Editoriali

Vienna laboratorio d’Europa CESARE MARTINETTI

Alla fine il vecchio professore ecologista Alexander Van der Bellen salva l’Austria dal fantasma del suo passato nero incarnato dal 46enne Norbert Hofer, un tecnico aeronautico col sorriso perennemente stampato in volto. Ed è un esito paradossale: un uomo fuori dal sistema salva il sistema, unendo i voti dei due partiti tradizionali di destra e sinistra, usciti battuti nel primo turno elettorale. Ma è una vittoria stretta: appena 31 mila voti di differenza. E nel cuore dell’Europa c’è ora un Paese spaccato in due sul tema più drammatico: gli stranieri, i migranti, i rapporti con l’altro. Le 90 mila richieste di asilo registrate nell’ultimo anno (l’1 per cento della popolazione) sono state uno choc per il Paese.

Il voto di domenica conferma e moltiplica il vento antisistema che soffia sulle ruggini dell’Europa. A Bruxelles hanno tirato un respiro di sollievo, ma Van der Bellen, 72 anni e una salute – si dice – fragile, saprà e potrà fare argine a una dinamica politica che sembra inarrestabile? Intanto l’uomo e la sua storia hanno rappresentato la più radicale alternativa al candidato dell’estrema destra. Il nuovo Presidente è un austero professore di economia, con antenati olandesi migrati a Est, in Russia da dove la famiglia è stata cacciata dopo la rivoluzione bolscevica.

Alexander è nato nel ’44 nel Reich da padre russo e madre estone. È cresciuto in Tirolo, divenuta la sua «heimat». In queste elezioni si è presentato come indipendente per evitare di apparire condizionato da un timbro di partito.

Le sue prime parole sono state – com’è naturale – di riconciliazione nazionale tra le «due Austrie». Certo il Paese ha rappresentato in questo turno una sorta di laboratorio estremo di quanto sta avvenendo nella politica europea. Intorno a Van der Bellen si è costituito quello che in Francia si sarebbe chiamato un «fronte repubblicano» e cioè l’unione dei partiti tradizionalmente avversari contro i «nemici della repubblica». Come è successo nelle elezioni regionali di dicembre quando per impedire la vittoria di Marine Le Pen e della nipote i socialisti si sono ritirati dal secondo turno al Nord e nella regione di Marsiglia.

Ma qui la situazione era diversa perché i candidati dei due partiti di destra e sinistra non si erano qualificati per il ballottaggio. Dunque Van der Bellen si è trovato solo alla sfida con Norbert Hofer che pur rappresentava l’ala moderata di un partito l’Fpö che fu di Jörg Haider e nel quale i nostalgici nazisti non hanno nessun imbarazzo a definirsi tali.

L’anziano professore di economia, che è stato a lungo parlamentare e viene da un partito come i verdi da molti anni integrato nella politica europea, non può certo essere definito come un rappresentante dell’antisistema. Però si è trovato a rappresentare per difetto gli elettori delusi di socialdemocratici e popolari. Il «sistema» di questi due partiti che hanno guidato l’Austria dal 1945 alternandosi al governo è di fatto saltato. E secondo un sondaggio il 70 per cento degli operai ha votato per il candidato dell’estrema destra, mentre per Van der Bellen avrebbero votato più della metà dei giovani e il 70 per cento dei laureati.

Una sconfitta storica per la sinistra e le élites politiche tradizionali appena mascherata dal successo di Van der Bellen. Prossimo appuntamento il referendum inglese a giugno. Si apre una stagione decisiva nella storia dell’Unione europea.

vivicentro.it/editoriale –  lastampa/Vienna laboratorio d’Europa CESARE MARTINETTI

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