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Meritoria iniziativa di Greenpeace di Napoli per dire no alla plastica

Greenpeace di Napoli presso la spiaggia di “Lido Aurora” a Portici, per la catalogazione degli imballaggi e dei contenitori di plastica raccolti.

Meritoria iniziativa di Greenpeace di Napoli per dire no alla plastica

Che in molti si sta acquisendo consapevolezza concreta del problema ambiente e soprattutto dei danni che la plastica sta provocando, è un dato indiscutibile.

In tanti ne parlano ma le azioni in tal senso e soprattutto legislative se non complessivamente assenti, sono nei fatti non sufficienti a quelli che il problema meriterebbe e con estrema urgenza.
Meritorie le azioni di diffusione del problema inquinamento e le pressioni a largo raggio che sta compiendo Greenpeace sulla raccolta differenziata, ma soprattutto per limitarne l’uso e la produzione.

La scorsa domenica, presso la spiaggia di “Lido Aurora” a Portici, il locale gruppo di Greenpeace ha svolto una interessante iniziativa ponendosi sue precisi obiettivi.
La pulizia del litorale e la catalogazione degli imballaggi e dei contenitori di plastica che sono stati raccolti.

Greenpeace fa parte, insieme a più di mille altre associazioni, alla coalizione internazionale Break Free From Plastic che, su scala mondiale si pone, appunto, il duplice obiettivo di quantificare tutte le tipologie di rifiuti presenti sulle spiagge e identificare i marchi che contribuiscono maggiormente a generare l’inquinamento da plastica.

Marchi e dunque aziende che inondano il mercato di assurde quantità di imballaggi e oggetti mono uso, dunque usa e getta e che stanno inquinando l’ambiente in maniera preoccupante, che stanno invadendo l’oceano uccidendo uccelli e mammiferi marini.
Occorre dunque porre fine alla dipendenza dalla plastica con azioni di sensibilizzazione, per la riduzione del suo uso, del suo riutilizzo e del riciclo.

Ma anche azioni per far assumere alle multinazionali responsabilità affinché riducano la produzione di contenitori e imballaggi in plastica monouso immessi sul mercato.

“Se vogliamo fermare l’inquinamento da plastica nei nostri mari – afferma Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – é necessario che le grandi aziende affrontino concretamente le loro responsabilità, in particolare riguardo alla produzione di plastica monouso, avviando immediatamente programmi che riducano drasticamente il ricorso all’utilizzo di imballaggi e contenitori in plastica usa e getta”.

Uno stato di salute dei nostri mari sempre più minacciato dal veleno della plastica, uno stato che abbisogna di interventi importanti per provare a ridurre il più possibile l’uso della plastica, ma anche processi di informazione e attività nei quartieri, nelle scuole, nelle istituzioni, nelle associazioni, le parrocchie e finanche nei condomini.

I dati ci dicono che ogni anno vengono prodotti 330 milioni di tonnellate di plastica e 12,7 milioni di tonnellate finiscono in mare; in sostanza ogni minuto una quantità di plastica pari a un camion.
Per quanto la raccolta differenziata stia cominciando ad aumentare la sua percentuale, è ancora troppo bassa anche in relazione alle tecnologie delle quali non tutti i paesi ne sono dotati.

Elevata produzione e basso riciclo ed è facile immaginare come la situazione negli anni peggiorerà se tutti i soggetti in campo non fanno rete per limitare questa preoccupante situazione.
Ed è proprio per la elevata produzione che nei mesi scorsi Greenpeace ha lanciato una petizione, denominata no-plastica.greenpeace.it, con cui chiede alle grandi aziende come la Ferrero, Nestlé, Coca-Cola, Pepsi, San Benedetto, McDonald’s, Starbucks e tante altre, di ridurre l’immissione dei contenitori e degli imballaggi di plastica sul mercato, assumendosi le proprie responsabilità per un stile di vita più sostenibile.

Giovanni Mura

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