L’ultima intervista di Pippo Fava e gli auguri per il nuovo anno

(Giuseppe) Pippo Fava

Era il 29 Dicembre 1983 e il giornalista Pippo Fava, veniva intervistato da Enzo Biagi. Dopo pochi giorni lo assassinarono. Accade oggi.

L’intervista:

“Vorrei che gli italiani sapessero che i siciliani non sono mafiosi, i siciliani lottano da secoli contro la mafia. I mafiosi stanno in ben altri luoghi e in ben altre assemblee.

I mafiosi stanno in parlamento. I mafiosi a volte sono ministri, sono banchieri. I mafiosi sono quelli che stanno ai vertici della nazione. Il problema della mafia e’ molto piu’ tragico e piu’ importante e’ un problema di vertice nella gestione della nazione ed un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale e definitivo l’Italia.

Per il mafioso di una volta, la mafia era una causa. Nella mafia moderna invece, non ci sono padrini, ci sono grandi vecchi che si servono della mafia per accrescere la loro ricchezze, questo è un dato troppo spesso trascurato.

L’uomo politico non cerca attraverso la mafia, solo il potere, cerca anche la sua ricchezza personale, perche’ da questa deriva nuovo potere e la possibilità di avere sempre quei 150/200.000 voti di preferenza. Perché purtroppo, la struttura della nostra civiltà politica e’ quella. Chi non ha soldi 200.000 preferenze non le otterrà mai…

La mafia ha acquistato una tale impunità da essere diventata quasi tracotante, le parentele si fanno ufficialmente, certo, si cerca di tenere le mani in alto quando c’è qualcuno che sta per essere ammazzato.

L’alibi personale, l’alibi morale ma non credo che ci sia più la paura o la necessità di fare silenzio. Ho visto molti funerali di Stato e credo che molto spesso gli assassini fossero sul palco delle autorità.

Tutto parte da un’assenza dello Stato e dal fallimento della società politica italiana… bisogna creare una repubblica che abbia delle leggi e una struttura di democrazia che eliminino il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità o della ferocia o della paura.

Tutto nasce da lì, dal fallimento della politica e degli uomini politici, della nostra struttura politica e forse della nostra democrazia così come noi l’abbiamo in buona fede e appassionatamente costruita e ci si sta sgretolando tra le mani. Dovremmo ricominciare da li.”

Infatti. 7 giorni dopo quest’intervista, Giuseppe Fava, giornalista e direttore del mensile “I Siciliani”… venne ucciso proprio a causa delle sue inchieste giornalistiche illuminate.

Nessun rappresentante politico ai suoi funerali, probabilmente proprio grazie alle sue dichiarazioni della settimana precedente, pagate con la vita.

1983/2021. Cosa è cambiato? Niente, siamo solo molto peggiorati e proprio quest’anno, ci troviamo sull’orlo del baratro.

La trattativa c’e’ stata ma non si è conclusa, né mai lo sarà, visto che costituisce reato solo per la mafia ma non per lo stato. Con il golpe bianco del nuovo anno, quello che sta per finire, ci hanno rimesso al governo tutti “i migliori” massomafiosi.

Hanno varato una riforma della giustizia degna di “mafiaropoli”, ridato “il pizzo” alla stampa di regime, trovano “incostituzionale” e lesivo dei diritti umani, il carcere a vita per i boss stragisti, i quali, minacciano ma ancora mantengono segreti i nomi dei mandanti politici.

Hanno messo l’avvocato di Berlusconi alla lavagna dei buoni e cattivi fra i magistrati ed esautorato l’azione del Parlamento a botte di fiducia. Record assoluto nell’Italia corrotta dei mille governi.

I giornalisti illuminati, vengono sempre uccisi ma anche incarcerati e torturati da stati che si spacciano per democratici, senza che nessuno alzi un dito, né che il popolo insorga. Il caso di Julian Assange è la prova che le nostre siano democrazie solo di copertura e che coprano i propri crimini, ammantandoli di ragion di stato.

Ma i giornalisti coraggiosi sono sempre meno, la libertà di stampa, sempre più lontana, l’informazione, sempre più falsa e pilotata. La gente sempre più disinformata ed anche terrorizzata, si ma da quello che vogliono loro. Il Covid lo stanno usando tutti, chi per arricchirsi, chi per manovrarci, chi per distrarci.

Avrei dovuto registrare un messaggino di auguri per i lettori ma sinceramente non avrei saputo cosa dire, non mi sembra neppure che quest’anno vi sia niente da festeggiare.

L’unico augurio che possiamo farci è un risveglio delle coscienze e che l’apertura degli occhi, avvenga almeno prima di cadere nel precipizio, che è ad un passo da noi.

Quest’anno si dovranno prendere decisioni epocali e lo saranno in ogni caso.

Potremmo liberare i boss stragisti e vedere eletto un delinquente al Quirinale, oppure potremmo informarci e incazzarci come pantere.

Pare che anche Gesù si arrabbiasse. Non solo è consentito ma a volte è doveroso.

Che si tratti di un augurio o di un miracolo non saprei, di certo mi sembra l’unica cosa sensata da chiedere al cielo, in un momento così drammatico per il nostro futuro.

Non auguro quindi la falsa serenità dell’incoscienza o tamponi negativi per accedere ai cenoni, piuttosto una dolorosa presa di coscienza, la sola che può portare alla salvezza.

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