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Castellammare di Stabia

Teatro Karol di Castellammare: Maurizio de Giovanni presenta il suo nuovo romanzo “L’orologiaio di Brest”

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Al Teatro Karol di Castellammare di Stabia, nell’ambito della Rassegna “Platealmente – Dal libro alla Scena” un autore dal grande carisma: Maurizio de Giovanni, col romanzo “L’orologiaio di Brest”.

Teatro Karol gremito lo scorso giovedì sera per l’incontro con Maurizio de Giovanni, un autore che durante le presentazioni dei suoi romanzi riesce a mobilitare il pubblico e riempire i teatri, creando eventi letterari di grande richiamo.

A fare gli onori di casa e ad accogliere sul palco il famoso scrittore partenopeo, il giornalista Pierluigi Fiorenza e la prof. Eliana Bianco, che con la consueta verve e simpatia hanno interloquito con un de Giovanni affabile e divertente che, tra l’altro, è anche un estimatore di Castellammare di Stabia e ci torna sempre volentieri.

“Se non si viene a Castellammare, non vedo in quale altro luogo della nostra regione si debba venire – ha esordito – È un posto pieno di cultura, di bellezza, di consapevolezza. Castellammare è ricchissima e deve sempre ricordarsi di esserlo in ogni momento.”

Anche stavolta con “L’orologiaio di Brest” de Giovanni non ha deluso il suo pubblico, presentando un noir dalla trama carica di tensione emotiva e mistero, dove il destino e le coincidenze temporali muovono le vite dei protagonisti.

L’opera, una narrazione complessa che si muove tra il 1984 e il 2025 indagando le dinamiche oscure della storia italiana, si discosta dalle precedenti (come le serie del Commissario Ricciardi o dei Bastardi di Pizzofalcone) per esplorare contesti e atmosfere diverse.

È un noir storico, ambientato tra Italia e Francia, che intreccia le vite di Vera Coen, giornalista in cerca della verità sulla morte del padre, e dell’abitudinario professor Andrea Malchiodi.

Al centro della storia c’è l’enigmatica figura di un ex militante degli anni di piombo, un esperto di armi ed esplosivi noto come “l’orologiaio”, custode di segreti inconfessabili legati alla lotta armata e a tradimenti istituzionali.

La trama scava nei meandri della “notte della Repubblica”, rivelando l’esistenza di una “Entità” governata da una persona con un potere immenso, e suggerisce connessioni tra il terrorismo degli anni ’70/’80 e i centri di potere oscuro.

Il tema dell’amore emerge soprattutto nel rapporto padri-figli, spesso segnato da assenze, silenzi e consapevolezza tardiva, e nelle conseguenze emotive che le scelte politiche e criminali del passato hanno avuto sulla vita privata dei personaggi.

Nel romanzo, il tempo non è solo un’ambientazione, ma il vero protagonista. La narrazione esplora il rapporto tra passato e presente, rivelando come la memoria, il ricordo e l’assenza condizionino l’identità e le azioni dei personaggi.

Evocato sin dalle prime pagine, il tempo scorre, si ferma e ritorna, creando un’atmosfera intensa e sospesa. La struttura narrativa mette in luce come il passato non passi mai veramente, ma influenzi il presente.

“Questo romanzo nasce da una riflessione sul tempo. Il tempo è una convenzione, quindi è oggettivo da un punto di vista – ha affermato de Giovanni – Dal punto di vista personale il tempo è qualcosa di diverso, per esempio, l’ultima volta che abbiamo visto una persona molto cara. Abbiamo un tempo fino ad allora e uno vissuto dopo. Siamo persone diverse da quel momento in poi.”

“Anche il tempo comune ha avuto degli snodi – ha sottolineato l’autore – e quello della stazione di Bologna, con l’orologio fermo all’ora della strage, è qualcosa che ci portiamo dentro. Questo Paese è stato una cosa fino a quell’ora e qualcosa di diverso da quell’ora in poi.”

“Se il telefono avesse suonato un minuto dopo, Marco (uno dei personaggi del noir) sarebbe già uscito per andare al mare. Sono cose banali e immediate che possono cambiare la vita delle persone. Sono piccoli eventi: vai a una festa dove non dovevi andare, oppure non ci vai perché hai la febbre, incontrerai o non incontrerai qualcuno che ti cambierà la vita.”

“Se una barca che affonda al largo della Libia, uccidendo tutti, avesse a bordo un ragazzino di sei anni che un giorno avrebbe scoperto la cura per i tumori? Questi snodi dell’essere e del non essere sono la materia della narrazione.”

Le riflessioni di Maurizio de Giovanni non sono mai banali perché si radicano in temi sociali profondi. De Giovanni contrappone il tempo vissuto individualmente a quello storico, evocando gli anni di piombo e il loro strascico sulla coscienza contemporanea.

In sintesi, il tempo in quest’opera non è una semplice linea cronologica, ma una ferita aperta e un’indagine sulla memoria.

È proprio questa la cifra distintiva di Maurizio de Giovanni: la capacità di usare il genere noir o poliziesco come un “cavallo di Troia” per esplorare le fragilità umane e le contraddizioni della società contemporanea.

Tra i presenti all’evento il sindaco di Castellammare dott. Luigi Vicinanza, il dott. Luigi Riello, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli dal 2015 al 2023, e dirigenti scolastici, docenti e alunni di vari istituti stabiesi, che con la loro presenza hanno testimoniato l’attenzione con cui la scuola promuove la lettura come esperienza viva e non solo come dovere scolastico.

Il sindaco Luigi Vicinanza è salito sul palco per salutare il noto scrittore che nel suo romanzo racconta un periodo buio della nostra storia.

Il primo cittadino, dopo aver fraternamente salutato de Giovanni, in riferimento agli anni ’80 ha affermato:

“Sono stati anni tremendi, i peggiori della storia italiana, della Nostra Repubblica. Le uniche cose positive che eravamo giovani e che arrivò Maradona a Napoli e vinse lo scudetto. Che grande invidia per questa “Entità”, il cui potere dura da cinquecento anni, mentre qui a Castellammare non lo fanno durare neanche cinque anni!”

Un evento letterario che ci ha lasciato qualcosa su cui riflettere, suggerendo che il libro non sia solo un oggetto di consumo, ma uno strumento di resistenza intellettuale, in un mondo dominato da contenuti rapidi e frammentati.

“L’orologiaio di Brest” di Maurizio de Giovanni (Feltrinelli, 2025) è un romanzo noir dalla trama coinvolgente, il ritmo incalzante e i personaggi ben delineati, che culmina con un colpo di scena finale, lasciando il lettore con il fiato sospeso.

È il primo capitolo di una nuova e promettente serie letteraria che indaga il rapporto tra memoria e oblio: non vediamo l’ora di leggerne il prossimo.


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