Dossier Bruzzese
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Rizziconi o “Frittole”? L’Italia del Medioevo oggi

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Comuni sciolti dalla mafia, per infiltrazioni di stampo legale ed altre storie.

Ricorderete lo sgomento di Benigni e Troisi, nel ritrovarsi catapultati a Frittole, nell’Italia medioevale durante un giro in auto. Geniale parodia di ciò che può accadere ad ognuno di noi, ancora oggi, nel Paese del G20.

A Rizziconi, ad esempio, la cosca Crea imperversa da decenni sul territorio, imponendo leggi medioevali e sanguinarie. Il suo boss Teodoro Crea, porta tre simpatici soprannomi che spaziano da “U murcu”,” U toro” a “Dio onnipotente”.

I primi due si capiscono ad occhio, il terzo immagino, sia guadagnato sul campo. Lì non è solo lo Stato a sciogliere il comune per infiltrazioni mafiose ma la mafia stessa a scioglierlo per saltuarie infiltrazioni non richieste, di persone oneste.

Questo avvenne a Nino Bartuccio, eroe dei tempi nostri che in altri luoghi sarebbe considerato assolutamente normale, mentre da noi si contende il titolo con Superman e l’uomo ragno insieme, uscendone vincitore alla grande.

Un sindaco che in seguito a minacce ed intimidazioni mafiose si rivolse al maresciallo e non a ‘U Murcu’ e che da allora vive sotto scorta con tutta la sua famiglia…

Ma a Rizziconi sono 16 le persone che vivono costantemente sotto scorta, oltre a 6 nuclei familiari costretti a vivere lontani “sotto protezione”, ovvero i parenti di Biagio Girolamo Bruzzese, unico collaboratore di Giustizia ad aver spezzato l’omerta’ del clan.

Niente male per una cittadina di poco più di 7000 abitanti.

In questi paesi, che sono molti, vi verrà richiesto “un fiorino” per qualsiasi attività vogliate svolgere, in aggiunta naturalmente ai balzelli richiesti dallo Stato e proprio come avveniva nel film, non sarà possibile alcuna interlocuzione, solo il pagamento.

Se avete bisogno di una visita specialistica, un ricovero, una concessione edilizia o qualsiasi altra cosa, rivolgetevi con fiducia a qualche scagnozzo dell’ “onnipotente”.

In verità, l’onnipotente toro, con i suoi figli, si trova ospite delle patrie galere, dalle quali però continua il controllo sul territorio, perché non si sentano abbandonati.

Investigatori, forze dell’Ordine e magistrati, hanno svolto un ottimo lavoro a Rizziconi, del quale c’è davvero di che andare fieri ma evidentemente non basta.

Lo scorso Ottobre, sono stati arrestati anche i sicari del boss che a Pesaro, il giorno di Natale del 2018, uccisero Marcello Bruzzese, fratello del Collaboratore da punire.

A quanto pare, però, non sazi, i killer stavano puntando altre vittime innocenti, così dopo aver ucciso Marcello nella casa dello Stato,  stavano progettando un attentato a quelli sotto scorta, con bazooka ed esplosivi, come prossimo regalo di natale ai boss.
Il tutto concertato da quel 41bis, tanto contestato, che dovrebbe impedire loro di intrattenere rapporti con l’esterno, giudicato ultimamente poco rispettoso verso i diritti umani dei carnefici e che, insieme all’ergastolo ostativo, altrettanto “incivile” anche secondo la nostra Consulta, saranno al centro, entro breve, di dibattiti parlamentari e nuove leggi al riguardo.

Nel dopo riforma Cartabia, roba da rabbrividire al solo pensiero.

L’attuale Presidente del Consiglio, nel lungo discorso d’insediamento, scordo’ del tutto di nominare la massomafia che imperversa nel nostro paese, della quale supponiamo sia a conoscenza visti i “comuni” campi d’azione, quali banche, imprese, appalti, ecc.

Non solo, grazie ai mitici Tescaroli e Pinotti, autori del bel libro “Colletti sporchi” subito colpito da puntuale querela, oggi possiamo scrivere, quel che si sa da tempo, ovvero che la Fininvest, finanzio’ “Cosa nostra”, notizia quasi da niente se pensiamo che oggi,  Berlusconi, condannato per frode fiscale e appropriazione indebita, attualmente indagato per concorso in strage, insieme al fedele Dell’Utri già condannato per mafia, sia ritenuto un ottimo candidato per la Presidenza della Repubblica e che se ne parli ovunque in TV, con assoluta nonchalance, dopo che ce lo ritrovammo al governo, quasi per magia, accolto dal migliore dei migliori, con tutti gli onori e grandi sorrisi compiaciuti.

E pensare che di mafia, oggi si parla persino a Rizziconi, nel regno dell’onnipotente…

Pochi giorni fa infatti, si è svolto un interessante convegno, presente anche Don Ciotti, il quale fra le tante cose, ha ricordato che il compito che la vita affida a chi è libero, è quello di liberare, chi libero non è. Il convegno trattava un tema scottante, ovvero la necessità di stare a fianco di chi ha rotto il silenzio contro la ‘ndrangheta…

Eh si, sarebbe fondamentale far sentire agli eroi dei giorni nostri, tale vicinanza, anzi, sarebbe il minimo sindacale ma non è affatto scontato. In questo caso, troviamo coinvolti testimoni di Giustizia, collaboratori e giornalisti, un po’ come ovunque del resto.

“U murcu”, soleva affermare che non importava chi avrebbero eletto come sindaco, tanto avrebbe comunque dovuto fare quello che voleva lui e sulle proprietà dei Bruzzese rimaste in loco, sentenzio’ che “gli spini” avrebbero dovuto crescere fino a coprirle, mettendo il veto per chiunque, di poterle acquistare o anche solo affittare.

Un ragazzo che tento’ di abitare una di quelle case, è miracolosamente sfuggito ad un puntuale attentato. Mentre tutto va in malora come comandato, al punto che in una di queste proprietà è sorta da anni una vergognosa baraccopoli, dove centinaia di extracomunitari vivono in condizioni miserabili, vittime a loro volta della cosiddetta Agromafia. Ma Spirli gli ha portato a luglio dei pacchi alimentari, quindi, tutto a posto.

In compenso lo Stato, ben consapevole che queste persone non possono esercitare il diritto di proprietà sui loro beni, per ovvi motivi, non solo non tutela i beni in questione ma gli chiede anche le tasse di proprietà mentre il Comune, li esorta a tagliare “gli spini”, voluti dal boss. Tanto per fargli sentire la loro vicinanza…

Paesi dove non si muove foglia, che il boss non voglia.

Un’ Italia piena di “Frittole” se consideriamo che i Comuni sciolti per mafia dal 1991 sono ben 268, alcuni per due o tre volte, come la vicina Taurianova che dette il nome alla legge in vigore, dove si decise di intervenire quando in piazza, di mattina, i sicari si esercitarono al piattello con la testa mozzata delle loro vittime davanti ad una cittadinanza attonita, sempre più sottomessa, terrorizzata, tutt’altro che libera.

Tre scioglimenti, neppure un avviso di garanzia e tutto riprende, come sempre.

Anche Roma capitale fra le 268 “Frittole” italiane ma proprio in quei palazzi, di mafia si parla giusto quel che serve per proporre nuovi decreti legge a favore della sua diffusione, che sembrano pensati per sfasciare, anziché potenziare, quanto previsto sia da Falcone e Borsellino che dalla legge Rognoni-La Torre, coniando stavolta il concetto sublime di “agevolazione occasionale della mafia”, come se fosse possibile essere mafiosi occasionalmente. Praticamente bomba libero tutti.

Ma fra poco di mafia dovranno parlare per forza, i nostri politici, visto che anche l’ergastolo ostativo viene ritenuto poco rispettoso verso i diritti umani dei boss stragisti e sanguinari e si dovranno prendere decisioni al riguardo. Certo, per non scontare l’ergastolo, basterebbe a lor signori, collaborare con la giustizia ma dal “papello” di Toto’ Riina, restava questa cambiale da mandare all’incasso, insieme al 41bis, per chiudere la famosa “Trattativa stato-mafia” che oggi con sollievo sappiamo, non costituire reato…

La politica stabilisce le priorità, gli interventi.

Salvini ci ha ben spiegato che la mafia non costituisce un’emergenza come in passato e che i testimoni di Giustizia sono ormai inutili grazie alle intercettazioni…almeno lui si espone e non lascia adito a dubbi…ma tutti gli altri? Quali sono le nostre priorità? Omofobia a parte, naturalmente.

53 militari morti e 9 miliardi spesi per “salvare” l’Afghanistan? Vent’anni di missione per liberare dei territori oppressi altrui, mentre nei nostri territori oppressi, mandiamo dei Commissari prefettizi per qualche mese e via andare, poi tutto a posto?

Abbiamo intere regioni in mano alla mafia, le più belle del Paese, fra l’altro, almeno 268 Comuni dove i cittadini sono prigionieri delle cosche nella loro quotidianità e per contro una spesa militare per il Paese che si attesta intorno ai 25 miliardi di euro.

Oltre 200 cappellani militari mantenuti a 5000 euro il mese, mentre togliamo i crocifissi dalle aule, perché il nostro è uno Stato laico ma soprattutto coerente.

Un esercito che si compone per il 54% di ufficiali e sottufficiali mentre la truppa non costituisce neppure metà dell’organico. Una presenza di basi USA nel nostro territorio che tra spese di stazionamento e quelle per proteggere i loro maledetti ordigni nucleari, ci costa oltre 550 milioni, per non parlare delle missioni all’estero.

Non ci è dato sapere quando guadagni il generale Figliuolo, impegnato al posto di Arcuri, fra vaccini, mascherine e tamponi ma i capi di Stato Maggiore dell’esercito, percepiscono mediamente stipendi di oltre 480.000 euro annui, Possibile che questi uomini, tanto preziosi, queste menti sopraffine, possano essere impiegati solo per costose esercitazioni, o missioni volte a salvare altri popoli da oppressori ai quali, i nostri vari boss, come “U murcu” non hanno davvero niente da invidiare?

Chi libererà i nostri di territori?

Chi libererà i nostri di cittadini, domati da decenni di violenza, sopraffazione e usura?

Presidiare i nostri di territori, lasciati in mano alle mafie da tempo immemore, non rappresenta una priorità per nessuno? Se così fosse, c’è qualcosa che non va.

Nel frattempo a noi, governati dai “migliori”…non resta che piangere e pagare il fiorino, oppure, imparare qualcosa dai no-vax. Se giudichiamo stupidi coloro che lottano per una causa sbagliata, che dire di quelli intelligenti che non lottano per quella giusta?

Nelle piazze deserte di questi giorni, riservate a potenti e commemorazioni, quell’inno dell’Italia che si è desta, suona sempre più obsoleto, quasi ironico…

La mafia esiste ed è una montagna di merda, sulla quale stiamo edificando il paese.

Rizziconi o “Frittole”? L’Italia del Medioevo oggi / Francesca Capretta / Redazione

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