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Virginia Raggi e Romanella (M5S) al Parco di Gabii
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Politica

Comunali, chi governa le città metropolitane dopo il ballottaggio

Dopo il ballottaggio, confrontando il numero di abitanti dei centri più grandi, il M5s e gli altri sindaci non governativi amministrano più persone del Pd

Ballottaggi, Raggi, Sala, De Magistris, Appendino, Merola, PannulloROMA – All’ indomani del ballottaggio è il momento di fare i conti. La situazione per il partito di governo non è rosea: il Pd, travolto dalla valanga Cinquestelle, perde 13 dei 20 comuni capoluogo che amministrava prima del voto. Ma per avere un’idea di chi governa i centri più grandi ci siamo soffermati sulle città metropolitane (in tutto 14). E abbiamo diviso i sindaci in governativi (Pd/centrosinistra) e non governativi (M5s e civici). Il risultato, per quanto empirico, è il seguente: i sindaci non governativi amministrano un numero maggiore di cittadini rispetto al Pd. A fare la differenza sono proprio Torino e Roma, che hanno rispettivamente 900mila e 2 milioni e seicentomila abitanti. Popolazione che, sommata a quella di Napoli, Messina e Venezia – con i civici Luigi De Magistris, Renato Accorinti e Luigi Brugnaro, i primi due appoggiati dalla sinistra alternativa al Pd e il terzo dal centrodestra – raggiunge quasi i 5 milioni di cittadini.

Viceversa il Pd governa in più città metropolitane e precisamente a Milano, Palermo, Bari, Firenze, Catania, Bologna, Genova, Reggio Calabria e Cagliari. Ma la somma degli abitanti di questi nove centri (contro i cinque degli antigovernativi) è inferiore: circa 4 milioni di abitanti.

Anche il dato sull’astensionismo fa riflettere. Ai ballottaggi l’affluenza è stata in media più bassa rispetto al primo turno, con i casi estremi di Roma (in calo del 7%) e Napoli (meno 18%). Bologna ha registrato un calo del 6,5%, Torino e Milano entrambe intorno al 3%: “L’astensionismo è stato maggiore lì dove la vittoria di un candidato rispetto a un altro si dava per scontata, come nel caso di De Magistris a Napoli e Raggi a Roma – spiega Roberto D’Alimonte, politologo e docente della Luiss – mentre a Milano e Torino dove la distanza era più corta e le competizioni più ravvicinate la gente è andata a votare di più. Inoltre è fisiologico un calo della partecipazione al secondo turno, perché al primo turno è trainata dalle tante liste e dai tanti candidati che si presentano”.

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vivicentro.it/politica – repubblica / Comunali, chi governa le città metropolitane dopo il ballottaggio. MONICA RUBINO

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