Il tempo è galantuomo: il flop di Donadoni, il ritorno di D’Angelo e quel caffè in sospeso

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Il tempo, si dice, è galantuomo e restituisce sempre la verità. Spesso si ripete che il calcio non sia una scienza esatta, ed è verissimo, così come è innegabile che in questa disciplina non esista nulla di definitivo o di immutabile. L’incredibile parabola stagionale dello Spezia Calcio ne è l’ennesima, lampante dimostrazione.

La società ligure ha deciso di fare un passo indietro, esonerando Roberto Donadoni e richiamando in panchina Luca D’Angelo, ovvero lo stesso allenatore che era stato allontanato a novembre proprio per fare spazio all’ex CT della Nazionale. Un cortocircuito che certifica il fallimento di un progetto tecnico su cui c’erano ben altre aspettative.

Un’illusione costata cara

Da un tecnico dello spessore di Roberto Donadoni, forte di un passato illustre sia con gli scarpini ai piedi che in panchina, la piazza ligure si aspettava quel salto di qualità che, di fatto, non è mai arrivato. La realtà dei fatti racconta una storia amara: la sua gestione non solo non ha migliorato i risultati, ma li ha drasticamente peggiorati, facendo precipitare la squadra in classifica.

I numeri sono impietosi e non rendono giustizia agli sforzi di una società che, a gennaio, aveva condotto un mercato importante per sistemare la rosa: 23 punti raccolti in 22 partite sotto la sua guida e 10 sconfitte in campionato dall’inizio della sua gestione.

Il crollo al Menti: sciolti come neve al sole

L’epilogo di questa avventura si è consumato al “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia, in una gara che è la fotografia perfetta della fragilità spezzina. Contro una Juve Stabia rimaneggiata, falcidiata da infortuni e squalifiche, i liguri si sono illusi passando in vantaggio, per poi sciogliersi come neve al sole alla primissima difficoltà.

La squadra di Ignazio Abate ha legittimato una vittoria in rimonta, infliggendo due gol di scarto (3-1) a uno Spezia incapace di reagire emotivamente e tatticamente dopo aver subito il pareggio e, successivamente, il sorpasso.

La conferenza stampa: eleganza o eccesso di sicurezza?

Dopo una debacle simile, ci si sarebbe aspettati un allenatore furioso, pronto a scuotere l’ambiente. Invece, nel post-gara, sono andate in scena le classiche risposte di rito. Roberto Donadoni si è sempre contraddistinto per la sua innegabile eleganza e pacatezza. Eppure, di fronte a una mia personale e lecita domanda sul possibile esonero — che appariva come la logica conseguenza di un filotto di scarsi risultati, ben al di là dell’eventuale “sfortuna” in altre uscite — il Mister ha replicato in maniera seccata, quasi snobbando il quesito:

“Se la proprietà ha confermato la fiducia, quella rimane. Se cambieranno idea vedremo, ma non è la mia preoccupazione. La mia energia va tutta sui punti per salvarci. Dire che i tifosi vogliono vincere è logico. Non è che noi invece vogliamo perdere. Se vogliamo parlare di calcio bene, altrimenti ci vediamo al bar e parliamo d’altro.”

Errore per eccesso di sicurezza? Non lo sappiamo con certezza. Ma nel calcio, quando i risultati latitano e il calendario propone una sosta, l’esonero diventa quasi un atto dovuto. È una legge non scritta che non risparmia nessuno e che si ripete costantemente, come dimostra ad esempio il recente avvicendamento sulla panchina del Padova, con Andreoletti che ha lasciato il posto a Breda.

Un uomo di calcio navigato come Donadoni, che ha vissuto esperienze incredibili e calcato i palcoscenici più importanti del mondo, avrebbe dovuto saperlo. Ma l’eccesso di sicurezza può tradire anche i più esperti, dimostrando che in questo sport non si finisce mai di imparare.

Il caffè sospeso

Che dire, il calcio è anche questo: spietato, imprevedibile e indissolubilmente legato al risultato domenicale. Va accettato così com’è.

Nel frattempo, incasso l’invito. Aspetto Mister Donadoni al bar, se mai ce ne fosse l’occasione, per parlare serenamente di calcio e prenderci questo benedetto caffè insieme. Da buon napoletano, ovviamente, glielo offrirei ben volentieri.


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