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Stabia, la perla incompiuta
Attualità

Giornata delle Famiglie @l Museo, e a Stabia? Si risotterrano reperti

Mentre in Italia si aprono gratis i Musei alle Famiglie, a Stabia nulla si fa per i propri ed anzi si dice: “troppa grazia” e si sotterrano nuovi reperti

Giornata delle Famiglie @l Museo, e a Stabia? Si risotterrano reperti

Per il settimo anno consecutivo, torna la Giornata Nazionale delle Famiglie @l Museo, un giorno in cui poter visitare i musei in Italia in modo speciale con tutta la famiglia ma a Castellammare di Stabia NO e questa la dice tutta sulla sua atavica piaga: le amministrazioni che hanno sempre visto in Palazzo Farnese unicamente una mucca da mungere in tutte le sue ricchezze, e gli Scavi ne sono solo una parte visto che, di fatto, Castellammare di Stabia non è solo l’odierna antica Stabiae che ebbe a subire, con Pompei ed Ercolano, la stessa sorte distruggente ed obliante derivante dall’eruizione del Vesuvio, ma è anche l’indiscutibile Regina delle Acque disponendo, a differenza di qualsiasi altro sito termale in Italia e nel mondo intero, ben 28 sorgenti naturali che sgorgano lungo le pendici del Monte Faito, e si caratterizzano per la varia composizione chimica, ovvero cloruro-sodiche sulfuree – isotoniche, ipotoniche o ipertoniche – ferruginoso-carboniche e bicarbonato-calciche ed anche termica tra acque calde ed acque fredde. Questa è Stabia, o potrebbe essere visto che, di fatto, con persone che non ne curano la storia e la memoria men che meno ci si può attendere che ne curino ricchezze naturali che la natura ha qui profuso, come perle, a larghe mani come anche ricchezze che l’ingegno umano aveva creato: uno per tutti, lo storico Cantiere Navale (ora Finantieri). Purtroppo, da molti lustri, queste sono diventate tutte come perle date ai porci che di esse si sono pasciute, ed ancora si pascono.

Museo Archeologico Ercolano

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Stabia, reperti ritrovati in Piazza Unità d'Italia COMBIUltimissima, che stride ancor più nell’avvicinarsi dell’evento del prossimo 13 Ottobre: Giornata delle Famiglie @l Museo, giorno in cui Musei e Scavi vari – in tutt’Italia – vengono aperti GRATUITAMENTE al pubblico e, in particolare, alle famiglie, meglio ancora se con pargoli al seguito per i quali, in tanti siti, saranno organizzati appositi momenti di “svago” che diventano di cultura, ebbene, in questo giorno, STABIA moderna che tanto ha ricevuto, ed ancora riceve in dono, dall’antica STABIAE nota sin dal tempo dei romani, cosa fa? Nulla! Anzi NO! Pensa di risotterrare quanto è venuto alla luce durante gli scavi che l’EAV (Circumvesuviana, tanto per intenderci) aveva iniziato in piazza Unità d’Italia dove intendeva fare un Parcheggio sotterraneo avendo la “sfortuna” di portare in luce resti di una struttura di fattura romana, risalente al IV secolo d.C, quindi, appartenuta a un insediamento della Stabiae ricostruita dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.

(Quasi) Ovunque una scoperta del genere sarebbe stata accolta con entusiasmo, ma a Stabia NO! Stabia ha preferito aggiungersi al triste elenco dei quanti, baciati dall’avere una storia millenaria, nel trovarne traccia si stracciano le vesti perché la cosa ostacola la loro “modernità” (tradotta: fonte di altro, diverso, guadagno) e ….

E pensano a risotterrare l’inopportuno ritrovamento dicendosi: e che cavolo, troppa grazia, ma anche basta con l’antichità, a noi serve un bel parcheggio. E per farlo ricorrono, in accordo con la Soprintendenza Archeologica Beni Ambientali e Paesaggio di Napoli e dell’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia, alla solita lamentata assenza di fondi che consentano di proseguire nelle ricerche archeologiche di quella che appare come una “nuova città” sepolta.

La datazione dell’edificio antico emerso in piazza Unità d’Italia è stata effettuata in base ad alcuni reperti rinvenuti durante le prime fasi dello scavo:

«Si tratta di lucerne cristiane e monete d’epoca costantiniana – spiega il Prof. Salvatore Ferraro, uno dei rappresentanti più autorevoli della cultura in Penisola Sorrentina e nella Provincia di Napoli – e quelle mura, le vasche che sono state portate alla luce, fanno presumere che appartengano a un complesso termale.
Se ulteriori scavi dovessero confermare questa ipotesi, sulla base della strutturazione dell’antica Pompei, si potrebbe presumere che anche Stabiae – già all’epoca ricca di sorgenti – avesse le sue “Terme suburbane”, posizionate fuori le mura della città e poste al suo ingresso, nei pressi di un porto, dove chi sbarcava poteva “lavarsi, rifocillarsi” e poi effettuare offerte agli dei o, chissà, avendo trovato sul posto lucerne di fattura cristiana, si può immaginare che fosse possibile rendere omaggio al nuovo Dio della religione che si stava diffondendo tra i Romani, e proveniente da Gerusalemme».

«Però – conclude il prof Ferraro – non riesco a immaginare oggi un tale impegno di scavo in questa zona centrale di Castellammare di Stabia, dove, tutt’intorno, negli anni sono stati costruiti tanti palazzi. E presumo che, durante le operazioni di scavo per le fondamenta, abbiano rinvenuto certamente resti archeologici di grande interesse. Com’è accaduto in costiera sorrentina dove le grandi ville posseggono al loro interno i preziosi reperti che sono stati portati alla luce durante la loro realizzazione. La Penisola ne è piena».

E questo è. Questa è oggi Stabia, questa la sua amministrazione in perfetta linea di inefficienza con le precedenti.

Al tutto però c’è qualcuno che prova ad opporsi e sono i componenti della Mostra archeologica “Dal Buio alla Luce” che hanno provato a protestare sin da subito ed ancora ora si fanno sentire con anche un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo da parte di un parlamentare che abita proprio nella piazza dello scavo.

A chiusura di questo piccolo sfogo alla mia grande delusione, vi riporto quanto il gruppo ha scritto sulla sua pagina FB a conferma di quanto ho su scritto:

Nei mesi scorsi abbiamo dato spazio alla notizia che in Piazza Unità d’Italia a Castellammare di Stabia, in seguito allo scavo per un cantiere finalizzato alla creazione di un parcheggio a servizio della stazione EAV, sono state rinvenute interessantissime testimonianze stratificate della presenza in loco di un centro abitato almeno fin dai Romani.
Circa dieci giorni fa la notizia che lo stesso scavo veniva richiuso e le testimonianze riseppellite. Data l’eco mediatica e lo sdegno di migliaia di stabiesi, nel giro di una settimana è partita un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo da parte di un parlamentare che abita proprio nella piazza dello scavo. Troverete on line la registrazione dell’intervento del senatore in questione. La risposta della Sottosegretaria delegata dal Ministro è stata eliminata dalla registrazione, pertanto ci sembra utile riassumerne qui il contenuto: lo scavo è stato chiuso in attesa che il progetto esecutivo del parcheggio venga adeguatamente rivisto e modificato, data la presenza delle strutture romane e dei reperti e l’esigenza di ampliare le ricerche.

Ringraziando il senatore per la solerzia, lo invitiamo a spendersi per un reale passo avanti nella valorizzazione delle testimonianze di Stabiae in Castellammare e nel resto dell’area chiedendo:

La riunificazione sotto una sola Soprintendenza/Parco Archeologico delle competenze per tutta l’Area Stabiana, in modo che le azioni previste dall’articolo 9 della Costituzione e dal Codice dei Beni Culturali (conservazione, tutela, valorizzazione, promozione, pubblica fruizione) siano portate avanti con forza e chiarezza, evitando qualsiasi equivoco. (Attualmente Varano è di competenza del Parco Archeologico di Pompei, mentre il recente scavo cittadino è curato dalla Soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli).

Che l’Amministrazione comunale rimuova ogni indugio e si affretti a chiudere il Protocollo d’intesa con il Parco Archeologico per la realizzazione nel Palazzo Reale di Quisisana del Museo Archeologico di Stabia, restituendo alla cittadinanza dell’area il Patrimonio di 8000 reperti chiusi in deposito nell’ex Antiquarium di via Marco Mario a Castellammare dal 1997 (a parte i circa cinquanta reperti esposti dal 2014 in “Dal buio alla luce”).

Che l’ArciDiocesi di Sorrento e Castellammare si adoperi per rendere fruibili gli scavi dell’Area Christianorum rinvenuti sotto la ConCattedrale, fermo restando che, se in Città esiste un Museo che ostenta testimonianze della vita dei nostri avi, lo dobbiamo solo alla lungimiranza dell’Arcidiocesi

E questo, purtroppo è. Passerà mai ‘a nuttata? Io continuo a sperare e ad attendere.

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Stanislao Barretta

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