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AIRC e le arance della salute
Sud - sanità

Con le arance della salute l’AIRC torna in piazza il 25 gennaio

Compie ben trenta anni l’iniziativa dell’AIRC che dal 1990 è presente nelle piazze italiane con i 2 appuntamenti: delle azalee e delle arance

Con le arance della salute l’AIRC torna in piazza il 25 gennaio

Castellammare di Stabia – Sabato 25 gennaio l’AIRC torna in piazza con il consueto appuntamento delle arance della salute, una data importante quest’anno, il trentesimo, per il secondo appuntamento invernale (ricordiamo le azalee della ricerca a maggio in concomitanza della festa della mamma) con la fondazione privata che, dal 1965 sostiene la ricerca per le cure del cancro.

Partiamo da questa iniziativa per cercare alcuni spunti di riflessione sia a livello nazionale sia locale, al di là del grande lavoro e dei risultati che la fondazione privata dell’AIRC ha conseguito nel corso degli anni di intensa attività sul campo.

Ancora una volta il cittadino è chiamato ad investire di suo nella ricerca sul cancro a fronte di molteplici problematiche che si ravvisano nella sanità pubblica e che rendono tortuoso il percorso dei malati oncologici. Risale a pochi mesi fa, giugno 2019, il rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale che ha evidenziato come si tratti di un sistema quasi al collasso ma mai messo al primo posto nell’agenda politica dei governi negli ultimi 10 anni.

Non necessita essere esperti del settore per rendersi conto di quante risorse economiche vengano destinate agli sprechi in sanità, a tutti i livelli, risorse che magari, in un utopistico governo basato sul “giusto per tutti”, potrebbero essere destinate alla ricerca.

Ad aggravare la già difficile situazione, nello stesso rapporto, vengono evidenziati due fattori definiti “ambientali” che mettono il loro carico da novanta: un sempre più complicato rapporto tra governo centrale e regioni, ulteriormente disturbato, negli ultimi tempi, da chi preme per un regionalismo differenziato che andrebbe a peggiorare situazioni, soprattutto al sud della penisola, già critiche.

Allo stesso modo, sul banco degli imputati, gli stessi cittadini fruitori del sistema, i quali non si sono ancora resi conto di dover modificare stili di vita e di pensiero riguardo aspettative e richieste di servizi e prestazioni che condizionano lo stesso sistema.

Tornando al punto centrale di interesse, un altro aspetto cruciale, anche per quanto riguarda l’oncologia, sussiste nella disparità enorme tra sanità pubblica e privata, con tempi biblici di attesa, per quanto riguarda la diagnostica, nel primo caso, da 5 a 10 mesi per una gastroscopia o una colonscopia, tempi che abbiamo riscontrato addirittura nei centri convenzionati, non osiamo immaginare, ma tanti di voi probabilmente lo sanno, quelli delle Asl dove si effettuano questi esami,tradotto in soldoni: mentre il ricco si cura, il (nuovo) povero può morire!

A tal proposito l’opinione di alcuni MMG e pazienti di Castellammare di Stabia sottolineano le maggiori difficoltà, i primi sono chiamati a fare da tramite tra gli specialisti, i pazienti e le strutture eroganti prestazioni delicate come le terapie oncologiche, un percorso che, spesso, è reso tortuoso da cavilli burocratici e imprecisioni prescrittive che sballottano il paziente o chi di lui ne ha cura, a destra e a sinistra.

“Ricordiamoci che parliamo di pazienti che, il più delle volte, sono impossibilitati, dalla malattia stessa, a potersi muovere autonomamente – afferma un MMG di uno dei poliambulatori più affollati di Castellammare – e noi ci troviamo costretti ad assistere impotenti ad un balletto di andata e ritorno di prescrizioni che magari sono sbagliate per un numero o una lettera, errori che il più delle volte non dipendono neanche da nostre distrazioni o mancanza di conoscenza ma da non chiare indicazioni sulle modalità prescrittive da parte di specialisti e strutture eroganti, con il triste risultato che a rimetterci è unicamente il paziente che ritarda le cure necessarie.

Se poi a tutto questo aggiungiamo che, a livello locale, manca un punto di riferimento oncologico al quale affidarsi per far seguire in modo costante, serio e soprattutto umano, quei pazienti che magari non sono neanche in grado di raggiungere Napoli ad esempio, ci si rende conto di quanto si tratti di un quadro desolante”

A confermare tali difficoltà le testimonianze di due pazienti che non riescono a trovare uno specialista che li segua in modo costante, A.U. è stato da poco operato ed ora, a seguito degli effetti della chemio ha avuto anche delle problematiche ematologiche, ha preso un appuntamento con oncologo all’Asl di Pompei ma nel giorno stabilito non si è presentato nessuno, forse, la settimana prossima lo rimanderanno a Torre Annunziata ma non si sa di preciso.

M.E. veniva seguita da un medico a Gragnano, una dottoressa che ora è assente per maternità e da allora ha serie difficoltà a relazionarsi con i medici che dovrebbero sostituirla e prendere in carico i suoi pazienti, difficoltà anche a livello umano per i modi in cui vengono trattati tali pazienti, uno sfogo difficile da mandar giù, tenendo conto che si tratta di persone già duramente provate.

Non resta altro che concludere con l’amara constatazione, che vorremmo si trasformasse in accorato appello, espressa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno del 2018, riportata nel succitato rapporto GIMBE “Cittadini e pazienti, ignorando il valore inestimabile del SSN di cui sono “azionisti di maggioranza” non sono mai scesi in piazza per rivendicare la tutela della sanità pubblica e costringere la politica a tirarla fuori dal dimenticatoio”.

Giusy Somma / Redazione Campania

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