Ci sono stadi che nell’immaginario collettivo di una tifoseria rappresentano veri e propri fortini, luoghi difficili da espugnare e capaci di incutere rispetto. E poi ce ne sono altri che, per una particolare combinazione di risultati, emozioni e protagonisti, finiscono per trasformarsi in qualcosa di completamente diverso: teatri di ricordi indimenticabili.
Per la Juve Stabia, il “Romeo Menti” di Vicenza appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Un impianto che riporta immediatamente alla mente l’epoca d’oro firmata Piero Braglia, quando le Vespe si affacciarono con personalità sulla scena della Serie B e iniziarono a conquistare il rispetto dell’intero campionato.
Due trasferte, due vittorie e altrettanti ricordi rimasti impressi nella memoria del popolo gialloblù.
Il primo capolavoro risale alla stagione 2011/2012, quella della storica prima esperienza della Juve Stabia in Serie B. Una squadra neopromossa, ma tutt’altro che timorosa, arrivò al “Menti” di Vicenza con la consapevolezza di poter giocare a viso aperto contro qualsiasi avversario.
Quella sera le Vespe furono semplicemente devastanti.
Il protagonista assoluto fu Marco Sau, il “folletto” sardo che in quella stagione avrebbe fatto innamorare Castellammare con le sue giocate, la sua velocità e il suo fiuto del gol. Sau mise a segno una prestazione straordinaria e fu determinante nel netto 0-3 con cui la Juve Stabia si impose sui biancorossi.
Una tripletta che, a voler essere estremamente precisi, viene talvolta considerata una doppietta ufficiale per via della deviazione di Augustyn su una delle conclusioni, ma che nell’immaginario dei tifosi stabiesi resta comunque legata alla serata da protagonista assoluto del folletto gialloblù.
Quella non fu soltanto una vittoria. Fu una vera e propria dichiarazione di forza.
La squadra di Braglia interpretò la partita con personalità, intensità e grande organizzazione, riuscendo a sfruttare alla perfezione le proprie caratteristiche offensive. Verticalizzazioni rapide, ripartenze letali e una qualità tecnica che permetteva alle Vespe di colpire negli spazi: il calcio di Braglia trovò a Vicenza una delle sue espressioni più convincenti.
E quel successo contribuì a rafforzare una convinzione che, in quella stagione, cresceva domenica dopo domenica: la Juve Stabia non era in Serie B per fare da comparsa.
La conferma arrivò nella stagione successiva.
Nel 2012/2013, infatti, le Vespe tornarono al “Romeo Menti” con l’obiettivo di ripetere l’impresa. E ancora una volta il viaggio in Veneto si trasformò in una serata dolcissima per i colori gialloblù.
Fu una partita completamente diversa da quella dell’anno precedente, più combattuta, intensa e sofferta, ma con lo stesso epilogo: la Juve Stabia riuscì nuovamente a espugnare il campo del Vicenza.
A decidere l’incontro furono Marco Cellini e Riccardo Improta, capaci di gelare il pubblico biancorosso e consegnare alle Vespe un’altra vittoria preziosa.
Due stagioni consecutive, due blitz in terra veneta. Un piccolo pezzo di storia che racconta perfettamente cosa fosse quella Juve Stabia.
Una squadra costruita con equilibrio, ma capace di giocare senza paura. Una formazione nella quale la grinta e l’organizzazione tattica si sposavano con il talento di calciatori destinati a lasciare un segno profondo nella storia recente del club.
Il merito era anche di Piero Braglia, tecnico capace di plasmare un gruppo che aveva fatto dell’identità la propria arma migliore. Le Vespe scendevano in campo con la consapevolezza di poter affrontare chiunque, dentro e fuori casa, senza rinunciare alla propria filosofia.
E oggi, alla vigilia di un nuovo Vicenza-Juve Stabia, quei ricordi tornano inevitabilmente alla mente.
Sono passati tanti anni, sono cambiate le squadre, gli allenatori e i protagonisti. Ma il calcio, soprattutto quello vissuto con passione, conserva gelosamente le proprie fotografie più belle.
Il “Romeo Menti” di Vicenza è una di queste.
Per il popolo stabiese, dunque, quella trasferta non rappresenterà soltanto una nuova sfida di campionato. Sarà anche l’occasione per riaprire idealmente l’album dei ricordi e tornare con la mente a quelle Vespe capaci di conquistare due volte la fortezza biancorossa.
Il passato non scende in campo e non assegna punti. Ma può regalare fiducia, consapevolezza e quel pizzico di magia che, nel calcio, non guasta mai.
E chissà che il “Menti” di Vicenza non possa tornare ancora una volta ad essere terra di conquista gialloblù.