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Gentiloni, tempi supplementari
Politica

Gentiloni ai tempi supplementari

Paolo Gentiloni presenterà domani al Paese nella conferenza stampa di fine anno il ritratto di un’Italia più solida.

Dopo lo scioglimento delle Camere inizieranno i “ tempi supplementari ”, una fase in cui il premier governerà in vista del voto, con un’agenda di peso: dalle nomine all’Europa. Nonostante le difficoltà incontrate dal 2013 a oggi, ricorda Marcello Sorgi, “è quasi impossibile rintracciare nel passato il precedente di una legislatura così prodiga di risultati”.

Gentiloni: un’Italia più solida. Le spine di banche e migranti

Domani la conferenza stampa finale. “Risultati anche grazie al lavoro di Renzi”

ROMA – Per un personaggio come Paolo Gentiloni che ha fatto del low profile la sua cifra stilistica, costituirà una sorta di fuor d’opera presentarsi in pompa magna per rivendicare i risultati del suo governo con l’enfasi che si addice ad una occasione solenne come la conferenza stampa di fine anno del premier convocata domani. Ma visto che la scadenza di quest’anno coincide con quella della legislatura, il premier avrà gioco facile a mettere sul piatto quelle che ritiene le cose migliori realizzate. Che nelle intenzioni di alcuni potrebbero magari costituire un punto di forza per la perigliosa campagna elettorale di un Pd in calo nei sondaggi. Anche perché ad ogni rilevazione sul consenso popolare, il premier si piazza in testa con il 46-47% staccando gli altri leader di varie lunghezze.

Agli occhi di Gentiloni e del suo stato maggiore, questo governo ha affrontato due grandi emergenze e le ha risolte, lasciando come detto più volte “un’Italia più solida”, malgrado le difficoltà politiche a tutti note. La prima riguarda i conti pubblici: il mix della manovrina da 3,4 miliardi e della legge di bilancio fatte senza alzare le tasse, viene considerato a Palazzo Chigi un notevole risultato di questo esecutivo. Il fatto che l’Europa ci abbia già chiesto un’altra correzione, dimostra che la strada è lunga: ma tale risultato, accompagnato alla ripresa finalmente visibile, è stato ottenuto in un paese che cresce poco e avendo speso qualche soldo in più del dovuto negli anni scorsi. Ma sono state sterilizzate le clausole di salvaguardia, senza aumentare Iva e accise, un punto non da poco. Come non lo è lo sforzo sul versante bancario. Il senso dei ragionamenti che si fanno a Palazzo Chigi è così riassumibile: con le operazioni su Mps e sulle banche venete abbiamo messo in sicurezza il sistema bancario, che ora negli indici internazionali è considerato molto solido.

Poi c’è il tema Libia e migranti. «Il premier aveva ereditato una situazione altamente problematica sul piano dei flussi – osserva un dirigente del Pd – che l’anno scorso segnarono un record. Ed ha fatto ciò che poteva, con l’aiuto di Minniti certo, ma tenendo sempre in mano la regia di tutta l’operazione, che ha comportato un gran lavorio diplomatico a tutti i livelli». Un lavorio di cui lo spostamento di truppe dall’Iraq al Niger, è solo l’ultimo atto, ovvero l’ultimo pezzo della complessa «operazione migranti».

E se il suo stile è non rivendicare nulla, alle domande che gli verranno poste, il premer risponderà elencando le sue priorità. Senza dimenticare l’appunto che ha con sé e che enumera le misure approvate: dalla legge sulla concorrenza, a quelle sulle periferie con 4 miliardi di euro impegnati, dal reddito d’inclusione all’Ape anche per lavori gravosi, al bonus nido e per le mamme, fino al rinnovo del contratto degli statali. Per non dire delle leggi sui diritti, che a parte il grande buco nero dello Ius soli che gli verrà rinfacciato, comprende i decreti attuativi delle unioni civili, il biotestamento e il reato di tortura. Tutti provvedimenti che Gentiloni rivendicherà, insieme al resto, come realizzati «grazie al lavoro fatto da Matteo e da noi proseguito». A fianco di Renzi infatti, il premier condurrà la sua campagna elettorale: giocata in prima linea, dicono i suoi, ma senza eccessi e sempre in sintonia col suo partito.

vivicentro.it/POLITICA
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lastampa/Gentiloni: un’Italia più solida. Le spine di banche e migranti CARLO BERTINI

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