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oltre 5 milioni di italiani in povertà assoluta
Economia

Istat: oltre 5 milioni di italiani in povertà assoluta. Al Sud 1 su 10 in povertà

Oltre 5 milioni di italiani vivono in povertà assoluta, un record assoluto. Circa 300mila in più nel 2017 rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge dall’indagine sulla povertà in Italia elaborato dall’Istat.

L’anno scorso si stimano in povertà assoluta 1 milione e 778 mila famiglie residenti (il 6,9% del totale) rispetto a 1 milione e 619mila famiglie del 2016 (il 6,3% del totale).

Questo corrisponde a 5 milioni e 58 mila persone in povertà assoluta (l’8,4% del totale) rispetto a 4 milioni e 742mila persone del 2016 (il 7,9% del totale).

In sostanza dall’anno scorso ci sono circa 300.000 persone residenti in Italia in più finite in povertà assoluta rispetto al 2016.

Si tratta di un trend iniziato con la crisi ma l’elemento preoccutante è la ripresa della crescita della povertà dopo la pausa del 2014” commentano dal’Istituto di statistica.

Resta elevata anche se in leggera flessione (dal 12,5% al 12,1%) la povertà assoluta tra i minori mentre dal punto di vista geografico l’incidenza aumenta prevalentemente nel Mezzogiorno sia per le famiglie (da 8,5% del 2016 al 10,3%) che per gli individui (dal 9,8% all’11,4%).

Al Sud 1 su 10 in povertà
Secondo i dati, l’aumento della povertà assoluta colpisce soprattutto il Mezzogiorno, dove vive in questa condizione oltre uno su dieci. L’incidenza stimata dall’Istat, nel Sud Italia, sale da 8,5% nel 2016 a 10,3% nel 2017, per le famiglie, e da 9,8% a 11,4% per gli individui. Il peggioramento riguarda soprattutto chi vive nelle città principali, i comuni centro di area metropolitana, (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni di minori dimensioni, fino a 50 mila abitanti (da 7,8% a 9,8%).

INCIDENZA POVERTÀ ASSOLUTA (FAMIGLIE) PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Anni 2014-2017, valori percentuali. Fonte: Istat

In Italia 1,2 milioni di minori poveri
Secondo i dati 2017, sono 1 milione e 208mila i minori italiani in povertà assoluta: l’Istat stima un’incidenza al 12,1% (era 12,5% nel 2016). Il rischio di povertà cresce all’aumentare dei figli minori presenti in famiglia: l’incidenza si attesta al 10,5% tra le famiglie con almeno un figlio e raggiunge il 20,9% tra quelle con tre o più figli.

Incidenza di povertà assoluta per titolo di studio, condizione e posizione professionale della persona 
Anni 2016-2017, valori percentuali

2016 2017

TITOLO DI STUDIO
Licenza 8,2 10,7
Licenza 8,9 9,6
Diploma 4 3,6
CONDIZIONE E POSIZIONE PROFESSIONALE **
OCCUPATO 6,4 6,1
DIPENDENTE 6,9 6,6
Dirigente, quadro e impiegato 1,5 1,7
Operaio e assimilato 12,6 11,8
INDIPENDENTE 5,1 4,5
Imprenditore e libero professionista * *
Altro indipendente 6,7 6
NON OCCUPATO 6,1 7,7
In cerca di occupazione 23,2 26,7
Ritirato dal lavoro 3,7 4,2
In altra condizione (diversa da ritirato dal lavoro) 9,1 11,9
* Valore non significativo a motivo della scarsa numerosità campionaria; (** ) La definizione di “occupato” e di “persona in cerca di occupazione” risponde alla classificazione ILO. Fonte: Istat

Quasi 1 su 6 in povertà relativa, soglia a 1.085 euro 
Oltre alla povertà assoluta, l’Istat stima un aumento anche della povertà relativa, nel 2017, che raggiunge quasi una persona su sei. L’incidenza della povertà relativa è infatti al 15,6%, per gli individui, nel 2017 (9 milioni e 368 mila persone, era 14% nel 2016). Come la povertà assoluta, la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (19,8%) o 5 componenti e più (30,2%), soprattutto tra quelle giovani: raggiunge il 16,3% se la persona di riferimento è under35, mentre scende al 10% nel caso di un ultra 64enne.
«L’incidenza di povertà relativa – osserva l’Istat – si mantiene elevata per le famiglie di operai e assimilati (19,5%) e per quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (37%), queste ultime in peggioramento rispetto al 31% del 2016». Si confermano poi, dice l’istituto di statistica, «le difficoltà per le famiglie di soli stranieri», dove l’incidenza della povertà relativa raggiunge il 34,5%, con forti differenziazioni sul territorio (29,3% al Centro, 59,6% nel Mezzogiorno).

Redazione/askanews/ilsole24ore

 

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