Dopo circa cinquant’anni dalla prima e unica uscita, “Una famiglia difficile” di Peppino De Filippo è tornato disponibile grazie a una nuova ristampa curata da Marotta & Marotta nel 2025 ed accolta con vivo interesse, anche grazie all’attenzione mediatica generata dai recenti film dedicati ai De Filippo.
Il libro è il racconto della storia familiare e teatrale dei De Filippo, un classico che merita di essere scoperto non solo dagli ammiratori, ma da un pubblico più vasto interessato alla letteratura e alle dinamiche umane.
Nel volume, originariamente pubblicato nel 1976, Peppino De Filippo narra la sua storia e quella della sua famiglia, dall’infanzia trascorsa a Caivano con la balia al ritorno a Napoli nella casa materna con i fratelli Eduardo e Titina.
“Una famiglia difficile” esplora il “lato oscuro” della dinastia teatrale, descrivendo i rapporti spesso tesi e complessi tra i membri della famiglia, in particolare con il fratello Eduardo, accomunato al padre nella “linfa vitale caparbia, maligna, petulante, presuntuosa ed ombrosa degli Eduardo”.
Il testo, che offre un interessante spaccato della vita degli attori, fin da bambini, quando si esibivano dal terrazzo di casa per il pubblico del palazzo di fronte in cambio di dolci e cioccolatini, è stato presentato venerdì scorso ai lettori stabiesi al Circolo Nautico Stabia di Castellammare.
A introdurre gli interventi la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione “Achille Basile – Le Ali della Lettura”, realtà molto attiva sul territorio nel promuovere la lettura, focalizzandosi su titoli di qualità, narrativa contemporanea e letteratura italiana di prestigio.
A parlarci del testo, la prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale italiana presso l’Università Federico II di Napoli, lo scrittore Carlo Raso, autore della “Guida letteraria di Napoli”, e l’apprezzato regista teatrale e cinematografico Luigi Russo. Era presente in sala anche l’editore del libro Ninì Marotta.
La prof.ssa Giuseppina Scognamiglio, uno dei massimi studiosi della tradizione teatrale napoletana, nel suo intervento, ha evidenziato aspetti cruciali del testo, che restituiscono a Peppino una dignità intellettuale spesso oscurata dalla fama del fratello Eduardo.
Peppino non fu solo una “spalla” o un attore comico, ma un autore completo con una propria visione del mondo. La studiosa, nei suoi scritti, ha analizzato la scrittura teatrale di Peppino come un corpus autonomo, capace di indagare le debolezze umane con una cifra stilistica distinta.
“Una famiglia difficile” è considerato dalla prof.ssa Scognamiglio uno strumento indispensabile per comprendere quanto le ferite infantili e le dinamiche familiari abbiano inciso sulla “poetica della risata” di Peppino.
“Peppino in questo libro parla come un bambino ferito. I due fratelli hanno pochi anni di differenza, ma Peppino era molto diverso da Eduardo – ha affermato la studiosa. – Peppino era chiuso, introverso, poco espansivo; Eduardo ci teneva a nascondere le proprie origini, ha detto raramente “mio padre” forse un po’ prima di morire, invece Peppino era molto più diretto. “
Ricordi vividi, a tratti commoventi, di una prima infanzia spensierata vissuta a Caivano a casa della balia e un’infanzia difficile a Napoli, nel seno di una famiglia non convenzionale, con le sue dinamiche spesso disfunzionali, che rispecchiavano i rigidi metodi educativi dell’epoca.
“Io immagino Peppino in un flusso di coscienza sul lettino freudiano di uno psicoanalista che parla delle sue sofferenze da bambino.”
“Oggi siamo abituati, ci sono famiglie allargate, ma immaginate com’era la mentalità nei primi anni del Novecento: a scuola Peppino non ci voleva andare perché lo chiamavano “bastardo”, i fratelli per anni hanno sofferto questi insulti.”
Peppino descrive i suoi parenti più stretti, una descrizione quasi sempre impietosa, a partire da quella del padre. In una luce positiva nel racconto sono solo le figure femminili di quel microcosmo dominato da don Eduardo Scarpetta, un padre padrone che controllava ogni aspetto della vita dei suoi familiari, dal cibo alle passeggiate, dagli studi alle vacanze.
Dagli ambienti borghesi di casa Scarpetta e di casa De Filippo la descrizione si allarga a quelli più miseri e popolari della casa dei nonni materni. Peppino descrive anche Napoli, le sue strade, i suoi teatri. Racconta la dura vita dei commedianti e i difficilissimi esordi prima da solo, poi col fratello e la sorella.
A proposito dell’infanzia dei De Filippo, lo scrittore Carlo Raso ha parlato delle ricerche con cui ha scoperto la casa natale dei tre bambini, che non era in via Ascensione a Chiaia, come si crede e dove è stata apposta una lapide nel 2014 dall’allora sindaco di Napoli De Magistris:
“Quando nel ’90 ho iniziato a scrivere la guida letteraria di Napoli, naturalmente ho ripreso il libro “Una famiglia difficile” perché Eduardo andava assolutamente inserito nel panorama letterario napoletano. Feci una serie di sopralluoghi, addirittura portandomi il libro sul posto.” – ha sottolineato:
“Il libro può fornire degli indizi e quando ne corrispondono molti, diventano delle prove. Individuai la scalinata indicata da Peppino nel testo nei Gradini Bausan, poi trovai lo stretto corridoio che portava alle scale del palazzo dove al terzo piano abitavano i De Filippo”.
“Nel corso degli anni questo appartamento, che dava su Via Vittoria Colonna, è stato trasformato in un locale. Una signora me lo confermò e disse che una volta Peppino, quando lì c’era ancora la “Galleria Barcaccia” vi era andato, e aveva indicato dove erano le stanze, i mobili, etc. della sua casa d’infanzia”.
Perché è così importante individuare la casa natale di un autore?
“Pirandello diceva che la nostra vera casa non è quella che andiamo ad abitare col matrimonio – ha affermato Carlo Raso – ma resta quella dove siamo nati; la nostra casa è quella in cui abbiamo mosso i primi passi, abbiamo avuto il nostro primo impatto con la realtà.”
“Peppino descrive minutamente a distanza di settant’anni la casa, gli ambienti, i mobili, le situazioni, e al libro hanno attinto ampiamente Rubini e Martone nei loro film sui De Filippo.”
Durante la presentazione del libro è stato anche affrontato il tema della co-paternità artistica delle commedie di Eduardo, un argomento storicamente delicato che è al centro di accese discussioni tra gli studiosi. L’idea della co-scrittura dei due fratelli è supportata anche dalle testimonianze contenute in “Una famiglia difficile”.
Negli anni della “Compagnia del Teatro Umoristico, i De Filippo” (1931-1944), Eduardo e Peppino, vivevano in una simbiosi artistica totale e La prof.ssa Scognamiglio evidenzia come molte scene, battute e soluzioni registiche nascessero “a tavolino” o durante le prove, attraverso un continuo interscambio di idee.
La tesi, sostenuta con forza da Peppino nella sua autobiografia e analizzata dalla Scognamiglio, è che titoli iconici come Natale in casa Cupiello o Non ti pago abbiano beneficiato dell’inventiva comica e della sensibilità di Peppino. Secondo questa visione, Eduardo avrebbe poi “siglato” i testi come unico autore in virtù del suo ruolo di capocomico e guida della compagnia.
“Secondo me, Eduardo ha abbondantemente “attinto” dal fratello – ha sottolineato Carlo Raso – I due contadini che hanno allevato Peppino nei primi cinque anni della sua vita si chiamavano Consiglia e Giorgio del Gaudio, e Consiglia e Giorgio sono i nomi dei protagonisti di “Chi è chiù felice e me”, che dicono sia di Eduardo.
La famosa battuta in “Natale in casa Cupiello: “Nun me piace ‘o presepe”, Peppino nel libro dice che è nata da una sua battuta estemporanea – ha rilevato il regista Luigi Russo, leggendo il relativo passo tratto da “Una famiglia difficile”.
Non è facile provarlo, soprattutto a distanza di così tanti anni: solo attraverso lo studio comparato dei manoscritti e dei copioni d’epoca si potrà restituire a Peppino il ruolo di co-artefice del successo mondiale della compagnia, superando l’idea del figlio minore dei De Filippo come semplice interprete dei testi del fratello.
“Una famiglia difficile” di Peppino De Filippo, edito da Marotta & Marotta nel 2025, offre un’analisi precisa e senza sconti delle vicende della famiglia De Filippo e di come queste abbiano inciso profondamente sulla vita dell’autore e sulla storia del teatro italiano.
È un racconto avvincente che offre un ritratto della celebre dinastia teatrale, ma che si distingue anche per la sua capacità di andare oltre, esplorando l’umorismo e la profonda umanità che caratterizzano i grandi autori.






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