24 ore di tempo e il Colle le ha concesse sapendo – tra l’altro – che potrebbero diventare anche 48 visto che oggi il capo dello Stato è impegnato di fatto per tutto il giorno a Firenze per la conferenza ‘State of the union’ e che, nella mattinata di domani, venerdì 11 Maggio, è atteso a Palermo: visita ancora in programma come fanno sapere dal Quirinale.

E questo è il punto ad ora e allo stato dell’essere. Tra qualche istante, ora o domani tutto potrà mutare.
Noi, ovviamente, speriamo in bene ma, per scaramanzia, continuiamo a recitare: io speriamo che me la cavo.

Stanislao Barretta

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