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Castellammare di Stabia

Teatro Karol Castellammare parte la rassegna Platealmente col romanzo “Il filo nero” di Ferdinando Martino

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Ad inaugurare il nuovo anno al Teatro Karol di Castellammare nell’ambito della rassegna “Platealmente – Dal libro alla scena” un romanzo intenso e dal forte impatto emotivo: Il filo nero. Storia di tre coscienze di Ferdinando Martino.

A dialogare con l’autore il giornalista Pierluigi Fiorenza e la professoressa Eliana Bianco, che con competenza analitica hanno raccolto il messaggio profondo che lo scrittore vuole trasmetterci, dando vita a interessanti spunti di riflessione.

Sul palco anche i talentuosi attori Anna Spagnuolo, Michele di Nocera, Nando Staiano e Benito Previtera, che hanno interpretato alcuni dialoghi del romanzo, trasformando la lettura in un’esperienza coinvolgente e multisensoriale.

Teatro Karol Platealmente Il FIlo Nero (1)“Il filo nero: Storia di tre coscienze” è un noir psicologico che intreccia le vite di tre personaggi profondamente segnati da traumi e segreti: Elena, Davide e Salvatore, lontani per estrazione socioeconomica e culturale, le cui esistenze si incrociano in modo inaspettato.

Li unisce un legame invisibile, costringendoli a confrontarsi con le proprie zone d’ombra e i segreti del passato.

La storia è caratterizzata da una forte introspezione psicologica. L’autore scava nei pensieri più reconditi dei protagonisti, rendendo il lettore partecipe del loro tormento interiore e della tensione emotiva che cresce fino alla risoluzione finale.

Più che sull’azione, il testo si concentra sull’indagine delle coscienze. I tre punti di vista si alternano per esplorare temi come la responsabilità, il destino e la labilità del confine tra bene e male.

Che cosa spinge i protagonisti del romanzo a commettere un delitto? Credere di essere superiore alla morale comune? Un atto di ribellione contro le leggi? Totale indifferenza verso la vita? Rabbia o desiderio di rivalsa?

L’opera unisce la profondità dello scavo psicologico ad un’attenta osservazione sociale, offrendo una visione sfaccettata e soggettiva degli eventi che intrecciano le vite dei protagonisti.

Il racconto si snoda in momenti storici differenti, a partire dal 1939, con Elena preadolescente, e attraversa alcuni decenni, ripercorrendo episodi decisivi per i protagonisti, fino al 2001, anno della morte di uno dei tre.

Elena Acquaviva, contessa del Massico, nel suo paese natale, Roccamonfina, era detta “la sciancata”, perché da piccola era stata colpita dalla poliomielite che le aveva lasciato una malformazione alla gamba.

Poiché aveva “la ciampa del diavolo” la ragazza era isolata e ghettizzata dai suoi coetanei. Da qui i problemi psicologici che la porteranno in età preadolescenziale a comportamenti inopportuni e spingeranno la famiglia a mandarla a vivere a Napoli dalla zia.

Il secondo protagonista è Davide Pinto, professore e geologo dallo sguardo ambiguo, anche lui discriminato per le sue origini ebraiche: “Un personaggio negativo che ha subito tutto quello che poteva subire e che – afferma lo scrittore – con un senso di rivalsa, un po’ di male l’ha restituito alla società. Il problema è che in alcune persone il male si radica in una maniera ancora più forte e porta anche a delle perversioni”.

Il terzo è Salvatore Granato, alias Tatore, sagrestano della Chiesa di Santa Caterina al Pallonetto, muto per un trauma infantile, che l’autore definisce “il più napoletano dei tre, un ragazzo cresciuto con il dolore di questo trauma avuto da bambino, un personaggio forse più crudo ma più sensibile degli altri”.

Il romanzo esplora l’oscurità dell’animo umano, in un viaggio emotivo tra le ombre e le ferite dell’anima, concentrandosi sulla sottile linea che separa il bene dal male e sulla difficoltà di convivere con le proprie scelte passate.

Teatro Karol Platealmente Il FIlo Nero (2)Sullo sfondo delle vicende c’è Napoli, una città a tratti cupa e noir, con i suoi vicoli e i suoi interni, a tratti luminosa e colorata, con i suoi palazzi, le sue vetrine ed il suo mare, una “città dai misteriosi contrasti tra le anime solari e gli spiriti oscuri”.

“Tra i tanti colori di Napoli, i cosiddetti mille colori – ha sottolineato l’autore – credo ci sia anche il nero, il nero di Napoli, come dice in una lettera Salvatore, è fatto dal mare, dal Vesuvio, dalle strade bagnate dei vicoli, anche dalle coscienze.”

“Qualcuno pensa che il nero non sia un colore, ma è un colore che a Napoli è ancora più in contrasto con gli altri.”

Oltre che a Napoli, un episodio dell’infanzia di Salvatore il sagrestano muto, è ambientato a Castellammare di Stabia, precisamente nella Colonia dei Ferrovieri.

La Colonia era un luogo ameno col suo mare cristallino e l’orizzonte azzurro, un sito dove i bambini dei ferrovieri e molti orfani negli anni Cinquanta e Sessanta potevano trascorrere l’estate per i bagni di mare.

La struttura oggi è in completo abbandono e ormai preclusa al pubblico per l’ignavia di chi avrebbe dovuto invece preservarla.

Castellammare o, meglio, le sue sorgenti, ritornano anche nelle parole del secondo protagonista, Davide Pinto, il professore e geologo di fama internazionale.

Nella narrazione, durante un’intervista del 1997 in uno studio televisivo, Davide afferma che le falde acquifere sono prioritarie, ma lamenta il completo disinteresse dei politici per questa fondamentale risorsa ambientale.

Lo stile narrativo de Il filo nero. Storia di tre coscienze si distingue per un linguaggio che ricerca profondità emotiva e realismo. È un testo che parla di diversità, di amori impossibili, del peso dell’eredità familiare, di problemi sociali.

La prosa è caratterizzata da uno stile colto, che integrando voci dialettali, espressioni idiomatiche e proverbi, arricchisce la lingua italiana e crea atmosfere autentiche e vivaci.

Ferdinando Martino, già autore de La banda dei Calioti (2022) e curatore di sceneggiature storiche, conferma in questo suo ultimo romanzo l’attenzione per l’analisi della società e per i conflitti morali.

Il filo nero. Storia di tre coscienze di Ferdinando Martino, pubblicato da Eretica Edizioni (2025) è un’opera coinvolgente e densa di spessore umano, un romanzo intenso che offre spunti universali e che non può mancare nella nostra biblioteca.

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