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” La dodicesima notte ” di Cecchi: prima al Sociale -recensione

La dodicesima notte
"La dodicesima notte” di Cecchi
                   La dodicesima notte , opera composta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.

Con  ” La dodicesima notte ” , Shakespeare, intese tratteggiare una commedia che, tra il tragico e il comico, narrasse la storia di due gemelli, Viola e Sebastiano che, vittime di un naufragio in un immaginario mare d’Illiria, riescono a salvarsi ma ciascuno crede che l’altro sia annegato.

Da questo punto Shakespeare comincia a sviluppare una commedia tragicomica suddivisa, all’origine, in cinque atti a cui aveva dato due titoli alternativi, “La Notte dell’Epifania” (che poi sarebbe, per l’appunto, la dodicesima dopo Natale) e “Quel che volete” dando così mostra di grande talento prevedendo già le molteplici sfaccettature sulle quali puntare varie scelte di regia che avrebbero potuto, a seconda della scelta del regista, privilegiarne la parte di commedia sentimentale come anche quella di farsa, o dramma esistenziale od anche fiaba ed ecco allora che Carlo Cecchi, tornato a Shakespeare come regista e interprete nelle vesti di Malvolio, ne sceglie una miscellanea portando in scena un’incantevole e poetica opera teatrale che, in una rappresentazione in due atti, gioca amabilmente su scambi di identità ed equivoci cesellati da duelli, amori incrociati, travestimenti, sotterfugi, e lettere appassionate

Per la sceneggiatura Cecchi si avvale di un minimalismo tanto essenziale da far si che la parte musicale, con i musicisti in quinta e ben in vista, ne divenisse l’unica fissa e di rilievo con musiche che sono state composte appositamente da Nicola Piovani, eseguite dal vivo da Luigi Lombardi d’Aquino/Sergio Colicchio (tastiere e direzione musicale), Daniele D’Ubaldo (strumenti a percussione), Alessandro Pirchio/Alessio Mancini (flauti e chitarra). Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi di Nanà Cecchi, il disegno luci di Paolo Manti.

Per il resto, Carlo Cecchi si affida a pochi oggetti di scena inseriti e cambiati a vista sul grande piano girevole che, ruotando, gli consente di dar movimento all’azione ben punteggiata anche da costumi molto curati che concorrono a ben caratterizzare i vari personaggi.

A questo punto anche noi preferiamo lasciarvi liberi di gustare questa piacevole rappresentazione vedendoci quanto più vi aggrada: la commedia sentimentale, la farsa, il dramma esistenziale , la fiaba o, come scelto da Cecchi, una gradevole e ben bilanciata miscellanea del tutto e, per guidarvi al seguire la storia, ci limitiamo a fornirvi un “bignamino” dell’opera che ve ne tratteggi l’essenziale:

La “Dodicesima notte” è la storia di due gemelli fra loro somigliantissimi, Viola e Sebastiano, che vengono separati da un naufragio presso le coste dell’Illiria. Viola si vestirà con abiti maschili e si farà chiamare Cesario, andando a lavorare come paggio presso il duca Orsino. Finirà con l’innamorarsi del suo padrone il quale ama, non riamato, la contessa Olivia, che si innamora del suo bel paggio Viola/Cesario. L’arrivo di Sebastiano complica ulteriormente la situazione ponendo però le basi di un suo felice scioglimento. Olivia infatti si innamora di Sebastiano, mentre Orsino, scoperta la vera identità del suo paggio, decide di sposare Viola.

vivicentro.it-terza-pagina-nord / ” La dodicesima notte ” di Cecchi: prima al Sociale -recensione CRISTINA ADRIANA BOTIS

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