Editoriali

Tanti sbagli nella difesa del risparmio

Stefano Lepri
Stefano Lepri

RISPARMIO – Qualcuno doveva avvisare i piccoli risparmiatori che le obbligazioni subordinate sono un investimento rischioso, e che quelle di certe banche lo erano in modo particolare. Nel sistema italiano, la tutela del risparmio è divisa tra la Banca d’Italia, che vigila sulla stabilità delle banche, e la Consob, che sorveglia la correttezza delle offerte ai risparmiatori.

Dunque doveva agire la Consob. Strano che un ministro ci rifletta solo quando un programma televisivo spiega dagli schermi cose da tempo scritte sui quotidiani: ovvero che l’attuale presidente di questa autorità di vigilanza sui mercati finanziari ha addirittura compiuto, quanto a strumenti tecnici di tutela, un passo indietro rispetto ai suoi predecessori.

Meno male che si comincia a discutere di responsabilità precise. Per mesi, attorno ai nostri scandali bancari è cresciuto un polverone da cui molti uscivano macchiati di indifferenziate ingiurie ma nessuno punito. Talvolta ad aizzare i piccoli risparmiatori truffati si impegnavano personaggi fino al giorno prima amici dei sospetti truffatori.

Forse la legge non era chiara al massimo, ma di fronte a quanto è accaduto è vano difendersi con una interpretazione formalistica, il solito «non mi compete» dei burocrati.

Anche prima della nuova normativa europea del 2013, la legge fallimentare italiana stabiliva che le obbligazioni subordinate hanno minori diritti al rimborso in caso di crac.

I dati dimostrano che di questo strumento, e di altri non semplici da capire, le banche italiane hanno fatto un uso eccessivo, anomalo, negli ultimi anni. I più alti rendimenti dovrebbero essere un’opzione offerta agli investitori esperti, consci che ad essi si accompagna un maggior rischio. Le dimensioni del fenomeno dovevano indurre la Consob a usare poteri che ha.

Certo ci sono responsabilità più ampie. Le banche italiane preferivano emettere obbligazioni più che azioni, oppure collocare azioni presso risparmiatori piccoli, per non diluire la presa dei gruppi di controllo. A copertura di questa inamovibilità, i politici di ogni colore concordavano sullo slogan che la tal banca doveva restare italiana, oppure legata al tal territorio.

Nessuno ha provveduto ad avvertire che il mondo del dopo-crisi è diverso da quello di ieri, in cui le banche non fallivano quasi mai. Il vertice della Consob si è adeguato, con il criterio di certi benpensanti di un tempo, secondo cui il rispetto delle leggi è funzione della tutela dei poteri costituiti. La protezione dei risparmiatori è calata in subordine.

Le responsabilità della Banca d’Italia sono diverse. Si può discutere se i suoi interventi per fermare la cattiva gestione, specie nelle due banche venete, potessero essere più tempestivi. Con il senno di poi sono bravi tutti; è opportuno ricordare che molti politici locali, compresi due presidenti di Regione, compresi alcuni del M5S, quegli interventi cercarono invece di frenarli.

Per evitare che accada di nuovo, potrebbe essere utile riscrivere le leggi in modo meno equivoco. Due bravi economisti, Luigi Guiso e Luigi Zingales, propongono una nuova istituzione a specifica tutela dei risparmiatori: vale l’esempio del Cfpb americano (Consumer Financial Protection Bureau), odiatissimo dai banchieri, che tentano di ostacolarne il funzionamento in tutti i modi.

Forse basta soltanto adeguare la Consob, creata in altri tempi, quando si trattava soprattutto di impedire speculazioni di Borsa e proteggere i piccoli azionisti dai soprusi dei grandi. Ora che il mercato finanziario è divenuto di massa, questo organo tecnico deve far sentire la sua presenza a un gran numero di cittadini, facendosi capire da loro.

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