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Attualità Editoriali

Extracomunitari sì, ma bianchi americani gli uccisori del Carabiniere

Hanno confessato i due giovani americani fermati per l’omicidio del 35enne vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ucciso a Roma l’altra notte.

Extracomunitari sì, ma bianchi americani gli uccisori del Carabiniere

Hanno confessato i due giovani americani fermati nell’ambito delle indagini sull’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega 35enne ucciso a Roma l’altra notte. I due americani erano andati a Trastevere per comprare droga, ma la sostanza acquistata era semplice aspirina per cui avevano rubato la borsa del pusher nel tentativo di recuperare i soldi: è questa la dinamica che ha portato all’uccisione del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega smentendo il quanto qualche giornale affine alla Lega e alla destra aveva, nell’immediato, lasciato ad intendere usando termini, parole, frasi che ormai sono divenute sinomìnimi di “extracomunitari” più precisamente, come dicono loro, “i negher” ne più ne meno di come Mafia lascia intendere: siciliani; ‘Ndrangheta: calabresi; Camorra: campani ecc ecc.

Nello specifico, ci ha provato Il Giornale titolando: Carabiniere ucciso a coltellate da due balordi stranieri.

Alcuni twitter sulla morte del carabiniereEcco: due balordi stranieri.

È questo il termine che ha subito acceso, nella viscerale malevolenza dei leghisti e destrorsi in genere, l’associazione con l’odiato negher, con lo schifato extracomunitario, scatenando così la solita vomitevole sfilza di commenti degli adepti.

Tutta gente che a stento sa scrivere (spesso basta vedere come lo fanno) o che, di sicuro, ha perso la chiave per mettere in moto il cervello prima di parlare (come, ad esempio, ha fatto Capezzone).

Ma niente, troppa fatica e comunque non utile a seminare e diffondere il loro odio per cui: giù a vomitare sull’extracomunitario ma anche, ad esempio, su chi, come Saviano, osa parlar chiaro additando il nocciolo del problema ed affermando così che “il re è nudo” scrivendo:

Post di Saviano sul Carabiniere ucciso

Post commentato in più di 10.000 tra i quali, ad esempio:

Alcuni commenti al post di Saviano sul Carabiniere ucciso

Che dire. Scontata ed attesa la reazione degli odiatori di Saviano e dei Trol del web per cui tutto scorre via come una goccia d’acqua su un vetro e, per non portarsi appresso la puzza, basta avere la stessa avvertenza che si ha quando, per strada si incrocia una qualche merda: si alza il piede, la si scavalca, e si va oltre.
Ma che tra questi si annoverasse anche Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso a Palermo in un attentato mafioso, proprio non ci sta e non riesco a comprenderne motivazione e scopo.

La Dalla Ciesa scrive:

Rita dalla Chiesa vs Saviano“Senza parole. E’ lui senza vergogna. Gli uomini della sua scorta dovrebbero ribellarsi, dopo quello che ha detto, e lasciarlo solo. E adesso attaccatemi pure. Non me ne importa niente”

Boh! Perché? Perché l’esimia Dalla Chiesa reagisce così mostrando di non aver capito per niente quanto Saviano ha scritto, e voluto affermare? Ma ha veramente letto il tutto o ha risposto così tanto per attaccare e basta perdendo così un’ottima occasione per lei tacere? Tante le domande possibili e che sorgono per cui non sto nemmeno a pensarci più di tanto e quindi: alzo il piede e vado avanti.

Ma tornando alla stampa e al vizietto di alcune testate, (Il Giornale; La Verità; Libero per citare solo i capofila) oltretutto con intestazione che sembra irridere chi le vede, di scrivere di certe cose in un certo modo, anche Libero, dopo Il Giornale di cui sopra, non è che si sia astenuto dalla tentazione di aprire una nuova caccia al negher tant’è che, dopo aver scritto:

L’identikit tracciato è quello di due magrebini di 20-25 anni “alti circa 1 metro e 80 centimetri, con felpa viola e nera, uno con capelli mesciati, durante colluttazione uno dei due stranieri attingeva il vice brigadiere Cerciello con 7 coltellate, una delle quali al cuore”

in tarda serata, quando già era (quasi) chiaro che, responsabili del tutto, fossero stati invece due americani, scriveva ancora che però non tutto era chiaro e che, da notizie riservate ricevute, la pista dei puscher ci sarebbe ancora e pertanto scrive:

Ma c’è di più. Se da ambienti investigativi trapela molta fiducia sulla possibilità che i due fermati possano rendere a breve una confessione su quanto accaduto la scorsa notte a Roma, ritorna la pista che i veri responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega possano essere degli spacciatori nordafricani .

Che pena. Quanta masturbazione e tempesta mentale.

Di fatto invece, come ormai è acclarato, a commettere l’atto scellerato non è stato un extracomunitario negher macrebino o altro, ma due extracomunitari bianchissimi e civilissimi giovani americani come risulta anche dalla confessione dei due 19enni fermati a poche ore dalla morte del carabiniere. Ed i macrebini, gli extracomunitari additati dai quanti sopra, di fatto, erano i TESTIMONI dell’accaduto che, contrariamente a come spesso fanno i nostri compatrioti, non hanno esistato a parlare e rendere testimonianza del quanto visto ed accaduto per cui, alla fin fine, è (forse) solo GRAZIE a loro se i carabinieri hanno potuto subito puntare sull’albergo da loro indicato, e quindi sui due 19enni americani.

Ed ancora una volta: Questo è!

Qualcuno si vergognerà per come ha diffuso la notizia? Ma proprio per niente anzi, di sicuro la si difenderà facendo però evaporare la cosa per relegarla nel limbo delle italiche italiote inesistenti memorie.

Qualcuno dei commentanti si vergognerà di quanto scritto? Ma scherziamo? Ma proprio per niente.

Ma del resto cosa c’è da meravigliarsi nell’una e l’altra cosa. Parafrasando, per una volta, il Caporale, ne utilizzo una frase detta nella sua diretta dell’altro giorno (e da noi pubblicata): noi italiani siamo fatti così. E lo conferma anche l’altra vomitevole vicenda dei commenti fatti, sempre tramite FB, dagli esimi leghisti in merito alle morti nel Mediterraneo di cui ad altro articolo:

Commenti beceri di beceri leghisti

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Stanislao Barretta

Stanislao Barretta

1 Commento

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  • dal FB di Lorenzo Tosa – 2 h fa

    A freddo. Ve lo dico a freddo. Perché solo a freddo riesco ad esprimere pienamente tutto il mio disgusto per quello che è successo nelle ultime 24 ore.

    Siete riusciti a prendere un carabiniere morto ammazzato mentre difendeva il proprio paese e trasformarlo in carne da macello della vostra propaganda del terrore.

    Siete riusciti a prendere un americano di “razza” bianca e trasformarlo in un nordafricano. E, siccome era biondo e non corrispondeva al vostro ideale di “bestia”, gli avete messo delle meches in testa per renderlo più simile al genere di assassino che la gente vuole vedere.

    Siete riusciti a sputare in faccia, in un solo giorno, a un ragazzo di 35 anni, all’Arma dei Carabinieri e alla divisa tutta, alle istituzioni che rappresentate, a decenni di garantismo, ad ogni singolo principio dello stato di diritto, a 5 milioni di immigrati innocenti.

    Siete riusciti a strumentalizzare ogni indiscrezione giornalistica, testimonianza o soffiata che a mano a mano uscivano fuori, a trasformare la nazionalità dei presunti responsabili in un’aggravante, il colore della pelle in un indizio, ogni falsa pista in mangime elettorale da spargere a pugnetti su mandrie di belve assetate di gogna.

    Siete riusciti a fare credere tutto questo a decine di milioni di italiani, tirando fuori i più vili e beceri istinti razzisti e xenofobi dalle viscere dell’animo umano, manipolandoli in laboratorio per settimane, mesi, anni, incessantemente, e trasformandoli in qualcosa di cui non bisognava più vergognarsi. Gli avete strappato dalla carne l’odio e l’avete chiamato “essere italiani”. Gli avete preso in prestito la paura e l’avete chiamata “patria”.

    Siete riusciti a seminare in giro così tanta intolleranza che, persino di fronte a una confessione piena, c’è chi non riesce ad accettare che non si tratti di un africano. E allora la cosa immediatamente “puzza”, “c’è qualcosa dietro”. “Tutte cazzate.” E avanti così. Daje all’immigrato, sempre e comunque. Anche contro ogni logica evidenza. Non conta più se è vero, perché ciò che è vero lo decidiamo noi.

    Ieri siamo andati tutti a letto chiudendo un’altra pagina di vergogna italiana, senza che nessuno risponderà mai delle centinaia di migliaia di post, tweet, dichiarazioni, like, vere e proprie bufale diffuse e disseminate in rete come virus. Nessuno risponderà di tutto l’odio inoculato nella società, di tutte le verità manipolate, i diritti negati, il prossimo sangue versato e poi sparso in giro.

    E non so voi, ma io proprio non riesco a togliermi dalla testa lo sguardo di Mario mentre mostra orgoglioso l’anello al dito insieme alla moglie, appena 43 giorni fa, ora più ora meno. La vita che aveva davanti con quella divisa, quasi una seconda pelle, per lui che si divideva tra l’arma e il volontariato, sempre in silenzio, mai una parola in più, mai una mancanza di rispetto per quelli che tutti chiamano “delinquenti” e che per lui erano semplicemente persone. E poi la paura. La tremenda solitudine di quella morte nel pieno centro di Roma, con otto coltellate di un balordo nel petto, lasciato solo da quello Stato che serviva con fedeltà cieca, usato per 12 ore dalla politica e poi gettato via quando non serviva più. E via col prossimo caso, col prossimo Mario da spolpare per un pugno di voti e di click, il prossimo barcone da dare in pasto al mostro, la prossima tragedia da strumentalizzare.

    Italiani, migranti, rom, ricchi e poveri, fascisti e antifascisti, ong, poliziotti, carabinieri, guardie e ladri, non importa. Tutti servono e tutti rendono, ognuno come una pedina da spostare a piacimento in questo gigantesco teatro dell’orrore che chiamiamo anche Italia.

    Lorenzo Tosa

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