Cronaca

Il Mar Ligure bollente perde la brezza e cresce il rischio di tempeste sulle coste

Il Mar Ligure bollente perde la brezza

In Piemonte la portata del Po è sotto del 65% rispetto alla media stagionale. La temperatura del mar Ligure, invece, è quasi 6 gradi oltre la media: sparisce la brezza  e cresce il rischio di tempeste sulle coste.

Quasi 6 gradi sopra la media. Il Mar Ligure bollente perde anche la brezza

Pesci in pericolo e cresce il rischio di tempeste sulle coste

GENOVA – Difficile lasciarsi scappare un «brrr, che freddo», tuffandosi nel mar Ligure. Lo dice il termometro: ieri, alle 13,30, la boa dell’Agenzia per l’ambiente regionale, l’Arpal, posizionata tre miglia al largo di Capo Mele, promontorio del Savonese, faceva registrare 25,2 gradi. Tanti, troppi per il mese di giugno.

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«La temperatura media che dovrebbe avere il mar Ligure nella seconda decade di giugno è circa 20°, di conseguenza siamo tra i 5 e i 6° superiori ai valori normali», sentenziano gli osservatori di Limet, associazione ligure di meteorologia. Le conseguenze di temperature così elevate sono notevoli e possono avere implicazioni immediate e, ancor più gravi, in prospettiva. «Uno specchio di mare fortemente riscaldato invalida quasi per intero la dinamica delle brezze termiche; in altre parole – spiega Limet – perde il potere refrigerante di giorno ed emette grosse quantità di aria umida di notte, con inevitabile disagio fisiologico per le località costiere». Ma non solo. «Se dovesse arrivare una perturbazione non particolarmente intensa, il mare troppo caldo la attenua ulteriormente, e addirittura la squaglia, con inevitabili condizioni di siccità persistente». Già, la siccità. Che non è un fenomeno solo nella Pianura Padana. Se è vero che in Liguria – conferma Arpal – non c’è ancora una vera e propria emergenza, altrettanto certo è che «nell’inverno scorso e in primavera – confermano dalla sede di Genova – si sono verificate precipitazioni con percentuali ben inferiori alle medie climatologiche». Tradotto in numeri: alcune province liguri hanno registrato il -75% di precipitazioni piovose.

Ma torniamo al mare caldo e perché è importante non sottovalutare quanto accade: «Temperature così elevate del mare – dicono ancora da Arpal – potrebbero favorire fenomeni piovosi più intensi, perché l’aria calda può assorbire maggiore umidità». Inutile sottolineare che, in una regione così spesso martoriata dalle alluvioni, tutto questo può creare apprensione. Anche perché a preoccupare è l’escalation della temperatura. Basti pensare che fino a un mese fa l’acqua era ben al di sotto dei 20 gradi. «Abbiamo osservato una crescita in modo costante – concludono gli esperti di Arpal – e questo è dovuto al prolungato regime di alta pressione».

 

C’è un altro aspetto. Fin qui la temperatura così elevata sta interessando la parte più superficiale del mare. Ma le conseguenze possono essere perfino drammatiche nello scenario globale, se i gradi non dovessero diminuire nel periodo invernale. I «motori freddi» del Mediterraneo, quelli che consentono la vita nel mare che bagna l’Italia, l’Europa e la costa nord africana, rischiano di non poter più alimentare l’acqua di fondo, quella che si trova sotto i 500 metri, quella che ossigena. Il rischio? Avere un Mediterraneo come il mar Nero… «Allarghiamo l’orizzonte – dice Ferdinando Boero, docente dell’università del Salento e Cnr-Ismar –. Ai Tropici muoiono le barriere coralline perché l’acqua è troppo calda. La fauna che vive in quelle acque ora tende a spostarsi cercando luoghi ideali. Il Mediterraneo è uno di questi. Possiamo chiamare queste specie “invasori” o “profughi”». Il fenomeno è noto come «tropicalizzazione» del Mediterraneo e, complice il raddoppio del canale di Suez, ha già portato 600 specie tropicali, molte delle quali una volta sì arrivavano, ma d’inverno rischiavano la morte. Ora no, sostituiscono specie invece a disagio. Un esempio? «Ne ho uno personale – conclude Boero –. Negli Anni 70 facevo immersioni nel golfo di Napoli e osservavo specie sconosciute in Liguria come il “Thalassoma Pavo” o “Donzella pavonina”. Ora le osservo anche a Portofino».

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