Cultura Nord - terza pagina

I Solaro e la pittura tra mimesi e fantasia (Andrea Barretta)

I Solaro

Non lontano da Brescia nella splendida Valle Sabbia, in quel di Vestone in “Via Glisenti 43”, la poetica di tre pittori a confronto nell’essere parte di una famiglia e di un casato, nella concezione dell’operare nella natura e per la natura, ossia per l’uomo che crede nel rinnovamento della vita a rappresentare la realtà nella verosimiglianza di una trascrizione che apre il vero all’arte principi immanenti e trascendenti nella mostra

“Solaro: tre generazioni di artisti”.

 

I solaro - Amedeo Umberto (1881 - 1956)Da Amedeo Umberto (1881 – 1956), nato a Vercelli e avvicinatosi alla pittura come allievo di Mosè Bianchi  all’Accademia di Brera, al figlio Omero (1909 – 1977), nato a Legnano, trasferito in Valsabbia prima a Vestone e poi  a Lavenone, dove rimane fino al 1967, a Ivan (1947), nipote e figlio dei primi due che a dodici anni si trasferisce ad  Arona, sul lago Maggiore, dove rimane fino al 1965 e partire per la Germania dove tuttora risiede vicino Colonia.

Avviando, allora, dal capostipite vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, va da sé che Amedeo Umberto,  discendente da una nobile famiglia qual era quella del Conte Clemente Solaro della Margherita, non ha potuto non  riconoscere le priorità date all’arte da quel grande movimento qual è stato l’Impressionismo, avviato in Francia nel decennio 1860 – 1870, giacché ha soggiornato sia a Marsiglia che a Parigi dove ebbe modo di coltivare tutta la verve di Montmartre, e una conferma arriva da una targa posta nel 1925 che lo ricorda nella strada parigina “Revue du Vrai et du beau” del suo dipingere come “Cet artist de valeur … C’est, avant tout, un impressioniste qui se laisse diriger et condor par ses sensation et obéit aux impulsion intuitive d’un temperament original”, quindi un artista di rilievo, principalmente un impressionista che lascia la sua atmosfera e l’impulso intuitivo.

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La testimonianza ci dice, dunque, che andò verso la modernità in un momento storico in cui le prime avanguardie italiane quali futurismo e metafisica anticipavano, e poi determinarono, tendenze di rifiuto del classicismo e per questo lontane dalla sua pittura che si proponeva in scene figurative vicine a una raffigurazione naturalista del vero.

Infatti, la parola d’ordine era proprio quella di creare un nuovo ordine e allo stesso tempo un ritorno all’ordine, in un gioco di parole che denota la confusione dei primi anni del Novecento con la Grande Guerra e la tragedia della Seconda guerra mondiale, in cui l’arte occupava un posto di riguardo perché aveva ancora un valore sociale. Ed ecco i dubbi di quale arte: la centralità della tradizione e della storia, uno sguardo ancora al classicismo e la fedeltà figurativa, o il racconto, la denuncia in contrasto con la celebrazione aulica. Un dato certo però c’era: annullare le convenzioni compositive accademiche in sperimentazioni che tratteranno il paesaggio con un approccio mentale più che fuori dal passato.
I solaroSennonché, lontani dai grandi centri propositori come Milano e Roma, i pittori di provincia restavano al palo pur con una presenza comunque incisiva sul territorio di appartenenza. Non così per Amedeo Umberto Solaro, il quale, come abbiamo detto, era presente a Parigi ma anche con un proprio studio a Milano, facendo del mestiere di pittore la sua professione e così per il figlio Omero negli anni Cinquanta con una sorta di galleria personale presso il Bar Loggia di Lavenone, non lontano dal Lago d’Idro ripreso in alcune sue opere, a denotare il suo amore per gli specchi lacustri che ritrae ancora nei soggiorni sul Lago Maggiore e sul lago di Garda negli anni Sessanta, per poi approdare a Verona e concludere la sua vita.

L’arte dei Solaro, protagonisti e interpreti di un postmodernismo improntato sull’autonomia, fa propria la caratteristica del colore che comunica la bellezza della natura. Non solo. Questa mostra, apprezzata per la selezione di opere accolte nelle sale dell’Associazione “Via Glisenti 43”, evidenzia l’evoluzione artistica in un periodo di grandi cambiamenti, se solo pensiamo che a metà del Novecento, mentre Omero componeva paesaggi ancestrali, c’era Fontana con il suo “spazialismo” e qualche anno dopo Piero Manzoni a irrompere sulla scena artistica milanese e internazionale aderendo nel 1957 al manifesto “Contro lo stile” che rigettava, appunto, ogni convenzione stilistica tranne le proposizioni monocrome di Klein.

Allora, questa mostra diventa ancora più interessante per la trama proposta che depone uno sviluppo di eventi importanti per l’arte in un rapporto d’attenzione con la storia e in una sorta di vasi comunicanti tra temi archetipi e suggestioni formali nell’idealismo di quegli anni legato al progredire della società per superare l’individualismo che estremizzava tutto. E qui i primi due Solaro s’inseriscono con successo, quasi a rimarcare la suggestione della pittura scenografica, pennellando l’immutabile potere della mimesi, della rappresentazione nel realismo prestato al lucore del dipingere all’aperto, soprattutto in certe cromie esplicate nel paesaggio al tramonto o in un diffuso azzurro che occupa tutto il quadro.

In pratica, dunque, c’è in questi lavori la narrazione di Amedeo Umberto nella contemplazione indirizzata a esercizio della verità in una visione che passerà inevitabilmente al figlio Omero, tant’è che ne seguì le orme frequentando l’Accademia di Brera, nella portata eloquente tra colori puri e stesure di fondo con sfumature di tono su tono fino a raggiungere una trasparenza pittorica dall’intenso lirismo. E per altri versi, ma in un certo qual modo come consecutio,al nipote Ivan Vimercati Solaro che, come vedremo, artisticamente sente nell’animo di essere parte di una stirpe, nel passaggio semantico con il significato di tronco, ramo, germoglio.

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Ivan Vimercati Solaro, infatti, cui non manca fantasia e creatività, pronuncia un altro aspetto importante ed è la versione in più varianti di un modello catartico e risolutivo nel potenziare la colorazione e i dettagli in un grafismo disegnativo di estrazione surrealista, cioè per quella che viene considerata l’ultima delle avanguardie storiche. Perché la matrice sta nel livello più profondo della realtà e, per Ivan, nell’aura che assegna al simbolismo di alberi come creature privilegiate alla stregua dell’uomo, nel confonderli con l’ambiente e nel ricostruire un mondo fecondo e indipendente dal materialismo che d’istinto rifiuta per un vedutismo di fantasia che nell’inconscio assembla terre da aggiungere sempre invase dal calore di giornate assolate. Ed è proprio la luce irreale, sospesa – annotava De Chirico – “inquietantemente illusionistica nella sua freddezza, che può fare coesistere in uno stesso dipinto elementi eterogenei, alcuni allucinati nell’apparenza verista, altri campiti geometricamente o descritti con segno illustrativo”.

Pertanto il percorso espositivo in “Via Glisenti 43” attraversa una sequenza di opere notevoli e crea un rapporto per mezzo della “forma” che proprio nel colore trova il suo collante. Non solo. La sperimentazione di metodologie diverse è alla base di questa rassegna che intende accostare la pittura d’espressione, colta e intellettuale, con un’inversione di tendenza rispetto all’orizzonte culturale dell’epoca e nell’approccio a temi e soggetti che non abbandonano la “figura” che nella mostra è esibita da tutti e tre i Solaro.

L’intento è per un’arte che andrebbe reinterpretata in una nuova lettura per creatività e capacità tecnica, per entrare nell’universo sensoriale dei Solaro e declinare un legame, anche se i tempi non sono compatibili, in procedure di verifica che potranno evidenziare occasioni d’incontro. Come per Ivan che scruta le avanguardie della generazione del padre Omero che a sua volta movimenta le intuizioni paesaggistiche di Amedeo Umberto, e questo senza approfittarne esteticamente ma ognuno in un personale viaggio creativo. Ed è sintomatico il rincorrersi nell’assimilare una ricerca fondata sui rimandi: un prolungamento negli anni di un’esperienza comune in un contesto familiare alle prese con la normalità delle cose ma con la particolarità di svelare per immagini un linguaggio creativo.

Andrea Barretta

“Solaro: tre generazioni di artisti”, fino al 5 agosto a Vestone (Brescia), Associazione “Via Glisenti 43”, dal lunedì al

sabato dalle 10 alle 12 e il sabato dalle 16 alle 19.

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