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Giunta per immunità: Salvini al Senato
Attualità Editoriali

Giunta per immunità: Salvini a processo per il caso nave Gregoretti

La decisione della Giunta per immunità ha sancito il via libera all’autorizzazione a procedere: ora, su Gregoretti, decideranno i magistrati se andare avanti o archiviare la vicenda

Giunta per immunità: Salvini a processo per il caso nave Gregoretti

L’aula del Senato ha accolto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, presentata del Tribunale dei ministri di Catania, per il caso Gregoretti.

E’ stato respinto con 152 no, 76 sì e nessun astenuto l’ordine del giorno presentato da Forza Italia e da Fratelli d’Italia per ribaltare il primo via libera deciso a gennaio dalla Giunta per le immunità.

A favore dell’odg che proponeva di negare l’autorizzazione hanno votato i senatori di FI e FdI, due ex M5s (De Bonis e Martelli) e tre delle Autonomie (Pier Ferdinando Casini, Minhard Durnwlader e Dieter Steger).

Contro si sono espressi Movimento 5 stelle, Pd, Italia viva e Leu.

Le urne sono rimaste aperte in aula fino alle 19 per dare la possibilità a tutti i senatori di votare.

Alla ripresa pomeridiana della seduta, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati ha dato il risultato definitivo confermando il sì al processo a Matteo Salvini come era già emerso nel voto elettronico che si è svolto nel primo pomeriggio.

Nel corso delle dichiarazioni di voto, Gianluca Perilli, capogruppo del Movimento, ha invitato Salvini ad andare

“dai giudici non come una vittima ma per rispondere del proprio operato. La smetta – ha insistito – di avere condotte e comportamenti che ci costringono a occuparci di lui”.

Per Anna Rossomando, come evidenzia L’AGI, la “difesa dei confini” evocata dal numero uno della Lega “è una fake news”.

Per Pietro Grasso di Liberi e uguali ha sostenuto che “unico obiettivo di Salvini era quello di spaventare l’Europa con un ricatto” e “per farlo era disposto anche a negare i diritti fondamentali di 131 esseri umani”.

Prima, in aula è intervenuto anche lo stesso Salvini che, presa la parola, non ha esitato a sciorinare, come sempre, le sue tre sfumature di grigio:

  1. impavido eroe,
  2. vittima dell’odio altrui,
  3. il sentimentalismo

per cui, alla fine ha giocato anche la carta del pietismo e degli affetti tirando in campo i suoi figli che, poverini, lo sostengono e pagano, innocentemente, per il suo operato.

Il fatto ha suscitato amari commenti, e borbottii, che stigmatizzavano le sue parole e l’invitavano a lasciar fuori dall’aula e dalla vicenda i figli in quella che appariva una sua evidente, ennesima, strumentalizzazione anche degli stessi.

Comunque sia, chiuso il capitolo Gregoretti, non è che tutto sia chiuso dato che è lunga la scia di “io so io e voi ….” che Salvini si è lasciato alle spalle.

Già dalla prossima settimana, infatti, il Senato dovrà occuparsi ancora di lui visto che riprenderà a occuparsi del caso Open Arms, la nave della Ong spagnola lasciata ad agosto fuori dai porti italiani con 107 migranti a bordo.

Salvini – che anche in questo caso è accusato di sequestro di persona plurimo e aggravato – non ha ancora annunciato se lunedì prossimo si presenterà davanti alla Giunta per le immunità o se consegnerà una memoria scritta.

Il voto dei 23 senatori è in programma il 27 febbraio.

Nell’attesa Salvini continua con la sua sceneggiata di sempre che passa dal:

  • eccomi, sono qui!,
  • beh, forse no!,

al:

  • ad essere processato non sarò solo io, ma tutti gli italiani.

E questo è:

Stanislao Barretta

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