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BreBeMi: riuscirà ad essere competitiva con autostrada A4?

Brescia, novembre 2017 Inaugurata in grande stile con tanto di Presidente regionale e codazzo di Ministri romani il tanto atteso raccordo tra l’autostrada “Serenissima” Milano Venezia e l’ultima nata nella famiglia autostradale italiana, la tanto sbandierata BreBeMi.

Autostrada fortemente voluta da Regione Lombardia per decongestionare dagli ingorghi la sorella maggiore A4, perennemente intasata dal traffico che gravita verso la metropoli milanese.

Nasce come un fiore all’occhiello della “diversità” lombarda che non si adagia sui finanziamenti statali e viene costruita da un consorzio pubblico-privato, in cui il capitale privato è preponderante. Quindi investitori privati che in parte investono loro capitali ed in parte attingono a mutui bancari. Ad onor del vero i lavori vengono eseguiti a tamburo battente nel giro di pochissimi anni, roba da fantascienza se paragonati ai templi biblici necessari per eseguire opere pubbliche nel nostro amato Meridione d’Italia. Ma non è tutto oro quello che luccica.

L’opera è costata la bellezza di 2,4 miliardi di euro. Non è poco. E l’amministrazione Brebemi, per rientrare nei costi, si vede costretta ad applicare pedaggi doppi rispetto a quelli praticati dalle restanti autostrade italiane. Da Chiari Est (Brescia) a Liscate (Milano) un’automobile paga 11,40 euro mentre un tir ne sborsa 31,70. Per percorrere una sessantina di Km sono un po’ tantini. Ed infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nel 2016 la media giornaliera di automezzi che percorrevano la vecchia autostrada Brescia Milano ammontano a 100 mila abbondanti e quelli che percorrevano la nuova parallela Brebemi erano di appena 15 mila. Con questa penuria di incassi la Brebemi da tre anni continua ad avere cronicamente i conti in rosso.

La passerella di politici e amministratori pubblici che hanno presenziato all’inaugurazione del tanto atteso completamento della bretella hanno magnificato l’opera nel suo insieme ed hanno assicurato che adesso che risulta collegata a pieno titolo nel sistema autostradale nazionale il traffico si sposterà anche su questa nuova arteria ed aumenterà del 40 per cento addirittura. Ma nessuno degli oratori ha accennato al fatto che le tariffe restano salate e
non attireranno certo nuovi utenti. Sappiamo tutti che il mercato è inesorabile: seleziona per convenienza ed utilità.

A chi converrà pagare un pedaggio così salato? A chi può permetterselo. Chi non può, vedi i pendolari, si sobbarcherà ancora a percorrere l’intasata Brescia Milano ed ancora per tanto tempo, se i pedaggi non scenderanno.
E sciogliere questo nodo gordiano non sarà affatto facile. Per attirare nuovi clienti bisogna abbassare i pedaggi. Ma abbassando i pedaggi la società, già perennemente in rosso, andrà in coma finanziario. E forse non è un caso se ultimamente il controllo di Brebemi sia passato in mano a Banca Intesa, preoccupata di assicurarsi il rientro del mutuo che da tre anni è in sofferenza. Brebemi quindi si conquista sul campo un altro primato, oltre a quello dei pedaggi salati, quello di diventare la prima autostrada italiana gestita da un istituto di credito.

Come filosofia del “nuovo” stile lombardo meneghino non c’è male. La Lombardia meritava ben altro, però…

Carmelo Toscano

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