Virus West Nile, altri 2 decessi

Virus West Nile, altri 2 decessi Altre due vittime del virus West Nile in Emilia Romagna, come confermano fonti sanitarie all’AdnKronos Salute. Una donna di 88 di Ferrara, già con altre malattie e ricoverata da fine luglio nell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna di Cona, è morta nella notte. Nel Ravennate il secondo decesso, un uomo di 85 […]

Virus West Nile, altri 2 decessi

Altre due vittime del virus West Nile in Emilia Romagna, come confermano fonti sanitarie all’AdnKronos Salute.

Una donna di 88 di Ferrara, già con altre malattie e ricoverata da fine luglio nell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna di Cona, è morta nella notte.

Nel Ravennate il secondo decesso, un uomo di 85 anni con gravi patologie, che da una decina di giorni si trovava in Rianimazione all’ospedale di Lugo. Per l’Aou di Ferrara si tratta della quarta morte da virus del Nilo Occidentale, per l’Ausl della Romagna della seconda. In Italia, decessi collegabili all’infezione sono stati registrati anche in Veneto. Secondo l’ultimo bollettino diffuso ieri dalla Regione, i morti sono stati 5 su 105 casi confermati.

Quest’anno, calcola l’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità, “sono nettamente aumentate rispetto agli anni precedenti”. Fra i Paesi più colpiti l’Italia è seconda (123 casi), dopo la Serbia (126), la Grecia (75), Ungheria (39) e Romania (31). Il trend 2018, spiega l’agenzia, è legato in gran parte all’anticipo della stagione di trasmissione del virus nella Regione europea dell’Oms, normalmente compresa fra luglio e ottobre. Una stagione caratterizzata quest’anno da temperature alte e periodi di pioggia prolungati, seguiti da tempo secco. Condizioni che hanno favorito la proliferazione e la diffusione delle zanzare vettrici dell’infezione (principalmente del genere Culex), e che potrebbero permettere al virus di diffondersi anche in nuove aree e quindi di infettare persone mai esposte prima. Zone in cui, si evidenzia, “la scarsa consapevolezza generale da parte della popolazione e dei professioni sanitari potrebbe compromettere una diagnosi precoce”.

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