Il cattivo tempo non ferma l’amore per la letteratura, che riesce ad attirare spettatori anche durante eventi atmosferici avversi. Nonostante il maltempo, infatti, giovedì sera al Teatro Karol di Castellammare c’è stata una grande affluenza di pubblico per l’incontro con l’autore di “Storia di una famiglia imperfetta”.
“Storia di una famiglia imperfetta” di Luca Trapanese (Salani, 2026) scava nel concetto di legame familiare, mostrando come l’amore e la scelta possano creare un “filo rosso” più forte di quello biologico.
A presentare l’autore e la sua opera, il noto giornalista stabiese Pierluigi Fiorenza e l’Archi-prof. Eliana Bianco, che con la consueta professionalità hanno creato un ponte tra l’autore e il pubblico con le loro domande, atte ad approfondire aspetti significativi dell’opera.
Eliana Bianco ha letto anche alcuni passi iconici del testo insieme al giovane e promettente attore stabiese Luigi D’Oriano, noto per il ruolo di protagonista nel film Mixed by Erry del 2023.
Sul palco è salito anche Il Sindaco di Castellammare di Stabia, dott. Luigi Vicinanza, che ha espresso grande apprezzamento per il libro, che, come tutte le opere dell’autore: “ci fa capire di quanto amore abbiamo bisogno.”
“Abbiamo bisogno di amore – ha continuato il Primo cittadino – perché senza cura della cosa pubblica non si va da nessuna parte. Da rilevare che Castellammare – ha affermato – nonostante il maltempo, è riuscita a garantire una platea così significativa”, sottolineando l’amore per la cultura che accomuna molti cittadini stabiesi.
Hanno salutato l‘autore anche Giovanna Starace che con Raffaele Musella gestisce la libreria Ubik di Castellammare e la prof. Maria Regina Tuccillo, docente di sostegno dell’istituto Viviani di Castellammare e madre di un ragazzo speciale che, salita sul palco, ha raccontato il suo percorso come genitore e docente, parlando di problemi legati alla disabilità, primo fra tutti quello della disinformazione.
Per Pierluigi Fiorenza: “Il romanzo autobiografico di Luca Trapanese riflette su un’evoluzione sociale e culturale in atto, ed è un invito ad aprirsi agli altri, a instaurare legami autentici, a non chiudersi nei “fortini domestici” o nella pretesa dei propri uffici.”
“Non a caso – ha sottolineato il giornalista – l’autore scrive: ‘Mi meravigliavo di quanta incredibile ricchezza fosse nascosta in ogni essere umano’. Non è una frase retorica, visto che l’autore è stato volontario più volte in Africa, barelliere sui treni per Lourdes, ha conosciuto Maria Teresa di Calcutta ed è stato il primo padre single d’Italia.”
“Non gli è mai mancato il coraggio di mettersi in gioco – ha continuato – infatti, da ex seminarista, decide di cambiare corso e di vivere la vita pienamente tra gioie e dolori, con amori intensi esprimere la propria spiritualità, aiutare il prossimo in modo differente, mettendo in pratica il principio di essere utile all’umanità.”
Trapanese inoltre è stato fondatore della Onlus A Ruota Libera, che si occupa di persone con disabilità, ed è stato assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, oggi consigliere regionale della Campania.
Ha fondato varie comunità di accoglienza, in particolare “La casa di Matteo”, unica in tutto il Sud Italia, che accoglie minori disabili gravi anche in stato terminale. La sua storia precedente il racconto dell’adozione come padre di Alba, è diventata il film del 2023 Nata per te.
In “Storia di una famiglia imperfetta” l’autore esplora il tema dell’accettazione della diversità, partendo dalle radici personali dell’autore per ridefinire il concetto stesso di famiglia e scardinare l’idea che esista un unico modello “perfetto” di famiglia.
Raccontando la sua esperienza di padre adottivo single di una bambina con la sindrome di Down (Alba), dimostra che la famiglia è definita dall’amore e dalle scelte quotidiane, non dalla composizione biologica o sociale.
Un tema centrale è la necessità di guardare le persone per quello che sono veramente. Trapanese desidera che Alba sia vista come un individuo con le proprie aspirazioni e “straordinarie imperfezioni”, e non solo attraverso l’etichetta della sua disabilità.
Lo scrittore ribalta, dunque, lo stigma della “perfezione” familiare, sostenendo che ogni famiglia è imperfetta a modo suo e che in questa imperfezione risiedono la bellezza e la forza del legame.
Egli rifiuta l’idea che la felicità dipenda dalla perfezione fisica o sociale, dimostra che una famiglia “imperfetta” (un padre single, una figlia con disabilità, una storia di adozione) può essere più solida e autentica di molti modelli convenzionali.
In sintesi, il libro spinge il lettore a chiedersi: cosa definisce davvero una famiglia? La risposta di Luca Trapanese è che la famiglia è il luogo dove le fragilità non vengono nascoste, ma diventano il punto di forza del legame.
“In questo romanzo – ha spiegato lo scrittore – sentivo l’esigenza di parlare della mia famiglia, di parlare soprattutto di un’esperienza, non tanto quella di Alba, che già conoscete, ma quella di una famiglia imperfetta tra le altre, perché credo che la famiglia tradizionale non sia mai esistita, ma esistono le famiglie. Ognuno ha una famiglia diversa dall’altra con errori, tradimenti, ripensamenti, fatiche.”
“Oggi ci sono famiglie diverse e io ho avuto la fortuna di avere una famiglia diversa da ogni canone. Sono stato adottato da Florinda che era una donna di quasi 85 anni, ma io l’ho conosciuta una ventina di anni prima”.
“Florinda aveva un figlio con disabilità che aveva la mia stessa età – racconta l’autore – e, da piccolo, era stato unico superstite della sua famiglia d’origine nel terremoto dell’Ottanta. Fu adottato a quattro anni da Florinda e da Carlo. Quando ho conosciuto Florinda, Carlo già era morto e lei viveva da sola con il figlio con disabilità.”
Nel testo lo scrittore utilizza la metafora del filo rosso non solo come legame sentimentale, ma come una vera e propria missione esistenziale che unisce destini apparentemente lontani.
Per Trapanese, il filo rosso rappresenta quella forza invisibile che ha guidato Alba (una neonata con sindrome di Down rifiutata da diverse famiglie) verso di lui e Francesco verso Florinda e Carlo, che a sua volta era stato adottato.
Questo filo lega le persone attraverso la scelta consapevole e la cura quotidiana. È un legame che si poggia sulla vulnerabilità condivisa piuttosto che sulla perfezione genetica. L’adozione non è vista come un atto di carità, ma come l’incontro necessario tra due “imperfezioni” che insieme trovano la completezza.
“Storia di una famiglia imperfetta” ha il merito di aprire uno squarcio su un grave problema sociale di cui lo Stato si fa carico solo marginalmente, quello dell’inclusione dei disabili.
Luca Trapanese utilizza la sua esperienza personale per denunciare come la società italiana sia ancora profondamente impreparata a una reale inclusione, spesso ferma a un approccio puramente assistenziale o pietistico invece che basato sui diritti della persona.
“Tutto quello che voi vedete sul territorio italiano – ha affermato Luca Trapanese – è esclusivamente costruito da genitori, fratelli, fondazioni, associazioni. “
“I fondi a livello nazionale sono scarsi, cambiano di anno in anno, molto spesso diminuiscono e c’è una burocrazia enorme nella quale tu devi immaginare di dover essere un commercialista, un avvocato, un economo, tutto questo perché non c’è la visione di una necessità, cioè quella di creare indipendenza, autonomia, formazione, ed è tutto molto improvvisato.”
Trapanese indica le barriere architettoniche, burocratiche e sociali che una famiglia “imperfetta” incontra ogni giorno ed evidenzia come, in assenza di un welfare strutturato e capillare, il carico dell’inclusione ricada quasi interamente sulle spalle dei genitori o dei caregiver.
Raccontando la sua storia, trasforma la disabilità da un problema medico a una questione di diritti civili, sottolineando che l’inclusione non è un favore, ma una necessità sociale, ed evidenzia come il cammino sia ancora lungo, a causa di risposte istituzionali inadeguate e di una politica spesso distante dalle necessità concrete delle famiglie.
In sintesi, il libro è una denuncia silenziosa ma forte: l’amore non basta se non è supportato da una società e da uno Stato che garantiscano pari opportunità fin dalla nascita.
L’autore, inoltre, critica la tendenza a sovrapporre i due concetti di disabilità e malattia: mentre il malato attende una cura, la persona disabile ha bisogno di una società che le offra strumenti e opportunità per esprimere le proprie abilità:
“Da un punto di vista cultuale – ha evidenziato – abbiamo una visione sociosanitaria della disabilità. Stamattina sono stato in un liceo ed ho chiesto ai ragazzi la differenza tra malattia e disabilità, ma nessuno me l’ha saputo dire”.
“La persona malata è in una condizione in cui guarisce o muore, la persona con disabilità è nata con quella condizione, ha una prospettiva di vita, di intraprendere delle relazioni, di vivere la propria sessualità, il mondo del lavoro, l’indipendenza, l’autonomia.”
Trapanese ha poi raccontato dell’incontro con Florinda e Francesco, figlio adottivo di Florinda, della decisione della donna di adottare anche Luca, così alla sua morte Francesco avrebbe avuto un fratello ad occuparsi di lui, ma che il destino ha deciso diversamente.
L’autore ha narrato anche di come ha aperto il centro per disabili “A ruota libera” al Vomero, e della mancata accettazione dei condomini del palazzo:
“Se ogni famiglia conoscesse la disabilità, – ha sottolineato – comprenderebbe anche la fatica, la frustrazione, la solitudine, sarebbe tutto più semplice. E prima o poi l’avremo questa conoscenza, perché i genitori invecchiano, e anche quella è una forma di disabilità.”
Un incontro con l’autore veramente coinvolgente al Teatro Karol, un’esperienza che, andando oltre la semplice presentazione del libro, ha stimolato la curiosità e creato nuove prospettive di lettura.
Nel romanzo “Storia di una famiglia imperfetta”, pur affrontando temi complessi, l’autore racconta le sue radici familiari e il percorso che l’ha portato all’adozione della figlia Alba con un approccio intimo e personale, e in uno stile lineare e diretto, che rende la lettura piacevole e fluida.






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