Organizzato dall’associazione Achille Basile – Le Ali della Lettura, nota per il suo costante impegno nella promozione della cultura e della lettura sul territorio stabiese, lunedì 30 marzo 2026 alle ore 18:00 presso il Mondadori Bookstore di Castellammare di Stabia si è svolto l’incontro con una delle autrici più promettenti della narrativa italiana contemporanea: Erica Cassano.
Dopo il successo del suo romanzo d’esordio “La grande sete” del 2025, Erica è ritornata a Castellammare per presentare il suo secondo romanzo, appena uscito, “Duramadre”, che sta facendo parlare di sé per le coinvolgenti tematiche trattate e per la scrittura, definita “potente e viscerale”.
Ad accogliere l’autrice c’erano la prof.ssa Carmen Matarazzo, Presidente dell’Associazione Achille Basile – Le Ali della Lettura, la giornalista Emanuela Francini e il Gruppo di Lettura Stabiae che, durante l’incontro, hanno evidenziato alcuni aspetti rilevanti di “Duramadre”, focalizzandosi sulla trama, sulle tematiche, sul sistema dei personaggi, sullo stile.
La prof.ssa Matarazzo e la Francini hanno sottolineato come Erica Cassano riesca a mantenere un ritmo serrato pur concedendosi momenti di grande introspezione psicologica, trasformando una storia personale in una riflessione universale.
Tema centrale la resistenza femminile, non come un atto eroico, ma come la capacità quotidiana delle donne di restare fedeli a se stesse, nonostante i pregiudizi e l’isolamento.
Per Carmen Matarazzo “Duramadre”: “È un libro dinamico ma con una miriade di tematiche, molto profondo. Tutti i personaggi portano una storia e intrecciandosi tra di loro esse creano un’epopea”.
L’autrice nel romanzo sposa sia la fantasia sia la testimonianza storica e per Emanuela Francini: “Ci sono personaggi femminili che gridano innovazione. Le donne sono oppresse da tanti vincoli sociali e da tante difficoltà e i personaggi femminili si fanno interpreti di queste difficoltà.”
“Il patriarcato non schiaccia solo le donne, ma gli uomini stessi – rileva la giornalista – per cui tu scrivi romanzi femminili e corali in cui gli uomini non sono assenti e sono al contempo vittime. Oltre ai personaggi, i luoghi non fanno da sfondo ma sono dei personaggi essi stessi.”
A confermarlo è l’autrice stessa: “Il Paese Nuovo è un paese inventato, un luogo un po’metaforico in cui tante persone possano riconoscersi. Napoli è la città reale, vera, ma che si dilata o si restringe a seconda del sentimento che Celeste ha nei confronti della città.”
Le relatrici hanno evidenziato come i personaggi secondari rappresentino i diversi volti di una comunità che oscilla tra l’accoglienza e il sospetto, fungendo da specchio per le paure e i desideri della protagonista.
La prof.ssa Alba Nasto, portavoce del Gruppo di Lettura Stabiae, ha sottolineato un’altra chiave di lettura del testo, attraverso due elementi che pervadono i personaggi della storia: la vergogna e la maledizione:
“Esse si intrecciano sempre. Questo riguarda soprattutto Laura, ma anche tutto il paese, che dimentica ma non perdona”.
Per la prof.ssa Nastro altri temi importanti che emergono nel romanzo sono il razzismo del Nord verso il Sud e la camorra.
“Duramadre” si sviluppa su due diversi piani temporali, un presente negli anni Sessanta del Novecento e, a ritroso nel tempo, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza dei personaggi principali.
La trama è incentrata su Celeste, un’insegnante che decide di lasciare Napoli per un piccolo e isolato paese della Calabria, seguendo l’uomo che ama, Tonio.
La protagonista, al suo arrivo, si accorge dell’ostilità dei familiari di Tonio e del paese intero. Al suo primo giorno di scuola, entra in classe e non trova nessuno ad aspettarla. Nessuna famiglia del borgo ha avuto il coraggio di affidare i propri figli a una “straniera”, una donna nubile di quasi quarant’anni arrivata dalla grande città.
Nel paese regna l’immobilità e tutto ruota attorno alle apparenze e ai segreti “detti e non detti”. Celeste si ritrova a essere un “corpo estraneo” in una comunità che vive per proteggere il proprio onore agli occhi degli altri.
Nonostante l’isolamento e il muro invisibile che la circonda, Celeste decide di non piegarsi. La storia diventa quindi il racconto della sua lotta per rompere i silenzi, valicare quei confini sociali e scegliere finalmente la propria strada.
Tutti i personaggi vivono circondati da un “muro invisibile”. Per la protagonista il confine è quello sociale e culturale di un borgo che la vede come una straniera pericolosa perché indipendente e nubile.
Molti personaggi manifestano malesseri fisici (mal di denti, tosse costante, dolori mestruali) che servono a dare “corpo” alla loro sofferenza interiore e all’oppressione del contesto in cui vivono.
Il romanzo scava nei segreti e nei “non detti” di una comunità che preferisce l’immobilità alla verità. La scelta di Celeste di restare diventa un atto di ribellione contro le convenzioni sociali e il pregiudizio.
Nonostante le difficoltà, il tema del ritorno alle radici e dell’amore è centrale. L’autrice suggerisce che la vera patria non è un luogo geografico, ma il legame affettivo che permette di sentirsi a casa.
Il titolo “Duramadre”, come ha sottolineato l’autrice stessa, non è solo un riferimento anatomico alla membrana che protegge il cervello, ma una metafora della forza necessaria per proteggere la propria interiorità e le proprie scelte in un ambiente ostile.
Proprio come la membrana protegge il sistema nervoso, Celeste deve proteggere la propria identità, i propri sogni e la propria dignità dall’ostilità e dai pregiudizi del borgo calabrese in cui ha scelto di vivere.
Il titolo gioca anche sulle parole “dura” e “madre”. Suggerisce l’idea di una figura femminile (o di una terra d’origine) che può essere severa, ostile e difficile da scalfire, ma che possiede una forza generatrice e protettiva indissolubile.
Duramadre rappresenta la resistenza emotiva necessaria per sopravvivere in un ambiente che tenta di schiacciarti, mantenendo intatta la propria essenza.
La denuncia del patriarcato e dei suoi pregiudizi è uno dei pilastri fondamentali di “Duramadre”. Erica Cassano utilizza dunque la vicenda di Celeste per mettere a nudo un sistema sociale che tenta di soffocare l’autodeterminazione femminile.
Il patriarcato nel romanzo si manifesta attraverso l’omertà e la protezione dell’onore maschile. Le donne del paese sono spesso complici di questo meccanismo, agendo come custodi di tradizioni che le opprimono per prime.
La protagonista è la “scintilla” che illumina l’arretratezza del luogo, pagando però un prezzo altissimo: la condanna all’emarginazione sociale.
“Duramadre” di Erica Cassano (edito da Garzanti) è un romanzo da non perdere perché, come ha sottolineato la prof.ssa Matarazzo, celebra i piccoli atti di ribellione e fa riflettere sul fatto che la libertà non si conquista una volta per tutte, ma si difende ogni giorno nei gesti più semplici.
Il romanzo è un libro che non offre risposte facili, ma costringe il lettore a chiedersi: “Fino a che punto sono disposto a cambiare me stesso per essere accolto?”






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