Teatro Karol presentato Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo i Maria Rispoli e Gabriel Zuchtriegel

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Presso il Teatro Karol a Castellammare di Stabia si è svolta, lo scorso venerdì 10 aprile 2026, la presentazione del volume “Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo”, curato dalla Direttrice del Museo, Maria Rispoli, in collaborazione con Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei.

Il catalogo, un lavoro corale, raccoglie nuovi studi e ipotesi interpretative che posizionano Stabiae come centro fondamentale per comprendere la vita dell’aristocrazia romana, distinguendola dalle realtà commerciali di Pompei ed Ercolano.

Hanno conversato con la Dott.ssa Rispoli il giornalista Pierluigi Fiorenza e la prof.ssa Eliana Bianco e l’incontro, nell’ambito della rassegna “Platealmente – Dal libro alla scena”, è stato un momento di grande rilievo per la comunità stabiese, attirando l’attenzione delle associazioni culturali e degli istituti scolastici del territorio.

Tra i presenti, il Consigliere comunale Valeria Longobardi e l’editore della Eidos Publishing and Design, casa editrice specializzata nel settore storico-archeologico, Nicola Longobardi.

In platea anche Le Dirigenti Scolastiche Angela Cambri D. S. dell’I. C. “Francesco Di Capua” di Castellammare di Stabia, Adriana Miro D. S. dell’I. I. S.Antonio Pacinotti” di Scafati, Fortunella Santaniello D. S. del L. Cl. “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, Fabiola Toricco D. S. dell’IPSSEOA “Raffaele Viviani” di Castellammare di Stabia.

La presenza di docenti e dirigenti scolastici sottolinea come il Museo “Libero D’Orsi” sia ormai percepito come un’estensione dell’aula scolastica, un laboratorio vivo per lo studio della storia locale. Gli alunni, coinvolti non solo come spettatori ma come destinatari diretti della divulgazione scientifica, rappresentano il legame tra la ricerca archeologica e il futuro del territorio.

Tra le associazioni presenti, che con la loro partecipazione contribuiscono a trasformare l’archeologia in un bene comune: Archeoclub d’Italia APS – Sede di Stabia, una delle realtà più attive, che collabora costantemente per l’organizzazione di visite guidate e attività di sensibilizzazione sulla storia locale e l’Associazione Antica Necropoli di Stabia, impegnata nella tutela e nella divulgazione dei siti archeologici periferici del territorio.

Fin dall’età arcaica per la sua posizione all’interno del territorio della Campania meridionale, collegata al territorio dell’Agro Nocerino, Stabiae era un centro ben strutturato a livello politico ed economico in stretta connessione con Pompei sia a livello viario sia verso il mare – ha affermato la Dott.ssa Rispoli:

“I reperti ci dicono della presenza di una comunità nutrita di aristocratici che erano i soli a poter organizzare banchetti, e la presenza tanti santuari come quelli che si trovavano a Privati di cui abbiamo tanti reperti nel Museo, e a Pozzano.”

Uno dei meriti principali del testo è quello della contestualizzazione architettonica, perché ricolloca idealmente gli affreschi nei loro ambienti originari (come la Villa San Marco o la Villa Arianna). Grazie a quest’analisi tecnica, sono emersi dettagli stilistici inediti, che rivelano la presenza di botteghe di altissimo livello, capaci di competere con quelle di Roma.

In questo studio le pareti decorate delle ville non sono viste più solo come manifestazioni del prestigio sociale dei proprietari, ma come messaggi politici e culturali di un’élite che sceglieva Stabia per il riposo intellettuale.

La Dott.ssa Rispoli ha anche valorizzato il lavoro pionieristico del Preside Libero D’Orsi, “l’archeologo romantico”, a cui è dedicato il catalogo, trasformando i suoi appunti di scavo in una base scientifica moderna per il nuovo allestimento del Museo di Stabia.

“In quest’uomo vedo non solo un grande esempio per tutti noi – ha affermato la Direttrice – ma un uomo di grande passione, di grande concretezza, che ha dovuto affrontare non pochi problemi perché tutto questo accadesse. Soprattutto la sua concretezza la vedo nella volontà di affidare il futuro della sua città alla cultura, vista come l’asset principale dello sviluppo di questo territorio.”

Questo approccio trasforma il museo da semplice “deposito di reperti” a un percorso attivo, dove l’affresco diventa una finestra aperta sulla vita quotidiana e sulle aspirazioni di duemila anni fa.

Il Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” detiene un primato straordinario: è il secondo museo al mondo, subito dopo il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), per la quantità e la qualità di pitture parietali di epoca romana (I secolo d.C.).

Questa incredibile concentrazione di affreschi è dovuta alla natura stessa dell’antica Stabiae, dove c’erano Le Ville d’Otium. A differenza di Pompei (città commerciale) o Ercolano, Stabiae era una zona residenziale d’élite. Le enormi ville (come Villa Arianna e Villa San Marco) erano decorate con cicli pittorici di una raffinatezza superiore, destinati a impressionare gli ospiti più illustri dell’impero.

Il catalogo curato da Maria Rispoli e Gabriel Zuchtriegel rende finalmente giustizia a questo primato, offrendo una documentazione scientifica che mancava da decenni.

Gli studi della direttrice Maria Rispoli gettano inoltre una luce nuova sugli affreschi dei paesaggi, che sono tra i più preziosi del museo perché sono vere e proprie “fotografie” dell’antichità.

Molti affreschi dei paesaggi nell’ager stabianus esposti al Museo D’Orsi (provenienti soprattutto da Villa Arianna) mostrano vedute di ville con porticati affacciati direttamente sul mare.

Si vedono moli, padiglioni panoramici e giardini pensili. Questi dipinti confermano che la costa di Stabia era una sfilata ininterrotta di lussuose residenze che sfruttavano il ciglio della collina di Varano per dominare il Golfo.

Le pitture evidenziano una natura dominata da pini marittimi e cipressi, suggerendo un paesaggio costiero molto simile a quello attuale, ma punteggiato da architetture monumentali oggi in gran parte perdute. Alcuni dettagli mostrano piccole imbarcazioni, pescatori e pontili.

Questi affreschi hanno permesso alla Rispoli di documentare l’intensa attività marittima di Stabia, che non era solo un luogo di ozio ma anche un nodo logistico importante, con approdi privati per le grandi famiglie romane.

Altri affreschi ritraggono paesaggi “Sacro-Idilliaci”. Si tratta di vedute campestri che mostrano piccoli santuari isolati, alberi sacri decorati con bende (le vittae) e pastori con le loro greggi.

Questi dipinti raccontano la vita nelle campagne dell’ager stabianus, un territorio fertile e rigoglioso dedicato non solo all’agricoltura ma anche a culti rurali molto sentiti.

Questi paesaggi sono fondamentali perché, a differenza dei temi mitologici, ci restituiscono l’aspetto reale del territorio prima che l’eruzione del 79 d.C. ne modificasse per sempre la morfologia.

Gli studi di Maria Rispoli mettono in luce un dettaglio affascinante riguardante il culto di Mercurio e la viabilità antica dell’ager stabianus.

La strada che collegava Stabia a Nuceria Alfaterna (l’attuale Nocera) era un’arteria vitale che attraversava la valle del Sarno. Lungo questa via, il culto di Mercurio non era solo religioso, ma strettamente funzionale:

Mercurio era il dio dei commerci, dei messaggeri e dei viandanti. La sua presenza lungo la strada serviva a invocare protezione per chi trasportava merci dalle ville dell’ager verso l’interno o verso il porto. Edicole o piccoli altari dedicati a Mercurio fungevano da punti di riferimento geografico e spirituale lungo il percorso.

Nel catalogo e nel percorso espositivo, si evidenzia come alcuni reperti (piccole sculture, bronzetti o riferimenti in affreschi di ambito rurale) documentino questa devozione “popolare” e “mercantile” che si differenziava dai grandi cicli mitologici delle ville d’otium:

La direttrice ha sottolineato come la diffusione del culto di Mercurio nell’area stabiese confermi la doppia anima del territorio: non solo luogo di svago imperiale, ma anche centro di produzione agricola e di scambi commerciali intensi.

L’analisi degli affreschi con paesaggi sacro-idilliaci (di cui parlavamo prima) mostra spesso piccoli santuari isolati (sacella) posti proprio ai bivi o lungo le strade. Molti di questi erano dedicati a divinità protettrici delle vie, come Mercurio o i Lari Compitali.

La direttrice, integrando i dati archeologici con la topografia storica, ha ricostruito la rete viaria dell’ager stabianus individuando la direttrice principale che collegava la costa all’interno.

La strada partiva dal nucleo abitato di Stabia (situato sulla collina di Varano, dove oggi si trovano le ville San Marco e Arianna). Da qui, scendeva verso la piana sottostante per immettersi nella valle del Sarno.

Il percorso seguiva una linea pedemontana, mantenendosi leggermente elevato rispetto alle aree più paludose della foce del Sarno. La strada, in direzione Sud-Est, puntava verso le attuali zone di Sant’Antonio Abate e Santa Maria la Carità e passava attraverso i fondi agricoli dove sorgevano le cosiddette “Ville Rustiche” (dedicate alla produzione di vino e olio), come la Villa del Petraro o la Villa di Carmiano.

Lungo questo tracciato, la Dott. Rispoli ha evidenziato punti strategici dove il culto di Mercurio era più sentito. Le edicole di Mercurio (e dei Lari) erano poste solitamente ai compita (incroci stradali). Un punto critico era l’intersezione tra la via per Nuceria e le strade minori che portavano ai singoli poderi.

Nel nuovo allestimento del Museo, la Dott.ssa Rispoli ha dato grande rilievo al legame tra Stabia e la corte imperiale. Viene evidenziato come la qualità artistica degli affreschi e dei marmi ritrovati a Stabia sia di “livello palatino”, ovvero paragonabile a quella dei palazzi imperiali di Roma. Questo conferma che chi viveva a Stabia faceva parte della cerchia ristretta di Nerone.

Chi erano i proprietari di queste meravigliose Ville d’Otium stabiane?

Sicuramente di altissimo rango. – sottolinea Maria Rispoli – Oggi grazie a nuovi studi per alcune di esse, per esempio Villa San Marco e Villa del Fauno si pensa che siano appartenute alla famiglia imperiale, a partire da un certo periodo.

Per Villa San Marco, Villa d’Otium per eccellenza con i suoi 11.000 metri quadrati, una delle residenze più grandiose dell’epoca, abbiamo come prova una tegola con un bollo che ci riporta il nome di Narcissus Augusti, cioè Narciso liberto dell’Imperatore, ma il liberto Narciso occupava una posizione di grandissimo prestigio, perché gestiva le domus dell’Imperatore.

Sicuramente la proprietà sarà appartenuta alla famiglia imperiale, così come Villa del Fauno da dove proviene un dipinto esposto nel Museo di Stabia, oggi interpretato come il ritratto di Ottavia, moglie di Nerone e figlia di Claudio.”

Anche una nuova lettura degli affreschi mitologici presenti nella Villa di Arianna consente significative considerazioni:

“Due sono gli effetti importanti di questa lettura – ha affermato Maria Rispoli – il primo è la testimonianza di una pratica che comincia da Nerone, che aveva ambizioni teatrali e estrapolava dei passi da queste tragedie e le recitava come se fossero assoli; l’altro aspetto molto importante è l’adesione e la visione totale del proprietario alla poetica di Seneca, in particolare a tutte le tragedie di Seneca che sono qui rappresentate.”

“Qual è questo committente di così grande spessore culturale, ma anche artistico? Sicuramente un proprietario di grande livello socioculturale. Sono state rinvenute delle iscrizioni che si riferiscono a Poppea, e possiamo immaginare che esse siano state realizzate quando, alla morte di Poppea, la villa sia passata alla proprietà di Nerone.”

Il catalogo dedica anche ampio spazio agli oggetti di lusso che completavano lo stile di vita nelle Ville d’Otium. Questi reperti, esposti al Museo “Libero D’Orsi”, sono fondamentali perché ci mostrano la dimensione privata e preziosa della vita a Stabiae.

Questi oggetti non vanno visti solo come “tesori”, ma come indicatori socioeconomici. La loro presenza costante nelle ville di Stabiae conferma che il territorio non era solo una periferia di lusso, ma una vera e propria estensione della corte imperiale di Roma.

Il volume, che comprende circa 20 saggi critici e oltre 500 schede illustrate che descrivono i singoli reperti del percorso espositivo inaugurato nel 2024, documenta lo straordinario patrimonio del Museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” ed è un testo cruciale per la valorizzazione dell’antica Stabiae per diversi motivi scientifici e storici.

“Il Museo Archeologico di Stabia – Il Catalogo”, edito da Eidos Publishing and Design,  con 352 pagine completamente illustrate a colori, non è solo un libro fotografico, ma uno strumento fondamentale per la valorizzazione del Museo “Libero D’Orsi” per diversi motivi.

Prima di tutto perché fissa su carta il nuovo percorso scientifico del museo, rinnovato nel 2024. Senza un catalogo, infatti, l’allestimento sembrerebbe un’esperienza effimera, con esso, invece, diventa un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale.

Le schede dei reperti e i saggi critici permettono di andare oltre la semplice osservazione, contestualizzando gli affreschi e gli oggetti nelle Ville d’Otium di Stabiae, spiegano perché quei pezzi sono unici al mondo.

Un lavoro determinante perché gli studi, confluiti nel catalogo, hanno permesso di evidenziare aspetti meno noti al grande pubblico, fornendo una nuova chiave di lettura sull’affascinante storia dell’Antica Stabiae.


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