Malfidano di Raffaele Murru

Non ci sono filtri in questo romanzo, come quelli degli occhi che si incontrano per le strade di Buggerru a inizio del 1900.

Sono occhi che raccontano storie di chi, nonostante la difficoltà vera di affrontare la vita quotidiana per portare “il pane a casa”, ha il coraggio di portare avanti il proprio messaggio con coraggio difendendo i propri diritti.

La struttura narrativa mi ha incuriosito per due motivi:

– in primis per l’utilizzo totale della lingua sarda dell’epoca con il supporto, per la traduzione, da parte di Guido Cadoni.

– per l’utilizzo di dialoghi come se si stesse leggendo un copione di teatro.

La vicenda e’ il dipinto di un periodo difficile per tante persone che lavoravano in miniera (e non solo) con una grande attenzione a rendere contemporanei tanti elementi, come la l0tta per i diritti dei lavoratori, le diseguaglianze sociali e il peso da sopportare per le d0nne che chiedevano di avere il sacrosanto diritto di lavorare

Temi che non dovrebbero mai essere dimenticati per ricordare quanto sia importante quello che è stato fatto per arrivare ai nostri giorni, ma anche quello su cui c’è tanto da fare ancora .

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